“SAL DA VINCI? E’ COME SE L’ALGORITMO SI FOSSE DISTRATTO” – GINO CASTALDO SUL CANTANTE VINCITORE DI SANREMO CHE SCALDA L’UGOLA IN PREVISIONE DEL’EUROVISION: “SOLO IN APPARENZA ‘PER SEMPRE SÌ’ PARLA DI MATRIMONIO, IN REALTÀ RACCONTA UNA STORIA ITALIANA D'ALTRI TEMPI. SAL DA VINCI È COME UNO ZIO A CUI SI VUOLE BENE, MAGARI TRADIZIONALISTA NEI SENTIMENTI MA CAPACE DI RICORDARE A UN MERCATO DELLA MUSICA FIN TROPPO SCIENTIFICO CHE CI POSSONO ESSERE IMPREVISTI, STORIE DI VITA, CHE LE CANZONI POSSONO DIVENTARE QUELLO CHE VOGLIONO, A DISPETTO DI OGNI PREVISIONE, E IL FATTO CHE LA CANTINO I BIMBI NE È LA PROVA…” - VIDEO
Gino Castaldo per “la Repubblica” - Estratti
La verità è che Sal Da Vinci era già lì ma nessuno lo ha visto finché non è stato troppo tardi e in un baleno ha compiuto un balzo che, da presunto neomelodico a valenza regionale, lo ha sbalzato a gareggiare in cima all'Europa. La sua canzone è stata cantata in quasi ogni lingua e, visto che ogni epoca ha le sue visioni, posso dire di aver visto bimbi cantare Per sempre sì dalla prima all'ultima nota, a conferma che a volte il senso delle canzoni viene recepito in diversi modi, anche i più improbabili.
Cosa ne sanno i bimbi dell'asilo di una promessa di eternità matrimoniale? Eppure la cantano. Del resto come si fa a non amare un cantante che si definisce "un operaio della musica, un venditore ambulante di sentimenti"? E infatti lo si ama, malgrado tutto, malgrado si presenti con una canzone in abito da sposa (...) Rimane il fatto che vedere il rappresentante d'Israele cantare in quel simpatico festival di canori nazionalismi che è l'Eurovision come nulla fosse, a molti farà impressione. Per non dire di peggio.
Ma pur con grande imbarazzo, faremo il tifo per Salvatore Michael Sorrentino, nato per caso a New York, per un motivo che va oltre ogni ragionevole dubbio, ed è che il suo successo, con quel gusto un poco antico, con quella polvere di palcoscenico che si porta dietro fin da bambino, con quella sensazione di sudore, fatica, sogni di riscatto e la memoria di un papà che gli insegnava il mestiere direttamente in scena, e infatti da lui ha ereditato l'arte e anche il nome d'arte, sembra sfidare la fredda determinazione degli algoritmi della liquidità accelerata dei nostri tempi.
Sal Da Vinci è come uno zio a cui si vuole bene, magari un po' tradizionalista nei sentimenti ma capace di ricordare a un mercato della musica fin troppo scientifico che ci possono essere imprevisti, storie di vita, che le canzoni possono diventare quello che vogliono, a dispetto di ogni previsione, e il fatto che la cantino i bimbi ne è la prova.
Solo in apparenza Per sempre sì parla di matrimonio, in realtà racconta un miracolo, una storia italiana d'altri tempi, il matrimonio è quello che Sal propone al pubblico, è come l'irresistibile finale di Notting Hill, è in realtà una sceneggiata antica in suoni moderni, nella quale il cantante interpreta la parte del fidanzato innamorato e di buoni propositi.
Ma è solo una parte, il sequel più conservatore della ben più maliziosa Rossetto e caffè, che era magica, già lontana anni luce da quel recinto da neomelodico che per molti suona come un insulto, e a proposito di Sal c'è chi è arrivato indecorosamente a dire di molto peggio. Rossetto e caffè è la chiave, la pesca miracolosa di un solido lavoratore della musica e quando apparve nelle classifiche dello streaming tra Tedua e Shiva faceva un certo effetto, era come se l'algoritmo si fosse distratto. Una colossale distrazione che ora è arrivata alle soglie dell'Eurovision.
SANREMO 2026 - LA VITTORIA DI SAL DA VINCI
sal da vinci e francesca fagnani - belve - foto di Stefania Casellato
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SAL DA VINCI A NAPOLI
sal da vinci e francesca fagnani - belve - foto di Stefania Casellato

