mainetti cerasa

LA VOCE DEL PADRONE - VALTER MAINETTI, EDITORE DEL ''FOGLIO'', SCRIVE UNA LETTERA CONTRO IL DIRETTORE CERASA: ''BASTA SCAGLIARSI CONTRO IL NUOVO GOVERNO, UN'APERTURA DI CREDITO è DOVEROSA. CHI SI METTE DI TRAVERSO COSì STRENUAMENTE NON SI RENDE CONTO CHE UN'ALTERNATIVA A MEDIO TERMINE è IMPOSSIBILE'' - LA RISPOSTA DI CERASA: ''SIAMO UNA COMUNITà DI RIBELLI DISCIPLINATI E NOI...''

 

Da www.lettera43.it

 

Il botta e risposta non è andato in scena tra le mura della redazione, ma direttamente sulle colonne della "loro" testata. Da una parte Valter Mainetti, presidente di Sorgente Group, proprietario del Foglio; dall'altra il direttore Claudio Cerasa. Oggetto del contendere, il giudizio sui primi passi del governo Conte.

WEEKEND CON IL MORTO SALVINI CONTE DI MAIO

 

MAINETTI: «UN'APERTURA DI CREDITO È DOVEROSA». In una lettera pubblicata dal quotidiano romano, l'editore si è schierato contro un approccio eccessivamente critico nei confronti dell'esecutivo a trazione "pentaleghista": «Chi si mette così strenuamente di traverso al radicale cambiamento di metodo e di obiettivi del governo Cinque Stelle-Lega sembra ignorare che un’alternativa a medio termine è quasi impossibile». Mainetti ammette che «nel “Contratto-Piattaforma’’ del nuovo esecutivo ci sono politiche economiche interne ed europee, una gestione dei flussi migratori e uno sviluppo di alleanze internazionali, che possono sembrare pericolosi», tuttavia definisce «doveroso dare un’apertura di credito» al presidente del Consiglio.

 

paola e valter mainetti

CERASA: «A LUI DISPIACE L'OPPOSIZIONE, A NOI IL GOVERNO». In calce alla lettera di Mainetti, è stata pubblicata la replica di Cerasa. «Valter Mainetti ha le sue idee, il Foglio ha le sue. Al proprietario della nostra testata piace il governo e dispiace l’opposizione, il rumore che giudica aggressivo dei media. A noi dispiace il governo e piace l’opposizione che ancora non c’è, magari senza indulgere a stupidaggini, con il senso di un’alternativa che va cercata e non è scontato trovare», ha scritto il direttore. «È padrone di una comunità di ribelli disciplinati, che non hanno bisogno di provocare perché ciascuno si considera da sempre dipendente di un editore e padrone di se stesso».

 

 

LA LETTERA DELL'EDITORE

 

Non si placa il forcing della maggior parte dei media italiani e soprattutto esteri contro il governo Conte. Dopo il giuramento al Quirinale del nuovo premier e dei suoi ministri ci si aspettava una tregua. Invece salgono di livello le critiche e gli sberleffi, come se l’esecutivo Lega-M5s sia destinato a frangersi entro poco tempo. Lasciando molti poteri e poltrone intatti. E ciò si spiega con la consorteria di interessi che unisce una parte della “vecchia’’ politica, la burocrazia finanziario-amministrativa e alcuni media.

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini

 Li guida la convinzione che continuando a screditare il nuovo governo se ne acceleri la fine. E lo controprova la stessa bagarre, suscitata alla Camera nel corso del dibattito sulla fiducia, dalle parole del premier, che si riferivano al conflitto d’interesse. “Ciascuno ha un piccolo conflitto di interessi da risolvere’’ ha osato dire, cogliendo nel segno, anche se poi si è affrettato a scusarsi di non aver voluto accusare alcuno.

