trump bannon

AMERICA FATTA A MAGLIE - TRUMP CAMBIA OBAMACARE E VUOLE LA RIVOLUZIONE FISCALE ENTRO L’ANNO, O RYAN PROMETTE CHE FARÀ LAVORARE IL CONGRESSO A NATALE - STEVE BANNON TIRA ACQUA AL SUO MULINO E INTENDE DARE BATTAGLIA SUGLI 8 SENATORI CHE SI RINNOVANO NEL 2018 PER METTERCI DEI SUOI - I DEM SOGNANO DI FAR FUORI TRUMP SE NON PER IMPEACHMENT PER IL 25° EMENDAMENTO (IL SUO STATO MENTALE). MA SU ECONOMIA E FOOTBALL STA VINCENDO

 

 

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

donald trump

Lo aveva detto e lo ha fatto: un ordine esecutivo che in parte cancella con la forza della presidenza le regole di Obamacare in vigore e autorizza a comprare assicurazioni sanitarie a costo inferiore con meno servizi. Dovrebbe consentire a privati non abbienti e a piccole imprese di associarsi per ottenere una maggiore scelta nella copertura assicurativa. Susciterà polemiche? A non finire, ma risponde alla lamentela più diffusa sui costi insopportabili dell'attuale assistenza sanitaria, e dimostra al Congresso che il presidente si muove e li contrasta. Anche se sono avversari del suo stesso partito.

 

 Diamo per scontato che la mega indagine sul Russia Gate stia stagnando nelle sale del super procuratore; salutiamo con il necessario scetticismo l'ipotesi che qualche testa calda democratica riesca a mettere sotto impeachment il presidente se prove dalla suddetta inchiesta non ne vengono fuori, o che un complotto del governo col vicepresidente ne ottenga la cacciata attraverso l'applicazione del venticinquesimo emendamento della Costituzione che lo dichiari incapace di intendere e volere, emendamento mai messo in pratica nella storia degli Stati Uniti.

 

La verità è che come sempre a giudicare un presidente che mezzo Paese ha voluto contro tutto e contro tutti, ad allargare il consenso anche in un clima di odio civile, è l'economia, it's the economy, stupid. Su quella Donald Trump va forte.

 

donald trump barack obama

Neanche gli uragani hanno fermato la lunga marcia positiva dell'economia americana nel 2017. Il numero complessivo di lavoratori disoccupati che ricevono un sussidio è al numero più basso degli ultimi 44 anni, un milione e 89 mila alla fine di settembre. Sono i dati del dipartimento del lavoro, che precisa che le nuove domande di sussidi sono scese di altri 15 mila unità a 243 mila nella prima settimana di ottobre e che questo significa che la ripresa dopo gli uragani è molto più veloce delle migliori previsioni.

 

Sono i numeri che tengono allegro Donald Trump e sono i numeri che agitano il partito democratico, al di là della cortina di fumo della campagna stampa. Tutto ora si misura con i tempi della riforma delle tasse che sono essenziali per arrivare con dei primi effetti concreti alle importanti elezioni di midterm, a metà mandato a novembre del 2018, quando si rinnoveranno 33 posti al Senato, cioè un terzo, tutti i posti della Camera, 435, e 36 posti di governatore di Stato.

 

La riforma delle tasse, in un Congresso nel quale i repubblicani hanno la maggioranza sia alla Camera che al Senato, ma sono 20 voti alla Camera e due al Senato, si fa rapidamente se Trump ottiene un qualche accordo con un numero anche piccoli di democratici; trattandosi di diminuire le tasse mi permetto di esprimere qualche perplessità, ma ci sono sempre 25 senatori democratici che devono essere rieletti nel 2018, e accordi dell'ultima ora con qualcuno di questi sono possibili.

paul ryan

 

Ma la riforma delle tasse si fa rapidamente e sicuramente se neanche uno dei repubblicani si mette di traverso e fa il figlio di puttana come è accaduto per la riforma sanitaria, il famoso e famigerato Obamacare, che e’ ancora al suo posto.

