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“HAI UN MESE PER DIVENTARE ETERO E ANDARE A LETTO CON UNA RAGAZZA, ALTRIMENTI TI BUTTO DAL BALCONE” – A TORINO UN UOMO È FINITO A PROCESSO PER MALTRATTAMENTI E ABUSI CONTRO IL FIGLIO 14ENNE. DOPO AVER SCOPERTO CHE IL RAGAZZO ERA OMOSESSUALE, HA INIZIATO A TORMENTARLO, COSTRINGENDOLO A FARE “COSE DA MASCHIO”: “VUOI ESSERE UNA DONNA? ADESSO TI ABBASSI I PANTALONI E MI MOSTRI COS’HAI LÌ SOTTO”. A OGNI ATTEGGIAMENTO “FEMMINILE” SCATTAVANO PUNIZIONI. E QUANDO L’HA PORTATO DALLO PSICOLOGO…

Estratto dell’articolo di Sarah Martinenghi per www.repubblica.it

 

RAGAZZO MALTRATTATO

A un diario aveva affidato tutti i suoi segreti: 14 anni, i primi desideri e le proprie paure [...]. E su quelle pagine così intime e profonde aveva impresso [...] una consapevolezza, quella di essere omosessuale. Il 14 agosto 2020, però, quel diario era stato violato. Suo padre l’aveva letto e tutto, per lui, era cambiato: non c’era stato più spazio per l’affetto e la comprensione, scalzati via dalla rabbia e una cieca intolleranza.

 

Nella mente del genitore si era affacciata un’unica idea: cambiare a tutti i costi suo figlio. E a quel punto ha dato inizio a una serie di maltrattamenti atroci, nell’assurdo tentativo di modificarne l’orientamento sessuale. L’ha portato da uno psicologo per farlo tornar [...] «normale», l’ha costretto a corse punitive nel cuore della notte, ad abbassarsi i pantaloni per mostrare la propria virilità, a frequentare sport «da maschi», arrivando persino a imporgli di avere un rapporto sessuale con una ragazza «entro un mese di tempo».

 

RAGAZZO MALTRATTATO

[…] Spiato, controllato, picchiato, umiliato, di continuo. Una lunga serie di violenze racchiuse in un articolato capo d’imputazione formulato dalla pm Giulia Rizzo che ieri ha chiesto il rinvio a giudizio di entrambi i genitori: il padre del ragazzino è accusato di maltrattamenti e la madre di non aver fatto nulla per impedirli. L’udienza preliminare inizierà il 22 gennaio.

 

Dopo aver letto il diario segreto di suo figlio, il padre gli aveva tirato un ceffone dicendogli: «Non ti voglio più in casa». Per punizione gli aveva tolto il telefono e la playstation e l’aveva obbligato a leggere quello che aveva scritto a voce alta davanti a tutta la famiglia. L’aveva costretto a rivelargli i propri codici di accesso a Instagram e Tik tok, criticando i contenuti «troppo femminili […] ed eliminando i video ritenuti inopportuni».

 

Nell’estate del 2020 dopo essersi accorto che il ragazzino si era rasato il viso, l’aveva afferrato per i capelli, colpito con dei ceffoni e gli aveva detto: «Tu vuoi essere una donna, adesso ti abbassi i pantaloni e mi mostri cos’hai lì sotto». Poi aveva programmato le visite dallo psicologo affinché, scrive la pm, «lo facesse tornare normale, salvo poi interromperle quando il professionista aveva spiegato ai genitori che l’omosessualità non è una malattia  […] ». […]

 

maltrattamenti 6

L’ultimatum era arrivato il 24 gennaio 2021: «Hai un mese di tempo», gli aveva detto il padre chiedendogli di dimostrare di essere stato con una ragazza. Ma quando aveva saputo che «non aveva concluso nulla» gli aveva rotto la playstation, strappando via tutti i poster dalla sua camera. Poi l’aveva fatto alzare dal letto alle tre di notte, imponendogli di correre per la strada fino all’alba.

 

Per il padre, suo figlio doveva «fare cose da maschio» [...] E frequentare «il liceo scientifico anziché l’artistico a indirizzo moda», dicendogli: «Hai un mese di tempo» per diventare eterosessuale. In caso contrario: «Ti butto giù dal balcone». […]

 

omosessuali

L’adolescente, disperato, si era rivolto allo psicologo della scuola che aveva avvisato la polizia municipale e fatto partire l’indagine: lui, allontanato da casa e affidato a un’altra famiglia, ha ritrovato la serenità. Sentito in incidente probatorio, il minore […] aveva raccontato che cosa aveva dovuto sopportare. Le botte prese erano state meno dolorose delle umiliazioni subite. E nemmeno sua madre l’aveva protetto. La donna, assistita come il marito dall’avvocata Valentina Colletta, è accusata di «non essere intervenuta per bloccare» il coniuge, e di avergli spiegato che suo padre stava facendo così «per il suo bene».

 

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