IL CINEMA DEI GIUSTI – MENO COMICO DI “SCIALLA”, ‘’NOI 4’’ DI FRANCESCO BRUNI È SICURAMENTE UNO DEI FILM PIÙ INNOVATIVI, MEGLIO SCRITTI E INTERPRETATI DELLA STAGIONE

Noi 4 di Francesco Bruni.

Marco Giusti per Dagospia

"Perché non riusciamo più a essere felici assieme, noi?", chiede la figlia ventenne Emma, fresca di occupazione del Teatro Valle, al padre romano Ettore, quarantenne e nullafacente. "Noi chi?", risponde lui. "Noi quattro", chiude la ragazza. Ecco, "Noi 4", il nuovo film di Francesco Bruni, già regista del fortunato e riuscitissimo "Scialla", nonché sceneggiatore fondamentale del cinema di Paolo Virzì, ruota tutto attorno a questa ricerca della felicità di una famiglia romana un po' frantumata.

Un padre, Ettore, interpretato da un Fabrizio Gifuni fresco di "Capitale umano", artistoide, figlio di nobili, che non lavora e non vuole proprio lavorare, l'amico Roberto, Gianluca Gobbi, lo porta a Via Teulada per provare a fargli fare lo scenografo alla Rai e lui scappa di corsa. Non solo. Ettore è incapace di rispettare orari e impegni, non è stato troppo fedele alla moglie Lara, interpretata da Ksenia Rappaport, che lo ha sbattuto fuori di casa.

Da parte sua Lara, madre fin troppo apprensiva e con voglia di perfezione, tiene tutto il peso della famiglia sulle sue spalle. Russa, ingegnere, supervisiona i lavori della metropolitana nella Roma del sindaco Marino (no, non lo dice nessuno, ma è così), e nel tentativo di far rispettare i tempi del suo lavoro e quelli della sua famiglia, si scontra con l'indolenza pubblica e privata romana, il marito fancazzista, la complessità della famiglia, una figlia che la detesta perché ha cacciato di casa il padre, e la complessità del sottosuolo romano, pieno di ritrovamenti archeologici, di stratificazioni storiche, spesso senza cercare di capire il carattere profondo di Roma e dei romani.

Lara deve anche affrontare l'insicurezza, tutta femminile, di un corpo da quarantenne che non le sembra più sodo e giovanile come un tempo. La figlia ventenne Emma, interpretato dalla bravissima attrice ronconiana Lucrezia Guidone, cerca invece la sua strada nel teatro, iniziando dal Valle occupato, come nella vita, cercando di ricucire i fili che legano la sua sgangherata famiglia e si offre ingenuamente, al fratellino Giacomo e allo stesso padre Ettore, come possibile madre scenica per una possibile rappresentazione di una felicità perduta.

Il suo è il personaggio più tragico, perché cosciente della propria condizione, ma incapace poi di potere rimettere in scena questa felicità, turbata, inoltre, da una possibile gravidanza con un attrezzo da teatro dell'est, Ivan Franek, che è una sorta di doppione fetente del padre. Il quarto personaggio della famiglia è il figlio piccolo, Giacomo, perfettamente interpretato da Francesco Bracci Testasecca, che in conferenza stampa ha dichiarato di avere un padre scrittore fallito come quello del film, legatissimo alla mamma, innamorato di una ragazzina cinese di Piazza Vittorio, che si comporta già da adulto responsabile e deve affrontare l'esame di terza media in una Roma già calda.

Proprio il fatto che l'esame di Giacomo viene spostato dalla mattina alle sei di pomeriggio, aprendogli quindi un giorno di attesa che dovrà riempire, smuove tutti i personaggi della commedia, che all'inizio stanno teatralmente ognuno da una parte diversa, Emma al Valle, Lara a casa sua, Giacomo dalla zia, Ettore a casa di un amico che lo ospita da quando è stato cacciato di casa.

Ora, sappiamo bene che tutti e quattro i personaggi si dovranno ricongiungere alle sei per l'esame di Giacomo, che è un po' il meccanismo da "Mezzogiorno di fuoco" che tiene stretto il film, ma avranno il tempo per incontrarsi, scontrarsi, spiegarsi, farsi e farci capire le loro complessità, le loro speranze, i loro desideri, le loro paure.

Film più complesso e difficile, sia come costruzione che come argomento, di quanto non fosse "Scialla", che è certo più riuscito in quanto più comico e più immediato, "Noi 4" è un bel ritratto di una famiglia di oggi che osa, anche ingenuamente, affrontare temi impossibili come il bisogno d'amore nella vita di tutti i giorni, l'ansia e la paura delle giovani generazioni che si ritrovano a vivere con una generazione di padri mai cresciuti e profondamente immaturi. Ne conosciamo tutti una serie infinita...

Ma è anche, più profondamente, un serio tentativo di costruzione teatrale di un piccolo dramma familiare recitato in una Roma che fa come da palcoscenico, ma anche da coro, agli incontri-scontri tra i quattro personaggi protagonisti. Per fare tutto questo, Bruni ha bisogno di attori di grandissima esperienza teatrale, come sono Gifuni, la Rappaport e la giovane Lucrezia Guidone, che ha il ruolo più ingrato e difficile, perché esce e entra in continuazione dalla dimensione teatrale di attrice già di partenza.

Ma vengono dal teatro anche certi attori secondari, ma importanti come Milena Vukotic, Guanluca Gobbi. Bruni si permette, nel suo cinema, di sperimentare la commedia non legandosi né alle banalità del comico né alle banalità della cronaca. Il film così prende forma quasi solo e esclusivamente come scrittura teatrale e scrittura scenica per le strade di Roma.

Questo è il suo lato più interessante e riuscito e ottiene il massimo dai suoi attori. Meno riuscito trovo il terzo atto, quando cioè la complessa scrittura che ha portato i quattro protagonisti a ritrovarsi va alla ricerca di un finale per tutti. Come se avessimo davvero tutti bisogno di un finale. Ma è sicuramente uno dei film più innovativi, meglio scritti e interpretati della stagione. In un piccolo cammeo c'è pure Filippo Scicchitano, già coprotagonista di "Scialla". In sala dal 27 marzo.

 

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