walter siti

SITI HARD: QUANDO AVEVO DIECI ANNI DESIDERAVO TOCCARE LE GAMBE NUDE DI UN RAGAZZO CHE NE AVEVA VENTICINQUE. E NON ERA UN VAGO DESIDERIO DI AFFETTO, SAPEVO BENISSIMO COSA VOLEVO. ECCO, IPOTIZZARE CHE I BAMBINI PROVINO QUESTI IMPULSI VIENE CONSIDERATA UNA FORMA DI GIUSTIFICAZIONE DELLA PEDOFILIA, COME SE PRENDERE ATTO DELL'ESISTENZA DI UNA SESSUALITÀ INFANTILE AUTORIZZI GLI ADULTI A METTER LORO LE MANI ADDOSSO…"

Nicola Mirenzi per http://www.huffingtonpost.it

 

A ventitré anni, Walter Siti aveva due problemi gravi: "Ero tormentato dall'insonnia e dall'omosessualità. Per farmi curare, mi sono rivolto a una psicanalista. E, dopo un paio d'anni, sono riuscito a guarire dalla prima. La seconda, invece, ho scoperto che potevo benissimo viverla".

 

WALTER SITIWALTER SITI

Il modo in cui ci si lascia andare al desiderio è il centro intorno a cui ruota tutta la scrittura di Walter Siti, vincitore del premio Strega nel 2013 e in che prova e la fede in Dio diventa allo stesso tempo un'arma per resistervi e un supplizio: "Dopo aver cercato l'infinito in un certo tipo di corpi attraverso l'erotismo, mi è diventato chiaro ciò che mi spiegò candidamente un buddista indiano a cui raccontai della mia ricerca sacra e sessuale: 'Se vuoi l'assoluto, non è certo nel piacere della carne che lo troverai'".

 

L'ha trovato altrove?

WALTER SITI BRUCIARE TUTTOWALTER SITI BRUCIARE TUTTO

"Ho sempre pensato che vivere e basta fosse troppo poco. Noi, probabilmente per una malformazione nel passaggio dalla forma animale a quella umana, avvertiamo un bisogno di qualcosa che ci trascenda, come se il nostro essere provasse nostalgia del nulla da cui proviene. Costantemente, avverto questo tensione verso l'assoluto. Eppure, non riesco a credere".

 

Cosa le interessa allora della religione?

"Il fatto che si rivolga sempre a ciò che c'è oltre il limite e che, per sua natura, non può essere moderata. Gesù Cristo dice di essere venuto a portare la spada non la pace. Ordina di lasciare tutto e seguirlo. È un radicale. Il cristianesimo, invece, non lo è più. E oggi che veniamo attaccati dagli estremisti islamici ci domandiamo: "Che fine ha fatto il nostro radicalismo?"".

 

È un effetto collaterale positivo del terrorismo?

walter sitiwalter siti

"L'estremismo islamico è l'ombra dell'occidente. In esso, c'è tutto ciò che abbiamo rimosso. La morte, per esempio, di cui noi non parliamo mai, e che loro usano come strumento di lotta. La ragione è diventata l'idolo del nostro mondo. E la sua abnorme espansione – che è la tecnica – ha espunto dalla nostra vita il sacro. Che ritorna, come una specie di vendetta, con gli attacchi di persone che vedono in noi il tradimento di ogni spiritualità".

 

Hanno ragione?

"Quando i terroristi colpiscono le discoteche, i concerti, i luoghi del divertimento e anche degli eccessi, la frase dei nostri politici è sempre la stessa: "Difenderemo i nostri valori". Ma da quando sballarsi è diventato un valore? Anziché cogliere l'occasione per meditare sul nostro modo di vivere, domandarci se davvero sia il migliore, ci arrocchiamo dentro di esso. E anche le manifestazioni di ciò che fino a pochi anni fa avremmo considerato come la prova dello scadimento della nostra civiltà in una società dell'immagine, diventano bandiere da sventolare contro il nemico".

 

WALTER SITI WALTER SITI

È colpa nostra se ci attaccano?

"No, certo: i terroristi sono degli squallidi assassini. Però, dentro di essi possiamo vedere una parte di noi stessi, il nostro negativo. Qualche tempo fa, ho letto i versi di una poetessa araba su Dabiq, la rivista dell'Isis: rimproveravano alle donne occidentali di essere pronte ad abortire pur di custodire la bellezza del loro corpo, mentre le donne musulmane sono disposte a sacrificare persino i loro figli in nome di ciò in cui credono. Questo fervore, che non ci appartiene più, interroga la nostra secolarizzazione, che ha confinato la religione a un rito della domenica mattina, rendendola eccessivamente timida".

 

Ha nostalgia di Dio?

"Non posso avvertire il rimpianto per un sentimento che non ho mai provato. La mia ricerca dell'infinito ha preso la stessa strada sbagliata che ha percorso l'occidente, la strada del desiderio, che ha alimentato l'erotismo degli oggetti, la smania di possedere sempre qualcosa di nuovo, sempre di più, sempre meglio. Io l'ho fatto con i corpi fatti in un certo modo. In essi, cercavo l'assoluto: vi ho trovato solo un surrogato".

DON MILANIDON MILANI

 

Non si può trovare Dio anche nel sesso?

