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UN PAESE DIVISO: GLI INTELLETTUALI NON AMANO L’ITALIA “DI SOTTO” – “IL FOGLIO” RIVEDE NELLE CRITICHE DI ALDO CAZZULLO ALLA CANZONE DI SAL DA VINCI, QUELLE CHE MORAVIA RISERVO' A DOMENICO MODUGNO NEL 1958, MENTRE TUTTA ITALIA CANTAVA "VOLARE": "DA PARTE DEGLI SPIRITI ELETTI IL RIGETTO DELLA SOTTO-ITALIA È SEMPRE IDENTICO A SE STESSO. LA STESSA SMORFIA, LO STESSO TONO, LO STESSO RIFLESSO CONDIZIONATO. IMMUTABILE, RIPETITIVO, NOIOSO. QUELLO SÌ, PER SEMPRE” - NON C'E' SOLO SAL DA VINCI A PORTARE IN TRIONFO UNA NAPOLI POPOLARE: LA SERIE "MARE FUORI", NEI PRIMI 2 GIORNI DI PUBBLICAZIONE, E' ARRIVATA AL 1° POSTO DELLA CLASSIFICA DI "RAIPLAY" SUPERANDO SANREMO...

SAL DA VINCI A NAPOLI

MARE FUORI 6, I PRIMI EPISODI SUBITO IN TESTA ALLA CLASSIFICA DI RAIPLAY

(ANSA) - ROMA, 06 MAR - Nei primi due giorni di pubblicazione, Mare Fuori 6 si conferma saldamente al 1° posto della classifica di RaiPlay.

 

La serie intercetta sulla piattaforma un pubblico di giovani e giovanissimi: oltre il 50% degli ascoltatori è nella fascia di età 15-34 anni. Il 40% della fruizione avviene tramite smartphone.
      

I primi 2 episodi della stagione 6, nella prima giornata di pubblicazione, superano largamente i risultati omologhi della stagione 5: +41% se guardiamo al tempo speso (TTS - Total Time Spent) e +35% se facciamo riferimento alle visualizzazioni (LS - Legitimate Streams).
       

La serie nasce da un'idea di Cristiana Farina, su soggetto di serie originale Maurizio Careddu e Cristiana Farina. La regia è di Beniamino Catena e Francesca Amitrano, con Carmine Recano, Lucrezia Guidone, Maria Esposito, Vincenzo Ferrera, Giovanna Sannino, Alfonso Capuozzo, Manuele Velo, Antonia Truppo e Virginia Bocelli. Una coproduzione Rai Fiction - Picomedia, società del Gruppo Fremantle. 

 

VIVA LA SOTTO-ITALIA!

aldo cazzullo foto mezzelani gmt 2242

Andrea Minuz per “il Foglio” - Estratti

 

Primo: dateci subito una coreografia di “Per sempre Sì” con Cazzullo e Italo Bocchino in tuta di ciniglia che sculettano, si sbracciano, sfoggiano l’indice con brillocco nel finale (dove sono gli smanettoni dell’AI quando servono?).

 

Secondo: le culture war sanremesi sono sempre le migliori che riusciamo a produrre, non c’è gara. Sarà peggio “le élite rosicano” di Bocchino o i “matrimoni della camorra” di Cazzullo? Messo alle strette direi la seconda.

 

Non c’è dubbio. Non perché debba difendere Sal Da Vinci – si difende benissimo da solo, a colpi di Siae.

 

Ma perché usare “Nel blu, dipinto di blu” come esempio di capolavoro popolare genuino da opporre all’indegno vincitore di Sanremo – musica buona per un popolo sano vs latino disco napoletana per un popolo non-sano – significa scavarsi la fossa da soli. Si sa poi che le cose non andarono proprio così. Quando Modugno arriva sul palco di Sanremo, i guardiani della canzone classica e i magistrati della melodia inorridiscono per quelle braccia scomposte, per quegli ululati.

 

Dall’altra parte c’è invece la sinistra colta e comunista che lo accoglie con il mantra di Fortini: “L’odierna canzonetta non è che un aspetto della diffusione ideologica della classe dominante sulla classe dominata” – “volare” è roba da privilegiati, sfruttamento dei padroni travestito da melodia accattivante. (...)

