GIORNATA TRAGICA PER LO SPORT DI TRADIZIONE SABUADA. NEI DINTORNI DI CASA AGNELLI SI PIANGE. SCONFITTA CON BEFFA LA FERRARI, BATTUTA (NETTAMENTE, OLTRE IL PUNTEGGIO) LA JUVENTUS CAPACE DI TIRARE UNA SOLA VOLTA IN PORTA NELL’ARCO DEI 90 MINUTI - PERDE A MILANO, RIAPRE IL CAMPIONATO, OFFRE ALLE INSEGUITRICI (INTER E NAPOLI) L’IMPERDIBILE OCCASIONE DI PORTARSI RISPETTIVAMENTE A UNO E DUE PUNTI - E ORA BERLUSCONI CHI LO TIENE PIÙ?...

DAGOREPORT

Sembra la Roma di Luis Enrique ma è la peggiore Juve della stagione. Perde a Milano, riapre il campionato, offre alle inseguitrici (Inter e Napoli attese tra poche ore da Parma e Cagliari) l'imperdibile occasione di portarsi rispettivamente a uno e due punti. Giornata tragica per lo sport di tradizione sabuada. Nei dintorni di casa Agnelli si piange. Sconfitta con beffa la Ferrari, battuta (nettamente, oltre il punteggio) la Juventus capace di tirare una sola volta in porta nell'arco dei novanta minuti.

Un ottimo Milan blocca Pirlo, annulla Vucinic e Quagliarella, ottiene un rigore a favore inventato per presunto braccio di Isla (attendiamo le ovvie lamentele della Juventus, realizzerà Robinho nonostante Buffon tocchi), propone un El Sharaawy che rincula spesso sulla linea dei terzini e vince meritatamente una sfida a cui era giunto con qualche straniamento.

Se la Juve dopo la sconfitta con l'Inter dimostra una vulnerabilità di nuovo conio, il Milan risorge nella giornata meno attesa. E Ora Berlusconi chi lo tiene più? Con la compiacente copertura sovietica della Gazzetta dello Sport e la prosa che si riserva al messia, la stampa specializzata aveva celebrato degnamente la seconda apparizione consecutiva del sultano a Milanello.

Un ritorno ai bei tempi in cui con Liedholm, Sacchi e Capello l'evento si verificava quasi settimanalmente. Il presidente ha profittato della ribalta per delegittimare definitivamente Allegri "Cerchiamo Guardiola", dare due schiaffoni al fidanzato della figlia Barbara (mollato anche dalla curva: "Chi ha il Milan nel cuore/non chiama il procuratore") trattato come un lungodegente immaginario in via di dismissione: "Ogni volta che Pato entra in campo tremiamo", distruggere quel poco di autostima che una truppa confusa e orfana di Ibrahimovic e Thiago Silva aveva ritrovato dopo l'insperato punto in rimonta ottenuto a Napoli e la qualificazione agli ottavi di Champions League.

Una rischiosa follia di stampo megalomane (il nostro è un esperto), un azzardo riuscito, un golpe in zona orgoglio. Una specie di new deal straccione perché i tempi sono cambiati, i migliori milanisti di nottata si chiamano Yepes e Constant e lottare come una provinciale fino all'ultimo minuto tra gli applausi è già un segno di rivoluzione.

Nella domenica del calcio spezzatino (un vero scandalo di dubbia regolarità) con portate indigeste come Chievo-Siena, zero in tutto, dal punteggio ai tiri in porta, la copertina era obbligata. Milan-Juventus. I vecchi padroni contro i nuovi. I loquaci per vizio e quelli in silenzio stampa per spocchia. Il verdetto, inatteso, rende incertissimo anche il domani. Per gli agnostici senza la bandiera e il pregiudizio in mano, un'ottima notizia.

ZEMAN. AMARCORD. NOIA E TRE PUNTI.
Dovesse andar male con la Roma, Zdengo sa che a Pescara c'è sempre un posto per lui. Accoglienza trionfale, abbracci con gli ex allievi, vittoria semplice sugli abruzzesi sembrati con il nuovo tecnico, l'ex laziale Bergodi, identici all'abulica armata vista all'opera con il dimissionario Stroppa e secondo gol di Mattia Destro (tap-in dopo una spaventosa cappella dello sponsorizzatissimo portiere Perin su punizione di Totti da 35 metri) che porta la Roma a 23 punti in attesa della non insormontabile trasferta in terra senese dal romanista Serse Cosmi.

La Roma gioca a ritmi da allenamento. Domina, spreca, non forza mai e alla fine, quando lo slovacco Weiss fugge sulla destra per porgere ad Abbruscato la palla dell'uno pari serve un piede di Castan per evitare la beffa. Dopo il successo contro il Torino altri tre punti. Più attenzione difensiva, meno autolesionismo di fondo. Se Zeman si normalizza, nel campionato della modestia conclamata e con i giocatori che ha a disposizione, la Roma è ancora in tempo a rincorrere la Champions League. Mancano sei mesi, 24 partite, 72 punti da assegnare.

