prince 9

IL GENIO DI PRINCE - L'UOMO CHE HA CAMBIATO LA BLACK MUSIC, CON JAMES BROWN E SLY STONE, TORNA IN PISTA CON UN TOUR MONDIALE ARMATO DI UN PIANO E UN MICROFONO CHE TOCCHERA' ANCHE L'ITALIA - "I NUOVI ARTISTI NON DOVREBBERO FIRMARE CON LE CASE DISCOGRAFICHE”

PRINCEPRINCE

Carlo Moretti per “la Repubblica”

 

L’appuntamento è nel grande studio di Paisley Park alla periferia di Minneapolis. Non ci sono altri dettagli. Anche l’ora fissata per l’intervista cambierà più volte nel corso della giornata: prima le 17, poi le 21, infine saranno le 19.

 

L’ultima email della lunga serie di messaggi in stile caccia al tesoro avverte che durante l’incontro sarà vietato registrare, al bando anche i cellulari, sono ammessi solo carta e penna. Più che amore per il vecchio stile sembra una punta di paranoia.

 

Del resto, se sua maestà Prince chiama e per l’occasione apre le porte della sua casa, non ci si può certo tirare indietro. Sui motivi dell’incontro si brancola nel buio, una sensazione già provata dai giornalisti americani lo scorso agosto per la presentazione del nuovo album intitolato Hit’n’Run, il trentottesimo della carriera dell’artista, 57 anni e oltre 100 milioni di dischi venduti. Ora tocca a noi: «Qualcuno ha idea di cosa succederà stasera? ».

 

PRINCE 2PRINCE 2

Paisley Park è alla periferia ovest della città, due blocchi di cemento grigi dove nessuno immaginerebbe studi di registrazione, sembra piuttosto una fabbrica di detersivi. Dentro, disseminati su una superficie di 5 mila metri quadrati, ci sono tre studi, due grandi sale da concerti con palchi stracolmi di strumenti e amplificatori, c’è una sala relax molto hippie e psichedelica, due spazi dedicati ai memorabilia del folletto di Minneapolis, compresi vestiti di scena e la moto Honda utilizzata nel film Purple rain.

 

All’ingresso ci viene consegnata una brochure: «Ecco di cosa si parlerà stasera». In copertina c’è una foto di Prince e un palcoscenico spoglio con un pianoforte a coda, il titolo recita: “Prince - Spotlight: Piano & a Microphone”.

PRINCE 3PRINCE 3

 

Sedici date in Europa tra novembre e dicembre di cui una in Italia, il 15 dicembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Per l’entourage di Prince si tratta solo di un piano di lavoro, nemmeno l’organizzatore italiano dei suoi concerti D’Alessandro & Galli conferma, ma al teatro risulta una prenotazione per quella data anche se le prevendite non sono ufficialmente aperte.

 

Non che ce ne fosse bisogno ma il mistero s’infittisce ulteriormente, anche perché risulta difficile immaginare il principe del funky senza ritmo e senza elettricità, spogliato di tutto ciò che l’interno di Paisley Park ci racconta, a cominciare da un grande murales con Prince circondato dai musicisti delle sue band e dai suoi miti passati e viventi: James Brown, Miles Davis, Santana, Otis Redding.

 

Il colore dominante è ovviamente il viola in tutte le sue gradazioni: alle pareti, sul velluto dei divani e delle poltrone, e non ci si stupirebbe più di tanto neanche se cominciasse a piovere a colori dal soffitto sulle note di Purple rain. 

PRINCE 1PRINCE 1

 

Disseminato ovunque, inciso sulle porte o appeso al soffitto come un lampadario, attorcigliato al microfono in cui Prince canterà a tarda sera per un infuocato concerto aperto al pubblico, campeggia il simbolo impronunciabile che utilizzò negli anni Novanta durante la lunga battaglia legale contro la sua casa discografica di allora, la Warner, accusata di averlo reso schiavo.

 

Alla spicciolata arriveranno gli ospiti, in pigiama e vestaglia da camera per la serata pijama party in programma fino a notte fonda. Una volta qui ne hanno organizzato uno con ospiti d’onore i Pearl Jam.

 

Da lontano si nota per il suo fisico minuto e l’ampia acconciatura afro. Prince arriva vestito completamente di bianco, pantaloni a campana e maglietta, bizzarre infradito con la zeppa nonostante il calzino bianco, la chitarra elettrica a tracolla. Va diretto sul palco, sistema lo strumento per il concerto che terrà tra due ore, siede alle tastiere, comincia a suonare qualcosa e laconico ci chiede: «Cosa volevate sapere?».

PRINCE 4PRINCE 4

 

Perché questi concerti solo pianoforte e voce?

«Per diverse ragioni: perché non voglio avere brutte recensioni, per una sfida con me stesso, per non ripetere le cose che faccio da trent’anni soltanto perché mi fanno sentire al sicuro e perché voglio provare cose nuove. Per la prima volta suonerò le mie canzoni su un pianoforte a coda, solo la mia voce nel microfono, nient’altro: nude e ancora più vere, si presentano a chi le ascolta esattamente per quello che sono. Poter cantare in un teatro in cui si ascolta l’eco della tua voce è un’esperienza di pura gioia».

