delitto del bitter

QUANDO DICONO 'TRANQUILLO HA FATTO UNA BRUTTA FINE...' - LA FOLLE STORIA DI CORNA CHE NELL'ESTATE 1962 SCONVOLSE ARMA DI TAGGIA (IMPERIA): TRANQUILLO ALLEVI RICEVE UNA BOTTIGLIA DI BITTER AVVELENATO CON LA STRICNINA, SPEDITA DALL'AMANTE DI SUA MOGLIE. LUI SAPEVA DELLA TRESCA, I DUE CONSUMAVANO IL LORO AMORE SUL GRETO DEL FIUME, NEL FIENILE, IN AUTO (QUINDI GLI ESIBIZIONISTI C'ERANO PURE ALLORA...)

 

Carlo Nordio per ''Il Messaggero''

 

renata lualdi tranquillo allevi detto tinorenata lualdi tranquillo allevi detto tino

Il 24 Agosto 1962 Tranquillo (Tino) Allevi, grossista di formaggi di Arma di Taggia, ricevette per posta uno strano involucro. Conteneva una bottiglietta di bitter, con un'ancor più singolare lettera di accompagnamento di una nota ditta di Milano più o meno di questo tenore: la preghiamo di assaggiarlo; se è buono lo mettiamo in commercio, e Lei sarà il nostro rappresentante di zona.

 

Lo sprovveduto commerciante non sospettò nulla di losco; non lo sorprese nemmeno la confezione grossolana, priva di marchi ed etichette, con la bottiglietta chiusa a tappo in modo sommario. Tracannò il liquore assieme a due amici, che quasi lo sputarono per quanto era amaro. I due finirono all'ospedale, e se la cavarono per miracolo. Tranquillo morì quasi subito tra dolori atrocissimi. Il bitter conteneva tanta stricnina, dissero poi i periti, da fulminare due tori.

 

LA TRESCA

delitto tranquillo allevi il funerale  delitto tranquillo allevi il funerale

I sospetti si indirizzarono subito sul dottor Renzo Ferrari, veterinario della vicina Barengo, che da tempo aveva intrecciato una relazione con Renata Lualdi, moglie dell'Allevi. Il quale sapeva benissimo della tresca adulterina, anche perché una volta, avendo sorpreso entrambi in aperta flagranza, aveva sottratto gli indumenti del dottore che era tornato a casa seminudo. Per di più, i due non facevano nulla per nascondere il loro incontenibile trasporto, che consumavano nei luoghi più disparati: in auto, sul greto del fiume, nel fienile, in casa e altrove.

renata lualdi renzo ferrarirenata lualdi renzo ferrari

 

Tuttavia, benché cocu magnifique, il marito era pur sempre un ostacolo. E i carabinieri trovarono presto, a carico del veterinario, indizi e prove schiaccianti: la lettera scritta con la macchina dell'ufficio; l'acquisto di stricnina in dosi massicce col pretesto di curare bovini; la presenza a Milano nell'ora in cui il pacco era stato spedito, e via così. Ferrari negò tutto, anche la relazione sentimentale. Poi dovette ammetterla, ma la spacciò per una zingarata da scapolo, inadeguata a sollecitare passioni omicide. Forse fu questo atteggiamento indifferente e spavaldo, più ancora del crimine, a irritare la vedova, che diventò la sua più implacabile accusatrice.

 

IL NUOVO RIVALE

Al processo, la donna fu ascoltata a porte chiuse. Ma ancor prima che i verbali fossero resi accessibili erano filtrate le notizie più piccanti: Renata aveva avuto relazioni plurime prima e dopo il matrimonio, prima e dopo il Ferrari. Anzi, il fatto che si fosse trovata un nuovo amichetto aveva aumentato la furia del geloso veterinario. Questo, per la verità, avrebbe potuto costituire un elemento a suo favore, salva l'eventualità, che qualcuno adombrò, che l'ostinato veterinario intendesse avvelenare anche il nuovo rivale.

renata lualdi  renzo ferrarirenata lualdi renzo ferrari

 

Ma la Corte procedette imperterrita. Una giudice popolare, ascoltando queste prodezze amorose, uscì sconvolta dall'udienza, e fece alcuni commenti che avrebbero potuto invalidare il processo. La Lualdi ne uscì ammaccata sotto il profilo morale, ma indenne come testimone credibile. La sentenza definitiva l'avrebbe definita moglie esuberante, donna molto irrequieta nell'appagamento degli istinti sessuali e costituzionalmente proclive alle avventure passionali.

