IL FUTURO DI SORRENTINO È “IL FUTURO” - DOPO L’OSCAR, IL REGISTA NAPOLETANO SI BUTTA SU UN FILM INTIMISTA E MINIMAL, GIRATO TRA TRENTO, VENEZIA E LONDRA, CON L’OTTUAGENARIO MICHAEL CAINE COME PROTAGONISTA

Michele Anselmi per "il Secolo XIX"

Il futuro di Paolo Sorrentino, dopo l'Oscar in parte metabolizzato e l'infelice spot per la Fiat 500, si chiama "In the Future". Per l'Italia, più semplicemente, "Il futuro". Un film piccolo e intimista, rispetto a "La grande bellezza", che il 43enne regista napoletano ha scritto da solo e girerà dai primi di maggio, per lo più nei dintorni di Trento, sotto le Dolomiti, con fughe a Londra e Venezia.

Progetto top-secret, come i precedenti prodotto da Indigo Film insieme a Medusa, del quale si sapeva solo una cosa: la presenza del britannico Michael Caine, 80 anni, al secolo Maurice Joseph Micklewhite, in veste di protagonista assoluto. Un altro grande attore anglosassone, dopo l'americano Sean Penn di "This Must Be the Place", si affaccia al cinema sofisticato, misterioso, epigrammatico di Sorrentino, a testimoniare la forza attrattiva del regista con l'orecchino e la battuta sferzante.

«Non sarà un capolavoro» ha scherzato qualche sera fa da Fabio Fazio su Raitre, prima che la scena fosse presa da Matteo Renzi; limitandosi ad aggiungere: «Un film piccolo, contenuto, minimalista. Una storia di amicizia. Mi sembrerebbe strano e pericoloso alzare il tiro, Oscar o non Oscar è quanto adesso ho voglia di fare».

In effetti Michael Caine ha detto sì a "In the Future" ben prima che arrivasse la statuetta a "La grande bellezza". «Non vedo l'ora di essere diretto da Sorrentino, gli darò il meglio come attore. Certo non interpreterò un giovanotto, si parla di terza età...» ha confessato al "Corriere della Sera".

Non che gli manchi il lavoro: ha scritto, con disincanto degno di Jep Gambardella, un secondo libro di memorie sulle esperienze a Hollywood, s'è divertito a interpretare al cinema un tenero prof ottuagenario innamorato di una fanciulla francese in "Mister Morgan" (esce da noi il 10 aprile), e intanto ha girato altri due o tre film, tra i quali "Interstellar" di Christopher Nolan.

Nel film di Sorrentino conserverà esattamente la propria età, 80 anni, e certo sfodererà il suo meraviglioso accento inglese nei panni di un carismatico compositore e direttore d'orchestra, tal Fred Ballinger. Un elegante albergo ai piedi delle Dolomiti, dove da sempre il musicista passa periodi di vacanza per aver lungamente lavorato a Venezia, fa da cornice ideale allo sviluppo della vicenda.

Viene quasi da pensare a certe atmosfere senili del Fabio Carpi di "Nel profondo paese straniero", del Giuseppe Tornatore di "La migliore offerta", dell'Alain Resnais di "Providence", tutti e tre tarati sulle prove superbe di attori stranieri: Claude Rich, Geoffrey Rush e John Gielgud.

Anche se Sorrentino non ama le citazioni cinefili. Lo stile è solido e personale, magari i suoi film dividono, fino a provocare insulti insensati; e tuttavia, sin dai tempi di "L'uomo in più", passando per "Le conseguenze dell'amore", "L'amico di famiglia", "Il Divo", "This Must Be the Place" e "La grande bellezza", ogni volta il regista ha saputo spiazzare estimatori e detrattori, attento a non rifare se stesso, pur utilizzando volentieri l'alter-ego Toni Servillo.

Ballinger è stato pensato e cucito su misura per Michael Caine. Nella primavera che anticipa l'estate, sotto quelle cime ancora innevate, l'inglese trascorre una vacanza insieme alla figlia Lena e al coetaneo Mick Boyle, un regista alle prese col copione di un film, forse l'ultimo.

I due anziani sorridono dei comuni problemi prostatici, legati da un'amicizia sincera che esorcizza gli spifferi della morte. Tra passeggiate sui sentieri di montagna, escursioni ad alta quota, nuotate in piscina, cocktail ai tavoli, massaggi e qualche esame clinico, Ballinger osserva con quieta rassegnazione quanto sta vivendo in quel posto in cui si ostina a tornare, perché gli fu caro e lo rese felice.

Ma che futuro può immaginare un uomo così? Da Londra è volato fin lì un messo della regina Elisabetta per convincerlo a dirigere un concerto a Buckingham Palace, compiendo gli anni di lì a poco il principe Filippo. Ma il vecchio artista recalcitra, spiega di aver rinunciato alle note, assicura che la musica neppure gli manca, benché ne trovi tracce dappertutto, anche nel suono prodotto da una carta per caramelle.

Gli parrebbe ridicolo accettare. «Se ne farà una ragione, la regina. La monarchia fa sempre tenerezza, perché è vulnerabile. Basta eliminare una sola persona e il mondo di colpo cambia, come nei matrimoni» scandisce ironico all'interlocutore venuto da Londra, pur sapendo che per l'occasione vogliono nominarlo Sir (nella vita Caine lo è davvero).

Più che di bellezza, ormai così mediaticamente tritata in un profluvio di rime da giornali, "la grande fierezza", "la grande bruttezza", "la grande "contentezza" eccetera, qui si parlerà di quella particolare forma di leggerezza sottesa alla musica che nutre, nel tempo sospeso della vecchiaia, quando appunto sembra di aver smarrito il senso del futuro, ciò che resta da vivere.

Ma ci si può rinchiudere dentro una teca per osservare l'apparente eternità di quella natura maestosa? Smarrimento e malinconia, per quanto contraddetti da un elegante sarcasmo esibito nelle chiacchiere con gli altri clienti dell'hotel, possono impedirci di provare a vivere ancora?

Sorrentino, sempre coadiuvato dal direttore della fotografia Luca Bigazzi, avrebbe messo a punto una regia «semplice e lineare», all'opposto quindi di certe frenesie notturne e grottesche di "La grande bellezza", in modo da avvicinarsi lentamente all'universo interiore del protagonista. E se nel film precedente era la musica sacrale del polacco Henryk Górecki a fare da contrappunto altamente simbolico, qui saranno le dissonanze minimaliste dell'americano David Lang a ispessire il viaggio nell'intimità, non poi così rarefatta, di quell'uomo al crepuscolo dell'esistenza.

 

RENZI SORRENTINO SORRENTINO OSCAR RENZI CON SORRENTINO DOPO CHE TEMPO CHE FA Michael Caine cambia nome in onore di Bogart Michael caineANGELA MERKEL E LA REGINA ELISABETTA REGINA ELISABETTA bigazzi

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