 

Difficile immaginare una versione acustica di alcune sue canzoni che conosciamo molto funky ed elettriche.

«Non so mai cosa accadrà quando salgo sul palco, dipende dal luogo e dall’atmosfera che si crea con il pubblico. Per la scaletta penso ad alcune canzoni nate al piano o alle tastiere, a quelle che ho già suonato in questo modo nei miei concerti o a quelle in cui le tastiere giocano un ruolo importante anche nell’originale».

 

È nervoso per questo tour inedito?

«Quando la gente paga per vederti non puoi essere nervoso. Non ne hai il diritto».

 

Come sono state scelte le città per i concerti?

«Il fattore determinante è stato la presenza di teatri importanti e con una buona acustica, perché il pianoforte e la voce verranno amplificati al minimo».

princeprince

 

Lei sostiene che i giovani artisti non dovrebbero più firmare contratti con le major: cosa dovrebbero fare, invece?

«Le case discografiche non investono più sugli artisti. Una delle ragioni per cui ho deciso di affidare Hit’n’Run alla Tidal di Jay Z è perché ha la struttura in grado di promuovere l’album nel modo giusto. Offre pubblicità e distribuzione capillare nel mondo senza dover spendere molto denaro per questo.

 

Ma il vero problema oggi è essere pagati dalle case discografiche, specialmente nel caso di nuovi artisti. Jay Z è un artista e capisce cosa serve agli artisti, la sua struttura è veloce, le case discografiche sono lente. Se dovessi cominciare oggi continuerei a suonare senza preoccuparmi di firmare un contratto».

 

Il digitale ha vinto sul supporto fisico e sull’analogico?

«Non voglio dire che tutto il digitale sia ok. C’erano tante aspettative ma Apple music funziona come le vecchie case discografiche, si comporta come una banca per finanziare il primo disco. Nessuno è diventato ricco con il download, solo le case discografiche e i servizi di downloading ne traggono vantaggi.

 

C’è qualcuno che sa dirmi dove sono finiti i guadagni per i 40 milioni di copie scaricate dell’album di Adele 21? Sono rimasti per gran parte nelle tasche del service provider. Firmare un contratto significa vedere service provider e etichetta che si spartiscono i guadagni, e poi aspettare sei mesi per avere i soldi del downloading. Non ha senso».

prince 1prince 1

 

La Tidal di Jay Z è la risposta a tutto ciò?

«Fin qui si è comportato bene, siamo stati tutti già pagati, e in anticipo. (L’impianto audio nello studio comincia a gracchiare e lui commenta ironico: «Ecco cosa succede a parlar male della Apple»).

 

Le case discografiche hanno ucciso la musica: per continuare a vendere dischi hanno messo in campo i contabili, gli avvocati, i produttori da affiancare agli artisti negli studi di registrazione per fare in modo che ripetessero cliché e cose rassicuranti. Per questo il mondo della musica è collassato ».

 

Oggi nel rock nessuno rischia più, sembra più fantasiosa la scena elettronica.

«Il problema è che oggi nessuno impara più la tecnica, non ci sono più grandi band jazz e fusion. Ma del resto oggi non c’è più nessuno da imitare, non ci sono più i Weather Report o gli Al Di Meola».

 

Lei è diventato un testimone di Geova: la sua nuova fede influenza la scrittura dei testi, in passato molto espliciti e sexy?

prince  6prince 6

«La fede ha influenzato il mio modo di dire le cose, spingendomi a scrivere cose vere in un modo più sincero, conciso e diretto; a pensare molto di più ai dettagli. Per quanto riguarda il sesso, non è la religione a influenzarmi, semmai il fatto che nel mio pubblico oggi ci sono anche i figli dei miei vecchi fan, che nel frattempo hanno messo su famiglia. La platea è diventata più grande, preferisco essere più sfumato rispetto a certi temi».

 

“Baltimore”, il brano contro i recenti omicidi razzisti in Usa, ha sorpreso anche per la sua scelta di impegnarsi. Cosa si può fare contro queste violenze?

«Non credo di essermi impegnato solo ora, ci sono tonnellate di miei testi sociali, basta ascoltare brani come Judas smile o Golden parachute. Non ho nessuna formula da suggerire contro le violenze, la gente viene uccisa in strada e nulla accade, penso che tutto ciò risponda alla regola “causa ed effetto”.

 

Ascoltate il nuovo brano di Krs One Drugs won, parla proprio di questo. Causa ed effetto fu anche quando il produttore discografico della Columbia Clive Davis mi disse: “Non ti abbiamo fatto fare questo disco per arricchirti, per quello ci sono i live”».

prince  5prince 5

 

Crede dunque che ci sia un problema razziale anche con l’industria discografica?

«Abbiamo sempre avuto problemi. Gli U2 non hanno problemi con la loro casa discografica, la amano. Ma Sam Cooke è morto a causa delle etichette discografiche e anche Otis Redding».

 

Incontro finito, è tempo di pigiama party. Al Paisley Park sono vietati gli alcolici, si bevono succhi e acqua minerale, non si può fumare neanche all’aperto, dove la temperatura è scesa vicina allo zero. La musica però è superlativa e si spera sempre di poter incontrare il Principe.

prince  1prince 1prince  2prince 2PRINCE PRINCE PRINCE 9PRINCE 9

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…