MASTER-FLOP – PERCHÈ GUBITOSI-VIANELLO SI OSTINANO AD ESALTARE UN TALENT CHE NON GUARDA NESSUNO? FORSE PERCHÉ DEVE ANDARE IN ONDA ANCHE A FEBBRAIO PER ALTRE 6 PUNTATE IN PRIMA SERATA? - UN CONTRATTO CAPESTRO DA 200 MILA EURO A PUNTATA

Carlo Tecce per il "Fatto quotidiano"

Un genere, forse non letterario, Masterpiece di Rai3 l'ha diffuso: la caduta libera, inesorabile, non lenta, molto veloce. Ascolti che corrono verso lo zero, rischiando i numeri negativi, con un passo preciso. S'è chiusa la prima fase, prima e dunque non definitiva: sei puntate domenicali in coda a Che tempo che fa, esordio col modesto 5 per cento di share, ultima con un simbolico 2%, che sfida le leggi di statistica e gli errori materiali.

Ideato e plasmato per fare cultura con l'abito di un talent, o viceversa, dove gli aspiranti scrittori vengono sottoposti a prove bizzarre (un minuto in ascensore per convincere lo scrittore famoso) per conquistare una pubblicazione Rizzoli, Masterpiece doveva salvare, pulire e rifare l'anima da servizio pubblico. Troppo cose. Col motto: con la cultura non si mangia, però si fa televisione. Basta citare un po' di autori, un po' di russi classici, un po' di americani strafighi, un pezzo di Tolstoj e un grammo di Kundera.

La casa di produzione Fremantle di Lorenzo Mieli (figlio di Paolo, presidente di Rcs Libri), fra le migliori d'Italia, non ha risparmiato su autori, riprese, quinte: l'ora e mezza di Masterpiece costa quasi 200 mila euro e domenica scorsa c'erano 398.000 telespettatori collegati su Rai3. Ora non vanno fatti i calcoli, sennò sembra che la cultura possa avere un prezzo e il prezzo possa essere corretto o eccessivo.

E un pubblico tanto, tanto selezionato, si potrebbe osare dire ridotto, non preoccupa il direttore Andrea Vianello che, via twitter, fra una fotografia in tuta da sci e un incoraggiamento al coraggio, esorta a guardare un "suo gioiello". E neanche s'è spaventato il dg Luigi Gubitosi che, in una lunga lettera d'auguri ai dipendenti, ha esaltato "le capacità di innovazione e creatività di Masterpiece". Senza esaminare con troppo zelo lo scontrino, a naso e occhi sconveniente, che rilascia la cultura di Rai3: un paio di somme, però, in viale Mazzini le consultano.

E non vanno bene. Perché Masterpiece, per contratto, deve tornare in onda a febbraio per le restanti sei puntate. Non solo: in prima serata. La spesa andrà oltre i 350 mila euro a venerdì. L'azienda aveva trattato con generosità culturale gli inserzionisti. Come a dire: vi facciamo lo sconto, un regalo. Per prudenza, Masterpiece era valutato il 6 per cento le domeniche e l'8 per i mitici venerdì.

Ora che la media è stabile al 3,6, senza sottostare al vil denaro, in Rai discutono: come ne usciamo da questo massacro di ascolti? Gubitosi vuole difendere il prodotto (e Vianello), ma un pezzo d'azienda, dirigenti ben graduati, cercano dei cavilli per rivedere l'accordo con Lorenzo Mieli.

Il programma non era destinato a un grande pubblico: s'era capito con l'eccessivo chiacchiericcio su twitter. C'era l'attesa, mica sviste. Rai3 mandava a ripetizioni promo per rapinare l'attenzione dei telespettatori: "È partito il primo talent letterario al mondo", e qui s'apprezzava l'originalità. E la domanda si faceva spontanea: perché nessuno ci ha mai pensato?

E ancora: "I concorrenti ci mettono la faccia e le proprie storie", d'altronde non esistono concorrenti che non ci mettono la faccia. "I giudici scandiscono la sfida a suon di verdetti", i giudici, giudicano. E la miscela sportiva e retorica: "Nuovi scrittori in erba svelano le proprie carte".

E poi stacco sugli sguardi tenebrosi e severi di Giancarlo De Cataldo, Andrea De Carlo e Taiye Selasi. Allungato di minuto in minuto per raccattare ascolto verso mezzanotte oppure ristretto per sfruttare il traino di Che tempo che fa, Masterpiece non ha funzionato. E non ha funzionato l'esperimento televisivo su ragazze e ragazzi, giovani e meno giovani, che devono dimostrare un talento in pochi minuti, ovviamente ricevere insulti per creare l'elemento emozionale, e raccontare una trama mentre vanno in ascensore.

Memorabile l'espressione di Antonio Pennacchi che ascolta la povera Raffaella e le caratteristiche di una protagonista "che va a fare la spesa o fa la lavatrice". E anche la gita turistica ai mercati generali di Torino, sempre domenica scorsa, per sigillare il messaggio "la cultura non è elitaria", non ha funzionato. Perché al pubblico non è piaciuto. Come non può piacere un libro. Però quelli di Masterpiece credono che se in televisione ci metti un libro, che sia letto o riposto, chi l'ha messo sia degno di applausi. Comunque.

 

 

masterpiece raitre masterpiece giurati i giudici di masterpiece Andrea Vianello Luigi Gubitosi Angelo Teodoli Giancarlo LeoneLorenzo Mieli ANTONIO PENNACCHI GIANCARLO DE CATALDO E CONCITA DE GREGORIO ANDREA DE CARLO Taiye Selasi

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")