alberto muraglia

 "HO SEMPRE SAPUTO CHE NON ERA REATO": IL VIGILE IN MUTANDE  COMMENTA LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI ASSOLUZIONE, IN CUI SI RICONOSCE CHE LAVORAVA PIU' DEL DOVUTO. CON LUI ERANO STATI ARRESTATI ALTRI 33 DIPENDENTI DEL COMUNE MA NON TUTTI ERANO FURBETTI DEL CARTELLINO. A LAVORARE MALE SONO STATI I PM…

Giulio Gavino per “la Stampa”

 

ALBERTO MURAGLIA

Timbrava in mutande ma non era un assenteista, anzi cominciava addirittura a lavorare in anticipo. Dopo l' assoluzione sono le motivazioni della sentenza a riabilitare definitivamente Alberto Muraglia, 58 anni, il vigile di Sanremo arrestato dalla Finanza nell' ambito dell' inchiesta Stakanov sui furbetti del cartellino in Comune.

 

Era il maggio del 2015: e le immagini di Muraglia che bollava il cartellino senza neppure vestirsi erano diventate il simbolo dell' assenteismo nel pubblico impiego, raccogliendo commenti sdegnati e insulti sui social. Con lui erano stati arrestati altri 33 dipendenti del Comune, alcuni - sorpresi dalle telecamere mentre facevano shopping - avevano patteggiato, in dieci erano finiti a processo. Ed erano stati assolti: tutti, compreso Muraglia, l' uomo che tutta Italia aveva etichettato come il «vigile in mutande».

 

«I processi si fanno nelle aule di giustizia e non sulle pagine dei giornali - dice Alessandro Moroni, il difensore - .Questo invece è stato un processo prima mediatico e poi giudiziario: è stato un problema, perché si è creata una pressione eccessiva sulla vicenda. Non serve commentare: parla la sentenza, che è molto ben argomentata».

 

ALBERTO MURAGLIA

In effetti, il giudice Paolo Luppi, pur nel linguaggio giuridico di chi scrive le motivazioni, è sttao chiaro: «Anche ammesso che talvolta il Muraglia abbia timbrato in abiti succinti, non va dimenticato che le contestazioni erano di falso e di truffa, non di atti osceni o di atti contrari alla pubblica decenza». Accuse che comunque sarebbero state prive di fondamento, dato che la scena era stata vista «solo dai finanzieri che avevano messo le telecamere». E se le immagini erano diventate «il simbolo di un malcostume generalizzato», la realtà dimostra che dietro all' apparenza c' era una spiegazione, e che quelle mutande « non costituiscono neppure un indizio», altro che una prova.

 

«Noi lo abbiamo detto fin dal primo giorno che c' era un' altra chiave di lettura - è l' unico commento di Muraglia, fedele alla consegna del silenzio imposta dal suo avvocato - Lo sapevo di non aver mai fatto niente di male». Ma tornerebbe a timbrare il cartellino svestito? «Io mi sono sempre comportato in buona fede», dice prima di chiudere la conversazione.

Oggi Muraglia fa l' aggiustatutto in un quartiere popolare, dove rimette a posto gli elettrodomestici che non funzionano più. La gente ha imparato a conoscerlo e ha smesso di ricordare la storia delle mutande. Da oggi lo farà ancor meno: «Muraglia - si legge ancora nella sentenza - iniziava a lavorare, senza essere per questo retribuito, 25-30 minuti prima del dovuto. Appena alzato, effettuava un giro in scooter delle aree del mercato per poter chiedere la rimozione dei veicoli».

ù

caso alberto muraglia

In slip e canotta? «È assolutamente verosimile che compisse tale attività prima di avere indossato la divisa. Senza la collaborazione del Muraglia, senza l' apertura dell' accesso al mercato, senza l' individuazione dei veicoli in sosta vietata e senza la rimozione degli stessi, senza la spunta dei banchi, senza l' effettuazione di tali attività in modo tempestivo il mercato non sarebbe potuto iniziare in orario. Da questi dati non si può prescindere».

