POVERI MA BELLI - LA STRACHIC ADELPHI STAMPA I SONETTI SESSOPLEBEI DI Gioachino BELLI: “NER MONNO HA FFATTO IDDIO ‘GGNI COSA DEGNA: BONA LA CASTITÀ, MMEJJO LA FREGGNA!” - IL CRITICO PAOLO MAURI: “UN GRANDISSIMO POETA DA SOTTRARRE SEMPRE ALLA TENTAZIONE RICORRENTE DI CHIUDERLO NELLA STENTA TRADIZIONE ROMANESCA. BELLI IN REALTÀ HA INVENTATO E DATO FORMA A ROMA E ALLA SUA LINGUA CON UNA POTENZA E PREPOTENZA DANTESCA, UNA SORTA DI BOSCH DELLA POESIA, DEVASTANTE E ATTRAENTE OGNI VOLTA CHE LO SI LEGGE”…

Paolo Mauri per "la Repubblica"

Quando Giuseppe Gioachino Belli scrisse, a proposito dei suoi sonetti in romanesco, che non era necessario cercarvi un capo e una coda, poiché ogni pagina era un possibile inizio e ogni pagina una possibile fine, diceva una gran cosa circa la struttura, modernissima, della sua opera e per di più la sottraeva al Tempo, perché le cose che non hanno principio e fine sono di fatto votate ad alimentare se stesse e quando funzionano davvero si candidano all´eternità.

La plebe di Roma appariva a Belli come una grandiosa macchina parlante che faceva tutt´uno con la città, le sue piazze, i suoi monumenti e naturalmente il Papa e i suoi Principi - cardinali a cominciare dal cardinal Vicario, preposto alla tutela della morale pubblica e dunque per il popolo, che tutto rileggeva attraverso il sesso e le sue metafore, inevitabilmente "Ficario". Dunque, poniamo, il Belli passa per strada e orecchia lo sfogo contro una pettegola chiacchierona: «Nun è ita a ddì in pubbrica funtana / C´a mmè nnun me s´addrizza ppiù l´uscello?».

La plebe parla così, inutile farci troppi giri attorno. E così parlava anche nella Roma ufficialmente pudica governata dai papi: in realtà un inestricabile e spesso contraddittorio groviglio di vizio e virtù dove capitava che le puttane per preservarsi dalle temutissime malattie del mestiere accendessero «ogni sabbìto un lumino / Avanti a la Madon-der-bon-conzijjo» e che, vantando le cose create, («Ner Monno ha ffatto Iddio ‘ggni cosa degna») si esclamasse: «Bona la castità, mmejjo la freggna».

È stato Antonio Baldini il primo a pubblicare nel 1945 un´antologia del Belli (Er Commedione) senza i puntini al posto delle parolacce. Il più antico editore del Belli, il garibaldino Luigi Morandi, poi precettore di Vittorio Emanuele III, non solo aveva messo i puntini, ma aveva relegato le poesie più sboccate in un volume a parte, il sesto e ultimo della sua edizione, che si vendeva anche da solo e costava più caro di tutti gli altri.

Baldini, o per meglio dire Belli, trovò un recensore d´eccezione in Carlo Emilio Gadda (il testo si può leggere ne I viaggi la morte): «Lodo il Baldini per averci serbato, dei profferti sonetti, il testo integro, senza vuoti o puntolini o, peggio, addomesticature denicotinate ad usum puellarum». Dunque, concludeva Gadda, «le parolacce sono sacre (filologicamente) non meno di qualunque altra parola o virgola o accento del testo».

Pietro Gibellini, già autore, nel 1974, di una celebre antologia tematica La Bibbia del Belli (Adelphi) ha deciso ora di riproporre i versi osceni, incrociandoli però con quelli in cui si parla della morte (Sonetti erotici e meditativi, Adelphi). Un modo per far risaltare la lezione del poeta in tutta la sua prepotenza espressiva distesa lungo un arco che abbraccia la storia e le voglie degli uomini, il loro destino universale, ma anche la folgorazione dell´istante, le voci spesso isteriche del parlar quotidiano, di cui moltissimi sonetti dànno felicemente conto.

«Doppo c´Adamo cominciò cco Eva / Tutte le donne se so fatte fotte», ragiona con piglio biblico e antifemminista un tale, arcisicuro che con qualche regalino si può vincere ogni resistenza. Ma l´eccitazione può produrre immagini sfrenatamente erotiche: «È un gran gusto er fregà! Ma ppe ggodello / più a cciccio, ce voria che ddiventassi / Giartruda tutta sorca, io tutt´uscello». Immagine non inconsueta, visto che della puttana Santaccia di piazza Montanara si dice «che diventava fica da ogni parte».

Ma se Santaccia era una sozzissima (parola del Belli) meretrice, i casini erano frequentati persino dai cardinali in temporaneo incognito, pronti a far valere la loro autorità in caso di necessità, come nel celebre bordello scoperto dove monsignore, all´arrivo delle guardie, si levò il (copricapo) nero «e ce se mise er rosso».

Le variazioni sul sesso, come racconta Gibellini nella sua ampia e ricca introduzione, sono moltissime e aggiungo qui che l´editore Aragno manda in libreria in questi giorni, sempre dello stesso Gibellini, un Belli senza maschere, documento di una "lunga fedeltà" dello studioso al poeta romano. E ancora a Gibellini rimando per approfondire il nesso "Amore e Morte" così radicato nella lunga storia del Romanticismo e da Belli declinato in modo spessissimo originale, comunque con prevalenza della carne sul sentimento.