 

Poiché la riforma prevede un aumento ulteriore del debito è possibile che alcuni tra i più conservatori degli eletti repubblicani tentino di modificarne alcuni punti e facciano perdere tempo.

 

Il presidente della Camera Paul Ryan ha minacciato di far lavorare tutti anche a Natale, sapendo che non si tratta di minaccia di poco conto. Si comincia la prossima settimana e il progetto è di approvarla, e passarla al Senato a novembre. Se ho capito bene, alcuni Stati si opporranno e faranno opporre i loro rappresentanti perché hanno delle deduzioni locali di spese dalle tasse che la riforma abolisce. Ma la riforma raddoppia la deduzione standard e i benefit per i figli e alla fine potrebbe essere più conveniente. Wall Street i mercati attendono trepidanti. Vedremo.

paul ryan donald trump

 

È a questo tipo di difficoltà tra Casa Bianca e Congresso, tra presidente e il suo partito, che si riferiscono le continue interviste e incursioni contro la palude di Steve Bannon, ex consigliere espressione dell'ala nazionalista del mondo trumpiano, ora tornato libero da impegni a Washington e in grande attivismo.

 

 Bannon ha accennato a una possibilità che il presidente non termini il suo mandato per via del Venticinquesimo Emendamento, e apriti cielo. In realtà tira acqua al suo mulino, perché si è messo legittimamente a tentare di far eleggere nel 2018 i suoi senatori per modificare gli equilibri interni al partito repubblicano.

 

 

 Lo fa per conto suo o lo fa per conto del presidente, al quale e’ sempre e comunque molto legato? È utile questa attività piratesca a Trump o no? La teoria di Bannon è che le mille regole e i compromessi, i lacci e lacciuoli obbligati per un presidente degli Stati Uniti, la palude della burocrazia a Washington, impediscono al suo uomo di fare tutto ciò che avrebbe voluto e che aveva promesso in campagna elettorale.

donald trump e steve bannon

 

Di qui la sua decisione di lasciare l'ufficialità della West Wing e fare l'ala destra del governo. Come in Pennsylvania, dove le primarie per il Senatore che prenderà il posto di Jeff Sessions, diventato Attorney general, sono finite con la sconfitta del candidato ufficiale del partito e la vittoria del candidato di Bannon.

 

È un mondo politico in guerra, ma è la cifra della Presidenza di Donald Trump dal momento in cui ha deciso due anni fa di candidarsi. Quanto al venticinquesimo emendamento, adottato nel febbraio del 1967, dice che il Presidente può essere rimosso dal suo incarico se la maggioranza del suo governo decide che “unable to discharge the powers and duties of his office”, non in grado di adempiere ai doveri e poteri del suo ufficio. Una decisione che lo stesso Presidente può decidere di prendere, anche temporaneamente, per esempio lo fece nel 2007 Bush prima di un intervento chirurgico.

 

Ora Steve Bannon dice a Vanity Fair che Trump dovrebbe preoccuparsene perché molti democratici e loro consiglieri studiano freneticamente già da un anno l'emendamento. Vero è che nella disperazione generale degli oppositori, oltre al l'impeachment si prende in considerazione anche quello che viene raccontato come un comportamento stravagante instabile e umorale del presidente.

 

Com'è che cosa? Come la minaccia a Porto Rico di togliergli i fondi speciali dopo l'uragano perché ne approfittano per metterci dentro richieste che riguardano lavori precedenti? È sgradevole, ma è la verità, e lui la dice. Come la storia che sembrava diventata una tragedia nazionale dei giocatori di football e dell'inno nazionale ascoltato per protesta politica in ginocchio o negli spogliatoi? Lui li ha sfidati e ha stravinto.

 

PORTO RICO

Roger Goodell, presidente della NFL, ha appena inviato un promemoria in cui si legge: "Come molti dei nostri fan, crediamo che tutti dovrebbero stare in piedi per l'inno nazionale. È un momento importante delle nostre partite .Vogliamo onorare la nostra bandiera e il nostro Paese, e i nostri tifosi se lo aspettano".

Ultimi Dagoreport

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…