MUOIO GP - LUTTO NEL LUTTO: INSIEME A SIMONCELLI È MORTA LA MOTOGP IN ITALIA, ERA L’UNICO VERO EREDE DI ROSSI - TRENT’ANNI FA I DECESSI IN PISTA ERANO INNUMEREVOLI E ADESSO RARISSIMI (MA NEANCHE TANTO: DUE IN UN ANNO) - L’ELETTRONICA HA AUMENTATO LE MISURE DI PROTEZIONE, IMPONENDO MENO SORPASSI E MENO DERAPATE - MA LA MOTO GP CONVIVE CON VERITÀ NON DETTE, COME QUELLA SU DAIJIRO KATO, CHE NEL 2003 SI SFRACELLÒ A SUZUKA: FU UNA FATALITÀ (VERSIONE UFFICIALE) O PERCHÉ LA HONDA SI BLOCCÒ SULL’ACCELERATORE?…

Andrea Scanzi per "Il Fatto Quotidiano"

Ecco come muore un motociclista. In diretta tivù, travolto e calpestato, col 35 percento di share. L'autopsia ha ribadito l'evidenza manifesta: traumi fatali a torace, collo e cranio. Se non altro la gara è stata annullata: un anno fa, a Misano, Shoya Tomizawa non ebbe analogo trattamento.

La scomparsa di Marco Simoncelli è stata una sorpresa attesa. L'ossimoro, tipico di ogni atleta aduso al rischio, è qui acuito dal personaggio. Stile, carattere e conformazione fisica (troppo alto per la MotoGP) lo avevano trasformato nel Grande Spericolato. Il suo idolo era Kevin Schwantz, genio sciagurato e amatissimo.

Anche "Sic" era abituato a mixare coraggio e istinto. Jorge Lorenzo lo aveva definito un pericolo pubblico e Dani Pedrosa si era giocato il titolo perché in uno scontro con Sic ci aveva rimesso la spalla. In sala stampa, che gli voleva bene perché non potevi fare altrimenti, qualcuno lo chiamava affettuosamente "Zappatore" o "Spanocchiatore": Marco un po' se la prendeva e molto lasciava stare. Consapevole di non poter essere un mostro di eleganza.

Al tempo stesso, la sua morte ha i connotati della brutalità incomprensibile. Al netto di ogni retorica, Simoncelli era come sembrava: buffo, schietto, pulito. Bamboccione fragile e "patacca" adorabile. Era bello parlarci, a volte litigarci. Il più accessibile degli eroi masochisti. E il più apparentemente invincibile, in virtù di quella vitalissima propensione al martirio didascalico.

Il paddock del Motomondiale è uno strano microcosmo. Una famiglia allargata dove i divi sono ancora raggiungibili e gli uffici stampa non fanno danni. Tutti si conoscono, tutti si frequentano. Soltanto da dentro si può comprendere quell'atteggiamento di fatale accettazione della morte. Una volta Marco Pantani disse: "Perché scatto in salita? Per abbreviare l'agonia". Per i piloti è lo stesso: accelerano per seminare la morte. Inchiodati come siamo tra il banale "fa parte del gioco" e il commosso "perché proprio lui?", è lecito chiedersi se la morte del 24enne Simoncelli poteva essere evitata. L'ambiente ha elevato oltremodo il concetto di sicurezza.

Trent'anni fa i decessi erano innumerevoli e adesso rarissimi (ma neanche tanto: due in un anno). La dittatura dell'elettronica - e non solo - ha consentito il raggiungimento di una protezione impensabile. Di pari passo, a conferma della follia legalizzata dell'ambiente, c'è chi imputa all'elettronica un grado minore di spettacolarità. Moto più "facili". Meno sorpassi, meno derapate. Ma la sciarada mortale rimane. La stampa italiana, noiosamente rossocentrica, parlò di "miracolo" quando Valentino tornò in pista dopo poche settimane dalla frattura di tibia e perone al Mugello 2010.

Era la norma: per il centauro è consuetudine correre con femori malmessi, spalle disgregate e falangi mancanti. Quando morì Tomizawa, in sala stampa i mammasantissima esortavano a farla poco lunga: niente moralismi. L'esatto approccio dell'organizzatrice spagnola Dorna, Spectre delle due ruote, che neanche un mese fa ha imposto a tutti di gareggiare a due passi da Fukushima.

La MotoGp non ha nulla di razionale e convive con verità non dette. Come quella su Daijiro Kato, che nel 2003 si sfracellò a Suzuka per fatalità (versione ufficiale) o perché la Honda si bloccò sull'acceleratore (accadde anche ad Ayrton Senna, tradito dal piantone dello sterzo della Williams). Legge del paddock vuole che ogni morte sia evitabile, tranne quella per investimento: quella di Shoya e Sic. Simoncelli era già caduto più volte a inizio gara: per la sua ruvidezza ancestrale, per lo stile così distante da Agostini e Rossi. E per quella iattura sottovalutata che sono le gomme fredde: pneumatici supersonici, che permettono traiettorie inaudite ma che hanno bisogno di scaldarsi.

