ALE-DANNO SCIVOLA SULLA BUCCIA DEL BANANA: IL SINDACO SCARICATO DA BERLUSCONI - MARINO GAFFE SU KLOSE: “NON SO SE RESTA ALLA ROMA”

1 - SILVIO SCARICA ALEMANNO - SOLO UNO SPOT PER IL VOTO
Luca De Carolis per "Il Fatto Quotidiano"

Niente più canzoni in francese, per il pubblico che aveva versato l'obolo elettorale. In soffitta lo spadone (immaginario) per nominare "nuovi missionari di libertà". Berlusconi non crede nella rimonta di Alemanno, come non credeva nella sua ricandidatura al Campidoglio, molto più sopportata che voluta. E allora lo abbandonerà al suo destino, verso il ballottaggio del 9 e 10 giugno che sondaggi e umori danno già assegnato a Marino.

Il chirurgo Pd, che nel primo turno era arrivato davanti al sindaco di quasi 13 punti, dovrebbe conservare un ampio margine. Anche se Alemanno non si rassegna, e punta a riportare alle urne molti romani (il 26 e 27 maggio rimase a casa quasi uno su due). Proverà a convincerli anche con gli spot di Berlusconi, che dovrebbero essere diffusi tra mercoledì e venerdì.

Nelle scorse ore il sindaco ha raccontato fuori microfono di imminenti "spot radiofonici" del leader Pdl. Ma ieri sera si parlava anche di un videomessaggio, in cui Berlusconi potrebbe rivendicare "i successi sull'Imu e su Equitalia" ed evocare il pericolo di un Campidoglio a tinte rosso fuoco con Marino. Non si esclude una lettera, da spedire alle famiglie. Ipotesi che si rincorrono, non necessariamente alternative tra loro. Ma la certezza è che Berlusconi a Roma non verrà. Ed è un'assenza che dice quasi tutto, al di là di spot o letterine da minimo sindacale.

L'ex premier non vuole metterci la faccia, almeno dal vivo. Negli occhi, ha ancora il flop del comizio di chiusura del 24 maggio con Alemanno. Davanti al Colosseo arrivarono solo in 1500 (anche se gli organizzatori parlarono di 6mila adepti), con facce da circostanza. D'accordo, c'era lo sciopero dei mezzi, e anche le altre piazze elettorali erano mezze vuote. Ma Berlusconi rimase più che deluso, tanto da limitarsi a un breve intervento. Provò pure qualche colpo dei suoi: le domande rivolte alla folla, e l'invenzione dello spadone con cui nominare i pochi presenti "missionari di libertà".

Gli rispose un gruppetto, neanche convinto. E l'ex premier scese dal palco furibondo. "Era meglio se non venivo" gli sentirono sibilare. Non solo uno sfogo, ma anche un avviso di presa di distanza, da un cavallo che non ha mai visto vincente. Berlusconi aveva altri nomi in testa: primo tra tutti, il presidente della Bnl Luigi Abete.

Poi il trasversale Giovanni Malagò, attuale presidente del Coni, e Giorgia Meloni, che una bella fetta della destra romana invocava come salvatrice della patria. Nello scorso febbraio, in un'intervista al Messaggero.it , Berlusconi si lasciò sfuggire: "Il candidato a Roma? Non so se Gianni Alemanno vuole ripresentarsi". Furono ore di polemiche e reazioni, e il capo del Pdl dovette riparare con nota apposita: "Gianni è il nostro candidato".

2. MARINO GAFFE SU KLOSE: "NON SO SE RESTA ALLA ROMA"
Da "Il Fatto Quotidiano"

La trappola non era difficile da fiutare, eppure il chirurgo ci è caduto dentro con tutte le scarpe. Furbi e letali come un centravanti di rapina, ieri mattina i conduttori di Radio Capital hanno chiesto al dichiaratamente romanista Ignazio Marino: "Klose resta alla Roma?". Si dà il caso che il tedesco sia il giocatore di punta della Lazio. Ma il candidato Pd al Campidoglio lo ignorava, e con una risposta difensiva è finito ugualmente in fuorigioco: "Non leggo il futuro e non ho una competenza tecnica per dare consigli".

Facilissimo, per i conduttori, infierire in contropiede: "Klose gioca nella Lazio". Il Pdl romano si è subito scatenato, bollando Marino come "tifoso per caso: meno male che era romanista". Il dazio da pagare, in campagna elettorale. Dopo il Marchini inciampato sui capolinea della metro in diretta tv su La7, un altro candidato è caduto su una domanda apparentemente semplice. Urgono ripetizioni di calcio, per Marino: perché nella Capitale il pallone non è solo un gioco. E quasi mai uno scherzo.

 

 

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