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ALBERTO NAGEL (EX MEDIOBANCA) E ANDREA ORCEL (UNICREDIT) HANNO QUALCHE BUONA RAGIONE A INCAZZARSI TUONANDO CHE "IL LIBERO MERCATO IN ITALIA E' STATO SCONFITTO" - LO STATALISMO DELL’ARMATA BRANCA-MELONI NE HA DATO UNA GLORIOSA MANIFESTAZIONE SABOTANDO A COLPI DI GOLDEN POWER LA SCALATA DI UNICREDIT ALLA BPM, BANCA TANTO CARA ALLA LEGA - GIORGETTI SE N’È FOTTUTO ALLA GRANDE SIA DEL PARERE CONTRARIO DELLA FARNESINA E DEGLI 007 DI CARAVELLI CHE DISSERO CHE BLOCCARE GLI SPORTELLI A MOSCA DI UNICREDIT ERA UN RISCHIO PER LE AZIENDE ITALIANE (VEDI DOCUMENTO) - UN ALTRO CLAMOROSO INTERVENTO STATALISTA DEL GOVERNO È STATO NECESSARIO PER ABBATTERE LE PORTE DI MEDIOBANCA CON L’OBIETTIVO DI IMPOSSESSARSI DELLA SUA QUOTA DEL 13% DI GENERALI, INDISPENSABILE AL DUPLEX MELONIANO CALTA-MILLERI PER CONQUISTARE DEFINITIVAMENTE IL “FORZIERE D’ITALIA” (RICCO DI 800 MILIARDI). E RIGUARDA LA CONTROVERSA PRIVATIZZAZIONE DA PARTE DEL MEF DI GIORGETTI DEL 15% DI MPS, FINITA IN UN FASCICOLO DELLA PROCURA DI MILANO…

 

DAGOREPORT

 

alberto nagel

Dopo 22 anni al vertice di Mediobanca, in seguito alla conquista di piazzetta Cuccia da parte di Mps, Alberto Nagel non ha nascosto l’amarezza per il ruolo del governo nel sostenere Lovaglio, Caltagirone e Milleri: “Il mercato è stato sconfitto”.

 

Nagel aveva anticipato l'addio in una lettera ai dipendenti, in cui ha citato Orazio: “Graecia capta ferum victorem cepit” (“La Grecia, conquistata, conquistò il selvaggio vincitore”), di fatto, dando dei “selvaggi” a Caltagirone e Milleri.

 

Il libero mercato sta scomparendo in Italia, come molti economisti sostengono?

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

Intervistato da “Il Foglio”, la risposta di Marco Osnato, presidente della commissione Finanze, “portavoce” del pensiero statalista di Fazzolari, è senza tanti giri di parole: “Il mercato si autodetermina ma è altrettanto giusto che la politica osservi, commenti, e nel caso intervenga’’.

 

Ha poi aggiunto, per chi non lo avesse ancora compreso: “Le sole mani che il governo Meloni ha messo hanno portato al salvataggio di Mps. Ho però memoria di noti banchieri in fila a votare per le primarie del Pd, ex ministri che svolgono oggi ruoli apicali in istituti bancari”.

 

marco osnato

Anche alla domanda sul Ceo di Unicredit, Andrea Orcel, che guida la seconda banca italiana, Osnato non l’ha toccata piano: “Non mi pare abbia un grande interesse per molte questioni nazionali”.

 

Che sull’economia e la finanza il governo Meloni abbia come idolo lo Stato, già patrimonio ideologico dei vecchi comunisti, intervenendo a piedi giunti sul cosiddetto “libero mercato”, ne ha dato una gloriosa manifestazione sabotando a colpi di Golden power la scalata di Unicredit alla Popolare di Milano, banca tanto cara alla Lega.

