sallusti mein kampf hitler

HEIL, SALLUSTI! - LA COMUNITÀ EBRAICA PROTESTA CONTRO ''IL GIORNALE'' CHE REGALA IL ''MEIN KAMPF'' DI HITLER. ''MANNAGGIA IL GIORNO CHE MI È VENUTA QUESTA IDEA, NOI SIAMO AMICI DI ISRAELE'', SOSPIRA IL DIRETTORE - L'ARTICOLO CHE SPIEGA LA SCELTA: ''CONOSCERE PER RIFIUTARE. LEGGERLO È L'ANTIDOTO ALLE TOSSINE DEL NAZISMO''

 

1. LA PROTESTA DI ISRAELE PER MEIN KAMPF IN EDICOLA

Fabrizio Caccia per il ''Corriere della Sera''

 

alessandro sallustialessandro sallusti

«Mannaggia il giorno che m' è venuta quest' idea...», sospira al telefono il direttore de il Giornale, Alessandro Sallusti. L' idea è stata quella di regalare, oggi, in edicola, in allegato al quotidiano, per «decine di migliaia di copie», l' edizione critica di Mein Kampf (La mia battaglia), il saggio del 1925 di Adolf Hitler, considerato il manifesto del nazismo.

 

«Adesso telefonerò all' ambasciatore israeliano (Naor Gilon, ndr) per spiegargli i motivi di questa cosa - continua Sallusti preoccupato -. Noi siamo sempre stati amici di Israele, vicini al popolo e alla comunità ebraica...».

 

renzo gattegnarenzo gattegna

La verità, però, è che giusto ieri - vigilia dello sbarco in edicola del libro - è scoppiata forte la polemica: « Siamo rimasti sorpresi dalla decisione de il Giornale - queste le dure parole rilasciate all' Ansa da fonti dell' ambasciata d' Israele a Roma -. Se ce lo avessero chiesto, avremmo consigliato loro di distribuire libri molto più adeguati per studiare e capire la Shoah». Un' operazione «indecente», secondo Renzo Gattegna, presidente dell' Unione delle Comunità ebraiche italiane. «Sbigottiti e indignati»: ecco pure la reazione degl' iscritti all' Anpi di Milano.

 

«Nessun libro va mai messo al bando. Ma promuovere la lettura del Mein Kampf è estremamente grave e allarmante», spiega Roberto Cenati, il presidente dei partigiani milanesi. Sonore proteste anche da Israele. Efraim Zurroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, non usa mezzi termini: «Che qualcuno abbia pensato di usare il Mein Kampf per accrescere le vendite è un fatto senza precedenti».

 

NAOR GILONNAOR GILON

Sallusti, però, difende la sua scelta: «Per capire il male assoluto, la più grande tragedia del Novecento, bisogna andare alle sue origini. E noi l' abbiamo fatto, ripetendo un' operazione che l' Istituto di Storia moderna della Baviera ha appena realizzato, editando il Mein Kampf con una lettura critica che ha avuto anche il via libera del presidente delle comunità ebraiche tedesche.

 

Addirittura, in Germania, ora si sta valutando se portare il testo nelle scuole superiori. Noi pubblichiamo il libro con una lettura critica di Francesco Perfetti, cioè uno dei massimi esperti di storia moderna. Mi si obietta che resta comunque un libro pericoloso: segnalo, però, che Mein Kampf è disponibile su internet e chiunque ogni giorno se lo può scaricare. Secondo me, è pericoloso se non c' è una guida alla lettura. Se invece la lettura viene guidata da un esperto, diventa uno strumento di studio».

 

 

2. CONOSCERE PER RIFIUTARE LEGGERE «MEIN KAMPF» È IL VERO ANTIDOTO ALLE TOSSINE IDEOLOGICHE DEL NAZIONALSOCIALISMO

Francesco Perfetti per ''il Giornale''

 

Proprio come antidoto alle tossine ideologiche presenti in quell' opera appare, oggi, utile, se non addirittura necessaria, una lettura meditata e non solo come documento storico del Mein Kampf e di altri testi del dittatore tedesco, a cominciare dai suoi prolissi discorsi politici fino ai monologhi delle Conversazioni di Hitler a tavola 1941-1942 pubblicati a cura dello stenografo Henry Picker e ai colloqui contenuti in Hitler mi ha detto di Hermann Rauschning, un conservatore prussiano che era stato per qualche tempo un seguace del nazionalsocialismo prima di emigrare, nel 1936, negli Stati Uniti dove avrebbe scritto una delle prime e più illuminanti analisi del nazionalsocialismo intitolata La rivoluzione del nichilismo.

