LA CANNES DEI GIUSTI - COSA FARE DI TUA FIGLIA CHE A 12 ANNI È GIÀ ALTA DUE METRI E VIVE NELLO SPROFONDO DELLA LETTONIA DEL 1964? LA FAI GIOCARE A BASKET SPERANDO CHE NON SIA UNA PIPPA - "ULYA", BIOPIC SULLA CAMPIONESSA LETTONE DI BASKET ULYA SEMJONOVA, HA UNA GRANDE STORIA. E SE È DIVENTATA UN FILM, SI DEVE ALLA COSTANZA DI UN GIOVANE ATTORE, ARMOLD KARLIS AVOTS - È DIFFICILE NON CADERE NEL RIDICOLO CON UN PERSONAGGIO FEMMINILE DI DUE METRI INTERPRETATO DA UN UOMO. RISCHI SEMPRE L'EFFETTO PLINIO FERNANDO, MARIANGELA, LA FIGLIA DI FANTOZZI - BEL FILM, GIUSTAMENTE APPLAUDITO DAL PUBBLICO DI UN CERTAIN REGARD… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Cosa fare di tua figlia che a 12 anni è già alta due metri e vive nello sprofondo della Lettonia del 1964, quando era ancora provincia sovietica? La fai giocare a basket sperando che non sia proprio una pippa.
Alta così le basta poco per fare canestro. "Ulya", biopic sulla vera campionessa lettone di basket Ulya Semjonova, e di come fece del suo corpo qualcosa di spettacolare, ha una grande storia. E si deve alla costanza di un giovane attore, Armold Karlis Avots, che oltre a interpretarla ha scritto pure la sceneggiatura, se è diventato un film.
Perché non è facile non cadere nel ridicolo con un personaggio femminile di due metri interpretato da un uomo. Rischi sempre l'effetto Plinio Fernando, Mariangela, la figlia di Fantozzi. Presentando il film in sala il protagonista, nervosissimo, è scappato subito dal palco. Il regista non ci aveva detto che era lui, maschio, a interpretare Ulya.
Se Arnold Karlis Avots si identifica completamente nel personaggio chiuso dentro se stesso, il regista offre alla storia una bella regia classica in bianco e nero. Fantastica la storia dello Spartak di Leningrado che si vuole comprare Ulya offrendo qualsiasi cosa, appartamento, studi, perfino un fidanzato che si rivelerà già sposato con figlio.
Produzione estone-lettone-lituana, ci ricorda anche quanta nostalgia abbiamo delle grandi storie sportive dell'URSS, che tutti abbiamo letto negli anni 60. Bel film, giustamente applaudito dal pubblico di Un certain regard.










