“PENSANO DI ESSERE INTOCCABILI. SONO DEI PREPOTENTI. MA I TOTTI CON ME I FURBI NON LI FANNO” - PARLA LA SEGRETARIA DELLA TOTTI SOCCER SCHOOL CHE HA OTTENUTO IL RICONOSCIMENTO DI QUASI 130MILA EURO TRA STIPENDI ARRETRATI E INDENNITÀ (MA QUEI SOLDI NON SONO STATI PAGATI E IL GIUDICE HA DISPOSTO IL BLOCCO DEI CONTI CORRENTI DELLA “TOTTI SOCCER SCHOOL” RICONDUCIBILI A RICCARDO, IL FRATELLO DELL’EX CAPITANO GIALLOROSSO) - "ERANO LA MIA FAMIGLIA E ORA FANNO PROPOSTE OFFENSIVE. MI SONO SENTITA ANNULLATA. E UNA COSA LA VOGLIO DIRE: IO NON SONO NESSUNO, MA NON LO SONO NEMMENO LORO”
Giuseppe Scarpa per repubblica.it - Estratti
«Pensano di essere intoccabili. Io mi sono sentita annullata». Ha vinto una causa di lavoro contro la Totti Soccer School, ottenendo il riconoscimento di quasi 130mila euro tra stipendi arretrati e indennità. Ma quei soldi, stabiliti nero su bianco dalla Corte d’appello, non sono mai stati pagati.
Secondo la procura, mentre i conti ufficiali venivano bloccati per pagare l’ex dipendente, gli incassi dell’Academy sarebbero stati spostati su altri conti riconducibili a Riccardo Totti, così da non essere utilizzati per saldare il debito nei confronti della segretaria licenziata. Da qui il sequestro preventivo dei conti.
«Ho sempre visto la famiglia Totti come una grande famiglia — racconta — ma quello che è successo dimostra il contrario: c’è stata prepotenza, un senso di onnipotenza, come se tutto si potesse risolvere senza conseguenze».
Quando entra nella Totti Soccer School?
«Nel 2007. Cercavo lavoro, mio figlio giocava lì. Mi chiamano e per me diventano una famiglia. Ho lavorato dieci anni, sempre presente».
Che ruolo aveva?
«Segreteria, ma facevo molto di più. Ero un punto di riferimento per tutti».
Poi cosa succede?
«Nel 2017 parlano di nuovi progetti e dal primo luglio mi ritrovo fuori, senza spiegazioni vere, separata e con una figlia minorenne».
(...)
Cosa accade dopo il licenziamento?
«Mi ritrovo senza nulla, neanche i contributi. Io con quei soldi pagavo l’affitto».
Da lì la causa.
«Sì. Ho portato tutte le prove. In primo grado ho perso, poi in appello grazie alla mia fantastica avvocatessa, Francesca Massi, ho vinto».
Si aspettava un atteggiamento diverso?
«Sì. Pensavo in un confronto. Invece niente. Solo dopo la sentenza sono arrivati».
E con quali proposte?
«Proposte che non ho accettato, offensive. Non erano adeguate».
Perché rifiutarle?
«Perché è una questione di dignità. Con me i furbi i Totti non li fanno».
Che idea si è fatta della gestione della vicenda?
«L’hanno gestita male. E hanno pensato che tutto si sarebbe risolto a loro favore. Ma non funziona così».
Oggi cosa prova?
«Delusione. Mi sono sentita annullata. E una cosa la voglio dire: io non sono nessuno, ma non lo sono nemmeno loro».
RICCARDO TOTTI
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