 

ADOLF HITLER MEIN KAMPFADOLF HITLER MEIN KAMPF

Solo una lettura sistematica effettuata con spirito critico può operare da contravveleno nei confronti di una costruzione teorica demagogica e tuttora pericolosa e, al tempo stesso, può consentire una spiegazione storica degli avvenimenti drammatici che hanno insanguinato l' ultimo scorcio della prima metà del secolo decimonono.

 

Pur con qualche significativa eccezione, per moltissimo tempo, la storiografia su Hitler e sul nazionalsocialismo si è concentrata, per un verso, sulla biografia umana e politica del dittatore tedesco e, per altro verso, sulla struttura, sull' organizzazione e sulle conseguenze del III Reich.

 

Un tratto comune a lavori importanti e pregevoli come, per esempio, quelli di Hermann Rauschning, di Harold Laski, di Alan Bullock stava nel fatto che essi, studiando il Führer e la sua personalità, gli attribuivano una forte vena di follia o una buona dose di opportunismo e di istrionismo politico o, ancora, una notevole capacità demagogica innervata su una base di confuso nichilismo.

 

il libro rosso di hitleril libro rosso di hitler

In tal modo, però, essi finivano per negare, sia pur implicitamente, l' idea stessa che Hitler potesse aver elaborato una pur aberrante, ma vera e propria, dottrina politica destinata a sostanziare il movimento nazionalsocialista. Si trattava di una tendenza largamente diffusa e non contraddetta neppure da una successiva fase di ricerche le quali ammettevano l' esistenza di una ideologia nazionalsocialista e ne rintracciavano, magari, i germi nella cultura politica e nelle vicende storiche delle popolazioni germaniche, ma che negavano, al tempo stesso, il fatto o la possibilità che Hitler, in prima persona, avesse elaborato questa ideologia o vi avesse, comunque, apportato un contributo sostanziale.

 

Un primo importante cambiamento di prospettiva storiografica si ebbe nel 1963 con la pubblicazione da parte dello storico tedesco Ernst Nolte del volume Der Faschismus in seiner Epoche (tradotto in italiano con il fuorviante titolo I tre volti del fascismo) che proponeva una interpretazione del fascismo in chiave epocale e «transpolitica»: una interpretazione la quale, se, per un verso, appariva discutibile implicando troppe disinvolte dilatazioni semantiche e troppo forzate generalizzazioni, per altro verso richiamava surrettiziamente l' attenzione sulla inadeguatezza di tutte quelle linee storiografiche le quali, condizionate comprensibilmente dal giudizio etico-politico, impedivano una piena comprensione del nazionalsocialismo come fenomeno storico, e non già o non solo come esplosione improvvisa di follia individuale e collettiva, sottostimandone, al tempo stesso, la dimensione dottrinaria e ideologica.

hitler e il suo manifesto nazistahitler e il suo manifesto nazista

 

Da quell' epoca molta acqua è passata sotto i ponti e numerose opere di ricerca storica o di approfondimento biografico hanno ormai riempito gli scaffali contribuendo a una lettura ben più approfondita di quanto non fosse stato fatto prima su questo drammatico capitolo della storia del Novecento, il nazionalsocialismo, e sul suo protagonista indiscusso e indiscutibile, Adolf Hitler.

 

E si tratta di lavori scritti da studiosi di vario orientamento culturale e metodologico i quali, tutti, però si sono preoccupati di sottolineare il ruolo e l' importanza della costruzione ideologica hitleriana e di metterne in luce la potenziale pericolosità. Basterà ricordare, fra i tanti, i saggi di Karl Dietrich Bracher, che, muovendosi fra descrizione storica e analisi sistematica, individuano le radici lontane del nazionalsocialismo e ne seguono il consolidarsi e affermarsi.

