MA LIBERACI DA BELEN – UNA 20ENNE RACCOGLIE PIÙ DI 30MILA FIRME SUL WEB PER CANCELLARE IL PROGRAMMA DELLA SHOWGIRL ARGENTINA: ‘TV MASCHILISTA E PIENA DI STEREOTIPI’ – MICHELE SERRA CONTROCORRENTE: ‘VIENE QUASI DA DIFENDERE IL MASCHILISMO’

1. L'AMACA
Michele Serra per ‘La Repubblica'

Pare che il nuovo programma di Belen Rodriguez sia accusato di "maschilismo" da un manipolo di indignati che raccoglie firme online. Nel breve compendio visibile su Internet si vede il solito crocchio di ragazzuoli e ragazzuole che soppesano reggipetti, rimirano sciancrature, calibrano scollature, incerti se adottare questa o quella mise come le zie dalla sartina e dalla modista, tanti anni fa. Viene quasi da difendere il maschilismo, che è una cosa molto brutta ma molto seria, e con questo sdilinquirsi tra balocchi e profumi c'entra davvero poco.

C'entra, piuttosto, il narcisismo bisex che anima decine di programmi e interi palinsesti satellitari, con modelli e modelle e vice modelli e vicemodelle che indossano tante cosine in salottini carini, sotto lo sguardo amorevole di stilisti e vicestilisti prodighi di consigli sul tipo di asola, e discussioni appassionate su lacca per capelli sì/lacca per capelli no. È il defilé più lungo della storia umana (iniziato nei lontanissimi Ottanta e tuttora in corso) e suscita qualche pensiero nero non tanto sul sessismo nelle sue varie forme quanto sul progressivo infrollirsi di legioni di ambosessi occidentali che come massima urgenza da sbrigare devono decidere se quest'anno va il lilla o il terradisiena.

 

2. CAMILLA, UNA VENTENNE, SFIDA BELÉN
Chiara Maffioletti per ‘Il Corriere della Sera'

Se ti senti insicura per il tuo aspetto fisico, chiedere aiuto a Belén potrebbe sembrare una mossa discutibile. Un po' come se chi si sente scarso a giocare a calcio, per migliorare facesse una partitella con Messi. Eppure è quello che succede in Come mi vorrei , nuovo appuntamento del pomeriggio di Italia1 in cui alcune ragazze si rivolgono alla showgirl per risolvere problemi non sempre strazianti, del tipo: «Due ragazzi mi hanno chiesto di uscire: chi scelgo, il più carino o il più simpatico?».

Tra i tanti videomessaggi, la conduttrice ne seleziona uno di chi, in genere, si vorrebbe «più carina», «più curata», «più sexy», dopodiché incontra la ragazza. La diagnosi del «problema» scatta dopo aver ispezionato il suo armadio e quindi Belén stabilisce i punti su cui intervenire scrivendoli con un rossetto su uno specchio. Momento chiave, il cambio di look. Capelli, trucco e abbigliamento della ragazza vengono stravolti e quando si rivede, finalmente, si piace.

Ma non tutti sono rimasti commossi da queste storie. Camilla De Luca (ma in rete si firma Camilla Bliss), ventenne padovana iscritta a Scienze dell'educazione e della formazione, ha lanciato una petizione sulla piattaforma Change.org per chiudere il programma, raccogliendo più di trentamila firme. Il motivo? «L'educazione può fare moltissimo per la crescita di un individuo, ma non può contrastare i numerosi messaggi negativi che i media ci propongono. Il pensiero che anche una sola ragazza possa recepire il messaggio proposto da questo programma mi inorridisce e ho deciso di intervenire».

Secondo Camilla Come mi vorrei sarebbe «maschilista e pieno di stereotipi. Potrebbe chiamarsi Come mi vorreste voi . Una ragazzina che lo guarda è portata a pensare che l'unico modo per avere un ragazzo ed essere accettata dagli altri sia cambiare radicalmente per aderire a un'immagine stereotipata e falsa dettata da una società omologante».

La petizione si riferisce alla prima puntata, quando Linda, 21enne dal look gotico ma che ripete «mi piaccio così», chiede a Belén un aiuto: «Invece di ricevere consigli, viene insultata e presa in giro per come si veste, le viene detto che deve cambiare senza tenere in conto le sue opinioni». Troppo per Camilla. Ma non per il direttore di Italia1, Luca Tiraboschi: «Stiamo parlando di un people show , di intrattenimento. Non credo sia compito della tv commerciale e in particolare di un programma come questo fare dell'introspezione psicologica approfondita». Per il direttore non bisogna dimenticare «che le ragazze si rivolgono a noi per avere dei consigli. Oggi vanno di moda gli instant book , noi facciamo degli instant look e, se la protagonista non ci si rivede, dal giorno dopo può tornare come prima».