"Il confine tra l'erotismo e il desiderio dell'infinito è molto labile. Tutti i mistici lo insegnano. Nel fervore, parlano della voglia di essere penetrati dalla luce del Signore. Cadono in deliquio. Smettono di mangiare. C'è un punto in cui il desiderio carnale si tramuta in un desiderio spirituale. Ma io non riesco a viverlo: il primo mi rimanda continuamente all'altro, e viceversa".

 

Oggi però questo meccanismo che è alla base del modello consumistico è in crisi.

"La crisi economica ha frantumato l'idea che i nostri figli avranno più noi, cioè il paradigma sui cui si è basata l'economia del desiderio degli anni settanta e ottanta, quando cadevano i divieti e ognuno era invitato a seguire ciò che sentiva senza dar retta a nessun padre, comprando il più possibile.

don lorenzo milanidon lorenzo milani

 

Oggi le persone sono costrette a volere solo ciò di cui hanno bisogno. Il discorso pubblico è dominato dalla difficoltà ad arrivare alla fine del mese. E dopo l'euforia di quegli anni è tornata una certa etica protestante, che punisce gli eccessi e limita l'io desiderante caro ai filosofi come Deleuze e Guattari".

 

Insieme a Foucault, Sartre, Roland Barthes e molti altri intellettuali francesi, i due misero in discussione il tabù del sesso con gli adolescenti in Francia. Invece, in Italia, molti si sono scandalizzati quando lei ha avanzato l'ipotesi che Don Milani provasse delle pulsioni pedofile.

"Don Milani è riuscito a sublimare il suo desiderio fisico in una eccezionale capacità pedagogica, trasformando la pulsione erotica che provava in qualcosa che di carnale non aveva più niente. Ciò che sentiva mi pare affiori come un residuo fossile in alcuni passi delle sue lettere. In una del 1941, per esempio, confessava a Oreste Del Buono di essere molto triste e di desiderare che un angelo biondo scendesse dal cielo e si sedesse a fianco a lui per consolarlo.

PRETI PEDOFILIPRETI PEDOFILI

 

La lettera ha un enorme passo di sensualità e si avverte la presenza di un sepolto desiderio fisico. Ed è qui la forza straordinaria di don Milani: nell'essere riuscito a non avere paura di se stesso e a convertire quegli istinti in una vocazione all'educazione dei ragazzi".

 

L'amore c'entra con l'insegnamento?

"I professori migliori sono quelli che, oltre alle nozioni, riescono a trasmettere la passione. Quando avevo quindici anni e mi abbandonavo alle prime letture in campagna provavo un intenso piacere fisico leggendo "L'idiota" di Dostojevski o la "Recherche" di Proust. Anche la conoscenza ha qualcosa di erotico. Può far godere. E farlo sentire a chi apprende è fondamentale. Tuttavia, è bene usare il termine erotico in senso molto lato: è un terreno molto delicato, questo. Ci sono cose difficili da dire perché sembrano andare contro il tabù della pedofilia, che va rispettato, non infranto".

 

Per esempio?

PEDOFILIAPEDOFILIA

"Quando avevo dieci anni desideravo toccare le gambe nude di un ragazzo che ne aveva venticinque. E non era un vago desiderio di affetto, sapevo benissimo cosa volevo. Ecco, ipotizzare che i bambini provino questi impulsi viene considerata una forma di giustificazione della pedofilia, come se prendere atto dell'esistenza di una sessualità infantile autorizzi gli adulti a metter loro le mani addosso".

 

Alcuni hanno letto il suo romanzo come se volesse suggerire la pedofilia come una possibilità.

"Una serie di petizioni di principio, unite all'insipienza di chi non sa bene come funziona la letteratura, hanno spinto a interpretare il mio libro sotto una chiave etica. In Italia, c'è la mania di parlare dei romanzi prima ancora di leggerli. I giornali hanno aperto il dibattito chiedendo di esprimersi a persone che, poverette, non sapevano nulla di ciò che avevo scritto e che hanno potuto fare solo discorsi generici. Si è detto di tutto sul romanzo. Ora mi auguro che sia letto".

 

Scrisse una volta: "Quando leggo i giornali, smetto di avere idee e comincio ad avere opinioni". Anche la politica è così?

PRETI PEDOFILIPRETI PEDOFILI

"No, credo che esistano ancora uomini che hanno una strategia, un metodo, una visione del mondo e la capacità di trovare dei compromessi, con realismo. Ma la politica è vittima di uno strano mito, il mito della trasparenza. Una volta, lessi sui cartelli di una manifestazione una frase che mi fece orrore: "Intercettateci tutti". Come se avere dei segreti, custodire uno spazio in cui si alimentano desideri, anche illeciti, fosse un male e, al contrario, fosse giusto insinuarsi nella vita di ciascuno di noi e abbattere ogni separazione tra pubblico e privato".

 

Dicono che serva a rendere la politica più limpida.

"Paradossalmente, succede proprio il contrario: la politica vera, quella che prende le decisioni sulla guerra e sulla pace, sull'economia e sul terrorismo, è costretta a nascondersi sempre di più. Ciò che viene mostrato è solo una spettacolo della politica, un enorme chiacchiericcio. I talk show danno uno spazio immenso a chi non sa niente. E l'unico risultato che ottengono è diffondere uno scetticismo generalizzato. Qualsiasi politico costretto a stare per tutte quelle ore in televisione non può che apparire un cretino".

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