 

Oppure, fra le tante opere più specificamente dedicate al dittatore tedesco, sarà sufficiente rammentare la splendida biografia dello storico e giornalista Joachim Fest, apparsa nel 1973, insuperata soprattutto nella indagine psicologica del protagonista, che dal punto di vista intellettuale appare come il prodotto tipico di una semicultura o sottocultura capace di assorbire e di tradurre in una pericolosa unità dottrinaria le pulsioni antisemite della Vienna prebellica, il torbido biologismo razzistico allora in voga in certi ambienti, la suggestione della mitologia nordica, le crepuscolari riflessioni sulla fine della civiltà e il tramonto dell' Occidente, i sogni ricorrenti del pangermanesimo.

Il Mein Kampf manifesto di Hitler del Il Mein Kampf manifesto di Hitler del

 

O, ancora, la più recente e accurata biografia di Hitler dovuta alla penna dello storico inglese Ian Kershaw, pubblicata in due tomi nel 1998 e nel 2000 e sintetizzata in un solo volume nel 2008, nella quale viene ribadita l' importanza del dittatore tedesco nella elaborazione teorica dell' ideologia nazionalsocialista e nella costruzione del regime.

 

La lettura approfondita e lo studio attento del Mein Kampf sono stati all' origine, oltre naturalmente alle indagini più propriamente documentarie e storiografiche, di una ricerca storica che è ormai pervenuta a un buon livello di raffinatezza critica. Nel Mein Kampf, infatti, pur in uno stile confuso e ridondante, sono rintracciabili tutti gli elementi che contribuiscono, nel loro insieme, a creare una vera e propria Weltanschauung, cioè a dire una concezione del mondo. A cominciare, proprio, dal razzismo che ne costituisce il terreno di germinazione.

furie di hitlerfurie di hitler

 

Nella prima parte del Mein Kampf quella che venne pubblicata con il titolo Resoconto vi è un intero capitolo, Popolo e razza, che getta le basi della concezione biologica del razzismo, propria di Hitler e del nazionalsocialismo: una concezione che partendo dal presupposto dell' esistenza di una razza superiore, la «razza ariana», e dalla convinzione che gli incroci tra elementi di valore diverso, essendo contro natura, non possano che portare allo snaturamento della razza superiore finisce, di fatto, per postulare la necessità di un antisemitismo radicale perché la «razza ebraica» sarebbe la vera e propria antitesi di quella eletta. Ma, al di là di questo capitolo che giustifica l' antiebraismo facendo persino riferimento al celebre falso storico rappresentato dai Protocolli dei Savi di Sion, la dimensione razzista e antisemita percorre tutto il Mein Kampf.

hitler aveva complessi edipici e di inferioritahitler aveva complessi edipici e di inferiorita

 

L' odio di Hitler nei confronti degli ebrei era, in un certo senso, diverso dall' antisemitismo dell' epoca teorizzato, in chiave razzistica o economica, da molti autori, prevalentemente francesi o inglesi, che certamente egli aveva, quanto meno, sfogliato: esso, infatti, si ricollegava e, sotto questo profilo, era assai più pericoloso ed estremo a una precisa concezione della storia come processo del Lebenskampf, cioè la lotta per l' esistenza, di un popolo.

hitler bambino frustratohitler bambino frustrato

 

Nella visione hitleriana i protagonisti o, se si preferisce, le forze attive e operanti della storia sono i popoli e le razze, cioè a dire i raggruppamenti etnico-biologici anziché, come avviene nella concezione marxista della storia, raggruppamenti economico-sociali. I popoli vogliono conservare se stessi e preservare la purezza della razza, ma poiché lo spazio è limitato mentre l' istinto di conservazione non ha limiti, ne consegue che essi sono costretti a combattere continuamente fino a fare di questa lotta il contenuto della propria esistenza.

 

Se, infatti, la popolazione cresce e lo spazio si restringe diventa necessaria la guerra per trovare un nuovo «spazio vitale»; se, al contrario, la popolazione diminuisce o rimane costante, altri popoli diventano più forti e, in tal caso, sopravviene, ancora una volta, la guerra per sancire il diritto del più forte e la perdita dello «spazio vitale» per il più debole.

 

heil hitlerheil hitler

In questa visione dialettica della storia come Lebenskampf per il Lebensraum, come lotta per lo spazio vitale, gli ebrei rappresentavano, secondo Hitler, un fattore di disturbo: essi infatti essendo naturalmente «internazionalisti» e all' origine di tutte le ideologie, i programmi, i movimenti politici internazionali, dal marxismo al socialismo, dal pacifismo alla democrazia impedivano il Lebenskampf e annullavano in tal modo il senso stesso della storia.

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