renzi dan brown carrai

COSA PENSA MARCO CARRAI DELLA PROIEZIONE IN POMPA E MAGNA A FIRENZE DEL FILM “INFERNO”, TRATTO DAL ROMANZO DI DAN BROWN? L’AMICHETTO DI RENZI, NEL 2006, CURO’ UN PAMPHLET VIRULENTO CONTRO “IL CODICE DA VINCI” E LA VISIONE DISTORTA DELLA CHIESA DELLO SCRITTORE - OGGI CHE IL KOLOSSAL TRATTO DAL LIBRO DI BROWN CELEBRA LA FIRENZE RENZIANA, CHE FA? TACE?

RENZI E DAN BROWNRENZI E DAN BROWN

Michelangelo Socci per “la Verità”

 

La Firenze renziana è tutta sottosopra, presa da eccitazione frenetica per l'evento che - nelle aspettative del sindaco Dario Nardella - dovrebbe proiettare il capoluogo toscano, e soprattutto il renzismo, sotto i riflettori del mondo: l'Inferno. No, non la cantica dantesca.

Firenze non si è minimamente accorta del 750° anniversario della nascita di Dante. Neanche ha pensato di trasformare in evento cittadino e mondiale l'anniversario della nascita del Sommo Poeta (che pure è il più grande fiorentino che abbia attraversato i secoli).

DAN BROWNDAN BROWN

 

L'eccitazione della Firenze renziana è per l'Inferno di Dan Brown, che è stato trasformato in film da Ron Howard e proprio a Firenze ieri ha avuto la sua prima mondiale.

Com'è stato spiegato, su questo giornale, da Marcello Mancini, il kolossal, con Tom Hanks nelle vesti di protagonista - e nel quale il sindaco Nardella ha addirittura una particina come comparsa - è ormai uno spot planetario del renzismo e infatti Matteo non ha fatto mancare la sua presenza. Ma c'è una curiosa contraddizione che nessuno ha colto.

 

Il film mette in scena un romanzo di Dan Brown (le cui tesi sono già state criticate sul giornale della Chiesa fiorentina, Toscana Oggi) e Dan Brown è l'autore del Codice da Vinci, il suo primo e vero best-seller del 2004, che tanto fece insorgere i cattolici.

IL CAST DI INFERNO A FIRENZEIL CAST DI INFERNO A FIRENZE

Ebbene, proprio contro l'operazione Codice da Vinci, nel 2006, si scatenò un certo Marco Carrai, allora consigliere comunale della Margherita e stretto collaboratore del presidente della Provincia, Matteo Renzi (come oggi è uno strettissimo collaboratore del premier).

 

Di lì a poco, nel 2007, il cattolico Renzi avrebbe aderito entusiasticamente al Family day.

Dunque, il cattolico Marco Carrai - a quel tempo sconosciuto alle cronache nazionali - volle e curò un piccolo libro di appena sessanta pagine, dal titolo molto chiaro: Il Codice da Vinci: bugie e falsi storici (Società editrice fiorentina).

 

matteo renzi marco carraimatteo renzi marco carrai

Il pamphlet si proponeva di contestare e confutare le varie teorie che stanno alla base del successo editoriale dell' autore americano. Carrai, che aveva attivato perfino un blog, www.codicedavinci.it, attualmente vuoto, aveva raccolto - per la battaglia i contributi di studiosi di grande spessore: lo storico Franco Cardini, Maurizio Seracini (l'ingegnere, specialista di diagnostica dei beni culturali, che è citato nel Codice da Vinci) e John Paul Wauck (sacerdote dell' Opus Dei e docente di Letteratura e comunicazione della fede alla Pontificia università della Santa Croce). Era in sostanza una vigorosa difesa della Chiesa Cattolica che il romanzo di Dan Brown faceva a pezzi. Una difesa basata sulla storia vera.

marco carraimarco carrai

 

Nell'introduzione sarcasticamente Carrai evocava con simpatia le guide turistiche romane che «passano le giornate a correggere gli errori di Dan Brown» circa i templari gettati nel Tevere dal papa avignonese Clemente V che a Roma non c'è nemmeno mai stato. E su questa linea Carrai mise insieme un volumetto davvero molto efficace e brillante. Il contributo di Cardini, per esempio, è durissimo.

 

Il suo giudizio più soft e gentile sul Codice da Vinci è in queste righe conclusive (potete immaginare le altre): «Un cumulo di sciocchezze pseudocolte. In grado tuttavia d'ingannare molta gente (...). Ecco perché vale nonostante tutto ancora la pena di disincantare il romanzo di Dan Brown e tutti i suoi esiti, il cinematografico compreso. È necessario dimostrare, almeno al pubblico cattolico (...) fino a che punto questi grandi successi poggino e puntino sull' ignoranza. Ma il fatto che essi restino nonostante tutto, appunto, grandi successi, è lì a ricordarci di che stoffa sia fatta la nostra società civile».

franco cardinifranco cardini

 

Chissà cosa pensa oggi Cardini dell'Inferno di Dan Brown e di come viene celebrato a Firenze. E chissà cosa pensa Carrai della pompa magna che proprio la Firenze renziana gli riserva. «La verità,» scriveva Carrai nell' introduzione al libro del 2006, «l'essenza sulla quale si basa la fede cristiana (...) è una questione di fede che cammina nella storia. Per i non credenti è una verifica razionale delle cose. In ambedue i casi i fatti, per amore della verità, non devono essere stravolti». Ed ancora: «Sarebbe inutile condannare romanzi di fantasia che fanno presa sulle persone senza accompagnare l'azione con l' educazione e la conoscenza».

 

Il volume di Carrai, nel 2006, venne accolto dall' indifferenza che di solito accompagna opere di questo genere. I contestatori delle mode del giorno non sono mai stati ben accolti, si sa, ma ciò che oggi colpisce - col senno del poi - è questo Carrai cattolico che con grande fervore difende la Verità, ingiustamente attaccata. Quella del Codice da Vinci è «una Chiesa Cattolica descritta come si usava nei peggiori romanzacci anticlericali dell'Ottocento», scrive Cardini.

 

dario nardella (8)dario nardella (8)

Oggi invece Dan Brown viene portato sugli allori, proprio nella Firenze di Renzi. Una Firenze che dimentica invece il vero Inferno, quello che è davvero un capolavoro, da secoli, l'Inferno di Dante e tutta la Commedia. Il sommo poeta, nel suo Poema, non fu tenero con la Firenze del suo tempo. Anzi, fu pesantissimo, anche per il trattamento che gli aveva riservato. C'è da pensare che potrebbe essere ancora più duro con la vacua Firenze che dimentica la sua Opera e celebra l'Inferno di Dan Brown.

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