1. ORGOGLIO! ITALIA! AMBIZIONE! BELLEZZA! AIUTO! “LA GRANDE BELLEZZA” E IL SUO OSCAR COMPIONO IL GRANDE MIRACOLO DI UNIRE TUTTI. RENZIANI, FRANCESCHINIANI, FAZISTI E ANTIFAZISTI, E QUALCHE GRILLINO FUORIUSCITO (GLI ALTRI ASPETTERANNO IL SONDAGGIO DI CASALEGGIO), ANTIBERLUSCONIANI E BERLUSCONIANI, VISTO CHE È SOPRATTUTTO UN FILM MEDUSA, COME CI HANNO FATTO CAPIRE LE PAGINATE COMPRATE SU TUTTI I GIORNALI DA PIER SILVIO E, RICORDIAMO, MEDUSA NON AVEVA MAI VINTO UN OSCAR 2. ORGOGLIO DI “REPUBBLICA”, CHE DEDICA ALL’OSCAR PIÙ PAGINE DELLA CRISI IN UCRAINA, MA SOLO NATALIA ASPESI RICORDA PER TUTTI I MALTESE DI HOLLYWOOD CHE IL FILM È FINANZIATO DA MEDUSA, CIOÈ DA BERLUSCONI, L’ODIATO NEMICO DI CARLO DE BENEDETTI 3. “LA GRANDE BELLEZZA” È IL RISULTATO DI VENT’ANNI DI PAGINE CULTURALI BOLLITE DI REPUBBLICA, DI UN BERLUSCONISMO E UN ANTIBERLUSCONISMO ASFISSIANTI, DI UNA ROMA CHE NON ESISTE, DI UN PROVINCIALISMO CHE NON DIVENTA MAI LA VISIONE DI UN FLAIANO

Marco Giusti per Dagospia

Orgoglio! Italia! Ambizione! Bellezza! Aiuto! Nell'Italia postcomunista e renziana (mi piacerebbe di più se fosse comunista e postrenziana), "La grande bellezza" e il suo Oscar, che mi dispiace dirlo ma non è paragonabile a quello di Steve McQueen per "12 anni schiavo", compiono il grande miracolo di unire tutti.

Renziani, franceschiniani, fazisti e antifazisti, renghiani, arisiani, magari anche civatiani e qualche grillino fuoriuscito (gli altri aspetteranno il sondaggio di Casaleggio), antiberlusconiani e berlusconiani, visto che è soprattutto un film Medusa, come ci hanno fatto capire le paginate comprate su tutti i giornali da Pier Silvio Berlusconi e, ricordiamo, Medusa non aveva mai vinto un Oscar, Virzì&Veronesi, Fatto&Repubblica&Ilgiornale.

Orgoglio di Repubblica, che dedica all'Oscar più pagine della crisi in Ucraina, ma solo Natalia Aspesi ricorda per tutti i Maltese di Hollywood che il film è finanziato da Medusa, cioè da Berlusconi, l'odiato nemico di Carlo De Benedetti, e si augura che si facciano più buoni film "per evitare la barba dei talk show e la soap della fiction" (sante parole). E solo Verdone osa dire che questo Oscar può dare un buon assist al governo Renzi. Magari vinciamo anche i Mondiali, chissà?

Così Franceschini, che si è vantato tutto il giorno di aver telefonato alle quattro e mezzo a Sorrentino, lo hanno fatto anche Giorgio Napolitano e Malcom Pagani, che sul Fatto ha costruito una paginata su questa telefonata mentre il regista oscarizzato si stava a fa' i selfie con gli amici, va in diretta al Tg1 a incassare un po' d'orgoglio italico in qualità di ministro dei beni culturali. Maramaldi, al Tg1 gli mostrano sì le immagini dell'Oscar, ma anche il disastro di Pompei, manco fossimo nel "Pompeii" in 3D girato in Canada.

