luce rossa porno italiano

QUANDO 'ZOZZERIE DI UNA MOGLIE IN CALORE' ERA LA RICETTA PER USCIRE DALLA CRISI - I FILM PORNO ALL'ITALIANA CHE A FINE ANNI '70 SALVARONO IL CINEMA ITALIANO SENZA VIAGRA. DANDO LAVORO, O ALMENO UN PANINO CON LA MORTADELLA, A 20MILA PERSONE

Matteo Nucci per "il Venerdì - la Repubblica"

 

 

luce rossa di grattarola napoliluce rossa di grattarola napoli

Durò soltanto cinque anni l’età d’oro del cinema a luci rosse in Italia ma furono anni gloriosi. In netto ritardo rispetto al resto d’Europa, con pochissimi mezzi e la capacità tutta italica di arrangiarsi, una vera e propria industria sorse sulle ceneri del cinema di genere messo in crisi dalle tv private offrendo a quel che ne restava una possibilità di salvezza.

 

Tra i film che durante quel lustro uscirono in sala si contano perle per gli appassionati, pezzi da collezione per gli esperti, così come esempi squallidi e tragicomici – anch’essi ormai di culto – di un disperato bisogno di rimettere debiti e salvare non la faccia, ma la pelle. Un senso del pudore duro a morire ha impedito che quell’epoca trovasse i riconoscimenti necessari nella catalogazione e nella salvaguardia della sua memoria. Salvifica appare l’opera di Franco Grattarola e Andrea Napoli uscita per Iacobelli e intitolata semplicemente Luce Rossa.

 

la zia svedesela zia svedese

 La nascita e le prime fasi del cinema pornografico in Italia (pp. 493, euro 29), libro decisivo e definitivo che salda i conti con una breve e intensa epoca del nostro cinema. L’appassionato, lo studioso e il semplice curioso vi troveranno di tutto: l’introduttivo lavoro di scavo nella profondità dove mise radici il porno italiano prima della sua esplosione, una dettagliata disamina di quei cinque anni gloriosi e dei motivi che portarono alla fine; una catalogazione certosina di registi, attrici e attori hard, nonché una schedatura dei film di produzione e coproduzione italiana, completata dai film esteri con la decisiva partecipazione di attori italiani, o con scene girate in Italia. Lo studio delle fonti scritte e orali, l’opera minuziosa e filologicamente attentissima nel mare magnum di un mondo scomparso, impressionano.

 

i peccati di una giovane moglie di campagnai peccati di una giovane moglie di campagna

«Ci abbiamo messo dieci anni» racconta Franco Grattaroli «incontrando ogni  genere di difficoltà, dagli archivi inesistenti alla ritrosia di chi partecipò attivamente a quel mondo e oggi ha solo voglia di dimenticare. Il fatto è che se culturalmente il fenomeno era ormai atteso, fu però la crisi dell’industria cinematografica a dare il via definitivo con tutto quel che la crisi si portava appresso». È una storia in cui la rivoluzione del costume sposa le necessità economiche quella che racconta Frattarola. «Quando nel ‘73 uscì Gola profonda negli Stati Uniti e leggemmo dell’enorme successo e dell’appoggio trasversale che il film si stava conquistando, qui pareva fantascienza. Ci sembrava che mai nulla del genere sarebbe capitato in Italia.

 

franco grattarolafranco grattarola

 La censura certe cose non le avrebbe mai lasciate passare. Stava prendendo piede il porno cartaceo: fumetti, periodici, fotoromanzi, ma nelle sale si vedevano solo le nudità della Fenech e la Guida. Verso il ‘77 però anche i critici meno aperti alle novità si erano resi conto che dopo dieci anni di cinema erotico non ci si accontentava più. Ciò che sdoganò definitivamente il porno fu la necessità di mantenere in vita un’industria. La crisi dei film di genere nel ‘78 diventa drammatica. Il problema sono le tv private. Prima che negli anni Novanta si ricominci con le commedie, molta parte dell’industria cinematografica sopravvive con il porno.

come una cagna in calorecome una cagna in calore

 

Registi, maestranze, doppiatori, musicisti, e tutto quel che serviva allora per produrre un film. Oggi basta una telecamerina, ma al tempo, a prescindere dalla qualità dell’opera, servivano parecchie persone: una troupe, i montatori, gli stabilimenti di sviluppo e stampa e così via. La piccola industria del porno arriva a contare quasi ventimila addetti ai lavori». Gente sottopagata, però. Un mondo che si divide fra miseria e storie romanzesche.

 

campagnola bellacampagnola bella

«Non c’è dubbio. È quello a cui alludevo. La crisi si porta appresso un bisogno di sopravvivenza e questo significa film prodotti al massimo con una trentina di milioni di vecchie lire, mentre un B movie ne costava almeno trecento. Produttori che ingannano, rubano, non saldano conti. Gente che viene compensata davvero soltanto con pane e mortadella. Attori che imparano a farsi pagare alla giornata perché sanno che è l’unico modo per avere il dovuto. Se non ricevono la diaria infatti possono rifiutarsi di continuare. I cachet principali del resto sono per loro.

 

la mia svedese in calorela mia svedese in calore

Maggiori per i maschi ovviamente. Devono funzionare e al tempo, senza Viagra, c’è solo la concentrazione. Chi difetta di capacità di concentrazione viene aiutato dalle attrici che gentilmente stimolano il partner sulla scena – qualcosa che le professionalissime francesi rifiutano sdegnosamente di fare. Quando poi proprio non ce n’è, vengono fuori le controfigure, che prestano all’attore solo una certa parte del corpo. È un mondo dove si cerca costantemente di trovare un rimedio e una soluzione.

 

pat una donna particolarepat una donna particolare

Le storie sono innumerevoli. I set, le case, le ville dove si girano tre film allo stesso tempo, i film che usano lo stesso visto della censura per più versioni con titoli simili e che hanno aggirato la censura con copie farlocche, lunghe passeggiate sul mare inutili e caste, poi rimontate adeguatamente…».

sesso nerosesso nero

 

Un mondo popolato da personaggi indimenticabili. «C’è gente di tutti i tipi. Alcuni sono personaggi da romanzo come Roberto Bianchi Montero benestante di Foligno che abitava ai Parioli, sosteneva di avere produzioni a Hollywood e intanto girava i film porno a casa sua. Era pieno di debiti, lo costringevano a venire a patti con gli insuccessi dei suoi film ufficiali».

 

zozzerie di una moglie in calorezozzerie di una moglie in calore

Un periodo troppo breve, troppo intenso? «Mah. I film in videocassetta segnano irrevocabilmente la fine. Le sale per adulti chiudono o si trasformano in posti poco raccomandabili. Inizia l’era del divismo. Moana Pozzi compare sulle copertine dei settimanali. Cicciolina arriva addirittura in Parlamento. La pornografia ormai è sdoganata, accettata, parte del costume. Ma quel mondo è ormai morto e sepolto».

 

Restano le centinaia di film che voi avete catalogato e salvato all’oblio. I migliori? «Tre sono imperdibili. Sesso nero di Aristide Massaccesi. Pat, una donna particolare di Alberto Cavallone. E una perla del grande Lasse Braun purtroppo commercializzata con un pessimo titolo: originariamente si chiamava Un folle amore ma lo vendettero come Zozzerie di una moglie in calore. Poi nei miei gusti personali posti importanti sono occupati da una commedia di Mario Siciliano intitolata Porno lui erotica lei, con un finale femminista sorprendente, e da un demenziale, e di grande interesse, I porno amori di Eva».

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