 

 

 

2 – FURBETTI? NON SCHERZIAMO

Tiziana Lapelosa per “Libero quotidiano”

 

Furbetti? Non scherziamo. Semmai lavoratori indefessi, al punto da timbrare in abiti non appropriati pur di non sottrarre minuti preziosi alla propria missione o, in qualche caso, addirittura aggiungerli. Senza per questo ricevere degli straordinari in busta paga. A rendere giustizia a quanti per cinque anni sono stati considerati i "furbetti del cartellino" del Comune di Sanremo sono le motivazioni della sentenza di assoluzione nei confronti di Alberto Muraglia, il dipendente comunale accusato di falso e truffa, immortalato a timbrare in mutande e diventato il simbolo dell' Italia allo sfascio, l' emblema degli impiegati pubblici nullafacenti, che aspettano il "27" per prendere lo stipendio.

 

caso alberto muraglia

A lui, che dopo il licenziamento si è reinventato "aggiustatutto" aprendo una bottega per salvarsi e salvare la sua famiglia, è stato riconosciuto nero su bianco che aveva timbrato sì in mutande, ma soltanto perché era appena rientrato da un turno di lavoro in cui aveva gestito il traffico sotto un diluvio, diciamo, universale. Per questo non aveva gli abiti, li aveva tolti prima di rientrare perché inzuppati. Lo scrive il gup Paolo Luppi in una delle 319 pagine di motivazioni riportate da Repubblica nella cronaca di Genova. Pagine nelle quali si evince la "leggerezza" con cui sono state portate avanti le indagini che hanno crocifisso Muraglia e in cui si parla di «funambolica opera di valutazione dei labili indizi di reato evidenziati», che sono scricchiolati di fronte ad un teorema accusatorio poi rivelato privo di fondamenta.

 

alberto muraglia

sviste Quando l' accusa contesta al vigile di non essere nel comune di residenza, per esempio, viene confuso il cellulare di Muraglia con quello della moglie. Quando viene individuato al poligono con i colleghi, non si tiene conto che era lì per i tiri obbligatori che la sua professione richiede. In entrambi i casi, per l' accusa, Muraglia risultava assente dal lavoro. L' attuale aggiustatutto, che in questi anni si è sempre professato innocente e che ai processi ha portato qualcosa come 40 testimoni, che al lavoro ha dedicato più tempo di quanto gliene fosse riconosciuto, può finalmente sorridere con orgoglio a quanti lo hanno guardato come un appestato, un nullafacente pagato con i soldi della collettività. «Ho sempre creduto di essere nel giusto e di non aver fatto nulla di male. Una cosa mi ha disturbato su tutte, quasi nessuno ha mai avuto l' onestà mentale di far la domanda giusta: quelle timbrature erano fatte prima o dopo l' orario di servizio?

 

Rispondo io: tutte prima, non ho mai rubato nulla», aveva detto in una recente intervista.

alberto muraglia

E come lui, possono camminare a testa alta e dormire sogni tranquilli altri nove dipendenti comunali coinvolti nell' operazione che nell' ottobre del 2015 portò all' arresto di 34 persone. Non tutte innocenti. Di queste, infatti, sedici hanno scelto la via del patteggiamento: alcuni erano stati sorpresi in flagrante, chi a fare compere durante l' orario di lavoro, chi a spasso o a fare sport.

 

Difficile dimostrare il contrario. Gli altri, tra cui il vigile simbolo, sono stati rinviati a giudizio e dieci assolti.

assenza Tra le contestazioni più frequenti figurava l' assenza ingiustificata dall' ufficio. Salvo appurare che al comune di Sanremo chi usciva per servizio non doveva far altro che comunicarlo al proprio dirigente e che il sistema elettronico veniva usato per permessi e ferie. Un modus operandi che gli stessi dirigenti hanno confermato di fronte ai giudici.

Ma c' è di più: «Tutti hanno dimostrato che la timbratura effettuata con il loro badge da colleghi si accompagnava alla loro presenza in ufficio, talvolta con la loro presenza a pochi metri di distanza dal collega "timbrante"», scrive il gup Luppi. Ovvero, chi si faceva timbrare il cartellino dai colleghi era già in ufficio. A lavorare.

caso alberto muraglia

 

Insomma, farsi timbrare il cartellino dai colleghi, o farlo addirittura in mutande («...

questo giudice ritiene, in adesione a quanto sostenuto dalla difesa, che la timbratura in abiti succinti non costituisca neppure un indizio di illiceità penale...», scrive Luppi), non significa per forza essere dei furbetti. Prova che davvero l' apparenza inganna.

