dago dagospia redazione

DAGOSPIA FOREVER! I PRIMI 25 ANNI DI QUESTO DISGRAZIATO SITO CELEBRATI DALL’INTERVISTA DI DAGO AL “CORRIERE”: “CREARE DAGOSPIA È STATA PRIMA DI TUTTO UNA RIBELLIONE MENTALE. FESTEGGIO CON UNA MESSA DI RINGRAZIAMENTO PER CIÒ CHE SI È RICEVUTO, CON IL DESIDERIO DI POTERLO CONTRACCAMBIARE - PER GLI IPOCRITI DAGOSPIA FA GOSSIP E PER I REALISTI INFORMAZIONE. OGGI POTERE E CONOSCENZA COINCIDONO E IL GOSSIP È LA RISORSA STRATEGICA DELL’ITALIA POST POLITICA. IL PETTEGOLEZZO? TAGLIARE I PANNI ADDOSSO AGLI ALTRI È FORSE L’ULTIMA TRINCEA DEL LIBERO PENSIERO. ILLUMINA LA GIORNATA, RAVVIVA LA DEMOCRAZIA REPRESSA E VIGILA SUL PRESENTE. MA SÌ, L’ITALIA SI SCONTA SPIANDO. LA VITA IMITA I PETTEGOLEZZI E NON CI RIESCE NEMMENO TROPPO BENE. LE DICERIE RISULTANO PIÙ AUTENTICHE E PALPITANTI DELLA VITA REALE. IL GOSSIP È UNA BUGIA CHE DICE LA VERITÀ”

ROBERTO D’AGOSTINO: «FESTEGGIO I 25 ANNI DI DAGOSPIA CON UNA MESSA DI RINGRAZIAMENTO DA ARBORE RACCONTAI L’ITALIA CHE PASSAVA DALLE BR AI PIERRE. IL GOSSIP? È UNA BUGIA CHE IN FONDO DICE LA VERITÀ. DI ALCUNE MIE CIALTRONATE MI SONO PENTITO»

DAGO - ARTWORK SU UNA FOTO DI CLAUDIO PORCARELLI

Valerio Cappelli per il “Corriere della Sera”

 

Dagospia compie 25 anni. E Roberto D’Agostino resta col suo binocolo, scrutando vizi e peccati dall’alto del suo drone.

 

Come festeggerà?

«Nessuna autocelebrazione o feste trullallà, ma con una messa di ringraziamento, oggi, al mausoleo di Santa Costanza».

 

D’Agostino diabolico che festeggia in Chiesa?

«Non esistono giornalisti diabolici, esistono giornalisti informati e non smentiti. Il mio lavoro è di cronista, avere chiara la situazione davanti agli occhi».

 

Lei è credente?

«Ho fatto il mio primo tatuaggio a 60 anni, ed è il disegno di un ex voto sopra una cicatrice sulla schiena di 53 punti, come grazia ricevuta. Quando hai una moglie, un figlio e non sai più cosa succederà domani...».

Presepe - redazione Dagospia

 

Una messa di gratitudine...

«Sì, come riconoscimento per ciò che si è ricevuto, e il desiderio di poterlo contraccambiare, il mio gesto è quel rendere grazie che la messa esprime in modo sublime. Oltretutto è l’unico modo per contraccambiare il bene e l’amicizia di persone che non sono più in questo mondo. E siccome sono credente, è il modo migliore per celebrare la vita, quella con la “V ” maiuscola».

 

Quindi ha fede.

«Allora... Ho letto di tutto. La fede non si può spiegare, tantomeno si può comprare al supermercato, perché, se Dio vuole, non contempla l’uso della dea ragione. Ce l’hai o non ce l’hai. Punto».

 

LA REDAZIONE DI DAGOSPIA - DAGO - ANNA FEDERICI E ROCCO D'AGOSTINO A LONDRA

Quali aspettative aveva il primo giorno del sito?

«All’inizio, siamo nel 2000, pensavo solo a come reinventarmi. A 50 anni suonati, avevo già fatto il pieno di delusioni professionali e di ambizioni sbagliate. Mi venne in mente una frase di George Bernard Shaw: “La vita non consiste nel trovare te stesso, ma nel creare te stesso” . Il computer era già di fatto un oggetto di massa. Stewart Brand, che inventò il termine personal computer, capì una cosa essenziale: se non puoi cambiare la testa delle persone, cambia i loro strumenti e il mondo sarà un’altra cosa. Ma creare Dagospia è stata prima di tutto una ribellione mentale».