SAL DA VINCI 34

 

(...) Umberto Eco sentenziava: “La canzone leggera era volta alla soddisfazione di esigenze banali, epidermiche, immediate, transitorie e volgari”. Tradotto dal semiotico, significava: piace alla gente, quindi fa schifo.

 

Tutto questo era stato innescato proprio dal successo di Modugno. Anche Alberto Moravia, sdegnato dal clamore internazionale di quel pezzo – due Grammy, diciannove milioni di copie, Dean Martin che la cantava in America – dette fondo a tutto il suo disprezzo per il paese.

 

sal da vinci mangia mozzarella 2

Mentre tutti cantano “volareee” nasce la celebre distinzione tra la Bella Italia, l’Italia degli spiriti eletti (Moravia e Cazzullo) e la Sotto-Italia: “L’Italia del tifo e della prosa incredibile delle gazzette sportive; delle canzoni imbecilli di Sanremo; della televisione tanto cara alle famiglie; del qualunquismo, della mafia, delle madonne che piangono e che muovono gli occhi, delle lotterie statali, dei neomilionari e dei neocriminali, dei fusti e delle maggiorate fisiche e di non sappiamo quante altre manifestazioni melense, viscerali, sentimentali, e misteriose”.

 

Siccome però questa storia riguarda Napoli conviene anche ricordare come venne accolto Pino Daniele. Alla fine degli anni Settanta, all’epoca di “Terra mia”, in tanti – specie al nord – lo prendevano in giro perché “troppo terrone” e perché “non si capisce quello che dice”. Gli ayatollah della canzone napoletana invece rigettavano la contaminazione: troppo poco napoletano, troppo blues, troppo americano. Qualche anno dopo apriva il concerto di Bob Marley allo Stadio San Siro davanti a ottantamila persone.

 

SAL DA VINCI CAZZULLO 22

No, non stiamo dicendo che “Per sempre sì” è come “Nel blu, dipinto di blu” e che Sal Da Vinci è Pino Daniele (dico a te, lettore con scarsa comprensione del testo). Ma che il rigetto della Sotto-Italia è invece sempre identico a se stesso. La stessa smorfia, lo stesso tono, lo stesso riflesso condizionato. Immutabile, ripetitivo, noioso – quello sì, per sempre.

 


CAZZULLO
Estratti da adnkronos.com


Nuovo attacco di Aldo Cazzullo alla canzone vincitrice di Sanremo 2026. "Amo Napoli e i napoletani. Sal Da Vinci è la Napoli che pensano e che vorrebbero coloro che la detestano. Siccome io la amo, non mi piace Sal Da Vinci.

 

Adoro invece la grande tradizione della canzone napoletana, portata in tutto il mondo dall’Orchestra italiana di Renzo Arbore, ma prima ancora elevata ai massimi livelli da Caruso e da altre tra le più belle voci che non solo l’Italia ma l’umanità abbia mai avuto", scrive sul 'Corriere della Sera' Aldo Cazzullo rispondendo a un lettore che si diceva sorpreso per la polemica innescata dallo stesso Cazzullo su 'Per sempre sì' da lui ritenuta "adatta ad un matrimonio della camorra".(…)

 

La Napoli di Sal Da Vinci oggi, come la Napoli di Mario Merola ieri, rappresenta uno stereotipo che con la cultura napoletana non ha molto a che fare. È un’attitudine strappacore, enfatica, consolatoria. Modugno era pugliese, anche se passava per siciliano, ma era comunque un artista del Sud e la canzone con cui vinse Sanremo nel 1958 era molto popolare e molto moderna. Purtroppo non possiamo dire lo stesso di Sal Da Vinci", conclude Cazzullo.

 

 

SAL DA VINCI A NAPOLIsal da vinci mangia mozzarella 3SANREMO 2026 - LA VITTORIA DI SAL DA VINCI SANREMO 2026 - LA VITTORIA DI SAL DA VINCISAL DA VINCI CATERINA BALIVOmare fuori sal da vinci mangia mozzarella 4

aldo cazzullo

alberto moraviaDOMENICO MODUGNO - SANREMOalberto moravia

 

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