Ultimi Dagoreport

meloni tajani crosetto garavaglia giorgetti salvini conte

DAGOREPORT - NON SOLO SALVINI MA ANCHE I COSIDDETTI ''RIBELLI LEGHISTI'' APPARTENGONO ALL'IMMORTALE COMMEDIA ITALIANA: SCALPITANO, BRIGANO, ANNUNCIANO, MA NEL MOMENTO DELLA VERITÀ SI DIMOSTRANO SEMPRE I MEJO “CAGHETTA” DELLA PADANIA - IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE HA MANTENUTO AL VERTICE IL MALCONCIO SALVINI, È L’ULTIMO, LAMPANTE ESEMPIO - TUTTO IL CORAGGIO DI GIORGETTI E' STATO QUELLO DI MANDARE ALLO SBARAGLIO IL FIDO GARAVAGLIA: SE FEDRIGA NON SI E' NEMMENO PRESENTATO (SCUSA CRESIMA DEL FIGLIO), QUEL CUOR DI CONIGLIO DI ZAIA SI E' LIMITATO A FARE CIAO-CIAO CON LA MANINA: COSI', GARAVAGLIA SI E' RITROVATO AL FIANCO SOLO FONTANA (E ROMEO) – LA SPARATA ANTI-UCRAINA DI SALVINI (“DIRÒ STOP ALLE ARMI A KIEV”) DEFLAGHERA' NEL PROSSIMO CDM CHE DOVRA' DARE IL VIA AL PACCHETTO DI AIUTI A ZELENSKY DI 4 MILIARDI, FERMI DA GIUGNO – SUL RIPETUTO NO DI SALVINI, LA MELONI NICCHIA, MENTRE TAJANI PREME PER VOTARLA - TANTA FIBRILLAZIONE, PUR ESSENDO L'ITALIA IN FONDO ALLA CLASSICA DEI CONTRIBUTORI EUROPEI DI AIUTI ALL'UCRAINA, LA SVELO' CROSETTO IN UN'INTERVISTA ALLA BBC: "LA MAGGIORANZA DELL'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E' CONTRARIA A SOSTENERE L'UCRAINA" - E MICA SOLO A DESTRA: SE IL M5S DI CONTE DA SEMPRE SBERTUCCIA I "CESSI D'ORO" DI ZELENSKY, ANCHE PER IL 70% DEGLI ELETTORI DEL PD SERPEGGIA UNA FORTE INSOFFERENZA (EUFEMISMO) PER LE SORTI DELLA DISGRAZIATA UCRAINA... - VIDEO

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…

elly schlein franceschini, zingaretti, orlando, speranza decaro, de pascale); gualtieri beppe sala veltroni, bersani, gentiloni

DAGOREPORT – SE ELLY SCHLEIN SPADRONEGGIA NEL PD E’ ANCHE PERCHE’ CHI POTREBBE CONTRASTARLA, PERCHE’ NON CONDIVIDE LE SUE IDEE, EVITA DI ESPORSI (PER PARACULISMO O CONVENIENZA) – DAI MAGGIORENTI DEM (FRANCESCHINI, ZINGARETTI, ORLANDO, SPERANZA) AI GOVERNATORI FURBACCHIONI (DECARO, DE PASCALE); DAI SINDACI CACADUBBI (GUALTIERI) A QUELLI CHE SI SONO ALLINEATI BEPPE SALA) FINO AI “PADRI NOBILI” (VELTRONI, BERSANI, GENTILONI) CHE SOGNANO IL QUIRINALE, IN CASO DI VITTORIA DEL “CAMPO LARGO” – IL RUOLO DI STEFANO BONACCINI CHE DA RIVALE DI ELLY SI E' TRASFORMATO NEL SUO CAVALIER SERVENTE ED E' STATO ABBANDONATO DAI SUOI - EPPURE, PER I SONDAGGI, SI PROFILA UNA SOLENNE BATOSTA PER ELLY - E SE COSI’ FOSSE, GLI ELETTORI DEL CENTROSINISTRA SAPREBBERO CON QUALI “IMBOSCATI” PRENDERSELA…