Altrimenti disarcionano. Simoncelli è caduto in Malesia quando non poteva, perché a tutta velocità stavano arrivando Colin Edwards (polsi fratturati e spalla lussata) e Valentino. Amico e fratello maggiore. E' saltato il casco (perché?) e il collo è la parte meno protetta: niente salvezza. Forse lo ha tradito anche l'elettronica: invece di andare verso l'esterno, Marco ha cercato l'interno. Non ha lasciato la moto, il traction control è stato portato al "fraintendimento" e la Honda si è gettata a centro pista.

Marco Simoncelli è morto e con lui la MotoGp. Di sicuro in Italia. Era l'erede (parola che detestava) di Rossi, altri papabili non ci sono e lo stesso Valentino dovrà convivere con un peso indicibile. E' sceso il sipario più impietoso nel brutto mezzo di una gara inutile. E' morto un ragazzo, bello e incolpevole. Un uomo coi capelli da fumetto che amava il nichilismo impavido di Gilles Villeneuve. E' morto "il Sic" e con lui un mondo non più romantico né spettacolare, ma solo cinicamente gladiatorio. A dispetto delle tante belle persone che lo popolano.

 

IL PADRE DI SIMONCELLI SIMONCELLI VALENTINO ROSSI TORNA DALLA MALESIA SIMONCELLI LA FIDANZATA KATE SIMONCELLI PETRUCCI E KATE SIMONCELLI IL TRIBUTO DI CORIANO SIMONCELLI IL PADRE MENTRE LA BARA VIENE MESSA SULL AUTO SIMONCELLI LA BARA ARRIVA A CORIANO LA BARA DI SIMONCELLI LA BARA DI SIMONCELLI VIENE TRASPORTATA DALL AEREO A FIUMICINO IL PADRE DI SIMONCELLI A FIUMICINO

Ultimi Dagoreport

vance meloni trump le pen

DAGOREPORT - LA MEGA-BATOSTA SUBITA DA TRUMP ALLE MIDTERM PROVOCHERÀ UN EFFETTO DOMINO CHE RIBALTERA' NON SOLO GLI EQUILIBRI INTERNI AGLI STATI UNITI, MA QUELLI DI TUTTO IL MONDO – NEL PARTITO REPUBBLICANO USA CI SI PREPARA ALLA “GUERRA CIVILE” (BANNON DIXIT): IL 'MAGA' VANCE FRIGNA PER LA GUERRA IN IRAN, MA IL SUO NOME È ORMAI BRUCIATO. UNA SFIDA CON RUBIO FAREBBE DEFLAGRARE L’INCOMPATIBILITÀ TRA I “MAGA” E IL PARTITO REPUBBLICANO, CHE SOLO TRUMP SAPEVA TENERE - LA ROVINOSA CADUTA DELLA DESTRA SOVRANISTA AMERICANA, CHE FINO A IERI SEMBRAVA INARRESTABILE ANCHE IN EUROPA, TRASCINA ANCHE GIORGIA MELONI: L’EX TRUMPETTA ORA PROVA A MARCARE DISTANZA DAL TYCOON, MA È LEI STESSA, NEL NUOVO LIBRO DI VESPA, A DIRE CHE NON SI PENTE DEL SUO FLIRT CON IL TRUMPONE – PESSIME NOTIZIE ANCHE PER MARINE LE PEN (LA DEBACLE DELL'IDIOTA E' UNA SPINTA PER I PARTITI FRANCESI AD ALLEARSI) - SE LA FINE DEL TRUMPISMO DIVENTA UNA LAPIDE PER NETANYAHU, LA PROSSIMA VISITA DI PAPA LEONE XIV DAL TRUMPINO ARGENTINO JAVIER MILEI ASSUME TUTTO UN ALTRO SIGNIFICATO (LA MOTOSEGA SE LA PUO' METTERE IN QUEL POSTO) - IL RUOLO DI OBAMA, L'ASCESA DI JON OSSOFF, IL FLOP IN BORSA DI MUSK, IL PUTIN TRUMP-AZZOPPATO...

tajani meloni annarita patriarca

NAPOLISPIA! - FRATELLI D'ITALIA E FORZA ITALIA FIRMANO UN “PATTO DI NON ANNESSIONE”: NESSUNO DEI DUE PARTITI ACCOGLIERÀ PARLAMENTARI FUORIUSCITI DALL’ALTRO IN VISTA DELLE ELEZIONI – UN ACCORDO CHE HA UNA LOGICA INOPPUGNABILE, MA METTE NEI GUAI (POLITICAMENTE) LE MIRE DEI PICCOLI RAS LOCALI E STOPPA IL TRASLOCO DAGLI AZZURRI AI MELONIANI DI ANNARITA PATRIARCA, DEPUTATA DI FI SCHIERATA CON I “RIBELLI” DI GIORGIO MULÈ - LUNEDÌ PROSSIMO A NAPOLI SBARCA ARIANNA MELONI, IN PIENA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA SUA CANDIDATURA ALLE POLITICHE…

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?