DUE PALLONI SGONFIATI - MORATTI HA DILAPIDATO UN SUPERPATRIMONIO PER AVERE UNA SQUADRA CHE GIOCA PEGGIO E VINCE MENO DELL’UDINESE IN ATTIVO - LO SCARPARO A PALLINI HA TRATTATO LA FIORENTINA, CHE CERCA DI VENDERE DA DUE ANNI, COME UN MANICHINO PER LA SUA GRIFFE - LA SUA UNICA PREOCCUPAZIONE ERA ED È L’IMPIANTO SPORTIVO SU CUI FARE SOLDI: UN OUTLET TRAVESTITO DA STADIO IN ZONA DI GRADIMENTO COMMERCIALE…

Oliviero Beha per il "Fatto quotidiano"

Prima di parlare di Massimo Moratti e di Diego Della Valle, moderni Schettino senza concordia ed eponimi di un calcio naufragato, vorrei cominciare da due altre categorie: precisamente allenatori e arbitri. Dettagli, in confronto ai Pluti Rotondocratici, ma interessanti comunque perché hanno qualcosa a che vedere con l'andamento del torneo e la gestione dei club. Cominciamo dagli allenatori: il pessimo andazzo di un pallone sgonfio dentro al campo (cfr. le Coppe europee) e fuori (cfr. lo scandalo scommesse in dirittura d'arrivo, ma trascurato dai media che trattano il campionato "come se fosse vero") è dato anche dalla questione allenatori.

Cacciarne stagionalmente una quindicina solo in Serie A attaccando i record assoluti in materia significa che quasi tutte le squadre hanno sbagliato all'inizio. Come è possibile? Chi sceglie, chi decide, chi valuta? I dirigenti, che invece rimangono solitamente assai di più? Per di più ci sono casi in cui si riprende quello già cacciato e sotto contratto, ad esempio Tesser al Novara e Ficcadenti al Cagliari: e quelli fanno punti? Il "mister" variabile è un evidenziatore dello sfascio, o naufragio (basta vedere i numeri della scorsa stagione).

C'è poi la questione arbitri. Qui non c'è l'hit parade delle cacciate come per le panchine , bensì la solita "faccenda". Quella che innesca polemiche da "sudditanza" da sempre, che è passata per le lunghe stagioni di supremazia juventina, che ha gonfiato "Calciopoli" e che non ha poi smesso di spargere veleni.

Dimostrando così almeno (ripeto, almeno...) che se c'erano delitti prima ce ne sono anche adesso: e quindi... Prendete l'ultima domenica. Un tal Gava di pomeriggio bagna il suo pedigree giovanile al Meazza dando un rigore ammissibile all'Inter, che lo sbaglia, e negandone uno ancora più evidente all'Atalanta. Scusate, ma allora Moggi lavora adesso per Moratti "a sua insaputa"?

In serata, il superchiacchierato Rocchi (cliccate, cliccate, qualcosa resterà...) fa una serie di numeri da circo in sfavore dell'Udinese, con un'espulsione mirata e un rigore ultrageneroso, dimostrando che Moggi non riposa mai. Dunque le spie di panchine e fischietti sono accese: calcio in riserva, e magari scogli segnalati a prua (anche a poppa...). Così che il comandante Moratti ha preso l'abitudine di mollare gli ormeggi in tribuna molto prima di quanto non lo facesse l'eroico Boniperti in arte "Marisa", che se ne andava all'intervallo per non rischiare la salute.

No, qui c'entra un altro tipo di salute. C'è il modo in cui si amministra un club importantissimo come l'Inter, a me caro anche per antiche questioni familiari, in cui ci si è ridotti al lumicino dopo i fasti del "triplete". Chi decide cosa, chi acquista, chi vende, quale è la trasparenza negli acquisti dall'estero vecchia tabe di tutto l'ambiente ecc. Chi divora come Crono i tecnici, chi cambia giocatori come figurine, chi dilapida un superpatrimonio per avere una squadra che gioca peggio e vince meno dell'Udinese in attivo?

Chi ha rischiato (eufemismo!!!) la reputazione nello scandalo accentrandolo su Moggi mentre poi (cito il superprocuratore Palazzi) l'Inter veniva "solo" prescritta e non assolta da nulla in fattispecie analoghe? Chi ha trovato il modo di onorare la memoria di un galantuomo come Giacinto Facchetti prendendone le distanze nella causa per danni intentata a Moratti e Co. dagli "spiati" con la formula (dell'ex vicepresidente Ghelfi) "nessuno lo aveva autorizzato a farlo"? E potrei continuare.

C'è qualcuno che invece ha pensato bene di involarsi addirittura quando la nave era in navigazione: dico di Diego Della Valle, che si è ritirato formalmente nell'autunno del 2009 dalle responsabilità della Fiorentina pur possedendone il 99% delle azioni (e l'azionariato popolare annunciato all'inizio?). Si è dato quando la squadra andava bene, il ciclo di Prandelli era beneaugurante, in Champions faceva come e forse meglio di questo Napoli al timone del quale c'è invece sempre e visibilmente il comandante De Laurentiis.

Mi ricordo il periodo perché qui (Il Fatto era appena uscito) gli rivolsi pubblicamente 5 domande tese a capire dove volesse andare a parare (lui, non Frey...), la metà di quelle che all'epoca venivano rivolte a Berlusconi... Non mi ha mai risposto anche se aveva promesso telefonicamente di farlo (oltre a invitarmi al suo "show room", invito non accettato ma da me ricambiato: ho uno show room che se lo sogna).

Un anno dopo mi convocò addirittura unilateralmente a discutere di Fiorentina, a Firenze, in un albergo. Controproposi un "duello" in prima serata tv con tutte le cifre della sua impresa fiorentina. Niente. Missing. Ogni tanto si è affacciato il fratello Andrea... che è come se al Meazza per il Milan andasse Paolo... capite che non è proprio la stessa cosa. E comunque l'unica preoccupazione dei "brothers" marchigiani era ed è l'impianto sportivo, l'outlet travestito da stadio a Firenze in zona di loro gradimento commerciale.

Per carità, tutto legittimo o quasi, basta dirlo. Anche Pozzo con l'Udinese ci guadagna, facendolo di mestiere. Il punto è che il Cavaliere Tessile ha trattato la Fiorentina come una cosa, precisamente come un manichino col foulard, e se ne vedono i risultati anche caratteriali in campo.

La verità è che cerca di vendere la società da due anni, invano. Dice dei soldi che ha investito: a parte i conti da sciorinare, pubblicità e terreni a Incisa compresi, forse dimentica che anche i tifosi si svenano regolarmente e amerebbero che lui si prendesse le sue responsabilità invece che delegare, demandare, signoreggiare senza volto. Non lo si è visto sul ponte di comando nemmeno dopo il naufragio contro la Juventus, al massimo volteggiava in elicottero. E la squadra ha le dita di un piede in B. È il Paese degli Schettino, non c'è rimedio.

 

DIEGO DELLA VALLE lapr massimo moratti 03yj03 luciano moggigiacinto facchetti AURELIO DE LAURENTIIS

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