 

DAGO - ARTWORK SU UNA FOTO DI CLAUDIO PORCARELLI

E che rapporto c’è stato tra Dagospia e le nuove tecnologie?

«Se l’intelligenza è saper connettere le cose, il potere oggi, attraverso Internet, è l’informazione in tempo reale, è la connessione. All’inizio postavo due o tre articoli al giorno, tra cronache burine, pettegolezzi salaci, amori chiacchierati. Volevo mettere in piazza i salotti romani, dove restavo affascinato da battute, aneddoti, dicerie e via malignando».

 

Veri, falsi, verosimili?

«Chissenefrega, il genere umano, si sa, non può sopportare troppa realtà. Nel 1963 Andy Warhol affermava: a chi interessava la verità? Ecco a cosa serve il mondo dello spettacolo, a dimostrare che non conta chi sei ma chi il pubblico pensa che tu sia».

 

Cosa le disse il suo amico Renzo Arbore alla vigilia?

«Prima del web, Arbore ribaltò la mia vita arruolandomi come fantasista orecchiante di look e tendenze post moderne nella baraonda di Quelli della notte. Quello che caratterizzava 40 anni fa il programma era la sua specifica appartenenza alla cultura di massa degli anni 80, mettendo in luce la profonda frattura fra il Paese reale e il Paese legale».

IL WASHINGTON POST CITA LO SCOOP DI DAGOSPIA SUL CASO DI PAPA FRANCESCO E LA FRASE SULLA FROCIAGGINE

 

Cioè?

«Se il Paese legale della tv di Stato era dedito a trasmettere il consenso sociale in termini politici, il Paese reale messo in scena da Arbore li metteva in dubbio, li scardinava e sbeffeggiava. Si partiva non dall’essere sé stessi ma da ciò che uno vorrebbe essere.

 

Dal comunismo all’edonismo, dal Noi all’Io, dalla sommossa delle Br alla mossa delle Pierre, da Lotta Continua al successo di breve durata, dalla rivolta a Travolta, dal fax al computer. Al pari dell’invenzione della stampa di Gutenberg nel 1400, il web ha scardinato, nel bene e nel male, un privilegio che per millenni aveva inchiodato la diffusione delle idee e delle informazioni al controllo dei potenti di turno. Dagospia è un effetto, non una causa.

L’uomo nuovo non è quello prodotto dal computer: è quello che lo ha inventato».

 

Chi è oggi il re del Cafonal?

LA REDAZIONE DI DAGOSPIA - DAGO E ANNA FEDERICI ALL AEROPORTO DI FIUMICINO

«L’era d’oro è finita con la cacciata di Berlusconi da Palazzo Chigi. Ruby, Noemi, le Olgettine, ma ci rendiamo conto? Non c’era più un confine tra privato e pubblico. Sono stati 20 anni di cuccagna, peperoncino ogni giorno, come in un feuilleton dell’800. Dopo è iniziata la grande depressione. Monti, Letta, Renzi, Conte, Draghi, più tristi di un piatto di verdure lesse. Si è un po’ ripreso col cambio di regime nel 2022 e l’arrivo della famiglia Meloni, Lollobrigida e Giambruno, Giuli e Sangiuliano. Col ritorno di Trump alla Casa Bianca, si assiste invece a un horror cafonal istituzionale».

 

roberto dagostino anna beatrice federici (3)

Granchi e grattacapi?

«Ho perso il numero. Anche se mi fa sempre ridere vedere celebrità furiose non per le notizie bensì per le foto pubblicate in cui appaiono, diciamo così, col volto spettinato. Mi sono coperto il capo di cenere per aver scritto delle cialtronate tipo: quello è nato sotto una foglia di coca; attenti a farvi sbaciucchiare da Marta Marzotto, vi attacca le rughe. Mi tolse il saluto per due anni».

 

Chi la ama, chi la odia, chi le ha chiesto scusa?

«Per gli ipocriti Dagospia fa gossip e per i realisti informazione. Politici e banchieri si dividono in due categorie: chi ammette di leggere Dagospia e chi mente. Oggi potere e conoscenza coincidono e il gossip è la risorsa strategica dell’Italia post politica. Dopodiché, massimo cinismo e minimo riserbo. Dimmi tutto, sarò una tromba!».

 

Cos’è il pettegolezzo?