VIOLA, UN MEZZO FLOP.
Ne sognava altri tre la Fiorentina di Montella a Torino. Nella domenica delle primarie Pd, con il caro amico di Della Valle, Renzi, in mutande da maratoneta, la Viola cammina al piccolo trotto. Inseguiva la settima vittoria consecutiva e si è dovuta accontentare di un pari raggiunto in extremis dal meno reclamizzato dei faraoni su piazza. Il marocchino El Hamdaoui, ex Ajax, tra un religioso digiuno e un ritardo di condizione, si alza dalla panchina e come già accaduto con il Milan, in 60 secondi fissa sul 2-2 il risultato di una partita piacevole ed equilibrata.

In avanti il Toro con Alessio Cerci, reietto ed espulso da Firenze dopo una bravata estiva a margine del suo compleanno festeggiato in ritiro tra un bicchiere infranto e una pernice sottratta al locale che ospitava lui e i suoi compagni. Gol dell'ex, pareggio su rigore guadagnato da Quadrado (una regola, contro il Torino), poi il 2-1 "involontario" dello sloveno Birsa (orrore di Viviano) e rimedio in extremis di El Hamdaoui. Si poteva fare di più. La Fiorentina, in attesa dell'Inter impegnata a Parma è seconda a 28.

MOBBING DA MILIARDARI.
L'olandese volante accompagna i tormenti dell'Inter. Con mossa in odore di Mobbing, Moratti e il fedele scudiero Marco Branca hanno fatto fuori Wes Sneijder. Il perno del triplete di Mourinho. Muscoli di seta, stipendio di platino, idee da genio intermittente, maltollerata anarchia extracalcistica. Il problema sono i soldi del contratto di Sir Wesley.

Grano che l'Inter vorrebbe spalmare in più anni (il patto scadrebbe nel 2015) ricevendo in cambio dall'orange un rifiuto più o meno assoluto. Dopo l'ultimo viaggio americano per curarsi dai suoi malanni, Sneijder è stato convocato per parlare della questione. Si è irrigidito e ha deciso di non sottostare al ricatto.

Da qui in poi, tra una strategia aziendale gestita con spiccato tafazzismo e una gaffe dialettica, il muro contro muro ha visto erigere trincee e fili spinati. Prima il direttore tecnico Marco Branca: "La società e il tecnico sono concordi, fino a quando non ci sarà la serenità del giocatore, non ci sarà neanche un aspetto tecnico". Dell'esclusione, scadendo nel ridicolo ha assunto la paternità Andrea Stramaccioni.

Un'ipocrita supercazzola introdotta dalla fuffa: "Sneijder ha la mia stima calcistica e umana, l'ho dimostrato con i fatti. Non c'è niente di personale o di extra..." per poi scendere nei dettagli. "L'Inter ha deciso di avere delle linee guida molto chiare e precisa...l'idea del club va rispettata e condivisa...A questo punto si inserisce la mia di posizione e, valutate tutte le questioni, l'allenatore ha deciso di non utilizzare il giocatore per scelta tecnica, ovviamente sperando per il bene di tutte le parti che ci si possa al più presto sedere a un tavolo per risolvere la situazione... Dal mio punto di vista l'analisi è molto più semplice: andrò a Parma con i giocatori migliori e per fare il miglior risultato possibile e ho deciso di non utilizzare Sneijder in questa occasione".

Tutto chiaro. Un ricatto. Che Snejider sia un rompicoglioni è possibile. Che guadagni troppo (sei milioni l'anno), probabile. Che abbia perfettamente ragione nella vicenda, indiscutibile. Le società fanno come vogliono. Da Amauri a Iaquinta, da Diakitè all'ex clivense Manfredini, da anni va avanti così. In Federazione, naturalmente, sull'arbitrio dei club, nessuno fiata.

ZONA INFERNO.
Parlerà forse stasera il Bologna, all'ennesima sconfitta questa volta in territorio genovese, nello scontro diretto con la Sampdoria. Segna Poli, il quasi omonimo Pioli affonda e all'ultimo posto con Pescara e Siena, rischia il posto di lavoro. Dicono che sia pronto il ritorno di Franco Colomba. La classifica è corta, ma se con Diamanti, Gilardino e la promessa Gabbiadini non vinci mai, forse cambiare è un'esigenza.

Possono dormire tranquilli invece Gigi Delneri e Giampiero Gasperini. Il primo vince con buona dose di culo a Bergamo dove per capitalizzare il gol di Bertolacci serve un immenso Frey in versione piovra. La roulette russa nel derby con il Catania premia invece Gasp grazie a quel sublime "animale" salentino di nome Miccoli. Apre la partita poi chiusa dal redivivo Ilicic dopo dieci minuti. Gol splendido, propedeutico al 3-1 finale. Palermo fa festa.

Zamparini tace e pensa alla Triestina. Pulvirenti invece, dopo le schermaglie con l'ex Lo Monaco "È una persona volgare", si incazza con il suo allenatore Maran: "Ha sbagliato, ne parleremo". Intanto per tranquillizzarlo gli chiede di battere il Milan. Se non succede? State buoni. Se potete.

 

allegriANDREA AGNELLI ANTONIO CONTE JOHN ELKANN berlusconi stadioZDENEK ZEMAN jpegrenzi e andrea della valle Sneijder protesta con l arbitro Rocchi che l ha appena espulsodelusione montella maurizio zamparini

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