fallito attentato a donald trump alla cena dei corrispondenti alla casa bianca

IL RACCONTO DI ALBERTO SIMONI DELLA “STAMPA” PRESENTE ALLA CENA DEI CORRISPONDENTI IN CUI UN 31ENNE HA PROVATO A UCCIDERE TRUMP: “ALLE 8.35 SI SENTE UN BANG. LO SENTO IO, LO SENTE IL COLLEGA IACOPO LUZI CHE URLA SUBITO SHOOTING. POI PREVALE L’ISTINTO. IN UN BALENO SEGUONO ALTRI COLPI…TUM, TUM, TUM. RITMATI QUASI, SECCHI E SONORI. DALLA PORTA, A CINQUE METRI DA NOI ENTRANO UOMINI DELLA SICUREZZA, ALTRI ENTRANO DALLA PORTA A DESTRA DEL PALCO, DA DIETRO ARRIVANO UOMINI CON IL MITRA, AGENTI DEL SECRET SERVICE E IN UN ATTIMO JD VANCE E DONALD TRUMP SONO PROTETTI E PORTATI VIA. QUATTRO AGENTI SONO SCHIERATI, MITRA SPIANATO, SUL PALCO DOVE PRIMA C’ERANO WEIJIA E IL BOARD DELL’ASSOCIAZIONE CON I MASSIMI ESPONENTI DEL GOVERNO…” – VIDEO!

SPARI ALLA CENA DEI CORRISPONDENTI ALLA CASA BIANCA: GLI ATTIMI DOPO I COLPI NELLA SALA

https://www.lastampa.it/esteri/2026/04/26/video/spari_alla_casa_bianca_gli_attimi_dopo_i_colpi_nella_sala-15599758/

 

TRUMP VIENE PORTATO VIA DAGLI AGENTI DELLA SICUREZZA

https://www.lastampa.it/esteri/2026/04/26/video/sparatoria_alla_cena_dei_giornalisti_trump_viene_portato_via_protetto_dalla_sicurezza-15599680/

 

Estratto dell’articolo Alberto Simoni per https://www.lastampa.it

 

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Il team de La Stampa è al tavolo 219. Il primo sulla destra vicino all’ingresso principale. Con me ci sono il collega Iacopo Luzi e Alex Rafoglou, corrispondente di Radio Free Europe, e Paolo Mastrolilli di Repubblica.

 

Il programma della serata è appena iniziato, è stato suonato l’inno, sul tavolo ci sono i piatti con l’antipasto […] Al tavolo 221 dall’altra parte dell’ingresso, sul lato sinistro, c’è Augustinas, amico della tv nazionale lituana. Al 222 la mia amica Natalia, colombiana. Poco distante Hiba, libanese della tv saudita Asharq News.

 

Nei giorni prima della cena il gioco fra noi stranieri che popoliamo il White Press Corp è chiederci in quale tavolo “lontano” da quelli che contano – CNN, Politico, Semafor, Abc ecc…- saremmo finiti.

 

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La prima cosa che ci stupisce parlando con Iacopo e Alex […] è che sul palco ci sono sia JD Vance sia Donald Trump. In platea c’è Mike Johnson, Speaker della Camera. Insolito che le prime tre cariche del Paese siano contemporaneamente nello stesso posto.

 

L’attesa è tutta per Trump e il suo discorso. È la prima volta che interviene da presidente alla WHCD (White House Correspondents’ Dinner) che ha sempre snobbato e disprezzato come covo dei fake media. Quest’anno, in nome dei 250 anni di vita della Repubblica americana, ha accettato di presenziare. C’è la moglie Melania con lui. Al suo fianco Weijia Jiang, capo dei corrispondenti della CBS e presidente dell’Associazione.

 

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Passa Elbridge Colby, numero tre del Pentagono, che si ferma a salutare. […] Alle 8.35 si sente un bang. Lo sento io, lo sente Iacopo che urla subito shooting. Poi prevale l’istinto. In un baleno seguono altri colpi…tum, tum, tum. Ritmati quasi, secchi e sonori. Dalla porta, a cinque metri da noi entrano uomini della sicurezza, altri entrano dalla porta a destra del palco, da dietro arrivano uomini con il mitra, agenti del Secret Service e in un attimo JD Vance e Donald Trump sono protetti e portati via. Quattro agenti sono schierati, mitra spianato, sul palco dove prima c’erano Weijia e il Board dell’Associazione con i massimi esponenti del governo.

