1. MA I BARILLA OMO-RIOTTOSI RICORDANO GLI SPOT PRODOTTI NEGLI ANNI DALLA LORO AZIENDA? 2. TUTTA QUESTA “SANA” VIRILITÀ IN ANNI DI PUBBLICITÀ NON L’HA VISTA NESSUNO! NÉ NEI PRIMISSIMI TEMPI QUANDO PIETRO BARILLA SI FACEVA AIUTARE DAL CRITICO PIETRO BIANCHI, A IDEARE I PRIMI CAROSELLI CON IL CHIACCHIERATO E ‘COLORATO’ GIORGIO ALBERTAZZI 3. NÉ DIECI ANNI DOPO, QUANDO IL GAYO MAURO BOLOGNINI GIRAVA CON MASSIMO RANIERI 4. PRIMA DI QUESTA GENERAZIONE BACCHETTONA, I BARILLA OSAVANO E TRASGREDIVANO ECCOME: CON IL ‘’TRASHENDENTE’’ SPOT DIRETTO DA FELLINI NEL 1985, “ALTA SOCIETÀ”, IN CUI UNA SIGNORE APRE LA BOCCA E MORMORA IN PRIMO PIANO, SENSUALONA: “RIGATONI” 5. “IL FOGLIO”: “FAR SPARIRE MADRE E PADRE DALLA PUBBLICITÀ, ECCO LA NEOLINGUA GAY”

Marco Giusti per il "Manifesto"

Non è una pasta per gay. Dovremo farcene una ragione. Tortiglioni, penne, pipe rigate e rigatoni. Magari pure le orecchiette. Da oggi in poi saranno solo per etero se marchiati Barilla. Scordiamoci "Dove c'è Barilla c'è casa", "Un mare d'amore", "La pasta del buon appetito", ma soprattutto il democratico "Questa è la pasta di tutti". Non lo è più. Il popolo gaio è meglio che faccia incetta di quella pasta a forma di cazzetto che ogni tanto troviamo come stravaganza nei negozi più discoli. Che tristezza.

"Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale", ha detto stentoreo Guido Barilla, anche se poi si è scusato su twitter. "Se i gay non sono d'accordo, possono sempre mangiare la pasta di un'altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri". Il nuovo motto potrebbe essere qualcosa di simile a quello ideato da Marcello Marchesi per la pasta Combattenti: "La pasta che si mangia con la baionetta!".

Era dai tempi di un vecchio spot animato anni '60 di Lele Luzzati che non si sentiva la parola censura da parte della Barilla. Allora la colpa era stata mostrare Pulcinella che va a mangiare con gli amici all'osteria concludendo "All'osteria si mangia Barilla!". No, all'osteria non si poteva mangiare Barilla. Solo a casa si poteva mangiare Barilla. E non con gli amici maschi, ma con la propria tradizionalissima famiglia. Eppure... vi sembrava così etero l'immagine della pasta Barilla? così casalinga? Anni di languori di Mina vestita e diretta da Piero Gherardi come una musa che accarezza sinuosamente le scatole di pasta Barilla.

E anni di fusilli in tasca che i padri si ritrovano pensando al "ritorno a casa" commentato dalla musica di Vangelis. E anni di gattini sperduti sotto la pioggia. Come si può credere a questa assurda dichiarazione antigaia da parte di Guido Barilla come fosse un Calderoli qualsiasi proprio il giorno che esce il film più gaio dell'anno, "Lo sconosciuto del lago", con esibizione di atti sessuali e schizzi dappertutto, e mentre la Boldrini vieta in pubblicità le mogli che servono a tavola come accadeva già a casa Barilla nei primi anni '60 nella serie di caroselli "Vita con Bettina". E' un po' come vietare la vecchia Fiat 1100 o la Punto alle coppie non etero.

