jovanotti

53 ANNI, 4MILA CHILOMETRI, UN JOVANOTTI PER STRADA - VIDEO: LA SUA DOCU-SERIE SU RAIPLAY È UNO DEI MODI MIGLIORI PER SFUGGIRE ALLA QUARANTENA. METTENDOSI IN MARCIA ALL’ALBA, COME I LADRI. PERCHÉ C’È TANTO DA RUBARE E POCO TEMPO DA PERDERE. TRATTANDO CON POLIZIOTTI CATTIVI E DOGANIERI BUONI. DANDO LE SPALLE ALL’INQUIETUDINE E AI CACTUS ''CHE SEMBRA TI FACCIANO IL DITO MEDIO''

VIDEO: JOVANOTTI SU RAIPLAY

 

https://www.raiplay.it/programmi/nonvogliocambiarepianeta

 

 

 

jovanotti non voglio cambiare pianeta

Dicono che è vero che quando si muore poi non ci si vede più/ Dicono che è vero che ogni grande amore/ Naufraga la sera davanti alla tv/ Dicono che è vero che ad ogni speranza corrisponde stessa quantità di delusione/ Dicono che è vero sì, ma anche fosse vero, non sarebbe giustificazione.

Lorenzo Cherubini

 

 

 

Malcom Pagani per www.vanityfair.it

 

L’uomo chiamato cavallo non cerca scuse. Viene dall’Italia. Ha una bandierina tricolore a poppa e l’infinito a prua. Trotta e sbuffa, arranca e pedala. Incontra lama, balene, foche e militari. Supera le frontiere. Osserva saline estese come ghiacciai e cespugli trascinati dal vento. Suda. Si ustiona. Dubita. Decide. Orienta la mappa dell’immaginazione sull’unica rotta che conosce: la libertà.

jovanotti non voglio cambiare pianeta

 

Punta la sveglia all’alba e avanza fino al tramonto. E’ solo per migliaia di chilometri dagli Appennini alle Ande. E pensa. «Si pensa alla vita quando si viaggia» dice Lorenzo Jovanotti su un letto di fortuna davanti all’Oceano Pacifico: «Ma non sono mica un letterato, vado in bicicletta, canto le canzoni e ogni volta dopo la fatica piove la magia. Ti fai un gran culo, ma vieni ripagato». Mentre il mondo stava per chiudersi a chiave, Lorenzo lo attraversava libero. Come un animale. Per 4000 chilometri.

jovanotti

 

Da Isla Damas fino alle vette in cui il pensiero si confonde, l’aria manca e respirare è un esercizio fideista. In pianura, nella giungla, tra palme, laghi e piante di tabacco e a 5.000 metri dove Marte non sembra più così lontana. Tenendo l’esistenza intera in una bici. Pasteggiando sui marciapiedi. Sdraiandosi sulle pietre per sognare ad occhi aperti. Dormendo in stanze improvvisate o in tenda. Con otto ore di sonno e quindici di silenzio.

 

Ristabilendo le proporzioni. Scoprendo lo stupore del vento già esplorato da Attilio Bertolucci. Trovando ispirazione dalla bellezza. Nelle parole. Nella poesia di Pablo Neruda, Mariangela Gualtieri, Bukowski, Hugo Pratt, Pierluigi Cappello e  Jorge Andrade. Consapevole che le conclusioni non servono a niente. È solo essere sulla strada, come un Kerouac qualunque, fuori tempo e fuori latitudine, senza più misura, giorni e orizzonti certi, a contare davvero. Conta perdersi. Conta abbandonarsi.

 

jovanotti non voglio cambiare pianeta

Conta arricchirsi di una moneta senza conio. La Panamericana, San Pedro de Atacama, Jujuy. Il Cile, l’Argentina, Salta. La Bolivia e la Colombia a portata di binocolo e l’altra parte della luna sotto i piedi. Con i ricordi a fondersi con le visioni. Con i viandanti che sono sulla sella da un anno e mezzo e ai mutamenti, come in quella vecchia canzone, si adattano senza pretendere di stravolgere il flusso delle stagioni.

 

Con ciò che ci precede e ci sopravviverà. Sotto il cielo che ci fa sentire piccoli. Con la nostalgia. Con Teresa. Con Francesca: «Perché in certe occasioni avere persone che ti amano ti salva il culo». Con immanente e trascendente. Leggerezza e filosofia. Ridendo e cantando nel nulla, attraverso le onomatopee delle città (Taltal, Antofagasta, praticamente una canzone di Paolo Conte), sotto la pioggia e sotto il sole. Grato alla vita, come Violeta Parra. Mangiando uova da un tegame, banane e panetti di burro. Depredando panini dai buffet di alberghi ancora dormienti e riempendosi le tasche.

jovanotti non voglio cambiare pianeta

 

Mettendosi in marcia all’alba, come i ladri. Perché c’è tanto da rubare e poco tempo- l’abbiamo capito- da perdere. Trattando con poliziotti cattivi e doganieri buoni. Dando le spalle all’inquietudine e ai cactus «che sembra ti facciano il dito medio». Dividendo un breve ma intenso tratto di avventura con Augusto, il sosia di Serse Cosmi, l’amico romagnolo che del sangue che impasta la terra, del grasso delle catene e dell’assemblaggio di una bicicletta è maestro. E mentre la ruota gira, a Lorenzo passano accanto il Tropico del Capricorno e la Pampa. I pinguini e le allucinazioni.

