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LA TV È FEMMINA - GRASSO: I CANALI FEMMINILI STANNO CAMBIANDO LA TELEVISIONE, E INTRODUCONO NUOVI GENERI, FORMAT E TEMI CHE POI VENGONO ADOTTATI DALLE GENERALISTE. OLTRE A CREARE UNA GENERAZIONE DI DONNE MANAGER AI VERTICI DI GRANDI AZIENDE

1. LA TV DELLE DONNE

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera

 

LA TV DELLE DONNE CECILIA PENATI E ANNA SFARDINILA TV DELLE DONNE CECILIA PENATI E ANNA SFARDINI

«I canali esplicitamente femminili rappresentano un fenomeno sempre più rilevante nello scenario televisivo italiano contemporaneo, come conferma la loro pervasiva presenza nell’offerta del digitale terrestre, in chiaro e a pagamento, e del satellite. Si tratta di reti televisive ”native digitali” in cui tutti gli elementi che contribuiscono alla costruzione dell’identità di canale presuppongono il riferimento stretto e preciso a un pubblico di donne.

 

I canali femminili costituiscono oggi la forma più evidente e di successo di quel concetto mutevole che è la “tv per le donne”». Scevro da bardature ideologiche e accompagnato da un notevole lavoro di ricerca, ecco finalmente un libro, del quale ho curato la prefazione, che affronta una lunga storia, il rapporto tra donne e tv. 

VARETTO DISSESTO DOLOSOVARETTO DISSESTO DOLOSO


Cecilia Penati e Anna Sfardini, ricercatrici di vaglio e docenti universitarie alla Cattolica di Milano, con La tv delle donne (Edizioni Unicopli, Milano, 2015) vanno a colmare un vuoto, rendendo giustizia a un tema fondamentale che lega il femminile alla sua rappresentazione televisiva e ai ruoli delle donne professioniste della televisione. 

aldo grasso 2aldo grasso 2


Da sempre, i programmi tv hanno costituito un archivio privilegiato per indagare come i media rappresentano e dunque costruiscono le identità femminili, promuovendo modelli ideali, usando e anche alimentando stereotipi. In Italia il dibattito sul tema ha spesso preso una piega di stigmatizzazione, teso a evidenziare l’appiattimento dell’identità femminile, attribuito soprattutto alla tv commerciale (seguita a ruota dal servizio pubblico), a un corpo che diventa oggetto. L’arrivo e il consolidamento dei canali digitali femminili, da Real Time a La5 e Fox Life, da Diva Universal a La7d e Lei, ha avuto il merito di rendere più complesso questo dibattito, cui questo libro aggiunge un contributo maturo e compiuto.

MARINELLA SOLDI MARINELLA SOLDI

 

Alla fioritura dei canali femminili è corrisposta quella del factual entertainment, il genere principale di questa nuova offerta centrato su programmi che seguono le vicende di persone comuni, a metà strada tra il reality, la finzione, l’intrattenimento e il gioco. Questo libro ne analizza nel dettaglio molti esempi, illustrando così il dispiegarsi di una nuova fase della storia del piccolo schermo, in cui, per esigenze complessive di sistema, gli stili di produzione a lungo imposti dalla tv generalista hanno lasciato il passo anche a nuovi generi e formati più consoni a uno scenario digitalizzato e alle necessità industriali delle reti mini-generaliste e tematiche, tra cui, appunto, i cosiddetti femminili. 

lucky ladies fox al competolucky ladies fox al competo


La tv delle donne cerca di andare oltre l’ovvietà di un’interpretazione superficiale dei canali femminili e delle rappresentazioni sociali sulle spettatrici, mostrando come oltre l’apparente standardizzazione dell’offerta di tv per le donne sia al lavoro un sistema complesso di logiche e meccanismi che governano la nascita e la direzione editoriale dei canali destinati alle donne. Così anche per l’immagine del target femminile: sotto l’etichetta omologata e omologante delle spettatrici da canali rosa, esiste un sistema di esperienze di fruizione e modalità di consumo televisivo non certo univoche. 

raffaella carra anni raffaella carra anni


In anni recenti, poi, la tv è diventata un importante spazio di lavoro per le donne, in cui è nata una schiera di professioniste televisive (ruoli apicali nelle aziende televisive, giornaliste, conduttrici, comiche): in questo, la tv appare oggi più innovativa e «avanzata» rispetto ad altri comparti dell’industria mediale e culturale, un banco di prova concreto per il superamento di certe barriere e per l’esercizio di un «potere al femminile». 

DMAX DMAX


Il libro racconta in modo affascinante l’ultima tappa di una storia che parte con alcuni capisaldi della tv delle origini, come «La donna che lavora» di Ugo Zatterin e Giovanni Salvi, 1959, uno degli esempi più interessanti della cosiddetta tv pedagogica (quando la tv, per impianto culturale, era «più avanzata» dei suoi spettatori) e della prima rappresentazione della «questione femminile». Una questione che all’epoca era segnata da arretratezze, forti discrepanze tra nord e sud… 

BENEDETTA PARODI SU REAL TIMEBENEDETTA PARODI SU REAL TIME


Un secondo snodo importantissimo nel rapporto tra donne e tv riguarda la fine degli anni Settanta, con l’avvento della tv commerciale. Una delle intuizioni più importanti di Fininvest è stata quella di intuire che il pubblico femminile potesse diventare la risorsa più importante per la tv: la donna-target. Nasce così «Pomeriggio con sentimento». Presto la Rai si adegua, ricordiamo solo «Pronto Raffaella», con la Carrà che rivalutava la fascia cruciale del pubblico femminile, quella del daytime. 

nani real time (57)nani real time (57)


Oggi, la tv per le donne si mostra come un mezzo tradizionale e innovativo allo stesso tempo: nei canali femminili, da un lato è assolutamente tradizionale la scelta di segmentare i gusti dei pubblici secondo la variabile sessuale, con canali per donne chiaramente distinti da quelli maschili (vedi DMax o Focus). Allo stesso tempo, proprio questi canali sono portatori di elementi innovativi, a partire dall’introduzione nel panorama televisivo italiano di nuovi generi, formati e temi, fino alle trasformazioni delle abitudini e delle dinamiche di fruizione del pubblico femminile. 

 

 

2. CARAFOLI: OCCORRE PUNTARE SU PRECISE FASCE ORARIE

Dal “Corriere della Sera

malattie misteriose real timemalattie misteriose real time

 

«La cosa intelligente è stata non voler uscire inizialmente con la pretesa di diventare dei competitor di Canale5 o di Italia 1 o di Rai1, soprattutto in certe fasce, ma era quella di lavorare nelle aree di palinsesto dove c’era possibilità veramente di lasciare un segno». Laura Carafoli, Senior Vice President Content & Programming del gruppo Discovery Italia, in La tv delle donne spiega così il successo delle sue reti.

LAURA CARAFOLILAURA CARAFOLI

 

«Alle 21 abbiamo fatto “Bake Off Italia” — prosegue —, che è stato un successo, ma dopo tre anni, non l’avremmo mai fatto all’inizio. Abbiamo lavorato molto sul pomeriggio e tanto dalle 23 alle 24. Questa è una fascia chiave e abbiamo lavorato e beneficiato per tanto tempo dei dati forti che facevamo in daytime e in seconda serata».

MEDIASET MEDIASET

 

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