Sì, perché, se devi fare un film come "Pompeii" o come "Hercules", non vieni più a Roma, la grande bellezza te la ricostruisci da qualche altra parte. Perché tutta questa grande bellezza del nostro cinema, è più costruita sull'apparenza, ambizione, orgoglio, ringraziamenti al Napoli di Diego Armando Maradona, qualità del caffè Kimbo, come saggiamente fa notare in prima pagina Curzio Maltese nel suo fondamentale intervento da Los Angeles alla corte di Sorrentino, ma non sulla nostra Produzione Cinematografica e sulla nostra Produzione Culturale.

Facciamo a botte da anni per capire di chi è la colpa? Dei critici, dei registi, degli sceneggiatori, dei produttori, della politica, del poro Berlusconi, del poro Veltroni che ieri, a "Otto e mezzo" da Lilli in grande spolvero di Orgoglio Oscar, fra un Andrea Scanzi sempre sull'attenti pro-grandebellezza e un Pietrangelo Buttafuoco elegante ma un po' pittato sulla capoccia riccioluta vagamente dubbioso sul valore del film (non c'è storia...), che forse non aveva neanche visto e sicuramente poco capito, sembrava proprio vecchissimo e stanchissimo.

Altro che Jep Gambardella, sembrava su nonno. Finito a Monti, ah la grande bellezza di Monti..., il quartiere del grande Monicelli, che i mille Maltese dei suoi anni sbertucciavano perché faceva i film comici, Veltroni era finito morettianamente in un dibattito locale non si è capito bene su cosa, e alla Gruber diceva la sua sul Cinema, la Cultura e ovviamente la Grande Bellezza. Perché tutti, ma proprio tutti, in questa Italia vittoriosa, postcomunista e renziana, devono dir la loro sulla grande bellezza e su Roma e sul rilancio della produzione culturale nazionale.

Qualcuno che dicesse che questo Oscar Italiano, malgrado la presenza di Umberto Contarello in piccionaia e delle feste di Giorgio Armani e Pascal Vicedomini a Los Angeles, è sì un grande risultato per il nostro cinema, non possiamo non dirlo, ma copre inevitabilmente un disastro culturale anche più grave dei muri di Pompei che vanno in frantumi.

Copre anni di non cinema, non produzione, non scrittura, non registi, di film costruiti solo come remake o sequel di film già fatti, di solito comprati in Francia o in Spagna. Copre anni di discussioni tra produttori per capire se questa stagione tira più Siani o Bisio o Papaleo.

Non si pensa al cinema, a una sua costruzione economica, come nei primi anni '60, quando Cinecittà era davvero al centro del mondo, per partire da lì verso una produzione culturale che inglobasse nel nostro cinema i nostri grandi scrittori e giornalisti. Non si pensa davvero alla scrittura di un film. Non si pensa alla costruzione dei nostri registi.

Steve McQueen prima di "Hunger" aveva vinto un Turner Prize coi suoi video d'arte, aveva lavorato "sul cinema". I nostri critici, a Cannes e a Venezia, lo hanno sbeffeggiato. La sua costruzione culturale, come quella di Douglas Gordon, viene da un paese che ha investito sulla cultura e sui suoi giovani. Mentre i nostri vanno all'estero.

E' vero, Sorrentino monta i dolly, si diverte col cinema. Personalmente penso che Rossellini era un'altra cosa. Fellini era un'altra cosa. E Flaiano e Pasolini era un'altra cosa rispetto a Contarello e Maltese. Mi era piaciuto molto "Il divo" di Paolo Sorrentino, lo trovo un grande film sul potere e sul 1992, anno di cambiamento nel nostro paese. Mi era piaciuto molto anche "Gomorra" di Matteo Garrone. Ma, come già ci fece notare allora Nanni Moretti, erano forse dei casi fortunati.

Ma cosa c'era dietro di loro? Erano due buoni film che non potevano fare una cinematografia, una produzione. Magari, se avessimo investito di più sui giovani talenti, sui giovani sceneggiatori, se non avessimo inseguito troppo la commedia o se non avessimo pensato che il cinema è fatto di "geni italici", come se non ci fosse dietro una produzione, da lì avremmo davvero potuto fare qualcosa di buono.

