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È SCATTATO L’ASSEDIO DIPLOMATICO A NETANYAHU – GRAN BRETAGNA, CANADA, AUSTRALIA E PORTOGALLO ANNUNCIANO IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE. STARMER CONDANNA IL GOVERNO ISRAELIANO: “LE IMMAGINI DI VIOLENZA, FAME E SOFFERENZA A GAZA SONO INTOLLERABILI” – “BIBI” REGISCE CON RABBIA (“COSÌ SI PREMIAMO I TERRORISTI DI HAMAS”) E MINACCIA DI ANNETTERE LA CISGIORDANIA – E LA CAMALEONTE MELONI CHE POSIZIONE PRENDE? DICE NO PER EVITARE UNO STRAPPO CON TRUMP CHE NON E' FAVOREVOLE AL RICONOSCIMENTO DELLA PALESTINA. MA GIORGIA SA CHE SU GAZA RISCHIA DI PERDERE CONSENSI…

1 - "SÌ ALLA PALESTINA" LA MOSSA DI LONDRA IRA DI NETANYAHU

Estratto dell’articolo di Antonello Guerrera per “la Repubblica”

 

keir starmer

Keir Starmer aveva avvertito Israele lo scorso luglio di cambiare rotta nella sua sanguinosa offensiva a Gaza. Il premier Netanyahu non lo ha ascoltato e così il primo ministro britannico, insieme ad Australia e Canada e in serata anche al Portogallo, ha annunciato ieri il riconoscimento formale dello Stato palestinese: «Le immagini di violenza, fame e sofferenza a Gaza sono intollerabili», ha commentato il primo ministro britannico, «abbiamo preso questa decisione per ravvivare la speranza di pace per i palestinesi e gli israeliani e una soluzione a due Stati».

 

benjamin netanyahu nella striscia di gaza

Si tratta di una decisione storica per la diplomazia britannica, dopo il mandato britannico della Palestina e la dichiarazione Balfour che nel 1917 pose le basi della nascita di Israele. Una decisione che Starmer ha preso non a cuor leggero: sua moglie e i suoceri sono ebrei, mentre lui ha bonificato il partito dopo le accuse di antisemitismo al suo predecessore, Jeremy Corbyn.

 

[…]

 

«Chiediamo nuovamente al governo israeliano di revocare le inaccettabili restrizioni al confine, di porre fine a queste tattiche crudeli e di consentire l'afflusso di aiuti», spiega Starmer. «Insieme alle azioni di Hamas - che deve rilasciare immediatamente gli ostaggi, che continueremo a sanzionare e che non avrà più alcun ruolo in Medio Oriente - il governo israeliano sta intensificando il conflitto e la speranza di una soluzione a due Stati sta svanendo. Ma non possiamo permettere che quella luce si spenga».

 

MAPPA DEL RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE

 

Sono così 148 i Paesi che riconoscono lo stato Palestinese e che potrebbero aumentare in questi giorni durante l'Assemblea Generale all'Onu, con Belgio, Lussemburgo, Malta, San Marino e Andorra, oltre alla formalizzazione già annunciata della Francia e alla probabile adesione della Nuova Zelanda.

 

[…]  Furiosa la reazione israeliana. «Non ci sarà alcuno Stato palestinese», tuona il premier Netanyahu alla vigilia del suo intervento all'Onu, «così si premiamo i terroristi di Hamas». Della stessa idea anche il leader dell'opposizione Yair Lapid, che però accusa il governo Netanyahu «per aver causato il peggior disastro della nostra Storia in termini di sicurezza».

 

benjamin netanyahu - offensiva militare su Gaza City

Netanyahu prevede di rispondere propriamente a Londra, Canberra e Ottawa dopo il suo incontro del 29 settembre con Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo Axios, il premier israeliano vuole «vendicarsi» annettendo la Cisgiordania, ma attende il via libera del presidente Usa.

