UN SALONE PER TUTTI I GUSTI - AL LINGOTTO STUDENTI INGORDI DI TIGELLE, OLIVIERO TOSCANI A CACCIA DI SGUARDI NON OMOLOGATI E IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE SLOW FOOD SIMPATIZZANTE GRILLINO: “NOI FIGHETTI E EATALY NAZIONALPOPOLARE? DISCUTIBILE. FARINETTI CI COPIA”

Andrea Scanzi per “il Fatto Quotidiano

 

salone del gustosalone del gusto

Il signore di mezza età, appassionato e brizzolato, si guarda attorno con aria circospetta. Tiene stretto qualcosa di verosimilmente prezioso: forse una pepita, forse la pietra filosofale. Chissà. Si avvicina ancora, accenna un sorriso. Poi, all’acme della tensione, cede con affetto quasi marziale quel che custodiva gelosamente tra le mani: “Mi raccomando, cuocia a fuoco lento, massimo un’ora”. Il dono, o per meglio dire la presunta pepita, si rivelerà essere un chilo di preziosissima “farina da polenta biancoperla macinata a pietra”. Il mulino è a Feltre, l’azienda a Castelfranco Veneto.

   

Scene così, al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre (da ieri a lunedì al Lingotto di Torino), accadono di continuo. Utopici della tradizione, rivoluzionari dell’enogastronomia o anche solo – solo? – rivoluzionari che sussurrano alle mandorle di Toritto. È una rassegna enorme e imponente, invasa da un pubblico trasversale, che va dalla scolaresca ingorda di tigelle all’appassionato che si commuove di fronte al miracolo della cipolla gigante di Giarratana. Siamo ben dentro la celebrazione, quasi sempre motivata, della nicchia e della diversità: dell’alimento spesso “anomalo”, che molto ha da raccontare e dunque per questo merita la salvezza (o anche solo la non estinzione).

salone del gusto 7salone del gusto 7

   

Tre padiglioni raccolgono le eccellenze italiane. Laboratori del gusto, gallerie visitatori, sale avorio. Aleggia una certa grandeur, la stessa che trasforma semplici punti ristoro in “Lurisia acqua point”. La terra di mezzo che unisce Italia e mondo è il limbo della cucina di strada, regno delle “migliori olive all’ascolana” (se lo dicono da soli, forse a ragione), osterie del Gran Fritto (sì, maiuscolo) e Associazioni Cacciucco.

 

Qualche passo ancora e appare l’universo dell’Oval, accanto al Lingotto: Europa e America Latina, Asia e Nord America, Africa e l’abracadabra proletario – il vanto vero di Carlin Petrini, che mercoledì sera al varo di Terra Madre c’era ma ieri si è visto poco (ma ha parlato di Expo 2015: “Non ha ancora un’anima o se ne costruisce una o sarà solo un bella fiera”) – che risponde al nome di Arca del Gusto. Ovvero quel che andrebbe salvato da un’apocalisse alimentare forse neanche troppo ipotetica.

salone del gusto 6salone del gusto 6

   

Al centro dell’arca, con la sua Canon a tracolla, incontri Oliviero Toscani. Eterna volti e sguardi non ancora omologati per il suo progetto “La razza umana”. Chiede a un agricoltore cileno di non essere teso, ti parla felice: “Resto fino a lunedì, in un posto così posso fare almeno trecento scatti incredibili” .

   

Poco fuori dall’arca, pronto a salire a bordo, c’è Piero Sardo. È il presidente della Fondazione Slow Food: “Questa è l’undicesima edizione, una ogni due anni, la prima in contemporanea con Terra Madre”. Si aspetta la stessa gente del 2012: “Più o meno 220 mila persone, anche se qualcuno non è venuto per paura dell’Ebola. Ci hanno attaccato perché abbiamo invitato anche gli africani. Però, giusto stamani, ci ha contestato anche il Movimento 5 Stelle: il consigliere comunale di Torino ci accusa di avere ostacolato Burkina Faso e Sierra Leone. Roba da matti, e sì che io son pure un po’ simpatizzante”.

 

salone del gusto 5salone del gusto 5

Del Burkina Faso? “No. Dei 5Stelle. Per molti eravamo meglio prima, ma in questi casi te lo dicono sempre: ti colpevolizzano del successo. In questi venti anni la cultura enogastronomica è cresciuta molto, anche se confusamente e non abbastanza. Ormai le guide non hanno più senso, fosse stato per me non avrei neanche rifatto la Slow Wine. Non è detto però che con Trip Advisor e i blog la situazione stia migliorando: in Rete si leggono delle cazzate incredibili”.

 

Dicono che Slow Food è per i fighetti e Eataly per il renzismo nazionalpopolare: “Una semplificazione discutibile, e poi Eataly ci copia o comunque si ispira a noi. Cosa ne pensa Petrini? E che ne so, non lo vedo da tre mesi”. Forse il Salone del Gusto non resterà a Torino anche nel 2016: “A parte la prima edizione, siamo sempre stati qui. Certo, a Milano faremmo più del doppio di visitatori, credo 500 mila persone. Si vedrà. Torino è una città particolare”.

   

salone del gusto 4salone del gusto 4

Particolare come questa kermesse, sorta di Vinitaly meno invasata, ricca e per certi versi stordente. Ogni stand – 2.500 euro per cinque giorni – racconta storie e sfide. Presidi che non demordono, figli che non intendono disperdere le memorie di nonni e padri. La celebrazione è oltremodo trasversale.

