MEGLIO COI GAY CHE NEI GUAI - IL TRIBUNALE DI BOLOGNA AFFIDA UNA BIMBA DI TRE ANNI A UNA COPPIA OMOSESSUALE

Amelia Esposito per "Il Corriere della Sera"

Nella città che nel lontano 1982, prima in Italia, concesse a un'associazione gay, il «Circolo di cultura omosessuale XXVIII Giugno», una sede ufficiale, e proprio fra le mura di quella Porta Saragozza dalla quale da decenni passa la processione della Madonna di San Luca, oggi il Tribunale minorile concede in affidamento temporaneo una bambina di tre anni a una coppia omosessuale.

Siamo a Bologna. Una città ancora capace di distinguersi per un'attenzione particolare, nel dibattito, ai diritti civili. Soprattutto per quelli degli omosessuali. Soltanto che questa volta non è una giunta rossa a far parlare di sé, ma il Tribunale presieduto dal giudice Giuseppe Spadaro. E c'è da scommettere che la sua decisione farà discutere.

La coppia affidataria non vive nel capoluogo dell'Emilia Romagna, ma in un'altra città della regione. Si tratta di due uomini di mezza età, con un lavoro e un buon reddito, che convivono da tempo. Sono una coppia stabile e affidabile, secondo i servizi sociali, che hanno espresso parere favorevole al provvedimento.

L'altra protagonista è una bambina di tre anni, che vive nella stessa città emiliana e che conosce bene i due gay. Li frequenta da tempo ed è talmente affezionata a loro da chiamarli «zii» sebbene non vi sia alcun legame di parentela. Insomma, i servizi, prima, e i giudici, poi, hanno ritenuto che ci fossero tutte le condizioni di benessere e serenità richieste dalla legge.

C'è questa constatazione - frutto di approfondite istruttorie - alla base della scelta del Tribunale minorile di Bologna, che si è mosso nel solco di una legge più fluida di quella sulle adozioni. Una legge dalle maglie molto più larghe. L'adozione recide il legame con i genitori naturali. L'affidamento temporaneo no. L'obiettivo dell'affidamento temporaneo, infatti, è esclusivamente la tutela del minorenne, che spesso continua a frequentare i suoi genitori.

E se per le adozioni la legge italiana parla espressamente di coppia sposata, per l'affidamento è previsto che la nuova famiglia possa essere una coppia tradizionale, meglio se con altri figli minori in casa, ma anche una «comunità di tipo famigliare» - formata da due persone che assolvono alla funzione di genitori - o anche un single. Non c'è una voce specifica per le coppie omosessuali, ma neppure nessun passaggio che le escluda.

D'altro canto, lo scorso gennaio, la Corte di Cassazione ha sancito il diritto dei gay a ottenere in affido un minorenne. Per i giudici supremi, sostenere che «sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale» è un «mero pregiudizio». Certo, questo è un caso diverso da quello bolognese: si tratta dell'affido di un bimbo alla sua mamma biologica, che convive con un'altra donna.

Diversa, ancora più delicata, è la vicenda trattata ora dal Tribunale minorile di Bologna, perché non esistono legami di parentela fra la piccola e gli adulti. La coppia, tra l'altro, non era stata considerata all'altezza del compito dalla Procura minorile del capoluogo emiliano, che si era opposta all'affidamento temporaneo. E che magari, a questo punto, potrebbe anche decidere di impugnare il provvedimento.

Ma intanto, in un'altra città della pianura emiliana, ci sono due omosessuali che festeggiano e una bambina che presto andrà a vivere assieme ai suoi «zii».

 

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