MI ILLUMIO DI FIGA! – UNGARETTI PEGGIO DEL BANANA: A 79 ANNI SCAPOCCIA PER LA GIOVANISSIMA BRUNA E SCAPPA CON LEI A BAIRES

Francesca Cricelli per "Sette - Corriere della Sera"

Nel novembre del 1967, Giuseppe Ungaretti si reca a Buenos Aires, su invito della Olivetti argentina che, fra l'altro, promuoveva manifestazioni culturali fra letterati italiani e sudamericani. Lo accompagna Bruna Bianco, conosciuta l'anno prima nella capitale brasiliana. Dopo qualche giorno, da Buenos Aires, la coppia si sposta a Bariloche. Il viaggio è documentato da numerose fotografie, rimaste nel cassetto per circa mezzo secolo. Documentano l'arrivo all'aeroporto e le lunghe passeggiate per l'idilliaca cittadina ai piedi delle Ande.

Pare che il console italiano locale abbia suggerito a Ungaretti di comprare un pezzo di terra nella nuova Bariloche. La proposta aveva suscitato un certo interesse nel poeta che aveva pensato di farne un regalo alla donna amata, che, nel fine-settimana, accompagnata dai suoi fratelli, avrebbe potuto raggiungere la «Courmayeur argentina». Il legame di Ungaretti con il Brasile risaliva al suo primo viaggio in America Latina, dove si era recato nel 1936 invitato dal Pen Club argentino.

L'università di San Paolo gli aveva offerto la cattedra di Letteratura italiana e il poeta si era trasferito con tutta la famiglia. Sino al 1942, quando rientrò in Italia, con la moglie Jeanne e la figlia Ninon, per non finire in campo di concentramento. Trent'anni dopo il suo primo arrivo in Brasile, l'incontro fra Giuseppe Ungaretti e Bruna Bianco, a San Paolo. Un incontro davvero straordinario. Ma sentiamolo direttamente dalla protagonista.

Quando e dove conobbe Ungaretti?
«Il 26 agosto del 1966, a San Paolo, all'Hôtel Ca' d'Oro, in centro, allora in rua Basilio da Gama». (...)

Come mai Ungaretti si trovava in Brasile?
«Era venuto a visitare la tomba del figlio Antonietto, morto nel '39, a nove anni, per un'appendicite curata male. Una sofferenza indicibile che esprimerà nelle poesie de Il dolore».

Che cosa avvenne nei giorni successivi?
«Ungaretti raggiunse Rio per rivedere alcuni amici, fra cui Vinícius de Moraes. Doveva rimanerci una decina di giorni, invece tornò a San Paolo, subito, per stare con me». (...)

Come passavate il tempo?
«Visitammo tutta San Paolo e, più volte, i giardini dell'Agua Branca; e anche il quartiere del Morumbi, che stava nascendo». (...)

San Paolo, ma anche Buenos Aires e Bariloche...
«Nel novembre '67, Ungaretti ed io ci imbarcammo per l'Argentina - prima a Buenos Aires e poi a Bariloche -, invitati dalla Olivetti».

Conosceva bene la poesia di Ungaretti?
«Quasi tutto quello che aveva pubblicato».

Che differenze trovava fra il poeta e l'uomo?
«Nessuna. La singolarità della poesia di Ungaretti è inscindibile da quella della sua persona. E questo lo si constatava anche dalla sua grazia e dal sorriso, come si può vedere nelle fotografie scattate durante il viaggio argentino». (...)

C'è qualche scritto inedito di Ungaretti che ricorda il vostro viaggio in Argentina?
«Solo l'autografo su una sua fotografia, datato 19 novembre 1967: "Per Bruna: il viaggiare non è ‘un peu mourir', ma un po' ‘vivre' di più ed imparare a vivere. Unga'"». (...)


PAROLE MOLTO PRIVATE
Roma, l'8 agosto 1967
Piccolina,
troverai inclusa la lettera per la Vovó (1). È una lettera scritta come detta il cuore e, oserò dirlo, la gentilezza. Sono una persona brusca a volte, e, chi mi ha conosciuto in altri tempi, sa che ero anche un uomo d'una intolleranza e d'una violenza che, oggi, a ripensarci, mi fanno un po' vergogna.

