big putin wagner dresda

VLADIMIR IL PACIFICATORE - HERBERT WAGNER, EX SINDACO DI DRESDA, PARTECIPO’ ALLA RIVOLUZIONE PACIFICA DEL 1989 - E OGGI, NEL GIORNO IN CUI SI CELEBRA LA RIUNIFICAZIONE DELLA GERMANIA, RICORDA QUEI MOMENTI IN CUI UN GLACIALE PUTIN EVITO’ CHE L’ASSALTO AL KGB FINISSE NEL SANGUE

Tonia Mastrobuoni per “La Repubblica

 

HERBERT WAGNERHERBERT WAGNER

Herbert Wagner non si mette il vestito buono soltanto per Angela Merkel. Oggi sarà tra gli ospiti d' onore delle celebrazioni del 3 ottobre a Dresda, con la cancelliera e il presidente della Repubblica, Joachim Gauck. Wagner fu tra i protagonisti della "rivoluzione pacifica" del 1989 che fece cadere il Muro e della difficile transizione verso la Riunificazione. E il suo vestito migliore, l' ex sindaco di Dresda lo indossa anche quando fa la guida ai comuni mortali attraverso i luoghi dell' orrore della Ddr, con tanto di cartellino appuntato al bavero.

 

Ma mentre visitiamo il vecchio carcere della Stasi del capoluogo sassone, l' ingegnere elettronico prestato alla politica ci racconta una notte incredibile di quell' autunno che chiuse la ferita più dolorosa per la Germania. La notte che un giovane ufficiale del Kgb di nome Vladimir Putin salvò la rivoluzione pacifica.

HERBERT WAGNER 2HERBERT WAGNER 2

 

All' Inizio di dicembre, cominciammo a vedere dense nuvole di fumo salire dai comignoli del quartier generale della Stasi», racconta Wagner. Un mese dopo la caduta del Muro, mentre Helmut Kohl stava già imprimendo un' accelerazione mostruosa al processo di unificazione, i vecchi bonzi dei servizi segreti della Ddr avevano cominciato a bruciare e a tritare le schede e i documenti degli archivi. A Berlino e a Lipsia, centinaia di cittadini avevano già preso d' assalto le sedi dei servizi per impedire che miriadi di informazioni - anche le identità delle famose spie segrete - venissero distrutte.

 

Quando anche a Dresda si cominciò a sospettare che qualcosa di marcio stesse avvenendo al quartier generale della Stasi, Wagner e altri attivisti si mobilitarono. Il 5 dicembre fu convocata una manifestazione davanti alla sede della Stasi, a Bautzner Strasse.

 

HORST BOEHMHORST BOEHM

«A Lipsia i manifestanti avevano già occupato tutto. Ma noi non lo sapevamo», ricorda.

«Chi sapeva era il capo della Stasi qui a Dresda, il generale Horst Boehm. E tentò disperatamente una mediazione, proprio per impedire un epilogo come a Lipsia e continuare ad annientare i preziosissimi archivi. Ci propose addirittura una discussione pubblica: circostanza inimmaginabile, poche settimane prima. Boehm era un generale della Stasi vecchio stampo: rigido, ligio al dovere, crudele, intransigente. Ma il Muro era caduto e anche gli uomini di Erich Mielke avevano una paura folle».

 

I manifestanti furono lasciati entrare nel quartier generale della Stasi, ma il tentativo di dibattito si rivelò un dialogo tra sordi: i primi chiedevano di poter ispezionare gli uffici per essere sicuri che le voci sulla distruzione dei documenti che circolavano fossero false, ma gli uomini dei servizi non volevano sentire ragioni e cominciarono a dire che i manifestanti dovevano andarsene. «A un certo punto Boehm disse "nessuno vuole distruggere i documenti!": per noi fu la prova che lo stavano facendo».

PUTIN A DRESDA NEL 2006PUTIN A DRESDA NEL 2006

 

La situazione divenne drammatica: «La manifestazione si trasformò in un' occupazione e Boehm fu costretto a consegnarci la sua arma. Per lui, fu il momento della capitolazione».

Ma mentre Wagner scortava fuori il capo della Stasi di Dresda, i manifestanti cominciano a stringerlo e iniziarono a sputargli addosso, a strattonarlo, a prenderlo a schiaffi. «Gli diedero una botta talmente forte che cadde in ginocchio». Wagner cominciò a gridare, a invitare i manifestanti alla calma: «Boehm stava rischiando il linciaggio ».

