all the beauty and the bloodshed tutta la bellezza e il dolore

IL CINEMA DEI GIUSTI - ESCE PER SOLI TRE GIORNI “TUTTA LA BELLEZZA E IL DOLORE”, POTENTE FILM-DOCUMENTARIO DEDICATO A NAN GOLDIN, CELEBRE ARTISTA E MILITANTE, E ALLA SUA GUERRA CONTRO LA FAMIGLIA SACKLER, GRANDE SPONSOR DI MUSEI IN MEZZO MONDO, REA DI AVER INONDATO IL MERCATO DEGLI ANTIDOLORIFICI DI UN OPPIODE PARTICOLARMENTE NEFASTO, L’OSSICODONE - LA FORZA DEL FILM, CHE È PERÒ ANCHE PARTE DELLA SUA DEBOLEZZA STRUTTURALE, È NEL… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

tutta la bellezza e il dolore 10

Esce per soli tre giorni, oggi domani e dopodomani, “Tutta la bellezza e il dolore” (“All the Beauty and the Bloodshed”), potente film-documentario premiato con il Leone d’Oro a Venezia e in gara agli Oscar nella categoria Miglior Documentario, diretto da Laura Poitras, già premiato con un Oscar e un Pulitzer per “Citizenfour”, e dedicato a Nan Goldin, celebre artista e militante, e alla sua guerra contro la famiglia Sackler, grande sponsor di musei e gallerie in America e in mezzo mondo, ma anche rea di aver inondato il mercato degli antidolorifici di un oppiode particolarmente nefasto, l’ossicodone. La vittoria del film a Venezia, pur voluta da una giuria presieduta da Julianne Moore che si narra fosse uscita in lacrime dalla proiezione, venne accolta nel gelo dai critici e dalla industry presente.

 

tutta la bellezza e il dolore 1

Gelo e sgomento, perché ben pochi giornalisti italiani avevano puntato sul film, passato quasi inosservato alla proiezione delle 22 in Sala Darsena. Colpa loro, va detto, perché i critici americani avevano da subito segnalato il film fra i grandi favoriti, sia per lo status della Goldin sia per quello della Poitras che per la coraggiosa battaglia descritta nel documentario. Battaglia che non era solamente civile, ma che andava a toccare il cuore più nero e profondo del sistema dell’arte internazionale pur partendo da un caso solo apparentemente personale.  

 

tutta la bellezza e il dolore 2

La forza del film, che è però anche parte della sua debolezza strutturale, è nel doppio binario del cercare di raccontare il percorso privato di un’artista, per di più famosa come la Goldin, e contemporaneamente quello della sua lotta. Partiamo così con la giovinezza della Goldin, toccando da subito la triste storia della famiglia, della sorella Barbara, che passa da una struttura psichiatrica all’altra per poi buttarsi sotto un treno disperata sul modello Anna Karenina. Una fine che la Goldin vede come possibile anche per lei senza la fuga, inevitabile, dalla famiglia e dal paese oppressivo dove non avrebbe potuto liberarsi né artisticamente né sessualmente.

 

tutta la bellezza e il dolore 4

Più divertente e glamour la descrizione della grande scena artistica e trasgressiva della New York anni ’70-‘80, in totale fluidità di genere, di scopate e di pere. Arriviamo così all’opera che cerca di descrivere quel mondo, “The Ballad of Sexual Dependency”, con le centinaia e centinaia di fotografie di fatti e strafatti, vivi-morti-semimorti-semivive di una città dominata dagli eccessi e dai desideri artistici e sessuali. Noi più vecchi sappiamo tutto o quasi. O fingiamo di sapere. Non sapevo, ad esempio, che la Goldin finisse per prostituirsi in un bordello per poter farsi di eroina.

 

tutta la bellezza e il dolore 6

E’ a questo punto che dalla storia personale della Goldin, come di altre personalità della scena artistica newyorkese, entrano in scena l’Ossicodone e la famiglia Sackler. Perché senza una sanità pubblica, con tanti malati, depressi, reduci di guerre e di vita, il rimedio più rapido che le industrie farmaceutiche mettono in campo sono gli oppiodi ad azione rapida come l’ Ossicodone. Che risolvono lì per lì un problema, ma ne aprono un altro, peggiore.

 

tutta la bellezza e il dolore 5

Come dice la stessa Goldin: “Mentre ero a Berlino, malata, mi bastarono due pillole di Ossicodone per sviluppare la dipendenza”. Una dipendenza che si allarga come l’Aids e come l’eroina e non ha conseguenze meno pericolose. Come abbiamo visto anche nella recente serie di Disney+ “Dopesick”. Il riscatto della Goldin è la costruzione di un gruppo militante, non a caso chiamato P.A.I.N, che prevede azioni disturbanti contro la famiglia che distribuisce il farmaco, cioè i potentissimi Sackler. Solo che i Sackler sono gli stessi che distribuiscono milioni di dollari in donazioni e sponsorizzazioni ai grandi musei americani, come il Metropoltan Museum di New York.

 

tutta la bellezza e il dolore 8

 E lì la cosa si complica, perché la Goldin attacca, appunto, il cuore del sistema sanitario americano, ma anche dell’arte. E grazie a queste manifestazioni, che fecero molto rumore, ma che il mondo istituzionale del tempo cercò di comprimere, vince clamorosamente una battaglia da David contro Golia che sarebbe sembrata persa in partenza. Altro che Fedez e Ferragni… La Poitras, cercando appunto di unire le due storie, dividendo la produzione con la stessa Goldin, non sempre riesce a bilanciare in un’unica struttura narrativa la vita e la battaglia dell’artista, ma offre al pubblico una serie di documenti importanti che ci aprono parecchio gli occhi sulla civiltà del benessere americano e su cosa possa nascondere il glamour dell’arte.

tutta la bellezza e il dolore 9

 

Magari chi conosce meglio il percorso artistico della Goldin avrebbe voluto qualcosa di più, ma rimane un film importante. Magari non da premiare con un Leone d’Oro a Venezia. Ma capisco che la Moore, attrice sofisticata e militante, abbia amato il film. E lo abbia preferito al super-etero-irlandese “Gli spiriti dell’isola” di Martin McDonagh, premiato per la sceneggiatura e il protagonista, Colin Farrell, o al cannibal-sentimentale “Bones and All” di Luca Guadagnino, premiato per la regia, ma troppo estremo per il premio maggiore.

leone doro a all the beauty and the bloodshed.

 

Forse sarebbe stato preferibile “Saint Omer” di Alice Diop, altro film diretto da una donna, oltretutto afro-europea, su un tema importante. Detto questo il film della Poitras vincerà con grande probabilità anche l’Oscar per il miglior documentario. In sala.

leone doro a all the beauty and the bloodshedtutta la bellezza e il dolore 3leone doro a all the beauty and the bloodshed LEONE DORO - All the beauty and the bloodshed All the beauty and the bloodshed. -LEONE DORO tutta la bellezza e il dolore 7

Ultimi Dagoreport

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)