«Tagliare i panni addosso agli altri è forse l’ultima trincea del libero pensiero. Illumina la giornata, ravviva la democrazia repressa e vigila sul presente come l’Arma dei carabinieri. Ma sì, l’Italia si sconta spiando. Attenzione però: la vita imita i pettegolezzi e non ci riesce nemmeno troppo bene. Le dicerie risultano smisuratamente più autentiche, credibili, palpitanti della vita reale. Il gossip, in fondo, è una bugia che dice la verità».

dago con luciano di bacco

 

La Chiesa, il Conclave, il nuovo Papa.

«Secondo tanti pensatori, il mondo stava sprofondando verso il nullismo digitale e il nichilismo esistenziale, compreso il declino della Chiesa, tra scandali sessuali, vocazioni perdute e chiese vuote. Per i più la fede era relegata quasi solo nell’intimità delle sofferenze e della paura della morte.

 

Poi succede che da un comignolo del Vaticano salga una fumata bianca e un’ora dopo piazza San Pietro viene presa d’assalto da 150 mila persone in preda a un’eccitazione selvaggia. Viva il Papa! A sorpresa, sbuca Robert Prevost. Dalla sua omelia di inizio pontificato è chiaro che è il Papa giusto al momento giusto, perché racchiude due mondi contrastanti: la consapevolezza dell’odissea delle migrazioni e della povertà da una parte; dall’altra conosce bene la giungla della curia romana.

 

Grazie al suo pragmatismo americano unito alla dottrina agostiniana della riconciliazione, Leone XIV potrebbe ergersi come l’anti Trump, al pari di Wojtyla quando sabotò l’Unione Sovietica attraverso il sindacato polacco Solidarnosc».

dago e renzo arbore quelli della notte 9

 

La mascherata di Trump da Papa?

«Non è la carnevalata di un mattoide. Se Putin è un tiranno assassino, il Caligola di Mar-a-Lago è un teppista che sta scassando gli ingranaggi della democrazia occidentale.

Pericolosissimo. Se Putin vuol dividere il mondo, arriva Trump che gli passa il coltello.

Il regime comunista di Pechino rischia di diventare la forza stabilizzatrice del disordine globale».

 

Lei e la politica italiana.

«In un paese normale Dagospia non esisterebbe. Il pettegolezzo è il cavallo di Troia per entrare dentro le mura del potere, finanziario, politico, culturale. Non c’è più nessun giornale senza il retroscena. Meloni diventa Ducetta perché disprezza la cultura della politica: dialogo, trattativa e compromesso. O sei col tovagliolo sul braccio al suo servizio o diventi un nemico dello Stato».

il dago putto by genny di virgilio nel presepe di dagospia

 

Chi è il vero nemico della Meloni?

«Rallegrata da un’opposizione più masochista che mai, accompagnata dalla grancassa di Rai e Mediaset, l’unico nemico della statista della Garbatella si chiama Matteo Salvini. La resa dei conti avverrà dopo il voto delle Regionali. Il più ostico ostacolo di Meloni è Sergio Mattarella, in trincea a difesa della Costituzione. Messi tutti insieme, Meloni, Schlein, Tajani, Conte, Salvini, assistiamo a una mediocre recita a soggetto dove il crudele e il ridicolo camminano fianco a fianco».

 

Da qualche anno spinge molto su sesso e porno: perché?

«Il porno non esiste, esiste il sesso e ce l’abbiamo tutti nella testa perché è una relazione tra l’Io e il proprio immaginario. Ma appena lo vediamo negli altri, il loro erotismo lo liquidiamo come porno».

 

Qualcosa sulla sua rete di informatori?

«Ma che sono domande da fare! Beh, diciamo così: dopo venticinque anni sono le notizie che cercano me».

luciano di bacco DAGOSPIA CITATA DA EL MUNDO PER LO SCOOP SUL PAPA E LA FROCIAGGINEIL PRESEPE DI DAGOSPIA CON IL DAGO-PUTTO instadrama citazione dagospiaDAGOSPIA PRIMA NELLA GRADUTATORIA DELLE TESTATE EDITORIALI PER TEMPO DI LETTURAil new york times incorona dagospia servizio la vita in direttaDago by Cristina Ghergo - pic 2010new york times cita dagospiaNOVELLA IN LODE DI DAGOSPIAVENTI ANNI DI DAGOSPIA SU NOVELLA 2000alta societa' su dagospiadago e dagospia da diaco a 'io e te di notte'FIORELLO DAGO DAGOSPIA ROBERTO D AGOSTINOIl caso DagospiaDAGOSPIA GURU DELL ELITE ITALIANA - DA IL FATTODAGOSPIA LETTURA OBBLIGATA - DA IL GIORNALEDAGOSPIA E POLITICO - DA IL MESSAGGEROvincino 15 anni dagospiadago e arbore...

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