   

Ieri mattina Renzi e Chiamparino non c’erano, impegnati a Roma nel confronto Stato-regioni, ma il Presidente del Consiglio conta di fare una sorpresa nel weekend. Michelle Obama ha detto che è merito di Slow Food se si è fatta l’orto, Papa Francesco ha plaudito l’impegno contro la fame.

salone del gusto 2salone del gusto 2

 

Perfino gli astronauti, nello spazio, non si nutriranno più di scatolette ma di legumi Slow Food: piattella canavesana, lenticchia di Ustica, fava di Carpino e cece nero della Murgia carsica. Benvenuti nel regno del marginale e del quasi dimenticato, della pera cocomerina e dell’impronunciabile (ma buonissimo) trdelnik ceco, della tonnarella di Camogli e del Graukase della Valle Aurina, della fava cottòra dell’Amerino e della fagiolina del Trasimeno.

salone del gusto 1salone del gusto 1

   

È UNA toponomastica curiosa e bizzarra, che racconta un microcosmo frammentato e al tempo stesso coeso: avamposti che da soli non fanno numero, ma che praticano una collettività – si direbbe – convinta. Brigate sparute di artigiani felicemente anacronistici e miracolosamente ispirati. Una comitiva vagamente ebbra sgomita per il convegno sulle “radici del genever e del gin”; c’è grande attesa per la sfida odierna tra “Fagiolina e fagiolone”; si intuisce addirittura entusiasmo per il simposio sul “recupero dei boccaccielli”. Qualcuno sorriderà, ma anche questa è resistenza. Tra le poche rimaste in Italia, peraltro.

 

petrini salone del gustopetrini salone del gusto

Ultimi Dagoreport

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO YANKEE A ROMA DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE”, IL “MAGA”-FONO IN ARRIVO IN ITALIA NEL 2027, CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, EMANUELE MERLINO, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON LUCA CIRIANI E ITALO BOCCHINO – IL CLIMA È TESO E SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE ROMA ALEGGIANO NUVOLONI NERI. IL MOTIVO? TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…

fagnani mentana corsini cairo

DAGOREPORT - DUE PERSONAGGI IN CERCA DI EDITORE. POTREBBERO ANCHE ESSERE SEI, PER CITARE PIRANDELLO, VISTO L'EGO TARANTOLATO DI CHICCO MENTANA, IL 71ENNE PENSIONATO MA CON NESSUNISSIMA VOGLIA DI RESTARE ‘’PRIGIONIERO DEI COMUNISTI DE LA7'', E DELLA 48ENNE “BELVA” FRANCESCA FAGNANI, IN ROTTA CON LA RAI – SE IL PROGETTO DEL MAGNATE GRECO KYRIAKOU A CUI LAVORAVA IL CHICCO MACINATO PER LA NASCITA DELLA "CNN ITALIANA" NON SI SA BENE DOVE SIA FINITO, HA PERSO QUOTA L'IPOTESI DI UN RITORNO A MEDIASET AL POSTO DEL CAPO SUPREMO DELL’INFORMAZIONE, MAURO CRIPPA. L’ULTIMA INDISCREZIONE È SKY ITALIA – SE MENTANA VUOL CHIUDERE CON CAIRO, LA FAGNANI VUOLE CHIUDERE "BELVE" PER MANCANZA DI “BELVE”: GLI OSPITI DI RICHIAMO SONO FINITI O PRETENDONO UNA MONTAGNA DI SOLDI - SI SONO ACCAVALLATE VOCI DI UNO SBARCO DELLA FAGNANI A MEDIASET, TIRANDO IN BALLO IL SUO BUON RAPPORTO CON MARIA DE FILIPPI. MA FINCHÉ LA DISCOLA DEL GOSSIP HA UN CONTRATTO CHE LA LEGA ALLA RAI FINO AL 2027, BUSSA ALLA PORTA LA MESSA IN ONDA DELLA NUOVA STAGIONE DI “BELVE”, IL 20 OTTOBRE - QUELLO CHE È CERTO È CHE SIA IL CHICCO CHE LA CHICCA SONO IN UN LIMBO, CON UN MERCATO SULLA CARTA ESISTENTE MA CON MILLE INCOGNITE REALI...

guerra russia ucraina vladimir putin volodymyr zelensky donald trump

DAGOREPORT – NON FATE LEGGERE A TRUMP L’ANALISI DELL’EX DIRETTORE DEI SERVIZI BRITANNICI, JOHN SAWERS, CHE SUL “FINANCIAL TIMES” SENTENZIA: “NON CI SARÀ NESSUNA TREGUA TRA MOSCA E KIEV FINO AL 2027”. IL TYCOON HA LE ORE CONTATE: DEVE TROVARE UN ACCORDO PURCHÉSSIA ENTRO NOVEMBRE, QUANDO I CITTADINI AMERICANI SARANNO CHIAMATI A VOTARE PER LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO - UNA SCONFITTA DEL “DERAGLIATO MENTALE” DELLA CASA BIANCA È PRATICAMENTE CERTA. A MENO CHE NON RIESCA A CHIUDERE LA GUERRA IN EUROPA E FAR DIMENTICARE IL DISASTRO MILITARE AMERICANO IN IRAN – PUTIN NON CEDE AD ALCUN COMPROMESSO, E ZELENSKY LA VEDE “NERA” PER IL FUTURO…

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...