christine lagarde andrea orcel

IN EUROPA AVANZA IL SOVRANISMO E S’INCEPPA L’UNIONE BANCARIA – LA POLITICA BLOCCA LE GRANDI FUSIONI TRANSFRONTALIERE, CHE SECONDO LA BCE SAREBBERO L’UNICA SOLUZIONE PER COMPETERE CON I GRANDI GRUPPI AMERICANI E CINESI – IL CASO UNICREDIT: IL GOVERNO HA BLOCCATO L’ACQUISIZIONE DI BANCO BPM, CON LA SCUSA CHE LA BANCA DI ORCEL FOSSE “STRANIERA”, SALVO POI SPALANCARE LE PORTE AI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE; IN GERMANIA LA SCALATA A COMMERZBANK VIENE OSTEGGIATA PER LA PAURA DI AFD…

Estratto dell'articolo di Francesco Manacorda per “la Repubblica – Affari & Finanza”

 

CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS - FOTO LAPRESSE

Strette tra Scilla e Cariddi. Da una parte la spinta della Banca centrale europea verso un vero mercato bancario unico, dall'altra la difesa dei campioni nazionali da parte dei governi.

 

In mezzo navigano a gonfie vele, ma spesso in cerca di una destinazione, le banche del Vecchio Continente, ricche come non accadeva da anni ma ancora incapaci di fare quel salto dimensionale che consentirebbe al credito "Made in Europe" di competere davvero con i grandi gruppi americani - leader ad esempio nell'investment banking e nella gestione del risparmio - o con le banche di Stato cinesi.

 

ANDREA ORCEL UNICREDIT

Il paradosso sta tutto nei numeri. Dopo il lungo ciclo di rialzi dei tassi, il settore bancario europeo ha chiuso gli ultimi anni con utili molto robusti. Dal 2022 alla fine dello scorso anno - spiega uno studio di Oliver Wyman - i principali istituti europei hanno restituito agli azionisti oltre 300 miliardi tra dividendi e riacquisti di azioni proprie, e nel 2025 le fusioni e acquisizioni nel settore hanno raddoppiato il loro valore rispetto all'anno precedente.

 

Insomma, i mezzi per aggregarsi ci sarebbero. Ma quando si passa dal capitale disponibile alle decisioni industriali, il sistema si inceppa. E lo fa sempre di più, complice l'avanzata delle destre in Europa: sovranismo e mercati aperti non sono fatti per andare di pari passo. Così, le esortazioni della Bce rimangono lettera morta.

 

LE MOSSE DI UNICREDIT - FEBBRAIO 2026

L'idea di Francoforte è che l'Europa abbia troppe banche, troppo piccole e troppo concentrate sui mercati domestici. La frammentazione riduce le economie di scala, rende più difficile investire in tecnologia e limita la capacità di competere a livello globale. Per questo la presidente della Bce Christine Lagarde e i responsabili della supervisione bancaria continuano a ripetere che le fusioni transfrontaliere sarebbero non solo utili ma in molti casi necessarie.

 

Il problema è che il mercato europeo resta tutt'altro che integrato. Le regole nazionali continuano a separare i sistemi bancari e a bloccare la circolazione del capitale all'interno dei gruppi.

 

Secondo le stime della stessa Bce circa 225 miliardi di capitale e 250 miliardi di liquidità restano intrappolati nelle controllate nazionali […].[…]

 

BANCO BPM - CREDIT AGRICOLE

Poi c'è la politica. […]  Il caso più evidente negli ultimi mesi è quello di UniCredit. L'ad Andrea Orcel ha tentato di muoversi su più fronti, con l'idea di costruire un gruppo europeo più grande e più diversificato. Ma invano, almeno per ora.

 

In Italia ha provato a mettere le mani su Banco Bpm con un'offerta ostile. La reazione politica è stata immediata. In particolare la Lega ha contestato l'operazione sostenendo che UniCredit, ormai con una presenza molto ampia fuori dall'Italia e un parterre di azionisti che - per sua fortuna - ha ogni tipo di passaporto, non sarebbe più una banca "italiana".

 

merz meloni

Il governo ha posto condizioni che il gruppo ha giudicato incompatibili con l'operazione e Orcel ha scelto di fermarsi, lasciando comunque sul tavolo la partecipazione già accumulata nel capitale di Banco Bpm. Adesso, grazie alla scarsa lungimiranza della politica, potrebbero essere i francesi del Crédit Agricole a profittare della situazione, magari aggiudicandosi una buona quota di sportelli se Banco Bpm dovesse fondersi con altre banche.

 

Ma se in Italia il mercato piange, in Germania certo non ride. Lo scorso anno UniCredit ha progressivamente accumulato una quota in Commerzbank fino a sfiorare il 30 per cento del capitale, cioè il limite che farebbe scattare l'obbligo di un'offerta pubblica totale.

 

unicredit commerzbank

Formalmente le autorità antitrust non hanno trovato obiezioni, ma la politica sì. Berlino ha difeso la banca come un campione nazionale, indispensabile per il finanziamento del Mittelstand, il tessuto delle piccole e medie imprese tedesche. Sullo sfondo pesa - e molto - anche la politica interna: in un momento in cui l'estrema destra dell'AfD cresce nei sondaggi, nessuno in Germania vuole prendersi la responsabilità di cedere un simbolo del sistema bancario tedesco a un gruppo straniero.

 

alpha bank

Unica, piccola, consolazione per Orcel e le sue ambizioni di consolidatore, la crescita in Grecia, dove sfiora il 20% di Alpha Bank, peraltro con le porte aperte del governo di Atene.

 

[…] Negli ultimi mesi il gruppo francese delle banche popolari, la Bpce ha acquistato Novo Banco in Portogallo per circa 6,4 miliardi di euro, mentre l'austriaca Erste ha rilevato quasi metà di Santander Bank Polska per poco meno di 7 miliardi. Anche Crédit Mutuel ha messo piede in Germania con l'acquisizione di Oldenburgische Landesbank, una operazione "piccola", da meno di 2 miliardi, e Santander ha rafforzato la propria presenza nel Regno Unito comprando Tsb.

 

giorgia meloni a fuori dal coro 6

Operazioni facilitate anche dal fatto che spesso riguardano mercati dove non esistono campioni nazionali da difendere o dove i governi sono pronti a favorire l'ingresso di nuovi azionisti.

 

Quando la strada delle fusioni si chiude, alcune banche cercano vie alternative. Una delle più evidenti è l'espansione digitale. La spagnola Bbva, per esempio, è entrata nel mercato italiano con una banca online pura, capace di raccogliere rapidamente clienti e depositi senza acquisire un istituto locale[…] Ma resta una soluzione parziale: funziona bene per la raccolta retail e per i servizi di pagamento, molto meno per il credito alle imprese o per la gestione dei grandi patrimoni.

 

giuseppe castagna - banco bpm

Per arrivare davvero a un Big Bang nel consolidamento bancario servirà andare avanti decisi sulla Savings and Investment Union e sul completamento dell'Unione bancaria, con la creazione di uno schema europeo di garanzia dei depositi e un prestatore di ultima istanza paneuropeo. Senza questi pilastri istituzionali — che i governi nazionali continuano a rinviare, perché implicano cessioni di sovranità — le banche europee resteranno ferme tra Scilla e Cariddi.

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