"ARTISTICAMENTE, LA PRESENZA RUSSA ALLA BIENNALE DI VENEZIA È STATA IRRILEVANTE" - ANTONIO RIELLO FA A PEZZI IL PADIGLIONE DI MOSCA RIAPERTO DA BUTTAFUOCO: "ERA A META’ TRA UN DISCO-BAR E UN CLUB PRIVE’. ALL’INGRESSO C'ERANO BALDI GIOVANOTTI CON ADDOSSO UNA MASCHERINA SBARAZZINA: UNA ALLUSIONE AI FESTINI SADOMASO? ERANO AGENTI DEL FSB CHE VOGLIONO RIMANERE IN INCOGNITO?" - "ALL'INTERNO COMPAIONO ALCUNI ALBERELLI RACHITICI, MALINCONICI E IN CATTIVE CONDIZIONI" - "MENTRE I DJ SPARANO MUSICA INDIAVOLATA, QUALCUNO PROVA A DIMENARSI SENZA ENTUSIASMO. L’ASSO NELLA MANICA È UN ANTICO TRUCCO ALCOLICO: VODKA GRATIS A TUTTI QUELLI CHE NE FANNO RICHIESTA" - CHI SONO LE RESPONSABILI DEL CONTESTATO PADIGLIONE: ANASTASIA KARNEEVA, FIGLIA DI UN GENERALE DEI SERVIZI SEGRETI RUSSI MOLTO VICINO A PUTIN, ED EKATERINA VINOKUROVA, FIGLIA DI SERGEY LAVROV, MINISTRO DEGLI ESTERI DI PUTIN...
Protestes de Pussy Riot i Femen durant la inauguració de la Biennal de Venècia.
— 3CatInfo (@3CatInfo) May 6, 2026
Les activistes s'han manifestat davant del pavelló de Rússia contra la presència d'aquest país al certamen, amb bengales i banderes d'Ucraïna https://t.co/2kd2LnBYsa pic.twitter.com/NdZPVaZuMB
Antonio Riello per Dagospia
ekaterina vinokurova anastasia karneeva 1
Il principale pomo della discordia di questa tormentata Biennale, come ben tutti sanno, e’ stato il Padiglione della Federazione Russa. Da un punto di vista giuridico il direttore della Biennale ha ragione. I padiglioni nazionali sono gestiti dagli stati che legittimamente li possiedono. Non sono sotto il controllo diretto del Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia. Quello russo, disegnato da Aleksej Scusev, se ne sta li’ fin dal 1914 (regnava lo Zar Nicola II).
La non-presenza della Russia nel 2022 era stata causata non da un divieto della Biennale, ma dalla decisione dei curatori e degli artisti invitati - tutti russi - di non partecipare (quindi si e’ trattato di una auto-esclusione). Invece nel 2024, sempre la Russia, ha deciso di darne l’uso ad un paese allora considerato amico, la Bolivia (nel frattempo l’attuale governo Boliviano ha sterzato verso gli USA).
padigione russo alla biennale 2
La decisione di riaprire il proprio spazio per il 2026 - benche’ sicuramente inopportuna, dato il perdurare la guerra di aggressione in Ucraina - rientrava nei diritti della Federazione Russa.
A rendere la presenza ancora piu’ discutibile (ma non meno legittima, almeno sul piano formale) e’ il fatto che responsabili del contestato padiglione sono la ditta Smart Art (la fondatrice e proprietaria e’ Anastasia Karneeva, figlia di un generale dei servizi segreti russi molto vicino a Putin) e la signora Ekaterina Vinokurova (la figlia di Sergey Lavrov, Ministro degli Esteri di Putin). Insomma piu’ che “Arte di regime” sembra “Arte di famiglia”. Sono in carica fino al 2029, quindi facilmente le rivedremo in azione. Il titolo (furbo) dato all’operazione - chiamiamola culturale - e’ “The Tree is rooted in the Sky”.
padigione russo alla biennale 1
Attualmente risulta chiuso al pubblico. Ma durante i giorni della cosiddetta “Pre-Inaugurazione” (5,6,7,8 Maggio) era aperto. Pochi hanno voluto entrarci, soprattutto per ragioni politiche. C’era molto movimento fuori, ma poco all’interno. Mercoledi’ 6 Maggio - sotto un cielo da pioggia - alle ore 11 le Pussy Riot hanno fatto un happening proprio li’ davanti.