 

Osserviamo – e filmiamo – questa scena nascosti dietro un pilastro. La ballroom è “deserta”, si sentono rumori, non urla, gli ospiti sono sotto il tavolo, in altre parti dell'immensa sala sembra invece che prevalga l'incredulità. Non ci si rende conto, non si sono sentiti gli spari.

 

Nella nostra sezione ci sono colleghi nascosti dietro le sedie, alcuni sotto il tavolo, una collega svedese si “schiaccia” contro il muro. Due ragazze sono dietro la stessa colonna dove sono io, rannicchiate. “All good? Yes, we’re good”, il dialogo.

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La serata nella lobby dell'hotel Hilton di Washington dove si stava svolgendo la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca, che celebrava la libertà di espressione e la Costituzione americana che la garantisce, si è trasformata in una notte di paura nel cuore di Washington, con l’ennesimo tentativo di uccidere il presidente Trump.

 

Il tempo passa, il minuto e mezzo che dura questa situazione è lungo una vita e se l’istinto ti ha detto cosa fare – e non sai se è giusto, ci mancherebbe – la mente ha passato in rassegna tante cose. […]  “It’s over, it’s over”, si sparge la voce. Nessuno entra e dice: pericolo finito. È il fiuto e una sorta di attesa di un qualcosa che non è avvenuto a spingere le teste fuori da sotto il tavolo, a sporgersi da dietro il pilastro o a spostare la sedia e rialzarsi. Poi ci mettiamo a vagare, in cerca dei colleghi e fra questi degli amici. Come va? Tutto ok? Qualcuna ha le lacrime, è in panico, ringrazia per la parola di conforto per essersi sentita dire, “è finita, tutto ok”.

 

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Augustinas mi abbraccia…. «Ho pensato che se qualcuno entrava noi eravamo sui tavoli. Finisce lì, so cosa vuol dire. “We’d been fucked”, saremmo stati fottuti. “Mi è passata tutta la vita dinanzi». […] E ora? Le porte della ballroom vengono sbarrate, nessuno entra, nessuno esce. È il protocollo. Si sparge la voce che c’è il corpo di un uomo a terra nella lobby, 10 metri dal tavolo 219. Armato fino ai denti, pistola fucile a canna liscia e coltelli. “Saremmo stati fottuti”, caro Augustinas.

 

È morto, no è ferito, è in custodia. Lo spirito del cronista non svanisce mai. Natalia deve andare in diretta telefonica, si aggancia – beata lei – al WiFi. Riesco a mandare due messaggi, tutto bene, sto bene, a Sarah della PBS e alla chat di famiglia. Poi la linea cade. Siamo in “lockdown”, chiusi nella grande stanza. Comincia l’evacuazione dei membri del Gabinetto.

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Scott Bessent passa a 30 centimetri, trema e ha la faccia bianca come un lenzuolo; Kash Patel, capo dell’FBI, esce scortato con la compagna ed è al telefono; Pete Hegseth è con la moglie. Jeannie Pirro, procuratrice di Washington DC se ne va insieme a Patel. Non sono passati nemmeno 5 minuti da quando il pericolo è diventato cessato pericolo.

 

Dettagli pochi. Dopo 15 minuti si può accedere a un secondo foyer, ci sono alcuni consiglieri di Trump che chiacchierano con i reporter, leggende del giornalismo come Steve Holland, veterano della Casa Bianca per Reuters e giovani cronisti. […]

Alle 22.30 l’ordine di evacuare seguendo il protocollo. Le scale mobili, due rampe, sono piene, siamo tutti in fila per guadagnare l’uscita. […] Seguo la conferenza stampa di Trump dal telefonino. Elogia il Secret Service e ringrazia l’agente ferito da uno sparo e salvato dal giubbotto antiproiettile.

 

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Il Secret Service dobbiamo ringraziarlo tutti. Vado a dormire con l’idea conficcata in testa che quell’uomo di 31 anni della California che era ospite dell’Hilton avrebbe potuto fare una strage. E quelli del tavolo 219 e 221 erano sulla linea del fuoco.

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