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MILANO A MANO ARMATA – HA CONFESSATO IL KILLER DI ANTONIO CRISANTI, IL 63ENNE MORTO AMMAZZATO IN UN PARCHEGGIO DI UN SUPERMERCATO A ROZZANO: È L’EX GENERO EMANUELE SPAVONE – LO RITENEVA RESPONSABILE DI ABUSI SULLA SUA BAMBINA DI 5 ANNI E GLIEL’AVEVA GIURATA: “SE SI FA RIVEDERE QUI PER LUI È FINITA” – L’ESTATE SCORSA LA DENUNCIA DI VIOLENZA SESSUALE AVEVA SPACCATO LA FAMIGLIA. SPAVONE HA SPARATO SENZA PREOCCUPARSI DI ESSERE RICONOSCIUTO E SI È COSTITUITO: “ADESSO LO DEVONO LASCIARE MARCIRE IN GALERA” – VIDEO

 

Cesare Giuzzi per www.corriere.it

 

omicidio per strada a rozzano, in provincia di milano 3

Gliel’aveva giurata: «Se si fa rivedere a Rozzano per lui è finita». E così è stato: non appena il suo ex suocero Antonio Crisanti, 63 anni, ha osato rimettere piede nella cittadina nell’hinterland sud di Milano, lui gli ha fatto la posta girando per le strade e l’ha ucciso con 5 colpi di pistola. E. S., 35 anni, ha confessato di aver ucciso Crisanti lunedì pomeriggio nel parchetto accanto al supermercato «Il Gigante» in viale Lazio. Spavone si è presentato alla tenenza di Rozzano assieme al complice che guidava il motorino, A. M., di 27 anni, e accompagnato dal proprio avvocato. Sul caso indagano il pm Monia Di Marco e l’aggiunto Letizia Mannella.

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Il 35enne avrebbe ucciso l’ex suocero perché lo riteneva responsabile di abusi sulla sua bambina di 5 anni. Le violenze sessuali sarebbero avvenute l’estate scorsa: c’era stata una denuncia e la piccola vittima era stata sentita in audizione protetta dagli investigatori, per capire se il nonno avesse effettivamente abusato di lei quando gli era stata affidata dai genitori. Le indagini sono tuttora in corso. La vicenda aveva provocato una spaccatura nell’ambito famigliare, e in particolare tra le due figlie della vittima e i rispettivi mariti, fratelli fra di loro.

 

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Antonio Crisanti, dopo la denuncia per abusi, era rimasto a casa sua in Campania e non si era più fatto vedere a Rozzano, dove vivono altri parenti. Forse a un certo punto ha pensato che le acque si fossero calmate abbastanza, e sabato è tornato nella cittadina dell’hinterland milanese, anche se la voce della denuncia si era sparsa e i famigliari l’avevano messo in guardia, temendo una vendetta.

 

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L’ex genero è stato informato del suo ritorno, l’ha cercato in giro per il paese sul motorino guidato dall’amico e lunedì pomeriggio l’ha riconosciuto mentre parlava con alcuni conoscenti nel piazzale di fronte al centro commerciale «Il Gigante».

 

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Ha urlato il suo nome, in modo che il capannello di persone si aprisse e il suo bersaglio restasse scoperto. Poi ha sparato cinque colpi, di cui 4 andati a segno: due all’addome, uno alla spalla e uno al collo. Non si è preoccupato di essere riconosciuto, e infatti le indagini sono state rapidissime.

 

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«Adesso lo devono lasciare marcire in galera, non è che questo me lo ritrovo fuori tra un mese», ha urlato una donna, probabilmente l’ex cognata, l’altra figlia della vittima, arrivando nel parcheggio pieno di carabinieri, prima di essere allontanata da altri familiari. «È il boss di Rozzano», ha gridato, evocando i precedenti dell’ex marito della sorella.

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