Con l'ovvia domanda: ma allora qual è la macchina per coppie gay? La Peugeot 206? Il Maggiolino? La Golf? "Questa non la beve", diceva in un vecchio carosello Barilla del 1959 Mimmo Craig al "ballista" Dario Fo. "E questa la mangi?", rispondeva Fo mostrando la scatola di pasta disegnata da Herbert Carboni. A quel tempo Fo era il massimo del trasgressivo in tv. Ma era ancor più stravagante l'imitatore Mario Di Gilio che al già vecchio maestro D'Anza si mostrava con un rigatone in testa nell'imitazione dell'inimitabile pasta Barilla.

Che poi, ripetiamo, tutta questa virilità in anni e anni di pubblicità di pasta e prodotti Barilla non traspariva proprio. Né i primissimi tempi quando nella sua Parma Pietro Barilla si faceva aiutare dal critico cinematografico Pietro Bianchi, anche lui parmense, a ideare i primi caroselli, come quelli con Dario Fo, adorato da Bianchi o quelli con Giorgio Albertazzi (chiacchieratuccio, direi...) che declamava poesie d'amore per il pubblico della tv del 1959, né quando, dieci anni dopo, un raffinato regista non proprio etero come Mauro Bolognini girava le "Prove del fuoco" di Massimo Ranieri e concludeva con la finta zia del cantante che esibiva una padella al fuoco al ritornello di "Io per Massimo mi fido solo dei Tortiglioni Barilla". Ma neppure le lunghe serie dei caroselli Barilla girate da grandi maestri del cinema, come Valerio Zurlini o Duccio Tessari, erano così machiste.

E quando Pietro Barilla chiese a Federico Fellini di girare con Mina, Fellini passò il lavoro al suo costumista e scenografo, Piero Gherardi, che portò nei caroselli tutti gli abiti e le location incredibili che aveva studiato per il mai realizzato "Viaggio di G. Mastorna" che Fellini avrebbe dovuto realizzare per Dino De Laurentiis e che abbandonò tragicamente dopo mesi di preparazione. Ovvio che i fan di Mina, tutti etero, no?, siano pazzi di questa incredibile serie Barilla.

Mettiamoci anche gli spot Barilla degli anni '80 e '90, quello con Falcao con la maglietta giallorossa che si presenta con un "Obrigado, Barilla" ("Non ho mai mangiato così bene come in Italia, e la cosa più buona è la pasta"). O quello, incredibile e trashissimo, con Alberto Tomba biondo, modello "Alex l'ariete", che fa l'uomo bionico nel 1995. Molto più mascolini gli spot diretti da Ridley Scott e David Lynch con Gérard Depardieu in una Roma solare che mette d'accordo coppie in crisi (in una c'è anche la Cucinotta) con un piatto di pasta.

Ma il grandioso spot che finalmente Federico Fellini diresse per la Pasta Barilla nel 1985, "Alta società", la dice lunga sulla voglia di trasgressione dell'azienda e sull'ambiguità del messaggio. In un ristorante di lusso, altro che la fetida osteria allegra del Pulcinella di Luzzati, il grosso cameriere Franco Javarone, già uomo-pesce per Sergio Martino, snocciola piatti prelibati alla signora in attesa.

Poi lei apre la bocca con i denti un po' aperti e mormora in primo piano: "RIGATONI". E il cameriere conclude con un ammiccante "Ah! Noi come un'eco rispondiamo BARILLA". E smaltito il gioco di parola sul doppio significato in romano della parola rigatone (lo sapete, dai, lo sapete, come lo sapevano alla Barilla) si conclude lo spot con un "Vi fa sentire sempre al dente". Ora, che la pratica del rigatone sia proprio qualcosa che ci riporta al calore della famiglia e alla sessualità tradizionale...