Gli anni, le amarezze - anche molte gioie fattesi ormai solo ricordo - mi hanno, non addomesticato, ma reso infinitamente meno impulsivo. In fondo però, più segreta allora, legge osservata palesemente oggi, la gentilezza - e forse allora ero violento per gentilezza - è l'impulso interno che oggi regola la mia vita: la gentilezza. Gentile in modo insuperabile, sei te. Non uno sguardo tuo, non una sillaba tua, non uno slancio dell'anima tua che non siano dettati da innata gentilezza, e da una sapientissima arte della gentilezza.

Grazie, amore. T'amo, amore, e per motivi che non sono, lo sai bene, né futili, né di capriccio, né di un qualsiasi impulso di bestialità. T'amo, amore, anima e corpo. Un corpo che è la più giusta misura e scrigno dell'anima che ci siano mai stati. Ho prenotato il vagone letto per Genova. Arriverò nelle prime ore del 20, riposerò fino all'ora di andare al porto, che è vicino al mio albergo, l'Hôtel Principe, e rivedrò Bruno, ma in Bruno rivedrò te, ed è per questo, per sentirti più vicina - ti sento sempre vicinissima, immedesimata in me -, ma Bruno sarà come tu fossi anche qui, un po' come tu fossi anche qui, ti ha lasciato poco fa, e ci sarà anche Marco. Voi tre, siete molto vicini al mio cuore. Credo che Marco potrebbe venire a prendermi all'albergo, vicinissimo come già detto, al porto. Forse potrebbe anche fare colazione con me. E se ci fossero altri parenti, benvenuti!

Quando verranno a Roma, Bruno e Marco (2), vorrei mostrare loro diverse cose. Qui è nato il Barocco. Roma è la città barocca più straordinaria del mondo. Vi hanno lavorato il Bernini e il Borromini. Del Borromini vorrei mostrare loro alcune opere. Era l'architetto più fantastico che abbia avuto il mondo, forse il maggiore in ogni senso. Era Ticinese. È morto giovine, suicida. I suoi monumenti sono pozzi di equilibrio, le diverse parti si tengono su, con un'armonia insuperabile, come gli oggetti che porta uno sopra l'altro, un monte di oggetti, un illusionista di circo.

Eppoi desidero che scoprano gli Etruschi. Non potranno venire con me sino agli scavi di Pompei ed Ercolano? Sarebbero visioni incancellabili per sempre.
Anche i musei di Napoli, sono ricchi da impazzire.
Come sarei felice di mostrare loro com'è stata grande, come sarà grande l'Italia: arte e sapere. Non abbiamo altre strade, sono le strade maestre.

Ricordati che il mio indirizzo è il seguente:
Hôtel dei Congressi
Per Giuseppe Ungaretti
Roma, (Eur)
Viale Shakespeare
Italia
Amore mio, sai che il mio amore per te cresce d'attimo in attimo? Non so più vivere lontano da te. Sei la gentilezza più gentile del mondo. T'amo, t'amo, t'amo.
Ti bacio Unga'
Ti saluta con molto affetto Marianni (3)
A Waldeloir Rego (4) manderò il libro appena andrò in centro e potrò procurarmelo.

(1) Vovó era Erothides de Barros Monteiro, nonna di una compagna di scuola di Bruna, così affettuosamente chiamata anche dalla Bianco bambina.
Fu lei ad accompagnare Bruna durante i primi due viaggi che fece con Ungaretti a Belo Horizonte e Salvador de Bahia durante la loro ricerca sul Barocco brasiliano. Bruna si fece accompagnare dalla "nonna" perché non osava chiedere al padre il permesso di partire da sola. In Perù, invece, andò con l'amica Cecilia de Barros Monteiro (nipote di Erothides) e a Venezia con la cugina Lauretta Bianco.

(2) Marco e Bruno sono i fratelli di Bruna. Marco studiava ingegneria all'Università di Torino e Bruno era venuto a trovare il fratello in Italia, dove si era fermato un mese. Ungaretti si era molto affezionato a Marco, che era un po' poeta e suonava il pianoforte a orecchio, tanto da scrivere per lui alcuni testi (tuttora inediti) per la sua musica.

(3) Ariodante Marianni (1922-2007), segretario di Ungaretti.

(4) Rego (1930-2001), etnologo, storico e studioso del folklore brasiliano.

 

 

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