 

Tuttavia i giudici diedero atto che aveva tenuto un atteggiamento lineare e coerente, non tralasciando, per ossequio alla verità, di mettere in luce persino gli aspetti più degenerativi di tanti intimi particolari che venivano a mortificare ancor più la sua già compromessa posizione morale. Un linguaggio che oggi farebbe rabbrividire, o forse sorridere.

 

il delitto del bitteril delitto del bitter

Poi emersero altre prove. La più significativa fu la scoperta che l'etichetta appiccicata al pacco del bitter era stata ritagliata da una rivista medica che Ferrari riceveva regolarmente. L'imputato smentì, ma fu travolto dalle sue stesse contraddizioni. Il Presidente fu sul punto di perdere la pazienza, ma il roccioso veterinario mantenne una calma olimpica, ai limiti della sfrontatezza. Più volte si dichiarò tranquillo, giocando, con pessimo gusto, sul nome del marito avvelenato.

 

Dopo le consuete udienze dove sfilarono soprattutto periti tossicologi, la Corte condannò il Ferrari a trent'anni di reclusione. Gli concesse alcune attenuanti compresa quella di un deficit mentale dovuto alla sua insana e ossessiva passione per la Lualdi, e quella di essersi sempre dichiarato innocente.

 

La Pubblica accusa fumò di irritazione per un verdetto così sconcertante. Ferrari aveva architettato un delitto in modo goffo, ma non per questo era mezzo scemo. Quanto all'ostinazione del negare anche l'evidenza, questo era semmai un elemento aggravante. La Corte d'Assise d'Appello rinnovò in parte il dibattimento, e alla fine concordò con la Procura Generale. Ritenne l'imputato colpevole di omicidio premeditato, non gli concesse alcuno sconto e lo condannò all'ergastolo. La sentenza fu confermata in Cassazione, e divenne definitiva.

delitto tranquillo allevi il processodelitto tranquillo allevi il processo

 

L'EPILOGO

Visto retrospettivamente, forse il caso non meritava l'attenzione che suscitò. Il piano sarà anche stato diabolico, ma era stato male progettato e peggio eseguito. E anche se i potenziali colpevoli potevano essere molti (la moglie, il suo nuovo amante, i creditori) l'imputato aveva disseminato il percorso omicida di una serie impressionante di tracce univoche. L'idea di ritagliare l'etichetta della ditta da una rivista cui era abbonato non deponeva a favore di una brillante intelligenza criminale.

 

Tuttavia questa approssimazione dilettantesca fu compensata dall'abbondanza degli ingredienti che eccitano la morbosità popolare: una girandola di tradimenti e di situazioni boccaccesche, con un epilogo da basso impero orientale: l'avvelenamento e la morte tra gli spasimi. Il tutto in un'apparente atmosfera di normalità, nella tranquilla campagna ligure, tra protagonisti di estrazione non propriamente regale. Il pubblico, che affollava l'aula della Corte, subì il fascino dell'orrore in casa propria. Quel misto di attrazione e di brivido che un letterato definì la volupté de la peur sans le danger. La voluttà della paura senza il pericolo.

delitto tranquillo allevi il funeraledelitto tranquillo allevi il funerale

 

Nel 1986 Ferrari fu graziato. Morì due anni dopo, sempre proclamandosi innocente. Ad Arma di Taggia, nel locale dove la vittima assaggiò il bitter, oggi c'è un noto ristorante

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....