MENO “POST”, PIU’ “PIN”: LA RIVOLUZIONE DEI SOCIAL NETWORK - FINISCE L’ERA DELLE PAROLE, INIZIA QUELLA DELLE IMMAGINI: DA “PINTEREST” A “INSTAGRAM”, PASSANDO PER “FLICKR”, OGGI INVECE DEI COMMENTI SI PUBBLICANO FOTO - MA IL FONDATORE DI FACEBOOK ZUCKERBERG VIENE CRITICATO PER IL SUO COMPORTAMENTO DA PRIMADONNA, CHE HA PORTATO L’AZIENDA AD ACQUISTARE INSTAGRAM AL DOPPIO DI QUANTO ERA VALUTATO...

1- ZUCKERBERG, UN UOMO (TROPPO) SOLO AL COMANDO
Catia Barone per "Affari & Finanza - la Repubblica"

Mark Zuckerberg è uno abituato a giocare da solo. Ma un board ce l'ha pure lui, e anzi è urgente distribuire con esattezza le deleghe in vista della quotazione fissata al 17 maggio (anche se si fanno insistenti le voci di un rinvio legato ufficialmente al nuovo momento di incertezza in Borsa, però chissà). Stavolta ha lasciato interdetti parecchi dei suoi collaboratori pagando un miliardo secco Instagram, che stando agli analisti più generosi valeva tutt'al più cinquecento milioni.

Si dice che abbia fatto la voce grossa facendo valere la sua posizione di forza: pur controllando nominalmente non più del 28,4% del capitale, per il gioco delle due classi di azioni, A e B, si trova in possesso di oltre il 57% dei diritti di voto, una percentuale oltretutto destinata ad aumentare una volta sul mercato, sempre per i complicati regolamenti di governance interna finiti peraltro nel mirino della Sec. Proprio questa "solitudine" del boss Mark viene ora indicata come un punto debole alla vigilia dell'Ipo.

2- LE FOTOGRAFIE VINCONO SUI "POST" LA NUOVA VITA DEI SOCIAL NETWORK
Catia Barone per "Affari & Finanza - la Repubblica"

«Una pietra miliare nell'evoluzione della nostra società». Con queste poche inequivocabili parole, Mark Zuckerberg ha sintetizzato giovedì scorso, ovviamente in un post sulla sua pagina personale di Facebook, l'importanza dell'acquisto di Instagram per un miliardo di dollari. Una società che era stata fondata appena 15 mesi prima con un investimento di sette milioni, con sette dipendenti e un fatturato irrisorio, specializzata nel "social networking delle fotografie". Esattamente lo stesso business di Pinterest, altro network che proprio negli stessi giorni conquistava ufficialmente il titolo di terzo per diffusione dopo lo stesso Facebook e Linkedin.

Insomma, è il fenomeno del momento: non si condividono più commenti o parole ma fotografie. Un business promettente in pieno boom. Il potere sulle immagini lo ha soltanto chi è in grado di mostrarle e non più chi le conserva fisicamente in un archivio. È una nuova fase del passaggio dall'era del possesso all'era dell'accesso profetizzata da Jeremy Rifkin. Il successo è innanzitutto di pubblico: Instagram nei suoi soli 15 mesi di vita ha raccolto circa 30 milioni di utenti e caricato un miliardo di fotografie.

Senza contare poi il debutto su Android, con un milione di download registrati in un solo giorno. Instagram permette di condividere attraverso smartphone e tablet le fotografie scattate con un design vintage copiato dalla Polaroid. Rispetto ai classici siti di social network, le istantfoto geolocalizzate prendono il posto dei 140 caratteri di Twitter o dello status di Facebook. In realtà, definirlo soltanto un social network è limitativo. Perché Instagram è anche un po' App e un po' Photoshop.