 

I santuari improvvisati. I paesi semiabbandonati. Le proteste contro i politici dipinte su un muro sbreccato dal vento e i mercati in cui tutto si vende perché non esiste più niente, neanche la speranza, da barattare. Una volta, quando era ragazzo, acquistava dai banchetti jeans usati e sverniciava mobili per avere mille lire in tasca. Adesso, a 53 anni, ha capito che la solitudine è una maniera di portare alla luce quello che non riusciamo a confessarci e l’unica economia possibile è mettere in banca il segreto dell’ispirazione.

 

fiorello jovanotti

Per alimentarla, Lorenzo dimentica i numeri. Tira i dadi. Parte. Gamba, destra, Gamba sinistra. La catena delle bicicletta lo scioglie lentamente da ogni vincolo. Gli fa visita la memoria. «Con una bici, da bambino, potevo andare in capo al mondo» dice ed effettivamente, là dove il mondo finisce e il vagabondaggio dà forma ai sogni, Lorenzo va. Riflette sulla sua esperienza: «Questa cosa somiglia alla musica, è come esser dentro una cosa, immergersi completamente e al tempo stesso osservarla». Parla da solo: «Io lo so che non sono solo anche quando sono solo».

 

Parla con uomini e donne che gli ricordano sua madre e suo padre in città minerarie che sembrano tratte da una pagina di Soriano: «Il mì Mario che i comunisti non poteva vederli, ma erano al tempo stesso i suoi migliori amici». Scherza con la GoPro, il suo Wilson da Cast Away, la via di fuga per sfogarsi, imprimere i pensieri, non smettere di giocare: «Dove sei?» gioca con la barba sempre più lunga e i capelli smarriti in un nodo gordiano, in un roveto, in un groviglio inestricabile «In culo al mondo, ma il mondo, va detto, ha un gran bel  culo da guardare».

 

jovanotti

C’è tutto Lorenzo in questo periplo. Mentre inizia Sanremo, lui da ballerino che aspetta su una gamba lo spuntare del sole, intona altre note. «Avevo voglia di chiudere la saracinesca». L’ha fatto. Sei mesi fa faceva ballare l’Italia su una spiaggia.

 

Oggi parla con i cani e mette gli occhi «sul negativo fotografico di quella storia». Entra ed esce da sé per ritrovarsi e innaffiare la meraviglia. Da Pirata, da corsaro come il suo amico Pantani o come l’altro bucaniere che gli aveva scritto tanti anni fa, Tiziano Terzani, che certo «è un peccato aver perso quella sua vecchia mail» ma ci sono cose, a iniziare dai decenni non trascorsi invano, che neanche i mancati trasferimenti cancellano del tutto. C’è di più nel secondo tempo. Molto di più.

 

 

 

 

22 9 19 jova beach partyjova house party 5

 

 

 

 

 

Ultimi Dagoreport

andrea orcel gaetano caltagirone carlo messina francesco milleri philippe 
donnet nagel generali

DAGOREPORT - LA CAPITALE DEGLI AFFARI A MISURA DUOMO, A CUI IL GOVERNO MELONI HA LANCIATO L’ANATEMA “BASTA CON I BANCHIERI DEL PD”, È IN TREPIDA ATTESA DI COSA DELIBERERÀ UNICREDIT DOMENICA PROSSIMA, A MERCATI CHIUSI - SI RINCORRONO VOCI SULLA POSSIBILITÀ CHE ANDREA ORCEL ANNUNCI L’ADDIO NON SOLO ALL’OPS SU BPM MA ANCHE ALLA SCALATA DI COMMERZBANK, PER PUNTARE TUTTA LA POTENZA DI FUOCO DI UNICREDIT LANCIANDO UN’OPS SU GENERALI - DOPO LE GOLDEN MANGANELLATE PRESE SU BPM, ORCEL AVRÀ DI CERTO COMPRESO CHE SENZA IL SEMAFORO VERDE DI PALAZZO CHIGI UN’OPERAZIONE DI TALE PORTATA NON VA DA NESSUNA PARTE, E UN’ALLEANZA CON I FILO-GOVERNATIVI ALL’INTERNO DI GENERALI COME MILLERI (10%) E CALTAGIRONE (7%) È A DIR POCO FONDAMENTALE PER AVVOLGERLA DI “ITALIANITÀ” - CHISSÀ CHE COSA ARCHITETTERÀ IL CEO DI BANCA INTESA-SANPAOLO, CARLO MESSINA, QUANDO DOMENICA IL SUO COMPETITOR ORCEL ANNUNCERÀ IL SUO RISIKO DI RIVINCITA…

