fai bei sogni

IL CINEMA DEI GIUSTI - LE CASE BORGHESI E UN PEZZO DI STORIA ITALIANA: MARCO BELLOCCHIO PORTA SULLO SCHERMO IL ROMANZO DI GRAMELLINI “FAI BEI SOGNI” - LA SCELTA DEL PRODUTTORE BEPPE CASCHETTO (LO STESSO DI “CHE TEMPO CHE FA” DI FAZIO-GRAMELLINI) CI SEMBRA PIU’ CHE GIUSTA

Marco Giusti per Dagospia

 

Fai bei sogni di Marco Bellocchio

 

FAI BEI SOGNI 4FAI BEI SOGNI 4

Pronti per l’operazione Bellocchio-Gramellini? Certo, non esistono due mondi più distanti, anche per l’immagine pubblica di Gramellini in tv, ma dovete pensare, come si diceva una volta, che è solo un film. O, se volete, il soggetto di un film. Oltre tutto un soggetto ripreso da un libro di grandissimo successo (un milione e mezzo di copie), che nelle mani di Bellocchio è diventato qualcosa di diverso e di più bellocchiesco.

 

Insomma questo Fai bei sogni, presentato nello scorso maggio a Cannes alla Quinzaine des Realisateurs, prodotto da Beppe Caschetto, anche agente di Gramellini, scritto dal regista assieme a Valia Santella e Edoardo Albinati, si allontana il più possibile dalla storia del Gramellini giornalista a “La Stampa” e sviluppa il cuore del libro, cioè il rapporto con la madre “perduta” del Gramellini bambino.

 

FAI BEI SOGNI 3FAI BEI SOGNI 3

Portandoci così a ripercorrere un bel po’ di storia italiana, che ora ci sembra appartenere proprio a un altro secolo, e a entrare nelle case borghesi dei piemontesi negli anni ’60. E nessuno sa filmare la borghesia italiana del ’900 come Marco Bellocchio. Le case, le persone, i dialoghi dei borghesi, le madri, i padri, i bambini, i loro rapporti, le loro paure. Bellocchio ha ovviamente gioco più facile in tutta la prima parte con il protagonista bambino, soprattutto per quel che riguarda la sua reazione alla morte della madre, quando ha ancora nove anni.

 

Crede alla versione che gli dà il padre, Guido Caprino, che sia morta cioè per un “ictus fulminante”, ma questo non gli impedisce di crescere con un vuoto che riempie con bugie e paure. E la costruzione da parte di Bellocchio di due grandi scene, quella con la madre dell’amichetto, Emmanuelle Devos, formidabile, e il dialogo col vecchio prete, Roberto Herlitzka, che gli spiega l’idea della morte da un punto di vista cattolico sono di grande spessore.

 

FAI BEI SOGNI 1FAI BEI SOGNI 1

Il gioco si fa più difficile quando il protagonista cresce, e Massimo diventa un Valerio Mastandrea serio e con un giusto distacco dal personaggio, e deve affrontare non solo le vicende storiche che la sua professione di giornalista gli  impongono, ma un passato che non ha capito e voluto capire. Che cioè la morte della madre, non è avvenuta per un ictus fulminante.

 

Anche nella parte che vede il protagonista adulto, Bellocchio sceglie di costruire il racconto per grandi quadri, spesso quasi lontani dalla sua storia personale, anche se giocano pesantemente con la morte. Penso alla ricostruzione del suicidio di un potente alla Raul Gardini, interpretato magistralmente da Fabrizio Gifuni con toni alla Vittorio Gassman, alla sua missione in Bosnia dove incontra il fotografo che compone belle immagini con la morte di una madre.

 

Solo attraverso una forte figura femminile, la dottoressa Elisa, interpretata con grazia da Bérenice Béjo, Massimo riuscirà a superare le proprie paure, le crisi d’ansia e affrontare così il proprio passato con tutti i suoi fantasmi. Certo. Non deve essere stato semplicissimo né per Bellocchio né per Valerio Mastandrea trattare un personaggio pubblico, lo vediamo ogni fine settimana nel salotto di Fabio Fazio, come Massimo Gramellini.

 

FAI BEI SOGNI COVERFAI BEI SOGNI COVER

Inoltre, è vero che ha venduto moltissime copie del suo romanzo autobiografico su un dolore vero, la morte della madre e il suo superamento, ma, oltre a non suscitare tante simpatie da parte di un pubblico più smaliziato e criticone, grazie forse a un certo moralismo un po’ facile che ha travolto la sua fresca ironia iniziale, non può vantare alla fine, storia privata a parte, una vita così avventurosa e interessante per il cinema.

 

Che il personaggio stesso di Gramellini sia un problema, lo notiamo nella messa in scena, realmente interessante proprio perché non ovvia, della lettera che il giornalista scrive in prima pagina sulla perdita della madre. Come se Bellocchio prendesse le distanze dalla sua scrittura giornalistica, anche se rimane legato alla costruzione del personaggio e alle sue ansie.

 

Non vuole, fortunatamente, fare un santino né del libro né del personaggio, rimane sempre un po’ distante, e una cosa analoga fa Mastandrea, lasciandosi una spiraglio critico che lo distanzia da quello che interpreta e sviluppando il racconto appunto sulla crisi del giornalista rispetto all’idea della morte che non vuole accettare.

 

Strutturato a grandi episodi quasi slegati fra loro, la fanciullezza a Torino, la perdita della madre, il rapporto col padre, quello con l’essere cattolico, la giovinezza, la professione, il film funziona di più negli episodi apparentemente più marginali e meno letterari, la morte del potente Gifuni o l’incredibile scena della Béjo che si tuffa in piscina, sotto gli occhi di Mastandrea che legge lì il suicidio della madre.

FAI BEI SOGNIFAI BEI SOGNI

 

Forse la mancanza di un soggetto forte, non è Vincere, certo, e la storia di Gramellini, che, di per sé, come quella di tanti giornalisti non è poi così interessante, hanno dato modo a Bellocchio e ai suoi sceneggiatori di costruire di più quasi ai bordi della storia.

 

Ma, se si supera lo shock di Mastandrea che tifa per il Toro o di Gramellini che passa da fidanzate bellissime come Miriam Leone a Bérenice Béjo (è il cinema), rimane un ottimo film internazionale, prodotto e costruito con cura e attenzione, con attori di gran livello, da Mastandrea alla Béjo, da Herlitzka alla Devos, grande fotografia di Daniele Ciprì e bellissima musica di Carlo Crivelli. Fino a questo punto, il miglior film italiano della stagione. In sala da giovedì.

 

 

fai bei sogni gramellini bellocchiofai bei sogni gramellini bellocchiofai  bei  sogni  fai bei sogni fai bei sogni  bellocchiofai bei sogni bellocchiofai bei sogni  fai bei sogni

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO