donald trump benjamin netanyahu hamas

CONTA PIÙ LA SPIA DELLA DIPLOMAZIA - ALTRO CHE VITTORIA DEL NEGOZIATO DIPLOMATICO: A TRATTARE IL CESSATE IL FUOCO PER GAZA SONO STATI SERVIZI SEGRETI, DAL CAPO DEL MUKHABARAT EGIZIANO AGLI AGENTI “M” E “D” DELLO SHIN BET ISRAELIANO. PER TRUMP, IL PALAZZINARO DELEGATO WITKOFF E IL GENERO KUSHNER - A FERMARE HAMAS SONO STATI, OLTRE A TRUMP, LA PRESSIONE DEI PAESI SUNNITI E I MISSILI DI NETANYAHU SU TEHERAN E DOHA - CAPRARA: "L’ACCORDO DI SHARM EL SHEIK CONFERMA PURTROPPO LA CRISI DEL MULTILATERALISMO. E FA CADERE VELI CHE A TROPPI OCCHI EUROPEI COPRONO QUANTO, IN UN MONDO MULTIPOLARE, CONTANO SEMPRE PIÙ I RAPPORTI DI FORZA"

Estratto dell’articolo di Maurizio Caprara per www.corriere.it

 

netanyahu hamas

Non ha vinto la diplomazia. Gran parte delle trattative per il cessate il fuoco è stata condotta dagli Stati mediatori attraverso i rispettivi servizi segreti

 

Attribuire a una vittoria della diplomazia il «cessate il fuoco» raggiunto a Gaza a 733 giorni dal massacro compiuto il 7 ottobre 2023 in Israele è un abbaglio che può impedire di capire come è cambiato il mondo negli ultimi anni. A contare non è soltanto che la guerra era stata aperta da una organizzazione giudicata terroristica negli Stati Uniti e nell’Unione europea, non da uno Stato dotato di ambasciatori. […]

 

trump netanyahu

É che a favorire un isolamento di Hamas e l’avvio effettivo (speriamo) di un percorso per la fine delle ostilità sono stati due fattori. Il primo: che Israele è passata dalla sconfitta del 7 ottobre 2023 a un ulteriore rafforzamento del proprio ruolo di potenza militare in Medio Oriente, seppure al prezzo di isolamento nelle Nazioni Unite.

 

Il secondo: che Paesi islamici a maggioranza sunnita hanno spinto all’accordo la sunnita Hamas, indebolita, per la quale almeno finora ha perso parecchia efficacia l’appoggio degli ayatollah sciiti di Teheran, militarmente e politicamente meno potenti dopo il crollo del regime Assad in Siria e i bombardamenti israeliani e americani sull’Iran.

 

miliziani di hamas a gaza

Altro che successo della diplomazia. Gran parte delle trattative per il cessate il fuoco è stata condotta dagli Stati mediatori attraverso i rispettivi servizi segreti. É valso per l’Egitto rappresentato da Hassan Rashad che dirige il Mukhabarat, per la Turchia che all’incontro di Sharm el Sheik ha mandato il direttore dell’Intelligence nazionale Ibrahim Kalin.

 

Oltre a un ministro dalla forte caratura politica, Ron Dermer, Israele aveva nella delegazione due funzionari dello Shin bet coperti da anonimato, «Agente D» e «Agente M». Per gli Usa, i negoziati sono stati affidati da Donald Trump a Steve Witkoff, immobiliarista, e Jared Kushner, genero del presidente che inventò gli «Accordi di Abramo» tra Stati arabi e Israele.

 

donald trump incontra Recep Tayyip Erdogan

Irrilevante è risultata l’Onu, organizzazione che dovrebbe salvaguardare la pace e della quale nessun emissario a Gaza, nel corso del tempo, aveva denunciato la costruzione di centinaia di chilometri di gallerie per custodia di arsenali. […] neppure ornamentale è stato il ruolo dell’Ue […]

 

Anche se il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accettato l’accordo di Sharm el Sheik perché sottoposto a pressioni da Trump, ha potuto farlo perché dopo la guerra cominciata da Hamas nel 2023 Israele è oggi dal punto di vista militare una potenza regionale molto più di prima, malgrado sue debolezze politiche […]

 

jared kushner, steve witkoff, ivanka trump a tel aviv prima della liberazione degli ostaggi israeliani 4

Questo avviene in un mondo che Donald Trump, a differenza di Joe Biden, non vuole lasciare come aveva trovato. Al piano del presidente statunitense per il cessate il fuoco un consenso determinante è arrivato, il 5 ottobre scorso, con una dichiarazione dei ministri degli Esteri di Turchia, Giordania, Emirati Arabi, Indonesia, Pakistan, Arabia Saudita, Qatar ed Egitto. Nello spingere Hamas a rilasciare gli ostaggi israeliani e a fermare le armi, gli otto Paesi per lo più sunniti mettevano agli atti, tra l’altro, di non accettare alcuno «spostamento» della popolazione palestinese da Gaza nei rispettivi territori.

 

ATTACCO ISRAELIANO A DOHA

Ingenuo sarebbe non notare che il 5 ottobre è successivo al 9 settembre, il giorno nel quale l’aviazione israeliana ha cercato di eliminare tutti i negoziatori di Hamas riuniti a Doha, Qatar, Stato arabo di spiccata spregiudicatezza che ad Al Udeid ospita la più grande base militare americana in Medio Oriente. Brutale, al di fuori del diritto internazionale, il messaggio di Netanyahu è stato comunque evidente e recepito: la lotta ad Hamas sarà senza tregua […]

 

[…] l’accordo di Sharm el Sheik, per quanto auspicato, conferma purtroppo la crisi del multilateralismo tradizionale. E fa cadere veli che a troppi occhi europei coprono quanto, in un mondo multipolare, contano sempre più i rapporti di forza. […]

ATTACCO ISRAELIANO A DOHAattacco israeliano a doha 1attacco israeliano a doha 3jared kushner, steve witkoff, ivanka trump a tel aviv prima della liberazione degli ostaggi israeliani 3

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