 

Non aspetta invece il falco dell'ultradestra Itamar Ben Gvir, che invoca esplicitamente le annessioni. Il principe ereditario saudita Bin Salman intanto diserterà l'Onu, nonostante che domani Trump incontrerà un gruppo di leader musulmani e arabi a margine dell'assemblea (Emirati, Qatar, Egitto, Giordania e Turchia). […]

 

2 - MA PALAZZO CHIGI FRENA ANCORA: NIENTE STRAPPI CON L'AMERICA. PER ROMA NON È IL MOMENTO PER UN RICONOSCIMENTO DELLO STATO PALESTINESE, MA TEME UNA PERDITA DI CONSENSI

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU

Sceglie di restare ancorata a Donald Trump. Niente riconoscimento ufficiale dello stato palestinese, per adesso. Non prima – è la linea della presidente del Consiglio - di aver avviato un percorso diplomatico, accettato quindi anche da Israele. E non prima di averne ragionato con il principale alleato, quello americano, da cui dipendono gli equilibri del Medio Oriente.

 

Giorgia Meloni atterra oggi a New York, quando a Roma la giornata sarà sul punto di terminare. Porterà un «non ora» che pesa. Soprattutto in Europa, ma non solo: in poche ore, tre Paesi del G7 – oltre a Regno Unito e Francia, anche il Canada – hanno detto sì alla Palestina.

 

donald trump benjamin netanyahu

L'Italia no: per quanto riuscirà a evitare - restando al fianco della Germania - lo determinerà la cronaca.

 

[…]  L'effetto dell'annuncio congiunto dei principali partner del Commonwealth (oltre a Londra e Ottawa, anche l'Australia ha rotto gli indugi) ha creato uno scossone politico forse non calcolato tra Roma e Berlino. Schiacciando in qualche modo Meloni e Friedrich Merz su Trump. Ma soprattutto, non permettendo loro di prendere a sufficienza le distanze da Benjamin Netanyahu. Con conseguenze negative nelle rispettive opinioni pubbliche, come certificato da alcuni sondaggi delle ultime settimane.

 

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

È un dettaglio su cui la premier continua a riflettere assieme ai suoi principali ministri. Anche perché l'ipotesi che la battaglia di Gaza termini prima della visita di "Bibi" da Trump, prevista nei prossimi giorni, appare incerta: con il protrarsi dell'invasione, le posizioni non potrebbero che polarizzarsi ancora. E Roma resterebbe legata all'impegno a non riconoscere ancora la Palestina.

 

Che non tutto sia sotto controllo lo dimostra un altro dettaglio: ieri pomeriggio Antonio Tajani è decollato alla volta di New York. Una partenza anticipata di dodici ore, rispetto al previsto. Per arrivare prima a Manhattan e provare a consultarsi di persona con il delegato tedesco.

 

BENJAMIN NETANYAHU E DONALD TRUMP GUARDANO IL QUADRO FIGHT FIGHT FIGHT ALLA CASA BIANCA

Ma anche per preparare al meglio il summit organizzato da Francia e Arabia Saudita per coordinare lo sforzo delle nazioni – tra cui l'Italia – che hanno votato a inizio settembre alle Nazioni Unite per il riconoscimento dello stato palestinese (lasciando però libero ciascun aderente di decidere il momento adatto). Meloni raggiungerà l'Onu qualche ora dopo Tajani, come detto.

 

La presidente del Consiglio, come spiegato a Repubblica a fine luglio, è aperta all'opzione del riconoscimento, ma soltanto al termine di un percorso politico e diplomatico. L'idea è quella di confrontarsi nelle prossime settimane sul tema anche con Trump (magari sfruttando un possibile viaggio a Washington il 18 ottobre per la cena della National Italian American Foundation). […]

 

Resta il dato legato al consenso. Meloni ha molto investito sulla politica estera e questa partita rischia di rivelarsi un boomerang. Sia chiaro, la leader resta convinta che l'annuncio anglofrancese, arrivato in un panorama tanto radicalizzato, sia addirittura controproducente per la causa della Palestina. Ciononostante, non sfugge che la platea dei Paesi che si espongono per il riconoscimento diventa via via più folta, soprattutto in Europa. Chi resta indietro, si ritrova sempre più solo.

 

BENJAMIN NETANYAHU E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGIKEIR STARMER CON LA MIMETICA

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