emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump

GIORGIA È PIÙ TRUMPIANA DI TRUMP, E RESTA SEMPRE PIÙ SOLA – MACRON APRE L’OMBRELLO NUCLEARE E RILANCIA L’ASSE CON MERZ. ALTRI OTTO PAESI EUROPEI RISPONDONO ALL’APPELLO. E MELONI CHE FA? SI SFILA DAL PROGETTO DELL’ELISEO, CONTINUA A DIFENDERE “THE DONALD” E ARRIVA A GIUSTIFICARE L’ATTACCO ALL’IRAN PUNTANDO IL DITO CONTRO PUTIN: “LA CRISI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE È FIGLIA DELLA GUERRA IN UCRAINA IN CUI L’ATTACCO A UN VICINO HA SEMINATO CAOS” – INTANTO L’UE BALBETTA E NON OSA CRITICARE IL COATTO DELLA CASA BIANCA…

Estratto dell’articolo di Francesca De Benedetti per “Domani”

 

giorgia meloni donald trump

Nel ventaglio di posizionamenti europei, quello di Giorgia Meloni è il più paradossale: anche stavolta più realista del re e cioè più trumpiana di Trump, al punto da ricondurre pure le sue violazioni del diritto internazionale a Putin («la crisi del diritto è figlia della guerra in Ucraina in cui l’attacco a un vicino ha seminato caos»), al contempo la premier dichiara al Tg5 che Usa e Israele «hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei», mostrando in che modo il tycoon ricambi la sua vicinanza.

 

L’Ue asseconda il duo

ursula von der leyen friedrich merz foto lapresse

«Quindi supportate Usa e Israele?», hanno chiesto i cronisti alla Commissione per penetrare il muro di gomma: da Bruxelles neppure una parola critica per il duo Trump-Netanyahu. «Ciò che non supportiamo è il regime iraniano», è il massimo ottenuto.

 

[...]

 

«Sottolineo l’impegno per la sicurezza di Israele», ha ribadito ieri Friedrich Merz, che è a Washington per il suo incontro con Trump. Pur con qualche eccezione (la Spagna nega agli Usa l’uso delle basi) e con diverse gradazioni – dalle dichiarazioni a 27 senza nessuna condanna agli attacchi illegali di Usa e Israele, fino ai pronunciamenti del cancelliere, dichiaratamente pro Usa e pro Israele – l’Ue si sta impigliando nelle iniziative egemoniche del duo Trump-Netanyahu. L’Italia meloniana fa altrettanto (ed è coinvolta in prima linea nella riconfigurazione della missione Aspide).

 

IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI

Dunque, mentre gli Stati Uniti ricattano l’Ue su più fronti, compreso il versante della (in)sicurezza in Ucraina, la classe dirigente europea dà a Trump man forte in una operazione di ridefinizione degli assetti mediorientali che vede anche nella Turchia un avversario: Netanyahu ha battezzato di recente una «alleanza esagonale» che include anche Grecia e Cipro, storicamente in attrito con Ankara, «contro l’asse sunnita radicale».

 

[...]

 

Il caso dei droni su Cipro, che ha portato ieri anche al rinvio di un Consiglio Ue (la presidenza di turno è cipriota), è un antipasto di ciò di cui «sentiremo parlare nelle prossime settimane», come la portavoce della Commissione si è fatta scappare. Gli effetti dell’attacco innescato da Usa e Israele sia su costi e dipendenze energetiche europee che sugli afflussi migratori verso l’Ue fanno già capolino nelle riunioni speciali dei commissari (il «collegio di sicurezza» inaugurato da von der Leyen nel nuovo mandato).

 

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Merz, Macron e il nucleare

emmanuel macron - discorso sulla dottrina militare francese

«Si può essere contro un regime detestabile e al contempo contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso»: questa è la posizione pubblica di Pedro Sánchez, premier spagnolo. Ma non è la posizione di Bruxelles, che pur ribadendo in ogni modo la condanna verso «un regime oppressivo che ha ucciso la sua stessa gente», ancora una volta non osa pronunciare l’illegalità dell’operazione di Usa e Israele, né tantomeno nominare le amministrazioni Trump e Netanyahu (come già visto in numerosi precedenti, operazione venezuelana compresa).

 

Von der Leyen, criticata in queste ore per aver scavalcato il suo perimetro di competenze entrando in quello di chi rappresenta tutti e 27 i governi (Costa o Kallas), già da sabato pomeriggio si è mossa in stretto coordinamento con Tel Aviv («ero in contatto con Herzog) e Berlino, sua capitale di provenienza. Anche stavolta l’orientamento di Bruxelles segue anzitutto la bussola del cancelliere tedesco, che si presenta a Washington da Trump con in dote «unità e azione comune».

 

EMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACO

In un sistema di alleanze variabili, dove si può puntare su Meloni per lo sfondamento delle regole europee ma si torna a Macron per la difesa, sul dossier mediorientale il cancelliere si è mosso anzitutto coi suoi “azionisti di maggioranza” della difesa continentale: la dichiarazione degli E3 di domenica è stata il primo segnale evidente del posizionamento filo Usa e Israele dei leader europei.

 

Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer hanno un paio di cose in comune: Merz vuole fare da capofila della sicurezza europea nel disimpegno Usa, Macron da capofila sul versante nucleare (d’accordo con Merz) e tutti e tre sono venuti a patti col mondo trumpiano (con Peter Thiel, per dirne una, la Germania fa accordi sulle armi autonome, la Francia va a patti pure al ministero degli Interni, il Regno Unito ha partnership nella Difesa).

 

GIORGIA MELONI - EMMANUEL MACRON - FOTO LAPRESSE

Ieri Macron, in occasione del suo discorso di mandato sul nucleare, ha ufficializzato (anche in nota congiunta con Merz) un piano al quale lavora con i cristianodemocratici da prima delle europee: che l’Europa appalti a Parigi la sua sicurezza nucleare. Il presidente la chiama «dissuasion avancée», vuole aumentare le testate nucleari, nota che «il partner essenziale, la Germania, ha risposto favorevolmente alla nostra richiesta», che «d’estate sono stati rafforzati i legami col Regno Unito».

 

Saranno previste anche riunioni strategiche ed esercitazioni congiunte e che mano a mano altri paesi europei si aggiungono (cita ad esempio i Paesi Bassi e la Polonia, non l’Italia). Parrebbe una Europa a doppia velocità se non fosse che c’è il trucco: «Nessuna condivisione degli interessi vitali, della decisione ultima, della pianificazione e della messa in opera, che da Costituzione restano in mano solo al presidente francese». Chiunque egli (o ella) sia nel 2027.

emmanuel macron giorgia meloni foto lapresseEMMANUEL MACRON FRIEDRICH MERZ KEIR STARMER - CONFERENZA DI MONACOemmanuel macron - discorso sulla dottrina militare francese

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