Ma, in una rete che si rivolge ai giovani, non rischia di passare il messaggio che quello che gli altri pensano sia più importante di come si sente ogni ragazza? «Sono consigli. I pionieri con questo genere di programmi siamo stati noi con "Il brutto anatroccolo", ma ora ce ne sono di simili su Real Time, Mtv, FoxLife, e nessuno dice niente. Ma siccome qui c'è Belén scatta la polemica». Una congiura? «È un personaggio catalizzante e attira più critiche degli altri. Invece è perfetta per il programma: per le ragazze è come ricevere consigli dall'amica che ce l'ha fatta. Anche lei ha avuto le sue insicurezze». Ogni tanto le sfuggono commenti non proprio tenerissimi. Eppure, per Tiraboschi «è troppo blanda. Il rapporto è quello tra il coach e il pugile all'angolo: a volte è necessario essere aspri per scuotere».

Non la vede così Anna Oliverio Ferraris, psicoterapeuta e autrice di libri tra cui Chi manipola la tua mente : «I media hanno una evidente tendenza a semplificare la figura femminile, riducendola al look. Si finisce per proporre modelli che non fanno bene perché non sono raggiungibili». Secondo la psicoterapeuta: «Da una parte programmi come questo semplificano la diversità, dall'altra alimentano l'insicurezza che spinge le ragazze a partecipare facendo capire loro che davvero non andavano bene». Tiraboschi non lo pensa. Ma una suggestione la accoglie: «Siamo alla prima edizione: non è detto che non si possa recepire il suggerimento per la prossima». Di chiusura, insomma, non se ne parla.


3. NON BASTA UNA BELÉN PER FARE UN PROGRAMMA
Emiliano Liuzzi per ‘Il Fatto Quotidiano'

È la sua stella che non brilla più. E i tempi che cambiano, probabilmente. Lontane le farfalle esibite sul palco di Sanremo, quando sembrava che Belén Rodriguez fosse la nuova Mina, Carrà e le gemelle Kessler messe insieme. Il sogno erotico degli italiani, nonostante le buone dosi di silicone. La Simona Ventura del futuro senza avere il talento della Ventura e neppure la carica. Quando i dirigenti Mediaset le hanno messo in mano un programma tutto suo, il primo, si aspettavano fuoco e fiamme, anche perché giocavano su un format - quello a cui si ispira Come mi vorrei, dal lunedì al venerdì alle 17 su Italia Uno - abbondantemente sperimentato.

Ma lei, l'ex ragazza argentina diventata più o meno donna, lo ha trasformato in spazzatura: ascolti al due per cento, critiche, petizioni in rete con la richiesta di chiuderlo perché "sessista". E a dire il vero in parte lo è, nonostante il presidente della Camera Laura Boldrini, sempre pronta a dire la sua, questa volta abbia taciuto. Sessista, trash e con una conduttrice che, alla sua prima prova da solista, pensava di dover scalare chissà quale montagna dell'auditel. In realtà è solo una Belén qualsiasi, una donna carina senza nessun particolare guizzo talentuoso. Fa se stessa e di più non si può pretendere. È Belen.

A dire il vero era prevedibile, anche. Ma gli italiani si sa, a volte si accontentano di una farfalla colorata. Questo nelle intenzioni doveva bastare. Per chi non lo avesse visto, e devono essere in molti, il programma si basa sulla conduttrice che dovrebbe dare lezioni di bellezza e sensualità. La sua missione è andare nelle case di ragazzine con problemi affettivi, come per fortuna accade a tutte le ragazzine di questo mondo, e trasformarle da brutti anatroccoli in veline. Belén va a ravanare negli armadi e dice: "No, questo slip non va, il reggiseno è out, i capelli così non vanno". Lei, la maestrina, le ripulisce, le veste e le butta tra le braccia del primo che passa perché diventino oggetti del desiderio, vincenti in amore e nella vita.

Non è così, non funziona così il mondo, ovviamente. E non funziona così nemmeno la televisione. La gente è stanca anche di una Belén qualsiasi, l'ubriacatura collettiva è finita. La ragazza arrivata da Buenos Aires non funziona più, questa è la realtà. La carriera l'aveva fatta soprattutto grazie alla sua fuga d'amore con Fabrizio Corona, attualmente detenuto, bello, impossibile e con una moralità quantomeno dubbia. Lei, la ragazza della porta accanto con una buona dose di ritocchi del chirurgo, è tornata a essere quello che era: carina, e nulla più.

Ha un contratto per 52 puntate, non uno scherzo, ma è molto probabile, che se gli ascolti non migliorano, lo mandino in pensione. Anche perché la petizione per cancellare il programma gira e raccoglie consensi: già 25 mila le firme, fino a ieri, destinate ad aumentare. "Una ragazzina che guarda questo programma è portata a pensare che l'unico modo per poter avere un ragazzo ed essere accettata dagli altri, sia quello di cambiare radicalmente per aderire a un'immagine stereotipata e falsa dettata da una società omologante". Il ragionamento non fa una piega: il format non va, Belen nemmeno.

 

 

 

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