parolin prevost

PAROLIN È ENTRATO PAPA ED È USCITO CARDINALE - IN MOLTI SI SONO SBILANCIATI DANDO PER CERTO CHE IL SEGRETARIO DI STATO DI BERGOGLIO SAREBBE STATO ELETTO AL POSTO DI PAPA FRANCESCO – GLI “AUGURI DOPPI” DI GIOVANNI BATTISTA RE, IL TITOLO FLASH DEL “SOLE 24 ORE” (“PAROLIN IN ARRIVO”) E LE ANALISI PREDITTIVE DI ALCUNI SITI - PERCHÉ I CARDINALI HANNO IMPALLINATO PAROLIN? UN SUO EVENTUALE PAPATO NON SAREBBE STATO TROPPO IN CONTINUITÀ CON BERGOGLIO, VISTO IL PROFILO PIU' MODERATO - HA PESATO IL SUO “SBILANCIAMENTO” VERSO LA CINA? È STATO IL FAUTORE DELL’ACCORDO CON PECHINO SUI VESCOVI...

matteo renzi sergio mattarella elly schlein maurizio landini

DAGOREPORT – IL REFERENDUM ANTI JOBS-ACT PROMOSSO DALLA CGIL DI LANDINI, OLTRE A NON ENTUSIASMARE MATTARELLA, STA SPACCANDO IL PD DI ELLY SCHLEIN - NEL CASO CHE UNA DECINA DI MILIONI DI ITALIANI SI ESPRIMESSERO A FAVORE DELL’ABOLIZIONE DEL JOBS-ACT, PUR NON RIUSCENDO A RAGGIUNGERE IL QUORUM, LANDINI ASSUMEREBBE INEVITABILMENTE UN'INVESTITURA POLITICA DA LEADER DELL'OPPOSIZIONE ANTI-MELONI, EMARGINANDO SIA SCHLEIN CHE CONTE - E COME POTRANNO I RIFORMISTI DEM, I RENZIANI E AZIONE DI CALENDA VALUTARE ANCORA UN PATTO ELETTORALE CON UN PD "LANDINIZZATO", ALLEATO DEL POPULISMO 5STELLE DI CONTE E DE SINISTRISMO AVS DI BONELLI E FRATOIANNI? - A MILANO LA SCISSIONE DEL PD È GIÀ REALTÀ: I RIFORMISTI DEM HANNO APERTO UN CIRCOLO IN CITTÀ INSIEME A ITALIA VIVA E AZIONE. MA BONACCINI DIFENDE ELLY SCHLEIN

sergio mattarella giorgia meloni

DAGOREPORT - L'ARDUO COMPITO DI MATTARELLA: FARE DA ARBITRO ALLA POLITICA ITALIANA IN ASSENZA DI UN’OPPOSIZIONE - IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NON VUOLE SOSTITUIRSI A QUEGLI SCAPPATI DI CASA DI SCHLEIN E CONTE, NÉ INTENDE SCONTRARSI CON GIORGIA MELONI. ANZI, IL SUO OBIETTIVO È TENERE IL GOVERNO ITALIANO DALLA PARTE GIUSTA DELLA STORIA: SALDO IN EUROPA E CONTRO LE AUTOCRAZIE – IL PIANO DI SERGIONE PER SPINGERE LA PREMIER VERSO UNA DESTRA POPOLARE E LIBERALE, AGGANCIATA UN'EUROPA GUIDATA DA FRANCIA, GERMANIA E POLONIA E LONTANA DAL TRUMPISMO - LE APERTURE DI ''IO SONO GIORGIA" SUL 25 APRILE E AFD. MA IL SUO PERCORSO VERSO IL CENTRO E' TURBATO DALLL'ESTREMISMO DI SALVINI E DALLO ZOCCOLO DURO DI FDI GUIDATO DA FAZZOLARI...

francesco micheli

DAGOREPORT - IN UNA MILANO ASSEDIATA DAI BARBARI DI ROMA, SI CELEBRA LA FAVOLOSA CAPITALE DEGLI AFFARI CHE FU: IL CAPITALISMO CON IL CUORE A SINISTRA E IL PORTAFOGLIO GONFIO A DESTRA - A 87 ANNI, FRANCESCO MICHELI APRE, SIA PURE CON MANO VELLUTATA E SENZA LASCIARE IMPRONTE VISTOSE, IL CASSETTO DEI RICORDI: “IL CAPITALISTA RILUTTANTE” È IL DIARIO DI BORDO DELL’EX BUCANIERE DELLA FINANZA CHE, SALITO SULL’ALBERO PIÙ ALTO DEL VASCELLO, HA OSSERVATO I FONDALI OSCURI INCONTRATI NEL MARE MAGNUM INSIDIOSO DELL’ECONOMIA, SOMMERSA E SPESSO AFFONDATA - “IO E LEI APPARTENIAMO A ZOO DIVERSI”, FU IL VATICINIO DI CUCCIA – LUI, UNICO TESTIMOME A RACCOGLIERE LO SFOGO DI EUGENIO CEFIS SU QUEL “MATTO” DI CUCCIA CHE NEL GIORNO DELLE SUE CLAMOROSE DIMISSIONI DA MONTEDISON L’AVEVA ACCOLTO CON UN BEFFARDO: “DOTTORE, PENSAVO VOLESSE FARE UN COLPO DI STATO…”