E qualcosa di buono, comunque, lo abbiamo fatto visti i risultati di "Il Sacro Gra" e "Tir". Ma non abbiamo certo tentato di costruire una vera produzione culturale. Vi ricordo che "La dolce vita" di Fellini, che è un capolavoro, vinse un solo Oscar, ma per la scenografia di Piero Gherardi, mentre "Otto e mezzo" vinse l'Oscar sia per la scenografia di Gherardi che come film straniero, ma perse per la migliore regia.

Il nostro grande cinema era costruito anche su grandi scenografi, direttori della fotografia, costumisti, sceneggiatori. E Ennio Flaiano ruppe con Fellini quando si trovò a viaggiare in seconda classe mentre Fellini era in business per l'America. E poi ruppero anche Gherardi e Pasolini. Perché Fellini era malato di egocentrismo. Perché nel suo cinema c'era spazio solo per lui.

Magari Sorrentino è meno egocentrico e non fa viaggiare Contarello in seconda classe. Ma se è vero che siamo malati di disfattismo da dibattito tv o da dibattito twitter, è vero pure che abbiamo il difetto di esaltare troppo i vincitori e i genio nazionali. Non esistono se dietro non c'è una produzione industriale solida e una produzione culturale.

"La grande bellezza" di Paolo Sorrentino ha vinto anche meritatamente il suo Oscar, ha dalla sua la grande ambizione del regista di puntare davvero a puntare in alto e a mettere in scena il disastro, le macerie di un paese ancora meraviglioso. Garrone non ha avuto questo coraggio quando avrebbe potuto farlo. Il suo "Reality" è un film bello ma vecchio.

"La grande bellezza" è un film giusto, ma è anche il risultato di vent'anni di pagine culturali bollite di Repubblica, di un antiberlusconismo e un antiberlusconismo asfissianti, di una Roma che non esiste, di un provincialismo che non diventa mai la visione di un Flaiano.

Non si può pretendere, negli anni di Steve McQueen e di Douglas Gordon, che la visita alla Fornarina con Giorgio Pasotti ci salverà dalle Marine Abramovich o dall'arte degenerata di oggi. Ci piacciono Servillo, Verdone, Sabrina, ci piace moltissimo Carlo Buccirosso che in una parola ci spiega tutto il film ("te chiavasse!"), ci piace moltissimo il suo ringraziamento a Maradona, ma non ci piace la cultura che "La grande bellezza" rappresenta, la cultura di un'Italia depressa in cui non mi riconosco più. E che non mi rappresenta più da anni.

Ecco. Mi riconosco più in Steve McQueen, in quel tipo di cultura, mi riconosco più nella versione tarantiniana dell'Italia di Sergio Leone e Sergio Corbucci, nella grande scrittura cinematografica di Scorsese, nell'Italia sballata e comica di Checco Zalone, nella ricostruzione felliniana del Sacro Gra, che in quella del genio italico che piace a Fazio, a Renzi, a Franceschini, a Maltese. Viva Maradona. Ma anche Viva Totti.

 

SERVILLO E LE COMPARSE MARISELA ISABELLA GHERARDI Paolo Sorrentino grande bellezza LA GRANDE BELLEZZA CON SORRENTINO cae f c cb e e c Iaia e Marisella La grande bellezza Toni Servillo SORRENTINO OSCAR!Isabella Gherardi grandeBellezza UMBERTO CONTARELLO E PAOLO SORRENTINO Toni Servillo e Paolo Sorrentino sul palco degli OscarMARISELA BUCCIROSSO SERVILLO ca b b dc b Serena Grande e Tony Servillo nel film la jpegSERVILLO NE "LA GRANDE BELLEZZA"La grande bellezza di Paolo Sorrentino ai Bafta con Francesca Cima e Nicola giuliano h partb steve mcqueen la grande bellezza sulla croisette - servillo-ferilli-sorrentino-verdoneTONI SERVILLO NEL FILM DI SORRENTINO "LA GRANDE BELLEZZA" FOTO GIANNI FIORITO

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