bunker soratte

ORO, AMANTI E SPIE: I SEGRETI DEL BUNKER FASCISTA, NAZISTA E DEMOCRISTIANO - NEL CUORE DEL MONTE SORATTE, ALLE PORTE DI ROMA, C'è UNA SERIE DI GALLERIE COSTRUITE DURANTE IL REGIME FASCISTA PER OSPITARE I VERTICI DEL GOVERNO IN CASO DI EMERGENZA. I MILLE OPERAI CHE SI FACEVANO STRADA A FORZA DI MINE NON SAPEVANO A COSA SERVISSE - POI, DURANTE LA GUERRA FREDDA, PER TIMORE DI UN ATTACCO NUCLEARE…

Giuseppe Marino per “il Giornale

 

bunker soratte 9

Mussolini «visita i lavori di sistemazione del Monte Soratte». Così titolò il Popolo d' Italia il 15 ottobre del 1940. Era un depistaggio. Quei «lavori di sistemazione» erano in realtà le opere di scavo di uno dei luoghi più segreti del regime: il bunker destinato a ospitare i vertici del governo e delle forze armate italiane in caso di emergenza. I mille operai che si facevano strada nella roccia calcarea a forza di mine, non sapevano a cosa servisse quell' immane fatica. E, del resto, nemmeno il Duce immaginava che quella rete di tunnel sarebbe diventata una macchina del tempo in viaggio tra fascismo, Seconda guerra mondiale e Guerra fredda.

 

Un luogo fuori dal mondo, ma a un tiro di cannone da Roma, che ancora oggi custodisce sotto chilometri di roccia i segreti di tre epoche: il regime fascista, l' occupazione nazista e la Repubblica. In quegli antri nascosti, da otto anni un gruppo di volontari lavora per riscoprire le incredibili storie che vi sono sepolte e trasformarle in un museo sotterraneo senza pari. «E le sorprese non finiscono mai», dice Gregory Paolucci presidente dell' associazione Bunker Soratte e anima di questa instancabile ricerca che racconta di amanti e bombardamenti, documenti segreti, un tesoro misterioso, una spia geniale, un omicidio brutale.

bunker soratte 8

 

Fu il Duce a ordinarlo: serve un grande bunker vicino Roma. Era il 1937 e già l' Europa era attraversata dai tremori che anticipavano il conflitto. Il regime progettò in grande: una città ospitata da oltre 14 chilometri di gallerie, con sistemi di sicurezza in grado, dettava l' ordine, di far sopravvivere la guida del Regno a «una situazione di devastazione generalizzata». Ma quando Mussolini visitò il cantiere l' Italia era già in guerra e quella maledetta, durissima roccia calcarea si era rivelata più ostica del previsto: erano stati scavati poco più di 4 chilometri. Il tempo era finito. E l' ordine fu chiaro: basta scavare, preparate il bunker all' uso.

 

La struttura sotterranea si snoda in decine di gallerie ed è attrezzata contro attacchi chimici, distruttivi o incendiari. Si vedono tuttora, a distanza regolare, profonde nicchie che ospitavano maschere a ossigeno in caso di attacchi con i gas. In caso di stop alla rete idrica, un ingegnoso sistema di raccolta dell' acqua che filtrava tra le rocce calcaree era stato ricavato nei controsoffitti. Nella rete di gallerie, la più lunga delle quali misura 700 metri, furono costruiti anche 15 ambienti profondi, le «cellule», protetti da strati di roccia di oltre 300 metri, in cui conservare segreti più delicati, scorte più preziose e in cui rifugiarsi in caso di attacco.

 

bunker soratte 7

Un' opera imponente, ma il regime non arrivò mai a usarla. L' 11 settembre 1943, tre gioni dopo l' armistizio, gli abitanti di Sant' Oreste, paesino vicino al bunker che fornì il grosso della manodopera, trovarono affissa un' ordinanza in dieci punti firmata dal feldmaresciallo Albert Kesselring che preannunciava l' occupazione. Pochi giorni dopo, iniziava il trasferimento dell' Oberkommando tedesco per il Sud Europa, capeggiato dallo stesso Kesselring, nei tunnel del Soratte.

 

Ai terrorizzati operai italiani fu imposto di continuare a lavorare nelle gallerie. Ma senza violenze. Kesselring si offrì di pagare gli operai rimasti senza lavoro dopo l' armistizio e, una volta trasferito il comando generale, diede impiego anche a parecchie donne di Sant' Oreste per gestire i servizi necessari, dalle mense alle pulizie. Nei tunnel c' erano sale radio per le comunicazioni, un teatro per alleviare il soggiorno sotterraneo dei soldati tedeschi, diverse sale per gli ufficiali arredate con finte finestre, per cercare di trasformare quegli umidi tunnel in un posto accogliente.

 

Il rapporto con gli abitanti di Sant' Oreste rimase sempre pacifico e in paese ancora oggi l' associazione raccoglie decine di aneddoti sulla vita in quelle che i santorestesi chiamano «le gallerie dei tedeschi».

bunker soratte 6

Tra i «visitatori» dei tunnel si fece notare Ione Robinson, fascinosa amante di Kesselring e pittrice famosa dopo la guerra: fu uccisa nel 1989, in piena Guerra fredda, dopo essere diventata una spia per gli americani.