 

andrea orcel

E non siamo davanti a supposizioni campate sui pettegolezzi di corridoio. Grazie al sito "Open online" diretto da Franco Bechis, lo scorso 20 giugno la giornalista Sara Menafra squadernò il documento intestato alla presidenza del Consiglio che sputtana le prescrizioni arrivate dal ministero dell’Economia, capitanato dal leghista Giancarlo Giorgetti, che obbligavano Unicredit di ridurre fino alla chiusura le attività in Russia nel giro di pochi mesi, costringendo l’istituto milanese con sede in piazza Gae Aulenti a una svendita che avrebbe causato almeno 4 miliardi di perdita.

 

Lovaglio, Nagel, Caltagirone, Milleri

“Una decisione del governo che sembra lineare, persino collegata alle prescrizioni arrivate dall’Europa”, scrive Sara Menafra. “E invece, dagli atti depositati al Tar in merito al ricorso di Unicredit sui vincoli messi dal governo, però, emerge una circostanza finora ignota.

 

‘’E cioè che nella riunione del “gruppo di coordinamento” sul golden power, presso palazzo Chigi in cui il ministero dell’Economia ha fatto sapere che intendeva attivare i poteri speciali e vincolare il sì all’ops ad una serie di prescrizioni tra cui la cessazione di ‘’tutte le attività in Russia (raccolta, impieghi, collocamento fondi prestiti transfrontalieri) entro la data di acquisizione del controllo di Banco Bpm’’, sia i servizi segreti italiani che la Farnesina si sono schierati fortemente contro questa ipotesi.

 

verbale della riunione del 18 aprile 2025 a palazzo chigi del gruppo di coordinamento sul golden power

Sostenendo invece che non ci fosse rischio nel mantenere Unicredit in Russia, e che i rischi maggiori per il ‘’sistema Italia’’ erano semmai dalla chiusura improvvisa di tutte le operazioni’’.

 

Lo scoop di Open (https://www.open.online/2025/06/20/unicredit-bpm-golden-power-presenza-in-russia-no-rischi-servizi-…, corredato dall’immagine del verbale, redatto il 18 aprile 2025 dalla Presidenza del Consiglio, è inconfutabile. Leggiamo: “Alla proposta del Mef risponde il ministero degli Affari esteri (nel documento non si scrive chi lo rappresentasse), «esprimendo la contrarietà alla prescrizione relativa alla cessazione delle attività in Russia». Il ministero deposita anche un documento in cui l’ambasciata d’Italia a Mosca «fornisce un quadro sul ruolo sistemico di Unicredit a sostegno delle imprese e del sistema Italia nella Federazione Russa e sulle conseguenze di un’eventuale uscita di Unicredit dal mercato».

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera

Puntualizza Open: “La Farnesina per la verità, prende una posizione diversa da quella del Mef sull’intero tema, non solo dicendosi contraria all’attivazione del golden power, ma sottolineando persino che l’Italia rischia una «procedura di infrazione per l’utilizzo improprio dello strumento normativo» collegato al golden power’’.

 

Basta la contrarietà del ministero degli Esteri? Non basta, si aggiunge anche quella del rappresentante dell’Ufficio del consigliere diplomatico presso palazzo Chigi che “’si allinea parlando del «potenziale impatto che tale decisione (lo stop ad ogni operazione in Russia ndr) potrebbe avere sul Sistema Italia nella federazione russa».

 

unicredit in russia

Ma non basta ancora a far cambiare idea a un Giorgetti scatenato nel proteggere l’Ad di Bpm, Giuseppe Castagna, dal piano di acquisizione di Unicredit, liquidata come “banca non italiana” (sic!).

 

“Persino il rappresentante dei servizi, quasi certamente dell’Aise, evidenzia «criticità in merito alla prescrizione concernente la chiusura delle attività in Russia e, più in generale, ribadendo la necessità della sostenibilità del provvedimento conclusivo». Insomma il rischio, dicono i servizi, è che la prescrizione non tenga sul piano giuridico e che possa essere considerata sproporzionata’’.

 

GIOVANNI CARAVELLI - FOTO LAPRESSE

Gran finale: “Il Mef però non sente ragioni. E il verbale si chiude con la decisione di rimettere il tutto al consiglio dei ministri, che poche ore dopo, attiverà il golden power specificando che tutte le operazioni in Russia dovranno essere chiuse entro il 18 gennaio’’.

 

In un’intervista concessa a Walter Galbiati su “Repubblica”, Orcel si sgola inutilmente spiegando che, secondo Unicredit, le operazioni rispettano “le regole imposte dalla comunità internazionale”. Dall’invasione ad oggi non ci sono stati nuovi prestiti a società russe, scesi dell’86%. I prestiti transfrontalieri sono calati del 94%”.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE GIORGIA MELONI

E pare che nei giorni successivi in particolare Forza Italia si sia adoperata in particolare per allungare i tempi della chiusura totale di Unicredit nella terra di Putin, il risultato è stato zero.

 

Un altro clamoroso intervento statalista del governo è stato necessario per abbattere le porte di Mediobanca con l’obiettivo di impossessarsi della sua quota del 13% di Generali, indispensabile al duplex meloniano Calta-Milleri per conquistare definitivamente il “Forziere d’Italia” (ricco di 800 miliardi).

 

E riguarda la controversa privatizzazione da parte del Mef di Giorgetti del 15% di Mps, istituto che è costato ai contribuenti italiani per non farlo fallire la sommetta di 7 miliardi.

 

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

Una volta risanato con i nostri soldi, Mps è stato usato come cavallo di Troia per sottomettere l’agognato Leone di Trieste, non possedendo né Caltagirone né Milleri i requisiti bancari per comprarsi una banca, come impongono le regole europee della Bce.

 

L’operazione di mettere sul mercato la quota del Mef, passata improvvisamente dal 7 al 15%, attraverso il suo direttore generale delle Partecipate di Stato, Marcello Sala, è stata miracolosamente appannaggio di coloro che erano interessati a cavalcare Mps in marcia su Milano: Caltagirone, Milleri, Banco Bpm di Castagna e Anima sgr,

 

giorgia meloni e giovanbattista fazzolari

Dopo un articolo del ‘’Financial Times’’ dall’eloquente titolo: "La vendita di Monte dei Paschi in Italia scatena l'attenzione dell'UE dopo che gli investitori globali sono rimasti in disparte".

 

Guarda caso, chi ha portato avanti la vendita è Banca Akros, una piccola partecipata dalla stessa Bpm, che in passato non si mai occupata di queste “mediazioni”, che ha così replicato: “Nessun grande investitore è stato escluso dalla procedura di offerta, come riportato nell'articolo, tra cui UniCredit, il fondo petrolifero norvegese e BlackRock".

 

giuseppe castagna banco bpm

Banca Akros ha poi contestato, tra le altre affermazioni inesatte riportate nell'articolo del “Financial Times”, la citazione secondo cui "UniCredit, che ha lottato per l'acquisto di Banco BPM nonostante l'opposizione del governo, ha piazzato un ordine di acquisto del 10% delle azioni, un importo significativo che normalmente comporterebbe il pagamento di un premio.

 

Quando Banca Akros ha risposto alla sua chiamata di follow-up, a UniCredit è stato comunicato che il collocamento era chiuso, secondo fonti a conoscenza della questione".

 

banca akros

“Tale affermazione non è veritiera, in quanto UniCredit non ha impartito a Banca Akros alcun ordine di acquisizione di una partecipazione in MPS”, ha concluso il comunicato della banca partecipata da Bpm.

 

A questo punto, Unicredit ha fatto un esposto alla Procura di Milano per il “presunto concerto”, a cui è seguito quello di Mediobanca, dopo il quale hanno aperto un’inchiesta che giace sui tavoli dei Pm.

 

IL PROCURATORE DI MILANO MARCELLO VIOLA

Che deciderà la Procura guidata da Marcello Viola sulla discutibilissima vendita di pacchetto di Mps da parte del ministero di Giorgetti? Si metterà mai contro il governo di Roma? Ah, saperlo…

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