 

Come ogni attivista, Wagner sapeva che tra i manifestanti e tra i rivoluzionari si erano sempre mescolati dei provocatori della Stasi. E bisognava evitare in tutti i modi ciò che fino ad allora era stato miracolosamente evitato durante i mesi della caduta del Muro: lo spargimento di sangue. Wagner riuscì a scortare fuori il generale sano e salvo. Boehm non morì per i rivoluzionari, ma per la rivoluzione: nei primi mesi del 1990 si sparò un colpo alla testa.

RIVOLUZIONE PACIFICA DRESDA 1989RIVOLUZIONE PACIFICA DRESDA 1989

 

Pochi minuti dopo il salvataggio di Boehm, un gruppetto di manifestanti si lanciò verso il quartier generale del Kgb, che distava a pochi metri, nascosto in una villa, al grido di «e adesso sciogliamo il Kgb!». Era poco prima di mezzanotte di quel fatidico 5 dicembre. Di nuovo, Wagner temette il peggio: «Ero terrorizzato: non potevamo provocare i sovietici».

Ma quando i rivoluzionari inferociti arrivarono al quartier generale dei servizi dell' URSS, un giovane ufficiale dal volto serio e lo sguardo torvo, scese subito a chiarire un concetto.

RIVOLUZIONE PACIFICA LIPSIA 1989RIVOLUZIONE PACIFICA LIPSIA 1989

 

Si chiamava Vladimir Putin, era maggiore dei servizi sovietici, di stanza a Dresda.

Poco è ancora stato scritto sui misteriosi cinque anni che il futuro presidente russo trascorse in Germania est. Un testimone dell' epoca, ex pezzo grosso della Stasi, Klaus Z, raccontò ai giornali tedeschi che Putin cercò per esempio di ricattare in quel periodo un professore di medicina dell' università di Dresda per estorcerne i segreti sui veleni che non lasciano traccia, compresi quelli radioattivi.

PUTIN KGBPUTIN KGB

 

Un dettaglio che suona inquietante, alla luce della misteriosa fine di alcuni dissidenti come Litvinenko, negli ultimi anni. Ma tornando alla drammatica notte del 5 dicembre, quando scese ad affrontare i manifestanti, tanto per segnalare quanto facesse sul serio, il giovane Putin impugnò una pistola. E sibilò: «Questo è territorio sovietico. Il primo che varca la soglia d' ingresso sarà fucilato».

 

I manifestanti, per la prima volta, arretrarono. «Sembra un paradosso, ma non lo è», conclude Wagner. «Se possiamo ancora chiamarla rivoluzione "pacifica", se possiamo ancora dire che conquistammo la libertà senza un solo morto, dobbiamo ammettere che tutto ciò è avvenuto anche grazie a Vladimir Putin».

Ultimi Dagoreport

peter thiel donald trump dario amodei christopher olah papa leone xiv

DAGOREPORT - L'ENNESIMO ROUND TRA DONALD TRUMP E PAPA LEONE SI SVOLGERÀ IL 25 MAGGIO IN VATICANO - IL NUOVO “PAPAGNO” SARÀ LA PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA ENCICLICA DI ROBERT PREVOST. SI INTITOLA “MAGNIFICA HUMANITAS” ED È DEDICATA INTERAMENTE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE - NON FARÀ ASSOLUTAMENTE PIACERE A TRUMP SAPERE CHE TRA I RELATORI DEL DOCUMENTO PAPALINO, BRILLA IL NOME DI UN ALTRO ACERRIMO NEMICO DELL’AMMINISTRAZIONE USA: CHRISTOPHER OLAH, CO-FONDATORE DI ANTHROPIC, LA PRIMA AZIENDA BIG TECH CHE SI ONORA DELL’APPELLATIVO DI “ETICA” – ALTRO DISPIACERE PER TRUMP: IL 28 MAGGIO IL GENIO DI ANTHROPIC, DARIO AMODEI INCONTRERÀ A PALAZZO CHIGI L'ORMAI DETRUMPIZZATA GIORGIA MELONI E IL GIORNO DOPO, QUASI SICURAMENTE, SERGIO MATTARELLA. OGGETTO DEGLI INCONTRI: LO SVILUPPO DI UN DATA CENTER IN ITALIA E PROGETTI NELL’AMBITO DELLA DIFESA – MASSI', E’ ANDATA ALLA GRANDE AD AMODEI LA DECISIONE DEL PADRE DI EMIGRARE IN CALIFORNIA: FOSSE RIMASTO A MASSA MARITTIMA, IN TOSCANA, CHE SAREBBE STATO DI LUI? TRA “SCUOLA OBSOLETA” E “POLITICA MARCIA”, UN AMODEI DE’ NOANTRI AVREBBE APERTO AL MASSIMO UNA PIZZERIA… - VIDEO