Una tarda quartina suggella le molte meditazioni sulla morte: «La morte sta anniscosta in ne l´orloggi / pe ffermavve le sfere immezzo all´ora; / e ggnisuno po´ ddì: domani ancora / sentirò bbatte er mezzogiorno d´oggi».

Ma tanti anni prima, imitando un sonetto di Marino, Belli aveva in qualche modo steso un dolente manifesto e l´aveva intitolato La vita dell´Omo, che dopo i travagli infantili («poi comincia er tormento de la scola») affronta la vita adulta: «Poi vviè ll´arte, er diggiuno, la fatica, / La piggione, le carcere, er governo, / Lo spedale, li debbiti, la fica // Er Zol d´istate, la neve d´inverno.../ E pper urtimo, Iddio sce bbenedica, / Viè la Morte, e ffinisce co´ l´inferno».

Nella gola della Morte finiscono tutti, ragiona il caffettiere filosofo in un sonetto notissimo, paragonando gli uomini ai chicchi di caffè che stanno per essere macinati; ma anche sulla morte si può scherzare, come accade nel sonetto Er cimiterio de la Morte dove guardando gli scheletri il popolano si accorge «D´una gran cosa, e sta gran cosa è cquesta / Che ll´omo vivo come ll´omo morto / Ha una testa de morto in de la testa». Anche Belli ha una sua vena malinconica: «Er tempo, fijja, è peggio d´una lima / Rosica sordo sordo e tt´assottijja, / Che ggnisun giorno sei quella de prima».

Il poeta si decise a scrivere in romanesco, come si sa, dopo aver letto, e in qualche caso perfino imitato, le poesie di Carlo Porta in dialetto milanese. Scrisse di nascosto, occultando, e chissà a quale prezzo interiore, il Belli dei sonetti dietro all´altro Belli, poeta in lingua di stampo accademico: una sorta di incendio consumato nel volgere di pochi anni.

Al figlio Ciro raccomandò di destinare al braciere le sue carte pericolose. Fu la sua una vita schizofrenica, come ben documenta Marcello Teodonio nella biografia (Laterza, 1993). L´autore di tanti sonetti contro Papa Gregorio, finì col tradurre gli Inni ecclesiastici, brigando per essere ricevuto da Pio IX che gli diede con le sue mani una medaglia d´oro. Per papa Mastai fece il censore, e apprezzò la nuova rivista dei Gesuiti, Civiltà cattolica. Ma se il Belli poeta italiano sarebbe stato prestissimo dimenticato, per l´altro, per il clandestino autore dei sonetti, ci vorrà più o meno un secolo perché con gli studi di Vigolo e di Muscetta, fosse finalmente letto in modo appropriato.

Un grandissimo poeta da sottrarre sempre alla tentazione ricorrente di chiuderlo nella stenta tradizione romanesca, inesistente prima di lui e debole anche dopo. Belli in realtà ha inventato e dato forma a Roma e alla sua lingua con una potenza e prepotenza dantesca, che ne fa un unicum, assolutamente remoto, se si cerca un pendant sul piano figurativo, dai fragili bozzetti di Pinelli. Giustamente per Belli si fa il nome di Goya, ma, mi si passi l´anacronismo, io lo vedo come una sorta di Bosch della poesia, attento alla mistura di sacro e profano, al mostruoso e alla illuminazione del particolare. Devastante e attraente ogni volta che lo si legge.

2- RISVOLTO
«Non casta, non pia talvolta, sebbene devota e superstiziosa, apparirà la materia e la forma: ma il popolo è questo; e questo io ricopio » avverte Belli nell'Introduzione ai suoi Sonetti. E non si tratta di un eccesso di cautela: nei testi qui riuniti l'oltraggiosa, icastica violenza del romanesco belliano esplode, ad esempio sino a ribattezzare con decine di sinonimi la « madre de le sante », che non è affatto, come nell'inno manzoniano, la santa Chiesa, ma l'organo sessuale femminile.

Nel Commedione, tuttavia, il motivo erotico, dell'impulso passionale, della gioia vitale, è strettamente connesso a quello della cupa malinconia, della consapevolezza dell'effimero, sicché radunare e leggere insieme i versi amorosi e lugubri, sensuali e pensosi significa attivare una diversa percezione dell'intero corpus, rendersi conto che « sotto la tinta brillante dell'erotismo scanzonato o l'oscenità sguaiata sta il fondo scuro della meditazione, così come sul drappo buio della morte appressante, et ultra, ancora giunge, per memoria del passato o immaginazione dell'eterno futuro, il cono di luce della mondanità» (P. Gibellini).

Eros e Thanatos, Carnevale e Quaresima, sesso e fede convivono, dunque, sono facce della stessa abbagliante medaglia: come nel sorprendente La bbella Ggiuditta, temeraria riscrittura di un episodio dell'«Abbibbia sagra», dove si racconta che Giuditta, con un colpo degno della figlia di un boia, «mannò a ffotte» Oloferne, pronta, come osserva l'espositore, a «ffà la vacca pe ddà ggrolia a Ddio».

 

Giuseppe Gioachino Belli Giuseppe Gioachino Belli - Sonetti erotici e meditativi

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...