E’ stata una cosa energetica e furiosa (slogan, musica, fumogeni e, ovviamente, seni in bella vista) ma e’ durata in tutto non piu’ di una decina di minuti. E comunque c’erano piu’ reporter che manifestanti. La sensazione e’ che, alla fine, la manifestazione di protesta abbia paradossalmente aumentato l’interesse degli addetti ai lavori per una presenza, quella russa di quest’anno, artisticamente piuttosto irrilevante.
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Poco lontano un grande cervo-monito in cemento, fatto arrivare apposta a Venezia dalla delegazione ucraina, getta uno sguardo severo sulle ambizioni culturali del regime putiniano. Ma alla fine cosa c’era dentro ‘sto benedetto padiglione?
In pratica un qualcosa a meta’ tra un Disco-Bar e un Club Prive’. All’ingresso dei baldi giovanotti con addosso una mascherina sbarazzina: non si capisce se si tratta di un goffo omaggio alla tradizione del Carnevale veneziano oppure se e’ una sottile allusione trasversale ai famosi festini sado-maso che si tenevano negli anni ’90 all’Albatros Club di Zurigo. Oppure se sono semplicemente agenti del FSB che vogliono rimanere in incognito. Credo che nessuno abbia avuto il coraggio di chiedere chiarimenti. Ma almeno non chiedevano la parola d’ordine per entrare.
padigione russo alla biennale 7
Una serie di giovani DJ, da un paio di consolle, sparano musica indiavolata (decisamente demode’ comunque per gli appassionati occidentali del genere). Alcuni alberelli compaio qui e la’. Ma sono rachitici, malinconici e in cattive condizioni, sembrano venire da una svendita di alberi di Natale fatta dopo il 26 Dicembre.
Dovrebbero essere (forse) una furbetta presa in giro dell’attitudine - tutta occidentale - cha ha innalzato il sentimento “Green” a ingrediente di grande rilievo per l’Arte Contemporanea. O forse un omaggio alle grandi foreste della madrepatria. Qualsiasi sia l’intento, questi vegetali rinsecchiti non sono all’altezza.
Nel mezzo, su specie di cubi da discoteca, qualcuno prova a dimenarsi senza entusiasmo. Ecco evidentemente i nuovi “balletti russi”. Altra cosa dalle gloriose coreografie che portava in giro per l’Europa Sergej Djagilev un secolo fa.
padigione russo alla biennale 5
Ma l’asso nella manica pensato dalle agguerrite organizzatrici e’ un antico trucco alcolico: vodka gratis a tutti quelli che ne fanno richiesta. Io non ho approfittato della opportunita’ offerta (e cosi’ anche l’inviato del Times che era vicino a me), ma ho avuto modo di vedere che tra i rari visitatori qualcuno ha gradito. Pare fosse roba buona. Il tentativo di dare un segno di amicizia etilica universale? Vodka e politica in Russia sono sempre state in stretto contatto.
L’unica annotazione che si puo’ fare e’ che le autorita’ russe hanno cercato - il piu’ possibile - di suggerire una situazione lontana da ogni emergenza bellica. Niente militarismo o evidenze di tipo nazionalista. Fare finta che sia tutto a posto. Viene contrabbandata un’atmosfera giovanile, vagamente rilassata e disinvolta. Un tentativo - magari un po’ banalotto - di lanciare un segnale di assoluta normalita’ (e si sa che esibirla con troppa insistenza e’, quasi sempre, il segno di una considerevole anormalita’). In conclusione: “Molto rumore per nulla” (il repertorio shakespeariano ha sempre in dotazione le parole giuste).
anastasia karneeva e ekaterina vinokurova
proteste fuori dal padigione russo
pussy riot alla biennale
ekaterina vinokurova anastasia karneeva
anastasia karneeva
lavrov ekaterina vinokurova
cervo ucraino
padiglione russo alla biennale
padigione russo alla biennale 3
padiglione giappone 01
padiglione centrale 1
pussy riot alla biennale 3
pussy riot alla biennale 1
padigione russo alla biennale 4