leonardo maria del vecchio marco travaglio il fatto quotidiano

DAGOREPORT - L’ULTIMA SMARGIASSATA MANICOMIALE DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO DI LANCIARE UN’OPA SULLA "SEIF", SOCIETA EDITORIALE DEL "FATTO QUOTIDIANO", REO DI SQUADERNARE CON I SUOI ARTICOLI FATTI E MISFATTI DELLA SUA AGITATISSIMA ATTIVITÀ PRIVATA E PROFESSIONALE, FINO A IERI POTEVA RIENTRARE IN UNA CATEGORIA BEN NOTA IN ITALIA CON IL TERMINE: "CI SEI O CI FAI?", "SEI SCEMO O MI STAI PRENDENDO PER IL CULO?" - NEL CASO DI LMDV, ORMAI, L’INTERROGATIVO NON HA PIÙ SENSO: IL SIGNORINO È PROPRIO FUORI DI TESTA, FUORI ORARIO, FUORI BINARIO - ANZICHÉ OCCUPARSI DI SBLOCCARE LA RISSA IN CASA DEL VECCHIO CHE OCCUPA LE CRONACHE FINANZIARIE ITALIANE DA BEN QUATTRO ANNI, NONCHÉ PREOCCUPARSI DI UN DEBITO PERSONALE CRESCIUTO A VELOCITÀ IMPRESSIONANTE, IL RISULTATO OTTENUTO DALL’ULTIMA SPACCONATA DA FEDEZ PICCHIATELLO DI LEONARDINO, DETTO LENNY, È CHE OGGI IN BORSA È RIUSCITO A FAR BALZARE IN POSITIVO IL TITOLO DELLA SOCIETÀ EDITORIALE IL FATTO: + 18,18%. BENE, BRAVO, CONTINUA COSÌ…

elly schlein vincenzo de luca piero

VINCENZO, SCENDI IN CAMPO! - DE LUCA E' STUZZICATO ALL'IDEA DI CANDIDARSI ALLA PRIMARIE DEL "CAMPO LARGO", MA AL MOMENTO DELLA VERITA’ SI FRENA PER NON DANNEGGIARE IL FIGLIO PIERO, DEPUTATO DEM E COORDINATORE DEL PD IN CAMPANIA - RENZI IMPLORA IL SINDACO DI SALERNO DI PROPORSI COME FRONTMAN DI ITALIA VIVA (“DA SOLO VALE DUE PUNTI PERCENTUALI”) MA LO SCERIFFO HA DECLINATO (PER ORA) PER IL “BENE” DI PIERO, E CHIEDE AI SUOI FEDELISSIMI DI IMPEGNARSI PER ELLY SCHLEIN ALLE PRIMARIE - RISULTATO: I SUOI STORICI AMICI LO STANNO MOLLANDO PERCHE' NON LO RICONOSCONO PIU'... - VIDEO!

vetrine rotte maranza giorgia meloni youssef siher

DAGOREPORT - A GUARDARE I TIGGÌ RAISET, E LEGGERE I GIORNALONI PRO-MELONI, CON IL FERMO DI YOUSSEF SIHER L’ITALIA HA RISOLTO TUTTI I SUOI PROBLEMI: “MARANZA” SCONFITTI, ADDIO SACCHEGGI! - OVVIAMENTE È UNO SPECCHIETTO PER GLI ALLOCCONI: LA SENSAZIONE È CHE SIHER, CHE ERA NEL CASSETTO DEI SERVIZI DA TEMPO, ABBIA COLTO AL VOLO L'OCCASIONE DI INFILARSI NELLA BOLGIA SOCIAL, PER MAGARI DIVENTARE IL LEADER DELLA ''RIVOLTA MARANZA'' - UNA "RIVOLTA" CHE, GUARDA IL CASO, HA "COPERTO" LE PROTESTE NEL SUD DEI TIR PER IL CARO-BENZINA E I SUPERMERCATI MEZZI-VUOTI – LA DESTRA “ORDINE E SICUREZZA” È AL GOVERNO DA QUATTRO ANNI, AVREBBE DOVUTO PREVENIRE GLI SCONTRI DI MILANO, NON INTERVENIRE A VETRINE SFASCIATE - SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL'ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN'ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE...”