 

Chi si mette così strenuamente di traverso al radicale cambiamento di metodo e di obiettivi del governo Cinque stelle-Lega sembra però ignorare che un’alternativa a medio termine è quasi impossibile. Dato che l’opposizione attuale, Pd e Forza Italia, appare sempre più destinata a essere insignificante, sia nei numeri che nei contenuti. Un declino che diventa anche un inaspettato collante per la maggioranza che sostiene il governo Conte. E più la maggioranza è ampia e unita, come hanno dimostrato i voti di fiducia al Senato e alla Camera, più le elezioni si allontanano, più si prospetta una stagione ben difficile per quel sottobosco burocratico, finora vero potere e piaga di questo paese, che imprenditori e cittadini subiscono da tempo.

claudio cerasa

 

È vero. Nel “Contratto-Piattaforma’’ del nuovo esecutivo ci sono politiche economiche interne ed europee, una gestione dei flussi migratori e uno sviluppo di alleanze internazionali, che possono sembrare pericolosi, ma lo stesso presidente Conte ha inteso rassicurare, riferendosi alla necessità di una gradualità nel rispetto delle coperture finanziarie e della compatibilità con i tradizionali rapporti dell’Italia con le organizzazioni internazionali: bisogna augurarsi che il premier sappia far ragionare su questi punti i suoi azionisti di maggioranza.

 

valter mainetti

La “rivoluzione” più importante e temuta è però quella che investe soprattutto le gerarchie di potere del paese, dagli ex politici agli ex sindacalisti, sparsi in innumerevoli consigli di amministrazione di enti simil-privati e pubblici. La débâcle dei partiti tradizionali per l’incapacità di innovarsi, come aveva previsto Aldo Moro, ha portato la politica a diventare succube di tali gerarchie. E di fatto impotente, come dimostra l’inefficacia degli ultimi governi nel rispondere alle richieste dei cittadini.

 

Se conveniamo che occorra cambiare un ambiente che negli ultimi anni ha reso oggettivamente difficile le attività degli imprenditori e ha peggiorato la vita di tante famiglie, è doveroso dare un’apertura di credito a un presidente del Consiglio e nel caso, a Giuseppe Conte, che nelle sue “Comunicazioni’’ al Parlamento ha esordito sottolineando che “il ruolo e l’autorevolezza di Governo e Parlamento non possono basarsi esclusivamente sugli altissimi compiti che ad essi assegna la nostra Carta fondamentale, ma vanno conquistati giorno dopo giorno, operando con ‘disciplina e onore’, mettendo da parte le convenienze personali e dimostrando di meritare tali gravose responsabilità’’.

 

 Poi si continui pure nelle metafore e nella iperbole, se divertono qualcuno, e giustamente si valuti con occhio critico ogni pur minimo passo di questo governo, ma comunque, dopo avergli riconosciuto la dignità che ha creduto di attribuirgli il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

 

 

LA REPLICA DEL DIRETTORE

 

claudio cerasa

Valter Mainetti ha le sue idee, il Foglio ha le sue. Al proprietario della nostra testata piace il governo e dispiace l’opposizione, il rumore che giudica aggressivo dei media. A noi dispiace il governo e piace l’opposizione che ancora non c’è, magari senza indulgere a stupidaggini, con il senso di un’alternativa che va cercata e non è scontato trovare. Ovviamente rispettiamo le idee di Valter Mainetti, che è libero di esprimere qui quando vuole, e lui ha sempre rispettato le nostre, la nostra storia, la nostra identità corsara, liberale, eccentrica, sempre aperta al pluralismo degli interventi e delle opinioni, mai incerta sulla necessità di dire le cose come le pensiamo.

maria elena boschi con dietro claudio cerasa.

 

Non siamo i primi e non saremo gli ultimi a registrare un dissenso, e a considerarlo parte del gioco. Sarebbe facile e conformista dire che i nostri padroni sono i lettori. No. Chi rischia capitali per tenere insieme la baracca è il professor Mainetti. E’ padrone di una comunità di ribelli disciplinati, che non hanno bisogno di provocare perché ciascuno si considera da sempre dipendente di un editore e padrone di se stesso.

Ultimi Dagoreport

ranucci presutti cianfoni floridia

DAGOREPORT - MA QUALE "EPISODIO"! GIULIA PRESUTTI ERA UN HABITUÈ DEL “CEFALÙ BISTRÒ” DOVE PIÙ VOLTE È STATA VISTA INSIEME ALL’AMICA LAURA CIANFONI, CHE A SUA VOLTA È LEGATISSIMA A RANUCCI E CARISSIMA A LAVITOLA (COME È TESTIMONIATO DALLE FOTO DI DAGOSPIA IN OCCASIONE DEL PREMIO COLALUCCI, SETTEMBRE 2020) - NELLA DECISIONE DI SCEGLIERE GIULIA PRESUTTI, ACCREDITATA COME ESPRESSIONE DI M5S E AVS, PER DARE UN CONTENTINO ALL’OPPOSIZIONE, SAREBBE AVVENUTA UNA INTERLOCUZIONE TRA L’AD RAI, GIAMPAOLO ROSSI, E L’EX PRESIDENTE DELLA VIGILANZA RAI, LA GRILLINA BARBARA FLORIDIA, CHE AVREBBE DATO IL SUO PLACET - ANCHE SULLA SCELTA DI PIERVINCENZI ALLA CONDUZIONE DI "REPORT", CHE VA A BILANCIARE LA PRESUTTI DI SINISTRA, SI ADDENSANO ALCUNE DOMANDINE: A PARTIRE DALLA PASSIONE PER IL RUGBY…

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - IL RISIKO S'INGROSSA! L’APERTURA DI ASSICURAZIONI GENERALI A VALUTARE L'OFFERTA” DI MPS PER L’ACQUISIZIONE DI BANCA GENERALI, È UN GRAN PASSO AVANTI PER IL PIANO DI LOVAGLIO PER DISINNESCARE L’OPAS SUL “MONTE” DI BANCA INTESA - SECONDO PIAZZA AFFARI, L’OPERAZIONE TRIESTE-SIENA POTREBBE AVERE DALLA SUA L’APPOGGIO DEI POTENTISSIMI FONDI DI INVESTIMENTO INTERNAZIONALI, TRA CUI BLACKROCK, CHE HA PERALTRO IMPORTANTI INTERESSI NELLE BANCHE ITALIANE, TRA CUI INTESA - ORA INIZIA UNA PARTITA APERTISSIMA DAL PUNTO DI VISTA FINANZIARIO, MA ANCHE DA QUELLO POLITICO: IL 26 OTTOBRE  L’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DI MPS SARA' CHIAMATA AD APPROVARE L'ACQUISIZIONE E TUTTO PUO' SUCCEDERE...

mark zuckerberg proteste

HAI VOLUTO TRUMP? E ORA T’ATTACCHI ALLA SCORTA! – I LEADER DELLA SILICON VALLEY SONO OSSESSIONATI DALLA LORO SICUREZZA, E SPENDONO VAGONATE DI DOLLARI IN PROTEZIONE, GUARDIE DEL CORPO, BUNKER. COLPA DELLA SVOLTA TRUMPIANA E DELLA RIVOLUZIONE DELL’ACCELERAZIONE INCONTROLLABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, CHE RISCHIA DI PRODURRE FOLLE DI DISOCCUPATI INCAZZATI PRONTI AD ASSALTARE, OLTRE AI DATA CENTER, I VILLONI DEI PAPERONI – IL PIÙ PARANOICO DI TUTTI? MARK ZUCKERBERG! META SPENDE OLTRE 25 MILIONI DI DOLLARI ALL’ANNO ESCLUSIVAMENTE PER LA PROTEZIONE DEL SUO FONDATORE – L’OSSESSIONE DEI MILIARDARI PER BUNKER DI LUSSO, FORTEZZE SOTTERRANEE, RIFUGI IN NUOVA ZELANDA E HAWAII, CON INVESTIMENTI CHE OSCILLAVANO TRA I DIECI E I CINQUANTA MILIONI DI DOLLARI CIASCUNO...

vladimir putin donald trump volodymyr zelensky

FLASH! – QUANDO LE COSE GIRANO SUL PEGGIO, INTERVENGONO I SERVIZI SEGRETI - IL BENINFORMATO CAPO DELLA CIA, JOHN RATCLIFFE, SAREBBE VOLATO A MOSCA, SECONDO RUMORS DI WASHINGTON, PER CONSEGNARE UN DURO AVVERTIMENTO ALLA CRICCA DI PUTIN, FINITA IN UN CUL DE SAC NEL CONFLITTO UCRAINO – CARO VLADIMIR, UN'EVENTUALE ESCALATION CON USO DI ARMI NUCLEARI TATTICHE, CAPACI DI DISTRUGGERE KM DI TERRITORIO UCRAINO, È UNA LINEA ASSOLUTAMENTE DA NON OLTREPASSARE: GLI STATI UNITI NON STAREBBERO CON LE MANI IN MANO… 

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’