2. ASSALTO AL MULINO BIANCO - FAR SPARIRE MADRE E PADRE DALLA PUBBLICITÀ, ECCO LA NEOLINGUA GAY
di Nicoletta Tiliacos per Il Foglio

E' andato in scena, ieri, solo un modesto anticipo di quel che potrebbe succedere in Italia se venisse promulgata la legge contro l'omofobia (che andrebbe ribattezzata "contro la libertà di espressione") nella versione appena votata alla Camera. L'industriale Guido Barilla ha spiegato alla "Zanzara", su Radio 24, perché non ha intenzione di rappresentare nella pubblicità della sua azienda la famiglia omosessuale.

Tradotto: non aspira a trasformare il Mulino Bianco nel Mulino Arcobaleno, perché, ha detto,"a noi piace la famiglia tradizionale", e perché - legittimamente - non pensa di dover usare la pubblicità della sua azienda come veicolo di rieducazione politicamente corretta degli italiani. Tutto questo, non "per una mancanza di rispetto verso gli omosessuali che hanno il diritto di fare quello che vogliono senza disturbare gli altri, ma perché non la penso come loro e penso che la famiglia a cui ci rivolgiamo noi è comunque una famiglia classica".

Il conformista collettivo e l'associazionismo gay (quello che, chissà perché, pretende di parlare a nome di tutti gli omosessuali) non aspettavano altro, e invitano furiosamente a boicottare spaghetti, biscotti e merendine Barilla. Per ora non è possibile portare l'imprenditore in tribunale a difendersi dall'accusa di omofobia, ma tranquilli, ci si arriverà.

Intanto, Guido Barilla ha deciso di arrendersi: "Con riferimento alle mie dichiarazioni rese ieri alla ‘Zanzara', mi scuso se le mie parole hanno generato fraintendimenti o polemiche o se hanno urtato la sensibilità di alcune persone. Nell'intervista volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all'interno della famiglia". Ma naturalmente nessun autodafé può bastare a placare i solerti guardiani del pensiero unico arcobaleno.

Tutti nasciamo da un uomo e da una donna, compresi i figli delle "famiglie gay", dove semplicemente si pianifica per chi viene al mondo la sparizione dell'uomo o della donna che hanno determinato quella nascita (la psicoanalista e femminista francese Sylviane Agacinski lo chiama "segreto organizzato" e spiega che agisce ai danni del figlio). Ma se Guido Barilla, o chi per lui, richiama la realtà - madre, padre, figli - ecco che si farnetica di omofobia e monta l'intimidazione degli igienisti del linguaggio.

Il filosofo inglese Roger Scruton, intervistato da Giulio Meotti sulla legge anti omofobia in discussione in Italia, vede all'opera meccanismi simili a quelli dei processi di Mosca e della Cina maoista: "Si accusano gli oppositori di ‘odio' e ‘discorso dell'odio'", solo perché non si conformano a una neolingua di stampo orwelliano che ha il compito di sovrapporsi alla realtà. E' precisamente per questa via che si vuol far sparire "madre" e "padre" nella genealogia degli esseri umani. Nell'attesa, si boicotti ovunque il Mulino bianco, che si ostina a rappresentare offensive famiglie con mamma e papà (intanto i concorrenti, come la Buitoni, saltano sul carro del vincitore, magari dichiarando che da loro "c'è spazio per tutti". A quando gli spot?).

Riferendosi alla rapidità con cui sta marciando in occidente il progetto di matrimonio omosessuale e di scardinamento della filiazione, il cardinale americano Raymond Leo Burke (sul Foglio di due giorni fa Matteo Matzuzzi ne ha ripreso il pensiero), ha parlato di "inganno e menzogna circa l'aspetto più fondamentale della nostra natura umana, la nostra sessualità umana, che ci definisce".

Inganno e menzogna sono diventati mainstream, e la disavventura in cui è incappato Barilla, ci sia consentita la freddura, è solo un biscottino zuccherato rispetto a quel che si prepara. Lo scrittore inglese Gilbert K. Chesterton lo aveva previsto: "La grande marcia della distruzione culturale proseguirà. Tutto verrà negato... Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro. Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate".

 

 

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