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LA RETE CI SALVERÀ – STASERA SU SKY ARTE LA TERZA E ULTIMA PUNTATA DI ‘DAGO IN THE SKY’ (H 20,40) SULL’IMPERO DEL PORNO – ‘’LA MIA GENERAZIONE POTEVA SOGNARE DI LASCIARE IL LAVORO PER VIVERE NELLA CASA SULL’ALBERO. OGGI È L’ESATTO CONTRARIO: SI È COSTRETTI A INSEGUIRE, ALTRIMENTI UN GIORNO QUALCUNO TI DIRÀ CHE QUELLO CHE FAI NON È BELLO O BRUTTO, MA SEMPLICEMENTE NON SERVE PIÙ, INDIPENDENTEMENTE DALLE TUE CAPACITÀ”

1. LA RETE CI SALVERÀ

Giovanni Audiffredi per GQ

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dago in the sky selfie  2dago in the sky selfie 2

Roberto D’Agostino «Tra poco mio figlio Rocco si laurea in Ingegneria a Londra. Per lavorare, ogni anno dovrà fare un esame e dimostrare di essere aggiornato. Oggi se non sei connesso, e quindi consapevole, la vita ti abbandona. La mia generazione poteva sognare di lasciare il lavoro per vivere nella casa sull’albero. Oggi è l’esatto contrario: si è costretti a inseguire, altrimenti un giorno qualcuno ti dirà che quello che fai non è bello o brutto, ma semplicemente non serve più, indipendentemente dalle tue capacità. Io vivo prigioniero del web. Vado a dormire sapendo che quello che avevo lasciato al mattino è andato distrutto. E devo ricominciare da capo. È la mia ginnastica mentale, l’andamento costantemente monitorato di quello che pubblico mi sprona. Ecco perché con le prime tre puntate di Dago in the Sky ho raccontato la Rete».

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«Tim Berners-Lee, che nel 1989 ha inventato il World Wide Web, è rivoluzionario come Johannes Gutenberg, che nel 1455 creò la tecnica tipografica di stampa. La Bibbia, allora, fu la chiave di accesso alla cultura comune; il mondo uscì dal Medioevo per entrare nel Rinascimento. Ci volle un secolo. Noi siamo a metà strada. La polvere della distruzione che chiamiamo crisi non si è ancora posata. Non vediamo i contorni del nuovo mondo. Ma la cultura del web è la nuova Bibbia che detta i codici comportamentali e scuote le coscienze. I giovani apprendono, i vecchi si costruiscono un’altra identità con i social. Per questo ne parlo, senza cattedre: dalla fiction di se stessi, il selfie, all’industria dell’eros che è alla base del mercato di computer, videocamere, smartphone. Sempre più veloci, sempre più connessi».

 

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2. SE IL FORMAT È LA SOSTANZA

Michela Tamburrino per Stampa.it

 

Se il format è la sostanza, Roberto D’Agostino con «Dago in the Sky» ha compiuto un piccolo miracolo di sintesi: temi planetari affrontati in uno spazio ridotto ma senza limiti. Stasera alle 20,30 su Sky Arte, ve in onda l’ultima puntata della prima stagione. «Non avevo alcuna intenzione di fare televisione in età matura - dice lui -, voglia di rischiare, zero. Poi mi è arrivata la proposta, aperta e senza condizionamenti. Fare un programma ma che fosse contemporaneo e lontano dal solito contesto televisivo di due di fronte, uno chiede e l’altro risponde. Avevo lo smartphone in mano che ha cambiato la nostra vita. Allora ho pensato di partire dalla rivoluzione che stiamo vivendo che alcuni mal interpretano definendola “crisi”.

dago e massimo ferrerodago e massimo ferrero

 

Dal Medioevo analogico al Rinascimento digitale, un passaggio epocale che non si consuma subito e che ci impedisce di vedere il dopo a causa della polvere che il passato ha sollevato cadendo a pezzi. Raccontare il tempo che sta nel mezzo e che è il nostro, il tempo della transizione. Ho tolto di mezzo la sigla e gli sproloqui, ho messo sette schermi a grandezza display che si raddoppiano e ho mostrato, immagini, infografica». 

 

Un esperimento riuscito: sull’on demand di Sky, la prima puntata del programma è tra le prime dieci più richieste. A settembre si prevede una nuova stagione completa perchè i temi da trattare sono tanti, oltre a quelli appena affrontati, «Io sono la mia fiction» e la costruzione di sé, al centro del debutto con l’analisi del selfie, oppure «Infernet o Paradiso» su come è stato vissuto il web e quello che dà adesso, una rivoluzione digitale che, secondo alcuni, avrebbe svuotato tutte le arti visive, dal design alla moda, dal rock alla pittura, creatività riversata nelle nuove tecnologie e il terzo appuntamento, quello conclusivo, sull’«Impero del porno», nella convinzione che della pornografia nessuno abbia sottolineato il vero potere, la rivoluzione nel campo dell’economia.  

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Nelle nuove puntate di 23 minuti l’una, si spazierà dalla politica alla religione al cibo, tutto in quest’ottica nuova. Per Roberto D’Agostino una strada tracciata quella dell’esperimento: fu lui a lanciare il «look» e «l’edonismo reaganiano» all’epoca di “Quelli della Notte” e nel 2000 Dagospia. Perché come dice, «un mondo che cambia è interessante, non migliore o peggiore, certo difficile. Il nostro e vale la pena di parlarne». 

 

 

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