cannes culi donne signorine prostitute donne escort

DAGOREPORT - CIAO CANNES, CIAO CORE! NON È CHE NON ESISTANO PIÙ I GRANDI FILM: SONO I FESTIVAL CHE NON HANNO PIÙ SENSO, “RELITTO PERFETTO” DI UN MONDO INGHIOTTITO DALLA TECNOLOGIA – QUEST’ANNO HOLLYWOOD È ASSENTE DALLA CROISETTE, SE NE FOTTE DI GIURIE E CRITICI, IMPEGNATA A COMPETERE CON SOCIAL, SERIE, GAMING, PIATTAFORME, NOTIFICHE, STREAMING PERMANENTE – CANNES OGGI RENDE MOLTISSIMO, MA GRAZIE A MODA, GIOIELLI, RED CARPET, CELEBRITY DRESSING, INFLUENCER, LUSSO E LUSSURIA PREZZOLATA; QUELLA CHE UNA VOLTA PRENDEVA IL NOME DI “MERCATO DELLA CARNE” - IL GLAMOUR UNA VOLTA ERA UNA APPENDICE DEL FESTIVAL. ORA SEMBRA LA SUA RAGIONE PRINCIPALE. MA I DIVI DOVE SONO? - IL RED CARPET PRODUCE PIÙ FLASH DEI FILM. LE MAISON COMPRANO PRESTIGIO CULTURALE. LE STAR PASSANO DA UN PRIVE' ALL’ALTRO. E ANCHE LA POLITICA RISCHIA DI DIVENTARE PARTE DELLO SPETTACOLO…

claudia conte

FLASH! – CLAUDIA CONTE ANCHE QUEST’ANNO SARÀ CO-DIRETTRICE ARTISTICA DEL FERRARA FILM FESTIVAL! NELLA CITTÀ EMILIANA, SE LA TENGONO STRETTA: DOPO L’INGRESSO NEL TEAM DELLA PREZZEMOLONA CIOCIARA, L’EVENTO HA OTTENUTO 25MILA EURO DAL MINISTERO DELLA CULTURA DI ALESSANDRO GIULI – IL POLVERONE SCATENATO DALLA “CONFESSIONE” DI ESSERE L’AMANTE DI MATTEO PIANTEDOSI NON HA SCALFITO L’IMMAGINE PUBBLICA DI CLAUDIA CONTE: LA TRASMISSIONE A RADIO1 (CON RUBRICA DELLA POLIZIA) PROCEDE, I PREMI CONTINUANO A PIOVERLE ADDOSSO (L’ALTRO GIORNO HA RICEVUTO IL LEONE D’ORO DEL GRAN PREMIO INTERNAZIONALE DI VENEZIA), E LEI CONTINUA A POSTARE I SUOI PENSIERINI SU INSTAGRAM E SU “L’OPINIONE”

davide vecchi salvini

FLASH! L'ADDIO DELLA RAVETTO ALLA LEGA SCOPERCHIA IL GRAN CASINO NEL NUOVO STAFF COMUNICAZIONE DEL PARTITO! SALVINI HA VOLUTO AFFIDARE I GRUPPI PARLAMENTARI A DAVIDE VECCHI, (CHE DA GIORNALISTA DEL "FATTO QUOTIDIANO", LO PERCULAVA) E NEL GIRO DI POCHI MESI DUE DIPENDENTI SE NE SONO GIA' ANDATI "PER IL BRUTTO CLIMA". PARE CHE VECCHI PIACCIA SOLO A SALVINI E ALLA FAMIGLIA VERDINI - TRA LE RAGIONI DELL'ADDIO ALLA LEGA DELLA RAVETTO CI SAREBBE ANCHE LA DIFFICOLTÀ AD ACCEDERE ALLE TRASMISSIONI TV, L'UNICA COSA CHE VERAMENTE LE STAVA A CUORE...

 
 
fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…