 

In paese rimase impressa la figura di un operaio, un omone poderoso, vestito con abiti sdruciti, che girava con una gabbietta per uccellini con cui parlava fitto fitto in una lingua che agli abitanti del luogo sembrava incomprensibile, forse inventata. I santorestesi soprannominarono quel povero svitato «San Francesco». Ma scoprirono la sua vera identità solo alla fine dell' occupazione tedesca, quando l' uomo, sbarbato e in divisa dell' esercito britannico, tornò in paese: era una spia alleata di origini italiane che nascondeva nella gabbietta una ricetrasmittente che usò per segnalare le postazioni di contraerea tedesche sparpagliate su tutta la montagna.

 

Quelle informazioni consentirono di sferrare agli Alleati un attacco possente, dopo che i partigiani italiani avevano inutilmente tentato di eliminare i tedeschi avvelenando l' acquedotto: il sistema idrico di riserva salvò tutti. Il 12 maggio 1944 gli Alleati fecero levare in volo uno stormo di 237 bombardieri B-17. Le «Flying fortress» furono bloccate dalla nebbia che avvolgeva spesso il Soratte e dovettero riprovare nel pomeriggio. Alle 15 scatenarono un attacco chirurgico (risparmiò Sant' Oreste).

 

bunker soratte 5

Furono sganciate tonnellate di bombe demolitive e incendiarie: lo strato di roccia rendeva inutile un attacco tradizionale. L' unica possibilità era scatenare un incendio talmente violento da risucchiare l' aria dalle gallerie e uccidere i nazisti per soffocamento. Nelle gallerie più esterne crollarono i controsoffitti, ma l' imponente costruzione e i suoi ingegnosi sistemi di sicurezza resistettero: nei tunnel più interni i soldati nazisti e gli operai dell' organizzazione Todt, il braccio ingegneristico del Reich, ebbero pochissime perdite.

 

A giugno del 1944, con gli Alleati che entravano a Roma, i nazisti smantellarono l' Oberkommand, smontando quel che potevano, inclusi i torni della fabbrica Breda che era stata allestita nelle gallerie, e diedero fuoco al resto. Qualche abitante di Sant' Oreste sfidò le fiamme per recuperare quel che poteva dal comando tedesco.

Si chiudeva un capitolo della storia del Bunker Soratte. Ma non era l' ultimo. Il capitolo più affascinante resta quello che si incastra con la leggendaria storia dell' oro che i tedeschi sottrassero alla Banca d' Italia.

 

Dopo il conflitto, fu recuperato e restituito. Ma i conti tra quantitativi rubati e recuperati non tornano e negli anni i cercatori di tesori si sono scatenati. Il Soratte è diventata una delle mete preferite, perché nella notte tra l' 1 e il 2 aprile un convoglio con 18 uomini della Wermacht e 79 casse (censite da un posto di blocco) arrivò a uno degli imbocchi del bunker. I soldati avrebbero scaricato le casse in un tunnel e le SS li avrebbero poi fucilati e sepolti nel tunnel sigillato facendo esplodere la roccia.

bunker soratte 4

 

Tutti e diciotto tranne uno: il soldato Willy Vogt che, ferito, riuscì a scappare tra le macerie e venne salvato da una coppia della zona. Nel 1948, a guerra finita, Vogt tornò a ringraziare i suoi salvatori e rimase per qualche giorno per «fare ricerche sul Soratte». Durante il soggiorno, una cappella alla base della montagna fu trovata dissacrata, a terra pezzi di una cassa di fattura militare. I carabinieri indagarono e andarono a casa di Vogt, ma lo trovarono morto, con il corpo straziato. Le casse non sono mai state ritrovate.

Nel 1965 ci fu una nuova svolta per il bunker che, ormai abbandonato, ma in mano al demanio militare, custodiva i suoi segreti dimenticati.

 

Finché il governo italiano, guidato da Aldo Moro, decise che quelle gallerie erano il posto ideale per il bunker antiatomico di cui, nel pieno della minaccia nucleare tra Usa e Urss, la Nato chiedeva di dotarsi per ospitare governo e presidente della Repubblica. Fu avviata la ristrutturazione di sei gallerie, rinforzandole in modo da resistere all' esplosione di una Tsar Bomba, l' ordigno termonucleare sovietico da 50 megatoni, 3.125 volte più potente delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki.

bunker soratte 3

 

L' associazione ha ricostruito le sale tattiche da cui il governo avrebbe seguito la situazione, vivendo sotto la possente volta di cemento armato tuttora visibile, così come il portone blindato che chiudeva uno degli accessi. La struttura, per fortuna, non servì mai al suo scopo originale. Ma, sarebbe stata usata per esercitazioni della famosa rete «Stay behind», meglio nota come Gladio. «Molti documenti sono ancora coperti da segreto di Stato -dice Paolucci - Noi andiamo avanti, ci sono altri due chilometri di tunnel da esplorare. Chissà cosa ci riserva ancora il bunker».

bunker soratte 11bunker soratte 10bunker soratte 1bunker soratte 2

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO