PERCHÉ CI SONO VOLUTI 45 GIORNI PER RIUNIRE UN TEAM SPECIALE CHE VALUTASSE LE CONDIZIONI DEL PICCOLO DOMENICO, IL BIMBO DI DUE ANNI MORTO DOPO CHE GLI È STATO IMPIANTATO UN CUORE DANNEGGIATO? - L'OPERAZIONE È AVVENUTA AL "MONALDI" DI NAPOLI IL 23 DICEMBRE: SOLO IL 6 FEBBRAIO SI E' TENUTA LA PRIMA RIUNIONE DI SPECIALISTI - PER LA MORTE DEL BAMBINO SONO SEI I MEDICI INDAGATI: GLI INQUIRENTI DEVONO CAPIRE CHI HA DANNEGGIATO IL CUORE, TRASPORTATO DA BOLZANO A NAPOLI, "CONGELANDOLO" CON IL GHIACCIO SECCO - LA CARTELLA CLINICA INCOMPLETA: "MANCA IL MINUTAGGIO PRECISO, CHE SAREBBE NECESSARIO PER COMPRENDERE IL SUCCEDERSI DEGLI EVENTI..."
1 - IL CAPO, LA VETERANA E LE GIOVANI LEVE AL VAGLIO LE CHAT DEI MEDICI INDAGATI
Estratto dell'articolo di D.D.P. per “la Repubblica”
DOMENICO - IL BAMBINO DI DUE ANNI A CUI E' STATO TRAPIANTATO UN CUORE BRUCIATO
Il primario arrivato da Bologna più di dieci anni fa. La veterana della cardiochirurgia, l'esperta anestesista, i tre specializzati intorno ai trent'anni. Sono i medici dell'ospedale Monaldi che si sono occupati, tra Bolzano e Napoli, dell'espianto e del successivo trapianto sul piccolo Domenico del cuore risultato gravemente danneggiato dal contatto con ghiaccio secco.
Per il ruolo ricoperto quel 23 dicembre sono i primi indagati dell'inchiesta. La procura ha disposto il sequestro dei cellulari per esaminare le chat. Siamo in una fase del procedimento dove le mosse della magistratura costituiscono innanzitutto un atto a tutela degli interessati e non un'affermazione di responsabilità. Ma per ricostruire l'accaduto, vanno ripercorsi gli eventi di quelle ore che porteranno al calvario del bambino.
COME SI TRASPORTA UN CUORE PER UN TRAPIANTO
Nato a Cosenza 54 anni fa, Guido Oppido è un cardiochirurgo con oltre tremila interventi alle spalle. Laureato alla Sapienza di Roma con il massimo dei voti, esperienze in Italia e all'estero, è il responsabile della Cardiochirurgia pediatrica. A Napoli arriva dal Policlinico Sant'Orsola di Bologna. È Oppido ad eseguire il trapianto nonostante il cuore appena arrivato da Bolzano sia risultato compromesso.
Una scelta che il professionista, descritto come un dirigente dal carattere determinato e i modi perentori soprattutto in sala operatoria, motiverà nell'audit aziendale del 14 gennaio come dettata da assenza di alternative. [...]
Ad affiancare Oppido, l'équipe del Monaldi composta dall'anestesista Francesca Blasi, 55 anni, un quarto di secolo speso nella Uoc di Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite del Monaldi. E due giovani cardiochirurghe: la salernitana Mariangela Addonizio, trent'anni appena compiuti, laurea a Torino e specializzazione a Padova, da giugno 2025 al Monaldi, e la trentaduenne Emma Bergonzoni, nata in provincia di Ferrara, studi a Bologna, specializzazione a Padova, da luglio 2024 a Napoli.
A Bolzano lo staff del Monaldi è guidato Gabriella Farina, 66 anni, una delle cardiochirurghe dalla carriera più lunga tra le corsie del presidio. Proprio per la sua competenza in materia di espianti è lei ad occuparsi dell'espianto dal donatore con il trentatrenne Vincenzo Pagano, salernitano con studi tra Napoli e Bologna.
Questa équipe parte per l'Alto Adige con un contenitore per il trasporto dell'organo non di ultima generazione, diverso dal più moderno "Paragonix" di cui pure il Monaldi dispone, ma non vietato dalle norme. Sono loro a chiedere ai sanitari bolzanini di integrare il ghiaccio mancante fino alla copertura completa del secchiello contenente il cuore espiantato, ricevendo però non ghiaccio di acqua, ma secco. [...]
2 - QUEL BUCO DI 45 GIORNI NELL’AGONIA DI DOMENICO “HEART TEAM ALL’OSCURO”
Estratto dell'articolo di Manuela Galletta per “la Stampa”
Mamma Patrizia è rimasta a casa, non c'è più necessità di varcare la soglia del Monaldi. Il suo avvocato, Francesco Petruzzi, ha trascorso la giornata a studiare la documentazione inviata dall'ospedale sui 59 giorni di agonia del piccolo Domenico. «Manca il diario di perfusione, il tracciato della circolazione extracorporea che dimostrerebbe il momento esatto in cui al bambino è stato tolto il suo cuore, prima di impiantare quello danneggiato», lamenta il legale.
Che insiste: «Le varie fasi sono descritte cronologicamente ma manca il minutaggio preciso, che sarebbe necessario per comprendere il succedersi degli eventi». Per questa ragione Petruzzi anticipa che «domani mattina (oggi, ndr) torno in procura per segnalare l'anomalia e chiedere ai magistrati di acquisire questo documento, se già non l'hanno fatto».
Bisogna mettere insieme tutte le tessere del puzzle, mentre le domande si insinuano tra le pieghe del dolore: nei 59 giorni di agonia, a Domenico sono state negate chance di salvezza? È stata negata la possibilità di esplorare per tempo altre terapie? Il tarlo comincia a scavare con la lettura dei primi documenti sulla degenza del bambino:
la prima ufficiale riunione dell'Heart Team per valutare le condizioni del piccolo è datata 6 febbraio, ossia 45 giorni dopo l'operazione andata male e l'utilizzo dell'Ecmo per consentire a Domenico di sopravvivere in vista di un nuovo trapianto. Si riuniscono per l'occasione «solo i medici curanti» del bambino, spiega il medico-legale Luca Scognamiglio nominato dalla famiglia di Domenico.
L'11 febbraio l'Heart Team si riunisce ancora, il tavolo è allargato a più specialisti del Monaldi. Si arriva quindi al 18 febbraio, quando l'Heart Team viene aperto a specialisti provenienti dai centri di trapianti più importanti d'Italia che escludono ogni possibilità per Domenico di ricevere un nuovo trapianto di cuore.
Ed è proprio il fatto che il primo "gruppo" dedicato di lavoro su un caso così grave si sia riunito solo il 6 febbraio che alimenta domande e rabbia nella famiglia di Domenico: «Secondo noi, tenere un bambino attaccato all'Ecmo per 45 giorni, quando tutti i maggiori esperti dicono che il tempo massimo è di 20-30 giorni, ha ridotto la finestra terapeutica per mettere in atto altre possibilità terapeutiche». Incalza l'avvocato Petruzzi, intervenendo 4 di sera Weekend su Rete4: «Se gli fosse stato applicato un Berlin Heart - un organo artificiale -, ce ve l'avrebbe fatta a ricevere un nuovo cuore».
il piccolo tommaso con la madre patrizia
Anche questo aspetto sarà oggetto dell'inchiesta: il silenzio ostinato opposto dai medici sulla vicenda a mamma Patrizia, che solo dai giornali, e solo dopo un mese, ha scoperto che al suo bambino era stato trapiantato un cuore risultato congelato a causa di un errore umano. Un errore commesso nella sala operatoria dell'ospedale San Maurizio di Bolzano, dove una cardiochirurga e un assistente del Monaldi sono volati per procedere all'espianto. Lì si è reso necessario un rabbocco di ghiaccio nel frigo isotermico usato per il trasporto del cuore e lì qualcuno ha preso del ghiaccio e l'ha riversato nella box, senza accorgersi di avere maneggiato ghiaccio secco.
il piccolo tommaso con la madre patrizia
La Procura dovrà individuare chi si è reso responsabile della manovra: il team Napoli, in un audit ormai reso noto, sostiene che se ne sia occupato personale di sala, cioè personale dell'ospedale San Maurizio, benché - secondo i protocolli - ogni aspetto relativo all'espianto e al trapianto di cuore sia in carico al team dell'ospedale del paziente ricevente, in questo caso il Monaldi.
Ma vi è di più: è emerso, sempre da audit ma stavolta realizzati a Bolzano, che il team Napoli abbia avuto problemi anche durante la fase dell'espianto e che un'altra equipe, presente per eseguire l'espianto di altri organi, sia intervenuta in supporto. Ecco, dunque, che l'autopsia sul corpo di Domenico e in modo particolare l'esame del cuore diverrà un passaggio cruciale dell'inchiesta. Nelle prossime ore la Procura nominerà il pool di consulenti di parte che eseguirà l'esame.
patrizia mercolino con il figlio in attesa del trapianto di cuore
[...] In particolare bisogna capire se avesse dovuto attendere l'arrivo in sala operatoria della box contenente il cuore, verificarne le condizioni e solo dopo procedere all'espianto del cuore di Domenico e all'impianto del nuovo organo. Oppure se abbia agito correttamente rimuovendo il cuore prima di vedere l'organo donato, ritrovandosi così nella condizione disperata di dover impiantare comunque quello congelato e aprendo quel calvario conclusosi tra lacrime e dolore.




