charlie hebdo

LIBERA BLASFEMIA IN LIBERO CHARLIE - I SOPRAVVISSUTI TORNANO IN EDICOLA CON MAOMETTO IN COPERTINA - “IL SENSO È CHE CHARLIE HEBDO È UN GIORNALE ATEO E CHE DIO NON ESISTE. NON C’È NESSUNA PROVA: SE DIO ESISTE SPERO ABBIA UNA SCUSA BUONA”

Leonardo Coen per “il Fatto Quotidiano

   

CHARLIE HEBDO CHARLIE HEBDO

Aucun journaliste”, insomma, giornalisti fuori dai piedi. Il foglio bianco appiccicato sul vetro esterno della porta più che un ordine è una preghiera: abbiamo poco tempo, dobbiamo chiudere il nuovo numero di Charlie Hebdo, il primo dopo l’eccidio, lasciateci lavorare, ora non è più il momento delle interviste.

 

Dietro la porta c’è il locale che i generosi amici di Libération hanno messo a disposizione della decimata ma indomita bande à Charlie, all’ottavo piano del palazzo che ospita il quotidiano parigino di rue Béranger numero 11, due passi da place de la République dove domenica è partita l’eccezionale e ormai storica marche républicaine. La solidarietà dei confrères (i colleghi, ndr) di Libé non è stata soltanto a parole, come non lo sarà quella del Fatto Quotidiano.

   

In strada, gendarmi in assetto antiterrorismo sorvegliano la sede del giornale come fosse un ministero: scrutano i passanti, vigilano sui movimenti dei fornitori e di chi vorrebbe entrare. Un primo controllo, infatti, avviene all’ingresso del parcheggio che sta sotto l’edificio del giornale. Non si passa se non si ha un appuntamento: la prevenzione è giustamente severa. Il secondo “filtro” è in portineria, dove si verifica chi può salire e chi no. Una guardia privata ti accompagna in ascensore: per raggiungere la redazione provvisoria di Charlie Hebdo bisogna arrivare al settimo piano e poi continuare a piedi lungo il corridoio che unisce i livelli del palazzo come una sorta di spirale.

 

georges wolinski georges wolinski

   Una parete separa i Charlie dalla redazione Esteri di cui è capo Marc Semo (ci conosciamo da una vita). Il via vai sembra quello di una stazione del metrò. Mi intrufolo assieme al correttore di bozze di Charlie che fa la spola con la tipografia. Approfitto della concitazione. Chiedo di Gérard Biard, il caporedattore, che da 22 anni lavora qui. La confusione è quella tipica dei giornali in ritardo di chiusura, accentuata dal disagio di doversi muovere in spazi non abituali.

 

Ma la verve non è cambiata: “Abbiamo diritto alla blasfemia”, rivendicano i sopravvissuti. Biard si è salvato dalla carneficina di mercoledì 7 gennaio perché si trovava in vacanza a Londra: “Ho impiegato meno tempo a tornare che De Gaulle”. “Arrivato in redazione ero frastornato, non sapevo più che era vivo e chi era morto. Ma loro sapevano tutto di noi: sapevano che il mercoledì era il giorno della riunione di redazione, e i nomi di chi vi partecipa”.

wolinskiwolinski

 

Ma se gli si ipotizza l’esistenza di una talpa Gérard non risponde. Biard si è trovato sulle spalle la responsabilità di rimettere in corsa il settimanale satirico: “Sarà un giornale, per fatalità, diverso da quello di prima. Ma sarà comunque lo stesso giornale: sedici pagine. La differenza è la tiratura: un milione di copie (in serata i media francesi lanceranno la cifra-monstre di 3 milioni, ndr).

 

La più importante, la più dolorosamente importante della nostra storia. Toccammo le 400 mila copie una volta, quando pubblicammo nel 2006 la serie delle caricature di Maometto apparse sul giornale danese Jyllands-Posten”. (Nel 2011la sede di Charlie Hebdo venne distruttada un attentato incendiario perché in occasione delle elezioni tunisine vinte dal partito fondamentalista islamico avevano aggiunto la testatina Charia Hebdo (Sharia, la legge islamica, ndr) e un Maometto ghignante che diceva: “100 frustate se non muori dalle risate”: pure in quell’occasione la tiratura fu molto alta, rispetto a quella media di 140 mila copie, ndr).

   

Il disegno della copertina richiamerà alla memoria del lettore ciò che è successo quel maledetto 7 gennaio?

stephane charbonnier charbstephane charbonnier charb

   Certo. Ma non ci sarà sangue. Né sarà un numero necrologico. Però i nostri morti saranno ricordati con i loro lavori. Abbiamo trovato disegni inediti. Abbiamo deciso di ricordarli mantenendo le stesse abitudini redazionali. Sveleremo oggi il disegno alla vigilia della diffusione di mercoledì, come abbiamo sempre fatto, tramite Libération. Oggi, più che mai, glielo dobbiamo. È un disegno che speriamo faccia ridere. L’ha creato Luz” (il quale ha dichiarato domenica: “Charlie non cerca un’unità nazionale, ma la lotta contro l’imbecillità”, ndr).

   

Qualcuno dice che ci saranno vignette su Maometto. È vero?

   Se ci sono, non ci ho fatto caso... so che tutto il nuovo numero avrà un senso.

   

Cioè?

   Il senso è che Charlie Hebdo è un giornale ateo e che Dio non esiste. Non c’è nessuna prova: se Dio esiste spero abbia una scusa buona.

parigi   manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione  7parigi manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione 7

   

Continuons le combat, dunque?

   Il nostro stato di spirito è profondamente segnato dalla tragedia che ci ha colpito. Siamo contenti di tutto questo sostegno mondiale. Il che mi fa un po’ sorridere... ma il nostro è un riso amaro. In questi ultimi anni siamo stati molto soli a difendere la laicità. Speriamo che adesso tutti i dirigenti politici, tutte le istituzioni democratiche, tutti gli intellettuali capiscano che senza laicità non c’è libertà e non c’è libertà neanche per i credenti.

parigi   manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione  64parigi manifestazione per charlie hebdo e la liberta' di espressione 64

   

Il vostro cavallo di battaglia?

   Nella Francia laica tutti possono credere quello che vogliono, invece nei Paesi dove governano le religioni, c’è una religione di Stato e basta e lì o devono tacere o vanno in galera o vengono ammazzati. Orribilmente.

   

Nella redazione del giornale russo Novaja gazeta l’ufficio della povera Anna Politkovskaja è rimasto esattamente come era il giorno in cui lei venne ammazzata. Farete lo stesso con gli uffici dei vostri colleghi uccisi dai fratelli Kouachi?

   La redazione è ora una scena criminale. Comunque, non ci ritorneremo più. Ora devo andare a scrivere l’editoriale: dove dirò più o meno quel che ti ho detto.

 

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...