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ECO NON TE ABSOLVO - 'IL FOGLIO': "UMBERTO ECO DIVIDE IL MONDO TRA IMBECILLI E 'PREMI NOBEL' CON DIRITTO DI PAROLA. CONFORMISMO DA QUATTRO SOLDI" - PANSA: "I SOCIAL SERVONO SERVONO SOLO A CAZZEGGIARE" - VALENTINI: "INVECE CI ARRICCHISCONO"

1. IL CONFORMISMO DA QUATTRO SOLDI DI ECO - IL MONDO DIVISO TRA IMBECILLI E “PREMI NOBEL” CON DIRITTO DI PAROLA

Da “il Foglio”

umberto ecoumberto eco

 

Lo sfogo di Umberto Eco che non sopporta gli “imbecilli” che intasano internet con le loro sciocchezze si presta a qualche considerazione sull’atteggiamento dell’intelligentsia nei confronti di quelli che considera gli “scemi del villaggio”. Eco naturalmente ha tutto il diritto di considerare idiozie le opinioni in libertà che si trovano sui social. Però mette in discussione il diritto di espressione degli “imbecilli”, e lamenta che abbiano “lo stesso diritto di parola di un Nobel”.

 

E qui entra su un terreno assai scivoloso. Mentre riceveva una laurea honoris causa in Comunicazione e cultura dei media, l’intellettuale alessandrino ha in sostanza sostenuto l’esigenza di introdurre una specie di censura, che non si sa peraltro a chi dovrebbe essere affidata. Il filtro dell’imbecillità è la discussione, quello dell’ignoranza la cultura, che debbono essere in grado di confrontarsi e possibilmente anche di persuadere gli imbecilli. Invece Eco sembra protendere per una forma di controllo dall’alto, una specie di gerarchia predeterminata del pensiero, che riflette una visione aristocratica che facilmente degrada nello snobismo.

Umberto Eco e Stefano Bartezzaghi Umberto Eco e Stefano Bartezzaghi

 

Antonio Gramsci, che fu tra i più acuti analizzatori del ceto intellettuale, metteva in luce il fatto che i lavoratori manuali, pur avendo “una concezione del mondo tolemaica” (modo raffinato di dire imbecilli), esercitano una funziona “storica e pratica” superiore a quella degli intellettuali. In questo c’è un pregiudizio classista, ma anche una lezione di democrazia, una condanna della superiorità autoreferenziale che oggi sembra il carattere distintivo dell’intellettualità di sinistra. Eco, che ha tanto spesso saputo uscire dai cori contrapposti degli apocalittici e degli integrati, questa volta ha preso un brutto scivolone nel conformismo.

 

 

2. PANSA: UN LUOGO SENZA REGOLE, UTILE SOLO PER CAZZEGGIARE

Virginia Della Sala per il “Fatto Quotidiano”

 

Giampaolo Pansa, 79 anni, giornalista, saggista e scrittore, non ha dubbi. Internet e i social network, per la loro conformazione, potrebbero anche non esistere. “Io sono totalmente d’accordo con Umberto Eco – esordisce – come potrei non esserlo?”

Giampaolo PansaGiampaolo Pansa

 

Giampaolo Pansa, perché crede che i social network diano la “parola agli imbecilli”, come sostiene Eco?

Perché è una bolgia, una dimensione senza regole che ha raggiunto un punto di tale degenerazione che tornare indietro è impossibile. Sa come si dice? Cazzeggiare. È un posto dove si va solo per cazzeggiare. Mi sembra il verbo più adatto perché non credo che si possa mai cavarne qualcosa di davvero nuovo o di buono. Internet non ci dirà mai cose importanti. Non ci sarà mai un Colombo che scopra l’America.

 

Eppure è il luogo privilegiato dalla maggior parte delle persone.

Qualcuno lo ha paragonato all’osteria, ai luoghi di ritrovo come bar e piazze. Un modo carino per dire che non c’è differenza tra il numero di imbecilli presenti sul web e quelli che ci sono nel mondo reale. Beh, quando ero ragazzo, si andava spesso all’osteria: andavo lì per giocare a bocce, a freccette, a guardare le ragazze, a decidere quale sedere fosse più perfetto e avesse la migliore rotondità: si scherzava e si parlava tra noi, tra ragazzi.

 

Il Fashion blogger Prince Cassius Il Fashion blogger Prince Cassius

Ci si comportava da imbecilli. Ma si limitava a quel contesto. Eravamo consapevoli di essere in una dimensione ludica. Poi si tornava a casa, al lavoro, allo studio di tutti i giorni. Si tornava seri. Così, invece, è come se l’osteria fosse prolungata. E la cosa peggiore è che chi sta su Internet spesso fa sul serio. Non scherza.

 

E la libertà di parola?

Per rispondere, racconterò una storia. Al caffè Principe di Casale Monferrato, molti anni fa, quasi tutte le sere ci si riuniva per giocare a carte. E ogni sera, dopo cena, arrivava un sottufficiale della polizia. Appena oltrepassava la porta, un cliente abituale, un mediatore di bestiame, aveva pronto il suo commento. Mentre giocava a carte e senza neanche alzare lo sguardo dal tavolo, diceva: “Se tutti i poliziotti fossero come lui, io vivrei di prepotenza”. Era un modo per dirgli che non faceva nulla e che, praticamente, era un incapace. E il poliziotto? Non ha mai detto nulla. Mai reagito, neanche con una sillaba. Questo mi ha insegnato che spesso il silenzio vale più di mille parole.

