“VEDO SATANA CADERE COME LA FOLGORE. WELCOME PETER THIEL” – VICINO AL COLOSSEO È COMPARSO UNO STRISCIONE, A OPERA DEL SITO “WELCOME TO FAVELAS”, PER DARE IL BENVENUTO A ROMA AL “CAVALIERE NERO DELLA TECNO-DESTRA”, CHE DA OGGI INIZIA UN CICLO DI CONFERENZE SUL TEMA DELL’“ANTICRISTO BIBLICO”, UN SEMIRARIO RISERVATISSIMO – DIFESA, L’IPER-TECNOLOGIA E APOCALISSE: L’UNIVERSO OSCURO DEL FONDATORE DI PALANTIR, MENTORE DI ZUCKERBERG E VANCE, MISCHIA BUSINESS E FILOSOFIA, TECNO-OLIGARCHIA E RELIGIONE. E DOVREMMO AVERNE PAURA…
PETER THIEL A ROMA, STRISCIONE AL COLOSSEO 'BENVENUTO'
striscione al colosseo per l arrivo a roma di peter thiel
(ANSA) - ROMA, 15 MAR - "Vedo satana cadere come la folgore. Welcome Peter Thiel". E' la scritta presente su uno striscione esposto questa notte a poca distanza dal Colosseo e poi rimosso dagli agenti della Polizia di Stato.
L'iniziativa è del sito Welcome to Favelas che ha pubblicato una foto sul suo profilo instagram. "In occasione della visita di Peter Thiel a Roma, insieme agli amici di @therightside.podcast abbiamo voluto omaggiarlo con uno striscione di benvenuto", si legge in un post pubblicato a corredo della foto.
PETER THIEL LANCIA IL SUO UNIVERSO OSCURO
Estratto dell’articolo di Alessandro Aresu per “la Repubblica”
Per comprendere le lezioni di Peter Thiel a Roma sull’Anticristo, occorre partire dalla vendita di PayPal a eBay, nel 2002. Se il segno del nostro secolo è l’accelerazione tecnologica, l’impatto dei capitali investiti da Elon Musk e da Peter Thiel dopo quella vendita è stato epocale.
[…] In questo quarto di secolo, Thiel ha avuto una notevole influenza imprenditoriale ma anche intellettuale. Come co-fondatore di aziende, a partire da Palantir, come investitore in startup (tra cui la stessa SpaceX, Facebook, Stripe, DeepMind, Anthropic) attraverso i suoi fondi, come mentore di figure quali Mark Zuckerberg e J.D. Vance.
Nonché come ambizioso imprenditore politico, visto che dalla sentenza della Corte Suprema del 2010 negli Stati Uniti la politica si può tecnicamente comprare, poiché l’investimento in campagne elettorali è parte della libertà di espressione.
Thiel non si è limitato a fare soldi. Ha articolato nel corso del tempo la sua visione del mondo, ben prima del suo sostegno a Trump nel 2016, attraverso alcuni saggi e libri (tra cui “Il momento straussiano” e “Da zero a uno”) e un’infinità di conferenze, tra eventi tecnologici e contesti universitari. Ha tenuto alcuni corsi nella sua alma mater, Stanford, con un’ampia bibliografia (pubblicata nel 2025 su “Limes”), che spazia da René Girard a Leo Strauss, da Alexandre Kojève a Benedetto XVI.
Nel pensiero di Thiel, emergono soprattutto tre temi interconnessi. Il primo è la stagnazione tecnologica. Nella sua idea, l’innovazione dagli anni ’70 ha proceduto ad ampi passi nei bit (l’informatica) ma non negli atomi (le infrastrutture e le biotecnologie).
Viviamo perciò uno scacco del progresso da cui uscire, sintetizzato dalla sua battuta “Ci hanno promesso le auto volanti, abbiamo i 140 caratteri”. Questa narrazione di Thiel ha peraltro anticipato un dibattito divenuto galoppante negli Stati Uniti del 2025, quello sul ritardo rispetto alla capacità ingegneristica cinese.
alex karp e peter thiel di palantir in israele
Il secondo tema è la critica alla globalizzazione ingenua. Thiel ha sostenuto già 20 anni fa che l’interdipendenza economica non porta alla pace, e che lo scenario del nostro secolo sarebbe divenuto più competitivo, soprattutto per lo scontro tra Washington e Pechino.
Il terzo passaggio è la centralità della difesa. Thiel, nel discorso pubblico ma anche con la fondazione e la cultura di Palantir, ha contribuito alla proposta di un “nuovo complesso militare-industriale”. Per competere con la Cina e accelerare l’innovazione fisica, l’accelerazione tecnologica deve arrivare alla difesa e alla sicurezza. Passaggio decisivo è la polemica del 2019 con Google sul Progetto Maven del Pentagono: l’azienda che non collabora col governo (e che investe sulla ricerca in Cina) è colpevole di tradimento.
Lo stile di Thiel è volutamente provocatorio, segnato talvolta da intelligenti dibattiti con chi la pensa diversamente (per esempio il compianto David Graeber) ma ancor più da espressioni come “la concorrenza è da sfigati” o “il nonno sociopatico di Omaha” (cioè Warren Buffett). Le conferenze sull’Anticristo servono anche per generare meme in cui l’Anticristo è lui stesso. Thiel di certo si compiace della nostra attenzione spasmodica.
Il suo confronto con la teologia e il cattolicesimo viene dal pensiero di René Girard ma anche da una lettura dei segni dei nostri tempi: il mondo è più caotico, la tecnologia forse porterà a una singolarità.
Ciò riporta in primo piano il paradosso dell’escatologia cristiana. La storia è giudicata dalla Croce, ma non è finita nella sua articolazione temporale. Il male è in opera ma non ha trionfato. Cristo non è ancora tornato. Cosa trattiene la fine del mondo?
Perché il mondo finisca, deve essere unificato. In quest’ottica, per Thiel, i vari tentativi di “governo mondiale” sono candidati al ruolo di Anticristo. È un teatro dell’assurdo dove Greta Thunberg viene considerata una specie di Anticristo perché alimenterebbe una sensibilità ambientale globale. Come è evidente, siamo ben lontani da un governo mondiale.
Le letture e le provocazioni di Thiel risuoneranno a Roma. Papa Leone, agostiniano, potrà facilmente osservare che in quella “teologia” manca qualcosa: l’amore. L’apocalisse cristiana è la Croce.
donald trump peter thiel tim cook
La storia è giudicata da un volto che ti guarda: quell’amore indaga l’interiorità di ognuno. Dice che la connessione tra i dati non esaurisce la profondità. Nel tempo che ci resta da vivere qualcosa manca, e ci anima. Mentre restiamo fragili. […]
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