Il boom di Pinterest è invece legato a quel suo 52% in più di utenti registrati in un solo mese, a marzo. In febbraio ha spinto più persone sui siti di vendita online che Twitter, Google Plus, LinkedIn e Youtube messi insieme. Da alcuni è stato definito anche il "social network delle passioni". È come una di quelle bacheche di sughero dove le adolescenti attaccano fotografie, biglietti dei concerti, poster e quant'altro. Solo che al posto di oggetti tangibili ci sono le immagini raccolte sul web o caricate direttamente dal computer, accompagnate eventualmente da una breve didascalia.

Quindi niente più status per dire che cosa stiamo facendo o a cosa stiamo pensando, ma soltanto foto che raccontano chi siamo e quali sono i nostri interessi. Cambia anche la terminologia: le immagini non vengono più "postate" ma "pinnate" (dall'inglese "to pin", letteralmente "attaccare con una puntina"). Poche le differenze tra i due siti.

Pinterest è stato studiato per essere utilizzato principalmente dal pc, Instagram è più mobile, pensato inizialmente per l'iPhone e ora anche per Android. Pinterest ha più funzioni di Instagram e permette di condividere foto in più categorie e di seguire solo quelle che ci interessano. Instagram è più immediato perché in quattro click consente di scattare una foto, applicare un effetto di fotoritocco, inserire un commento e condividerla anche su altri social network.

Ma questi due network sono solo la punta dell'iceberg. Gran successo hanno anche siti come Flickr e Picasa, utilizzati più come album fotografici che come strumenti social. Con Tumblr si passa alla vera e propri comunicazione attraverso le immagini, mentre Pinspire è basato prettamente sulla condivisione delle immagini a due livelli: con l'intera community mondiale, oppure con i gruppi di persone che vengono scelte dallo stesso utente in base agli interessi.

VisualizeUs è un social bookmark dedicato, un sito per salvare e scambiare foto senza categorie prestabilite ma solo attraverso tag scelti dagli stessi utenti. E poi c'è Friendsheet: permette di visualizzare le foto degli amici di Facebook in una schermata simile a Pinterest anche se non si possono "pinnare" nuove immagini. E ancora Juxtapost, WeHeartIt e Image Spark.

Diversi utenti potrebbero scoraggiarsi di fonte a queste homepage bombardate da pinboard tematici. Così alcuni programmatori hanno pensato di differenziarsi, puntando su social network specializzati. Come Loudlee (una sorta di Pinterest per la musica), The Fancy (più orientato al social commerce, un sito che potrebbe diventare concorrente di Amazon e Groupon) e Usabilla rivolto ai designer.

Andando a sfogliare le pagine del web si scoprono social network specializzati in viaggi (Trippy, Wanderfly, Gtrot, Gogobot, Urbantag, Everplaces, Pindrop e Pinwheel) o dedicati alle nazioni (Singterest è il clone di Pinterest per Singapore; Pin.me per la Russia; Fa Xian per la Cina orientato al social shopping; Pintile per l'India). Per gli amanti del fashion c'è Stylepin, sito che permette di condividere il proprio stile con gli utenti in rete e di trarre ispirazione dagli altri.

Oppure SparkRebel, community basata su contenuti di blogger, aziende e fashion addicted. In questa giungla di network c'è chi nota i limiti: Pinterest per esempio sembra essere fatto solo per le donne, con il cuoricino per "pinnare" le foto e l'homepage affollata di immagini di ricette, cuccioli e case dei sogni. Così alcuni programmatori hanno lanciato versioni di Pinterest al maschile, come Gentlemint e Manteresting, piene di macchine sportive, calcio, Formula Uno e musica.

Mentre un italiano, Gennaro Varriale, si è inventato Pingram, un'applicazione a metà strada tra Instagram e Pinterest: dal primo ha ripreso l'appeal vintage e autoriale delle foto, dal secondo la visualizzazione. Ma a differenza dei due, Pingram semplifica la condivisione delle foto.

 

logo facebookZUCKERBERGPINGRAM pingram google picasa pinterest FLICKR juxtapost PICASA JUXTAPOST

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