us jordan peele

IL CINEMA DEI GIUSTI - DOPO IL CAPOLAVORO ''GET OUT'', ARRIVA ''US'', SECONDO FILM SCRITTO E DIRETTO DA JORDAN PEELE, 70 MILIONI DI DOLLARI INCASSATI IN AMERICA DOPO TRE GIORNI, SUCCESSO SENZA PRECEDENTI. È UN ALTRO GRANDE HORROR POLITICO SUGLI AMERICANI, ANZI SUGLI AMERICANI NERI E SULL’ALTRO DA SÉ CHE NASCONDONO DENTRO DI LORO PRONTO A USCIRE FUORI

 

 

 

 

Marco Giusti per Dagospia

 

Noi-Us di Jordan Peele

 

us di jordan peele 6

“Chi siete?” urlano i Wilson, simpatica famiglia nera borghese, un padre scemotto che sogna la barca, una madre forte, una figlia teen ager, un figlio piccolo sveglio, quando si ritrovano fuori dalla loro villetta al mare a Santa Cruz, una minacciosa famiglia nera completamente identica a loro, dei veri e propri doppelgänger in versione zombesca, o forse solo più poveri, più cattivi, ma pronti a ucciderli. “Noi… siamo americani!”, rispondono. Noi-Us, secondo film scritto e diretto da Jordan Peele dopo il capolavoro Get Out, 70 milioni di dollari incassati in America dopo solo tre giorni di programmazione, successo senza precedenti, è un altro grande horror politico sugli americani, anzi sugli americani neri e sull’altro da sé che nascondono dentro di loro pronto a uscire fuori.

 

Come in tutti gli horror che si rispettino c’è una sequenza pretitoli che si svolge molti anni prima. Siamo nel 1986, sulla spiaggia di Santa Cruz. La famiglia della piccola Adelaide Wilson, Madison Curry, la perde un attimo di vista. Lei finisce in una casa degli orrori e si vede riflessa in una specchio con tanto di treccine nere.

us di jordan peele 5

 

Ma quella che vede non è la sua immagine, è il suo doppio. Cosa sia capitato a Adelaide in quei quindici minuti nella casa degli orrori non c’è dato saperlo. Sappiamo che quando si ripresenta in quel di Santa Cruz da adulta, a interpretarla è una strepitosa e bellissima Lupita Nyong’o, con famigliola al seguito, il marito cazzone, Winston Duke, la figlia Josephine, Shahadi Wright, il figlio Jason, Evan Alex, capisce che c’è qualcosa che non va e che questo qualcosa è legato ai quei quindici minuti.

 

us di jordan peele 4

Poi arrivano gli altri Wilson pronti a ucciderli. E la vacanza va in malora. Ma è solo l’inizio della storia. Us, che gioca sia sul ternine “noi”, ma anche su Us come United States, è una specie di viaggio nel malessere che attraversa l’America dagli anni di Reagan a quelli di Trump, illuminato dalla rivelazione dell’altro da sé per i neri americani già presente nella fondamentale “Thriller” di Michael Jackson, nello svelamento dei cori di “We are the world, we are the people” o del grande evento benefico-pacifista “Hands Across America”, che il 25 maggio del 1986 cercò di unire il paese per quindici minuti (guarda un po’) in una catena umana di gente che si teneva per mano da New York a Los Angeles.

 

Jordan Peele smonta assieme al passato pacifista e al presente borghese, con una sottilissima ironia, una grande intelligenza e una maestria ormai collaudata, tutta la carità pelosa degli ultimi quarant’anni per aprirci gli occhi verso un altro da sé che potrebbe anche essere il vero te stesso. Tutto il film gioca sugli occhi sbarrati delle due piccole e delle due grandi Adelaide, e sulla sua forza di madre di salvare la vita della sua famiglia esattamente come una eroina bianca alla Leslie Fiedler che difende con il tomahawk la sua casa dagli indiani, che erano i veri americani.

 

Ma da che parte dobbiamo stare? Con la Adelaide pronta alla rivoluzione, a riprendersi quello che le è stato tolto, o con quella che vuole difendere i suoi privilegi da bianca? “Questa è roba da bianchi di merda!” urla il marito quando si trova a rivivere una situazione da La notte dei morti viventi di George Romero, altro film rivoluzionario sull’America. Ma anche la famiglia di bianchi di merda, i Tyler, con il marito grasso e pigro di Tim Heidecker, la moglie bionda di Elisabeth Moss, le due gemelle bionde, vivranno il loro stesso incubo.

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Peele dice di aver avuto l’ispirazione per questo che è già considerato un “modern horror classic”, dalle divisioni e dalla xenofobia dell’America post-elettorale e dall’idea che “il sentimento che tutti noi sentiamo di essere i buoni, ci previene in realtà dal fare i conti con i nostri demoni”. Quello che viene fuori alla fine del film, è l’immagine di un paese profondamente diviso, scisso, non riconciliato, come i protagonisti di The Hateful Eight.

 

us di jordan peele 2

Ma Peele si sforza di slittare continuamente tra l’horror e la commedia politica, al punto che in un momento di terrore, al “chiama la polizia” detto al computer di casa, parte il geniale rap dei N.W.A. “Fuck the Police”. Dimostrando che non possiamo più nasconderci dietro le nostre sicurezze di bravi borghesi. E che per una famiglia nera, forse, chiama la polizia non è la risposta giusta per salvarsi la vita. Grande film. In sala dal 4 aprile.

us di jordan peele 1

 

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