IL BLOGGER ANTI-PUTIN NAVALNY ACCOLTO ALLA STAZIONE DI MOSCAIL BLOGGER ANTI-PUTIN NAVALNY ACCOLTO ALLA STAZIONE DI MOSCA

 

Che succede, invece, sul web?

Si prendono sul serio, si scagliano con violenza l’uno contro l’altro, polemizzano, se la prendono e si offendono. Non c’è il senso del limite.

 

Il problema è che Internet dà la possibilità a tutti di esprimere il proprio pensiero?

In poche parole? Penso al web e, come paragone, mi vengono in mente i bordelli: dove si chiudevano le signorine per evitare che stessero per strada. È come dire che è un posto in cui non c’era senso del limite o della decenza. Io non ne faccio parte e continuerò a non farne parte finchè campo. Tutto quello che voglio e posso sapere lo apprendo leggendo ogni mattina i miei undici soliti giornali. E non credo che Internet mi possa dare qualcosa di più. Perciò non mi verrà neanche voglia di andarci.

ZUCKERBERG ZUCKERBERG

 

Molti credono sia l’ultimo strumento di democrazia.

Non saprei. Certo, è meglio che centomila persone siano libere di sparare cazzate che centomila persone siano censurate. Di sicuro, però, il web ha aiutato anche alcuni politici a toccare punti bassissimi. E questo fa la differenza.

 

 

3. GIOVANNI VALENTINI: I SOCIAL CI ARRICCHISCONO. MA SERVONO LEGGI

Lorenzo Vendemiale per il “Fatto Quotidiano”

 

Gli imbecilli sono ovunque, per strada come in Internet, non si può dare la colpa al web. A me i social network sono davvero utili”. Giovanni Valentini, giornalista e scrittore, oggi portavoce dell’Antitrust, è attivissimo su Twitter. Ai suoi post non rinuncerebbe mai: “Perché mi permettono di comunicare e soprattutto mi arricchiscono”.

annamaria e giovanni valentiniannamaria e giovanni valentini

 

Valentini, cosa pensa dell’intervento di Umberto Eco?

Credo che abbia posto una questione intelligente, facendo un ragionamento corretto ma individuando il colpevole sbagliato. Internet è un grande luogo virtuale, neutro. Assume una connotazione a seconda dell’atteggiamento di chi lo popola: se ci si va per dialogare è positivo, se per litigare è negativo. Semmai il tema è un altro...

 

Ovvero?

Quello delle regole: per garantire la credibilità della rete bisogna porre dei limiti. Se nascondendosi dietro l’anonimato o normative poco chiare si cominciano a diffondere notizie false o insulti, allora qualcosa non va. Servono leggi.

 

Per esempio?

stefano rodota coalizione socialestefano rodota coalizione sociale

Credo che abbia ragione Rodotà quando dice che ciò che è illegale offline, deve esserlo anche online. E viceversa. Invece ogni tanto il web diventa un alibi, una zona franca. Da questo punto di vista si può dire che Eco abbia in parte ragione. Ma si tratta solo di una degenerazione eventuale, da cui Internet va difeso, non accusato.

 

Classe ‘48, lei scrive spesso su Twitter pur non essendo un “nativo digitale”. Come si è avvicinato ai social?

Me li ha fatti conoscere il mio figlio più piccolo, che è ingegnere delle comunicazioni. Ma una volta in questo universo non ne sono più uscito. Cosa ci ha trovato? Le caratteristiche fondamentali del web sono l’immediatezza, la circolarità, la capacità di diffondere e amplificare i messaggi, la sintesi. Ovviamente ci sono pro e contro, possibilità e rischi. Ma resto convinto che i social oggi rappresentano uno spazio insostituibile per un comunicatore: hanno potenzialità enormi.

 

Quali?

andrea dipre sara tommasi su twitterandrea dipre sara tommasi su twitter

Innanzitutto la facoltà di esercitare il diritto fondamentale del pensiero, che magari un giornalista o una persona famosa dà per scontata, ma che Internet allarga davvero a tutta la cittadinanza digitale. E poi la possibilità di testimoniare: credo molto nel citizen journalism, nel giornalismo dal basso. Tutto questo non esisterebbe senza la Rete. E poi c’è l’aspetto per me più importante...

 

Ce lo dica.

Il dialogo: a me Twitter è utile soprattutto perché mi permette di uscire dalla solita cerchia autoreferenziale, in cui magari certi intellettuali – ma in fondo un po’ tutte le categorie – finiscono inevitabilmente per indugiare. E confrontarmi con il resto del mondo, in maniera diretta e immediata. I social network possono arricchirci.

obama twitterobama twitter

 

In conclusione, cosa risponde a Eco?

Umberto è troppo intelligente per non capire l’importanza del web al giorno d’oggi. Credo che si sia solo lasciato andare a una generalizzazione non troppo felice. Un po’ come può capitare a volte su Twitter, quando si è costretti a scrivere tutto in 140 caratteri. Sarà stato una sorta di contrappasso per una critica ingiusta al web.

 

 

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